Questa testimonianza arriva dall’equipe del centro diurno il filo di Arianna, che durante l’estate ha subito furti ed è stato danneggiato da un gruppo di persone che illegalmente sono entrante sfondando una finestra.
La voglia di far rinascere il “Filo” è tanta, lo hanno dimostrato gli educatori, i volontari e i ragazzi che quotidianamente lo frequentano, organizzando giornate per tinteggiare e mettere in ordine, ma servono fondi.
Per aiutare il filo in questo percorso puoi partecipare alla Run Strac o donare con paypall al seguente link https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=48L4BWQNCQUV4
Tanto, ma non troppo tempo fa, a nord della giungla urbana che chiamiamo Milano, c’era il Filo di Arianna.
Il Filo di Arianna era stato fatto oggetto da parte dei suoi frequentatori di molte definizioni nel corso degli anni: per alcuni era sinonimo di casa, per altri era un gruppo di lavoro, per altri ancora una famiglia, un luogo cui appartenere. Per il gruppo di adolescenti che lo frequentava tutti i giorni era, affettuosamente, “questo posto di m…”. A livello istituzionale, però, era un centro diurno per minori e, in quanto tale, aveva una sede molto graziosa al secondo piano di una vecchia cascina ristrutturata.
Aveva soffitti alti e un lunghissimo terrazzo. Ogni angolo di quella sede raccontava qualcosa dei suoi vent’anni di storia. La parete azzurro cielo dipinta dai ragazzi dopo il primo lockdown. Il muro con segnate le altezze dei fanciulli sempre più cresciuti. La tovaglia della cucina rovinata dal calore delle tazze bollenti per il tè della merenda. I disegni appesi alle pareti insieme alle innumerevoli partite a sigaretta (quella che si scrive, non quella che si fuma!). La tastiera del pc con alcuni tasti mancanti, volati via, secoli prima, attraverso una finestra. Il divano di qualche vecchia zia sfondato e sorretto su un angolo coi vocabolari dimenticati da qualcuno. La pianta di gelsomino chiesta da uno, trapiantata in un grosso vaso da un altro e accudita sul terrazzo da un altro ancora.
E poi fotografie ovunque.
Recenti e d’epoca. Ragazzi di ogni genere, forma e colore raffigurati a raccontare la storia del Filo. Foto sulla neve, in piscina, al mare. Screenshot dai giorni di lockdown. Scatti rubati o in pose plastiche. Stessi ragazzi che potevano rivedersi da bambini diventare “grandi” tra quelle foto.
La sede del Filo di Arianna era, dunque, molto amata e costruita sull’idea di casa che avevano i suoi attuali abitanti, ma strettamente rimodellata da tutti i ragazzi e gli educatori passati di lì negli anni.
Ed era stato proprio uno dei fanciulli del gruppo che in un giorno di chiusura ad agosto, passando davanti al Filo, si era allarmato notando alcune finestre aperte. Trovando anche la porta spalancata, era salito. Il caos trovato in un luogo che per quattro anni era stato per lui come una seconda casa lo aveva lasciato “spiazzato” e molto triste. Cogliendo la gravità della situazione si era attivato per avvertire gli educatori che qualcuno era entrato al Filo di Arianna e lo aveva prima saccheggiato e poi vandalizzato.
Nei giorni seguenti, era diventato chiaro come un gruppo di ignoti fosse entrato per rubare cose piccole come scatolette di tonno e confezioni di Lego, e beni più grandi, come il mitico furgone blu. Nell’euforia del saccheggio erano stati imbrattati i muri, distrutti oggetti e danneggiati i lavandini, impolverando con l’ausilio degli estintori ogni superficie raggiungibile.
Agli educatori era salita subito la rabbia, ma, accanto a quell’emozione, dall’inizio c’erano stati un forte senso di dispiacere e di spaesamento. La gratuità del vandalismo aveva reso quella violazione più bruciante. Dall’inizio l’equipe del Filo si era mossa insieme per verificare la gravità della situazione e porvi rimedio in vista della riapertura di settembre.
Il saccheggio era così diventato un’occasione per fare mente locale su ciò che c’era e ciò che era andato perso, su ciò che valeva la pena conservare e quello che invece poteva essere eliminato per far spazio al nuovo. La polvere degli estintori era diventata l’occasione per una grandiosa pulizia di tutta la sede, in cui era stato possibile coinvolgere non solo gli attuali educatori del Filo, ma anche tutti quelli che avevano fatto parte della sua storia passata e che avevano voluto contribuire a farlo risplendere di nuovo. Il saccheggio era stata occasione per rinsaldare i legami con gli altri abitanti del territorio e sentire la loro disponibilità a contribuire alla ricostruzione. I muri imbrattati che già da tempo chiedevano una nuova mano di vernice, verranno presto ridipinti con immagini e colori che contribuiranno a raccontare la storia del Filo.
Comin, la cooperativa che ha fondato il Filo di Arianna, ha sempre creduto che un luogo fosse il frutto della passione e della cura della comunità che lo abita e queste giornate di ristrutturazione hanno reso evidente quanto amore alberghi nel Filo. Tanta è stata la solidarietà arrivata dai soci della cooperativa e già solo questo offrirebbe un lieto fine a questa storia.
Tuttavia per renderlo ancora migliore ci piacerebbe allargare a tutta la comunità la possibilità di contribuire alla ristrutturazione del Filo.
