Per amore. Esattamente per quello sono arrivato in comunità. Non per amore del lavoro o dell’educazione si intenda, sono socio lavoratore da più di quindici anni in cooperativa, ma mi sono sempre occupato dei numeri, dei contratti, della rendicontazione.
Poi ho incontrato Laura, socia ed educatrice in comunità Girandola.
Ci siamo innamorati e… puf, eccoci qua!
Pur trovandomi in una realtà sociale non mi ero mai avvicinato così ai suoi luoghi e in particolare a questo. Avevo sentito parlare di gestione familiare, accogliente, l’avevo compresa e interiorizzata, pensavo realmente fosse mia, ma solo adesso, solo dopo averla vissuta ho capito che le parole, scritte o raccontate, che le foto mostrate, che le formazioni, possono essere solo l’immagine più simile, ma mai e poi mai quella vera, quella reale.
Il primo bagno di realtà è arrivato a Marzo 2020, quando l’arrivo della pandemia ci ha costretti al lockdown, potevo scegliere: non vedere Laura per un periodo indefinito o trasferirmi con lei, non a casa ma in comunità. Non ho avuto dubbi, ho preparato la valigia. Una valigia ricca di certezze, piena di convinzioni, carica di sicurezze.
È con la stessa valigia che sono rientrato nella mia casa ai primi di maggio, una valigia non mutata nella forma e sempre corposa, ma questa volta di spunti, di riflessioni e talvolta di incertezze e domande.
La comunità ti entra dentro, fa un cocktails di te, dei tuoi pensieri, delle tue emozioni e poi ti lascia andare, ed è in quell’adorabile gusto della bevanda di te stesso che ti lascia legato a lei, nel suo sapore tanto amaro quanto terribilmente dolce.
Laura ha lasciato la comunità dopo dodici lunghi anni di servizio ed è in questa separazione che abbiamo deciso di unirci e rinascere nella comunità, con un nuovo ruolo, con un nuovo aroma, con l’innovativo gusto di una nuova bevanda che mixa due cocktails preesistenti, una coppia esterna ma di appoggio.
Abbiamo fatto i nostri bagagli assieme questa volta, nel caldissimo Luglio milanese e siamo partiti. Abbiamo raggiunto bambini, ragazzi ed educatori in un campeggio di Finale Ligure per cinque giorni.
Potrei descrivere tutto per ore, ricercare in maniera quasi ossessiva le parole da utilizzare, cimentarmi nell’ipnosi per poter entrare nei vostri pensieri, ma potrei darvi solo l’immagine più simile di tutto quello che abbiamo vissuto e mai quella reale.
Forse non vi sembrerà estate e forse non vi sembrerà relax trascorrere le proprie ferie con dieci amabili esserini delle età più dispiegate. Sappiate invece che lo è.
Ed è bello ed emozionante come festeggiare a sorpresa il settimo compleanno di Marianna al mare con un caldo atroce in tema regno dei ghiacci di Frozen.
È complicato come cercare un tavolo per dodici in un week end di pieno nella cittadina Ligure più turistica della provincia di Savona, appagante come trovarlo su una terrazza spettacolare che ti lascia vedere il tramonto, tra il promontorio e il mare.
Ed è scottante, come la frittura di pesce d’asporto che per fortuna qualcuno ha deciso di inventare perché altrimenti senza unto e supercalorico che estate al mare è.
