Il processo che portò alla situazione di comunità gestite non più solo da una vicemadre ma da un’équipe di educatori fu caratterizzato, come abbiamo visto, da una co-presenza di progettualità (anche se non totalmente condivisa) e dal crearsi di situazioni di fatto quasi casuali. Alla fine del 1979 la cooperativa arrivò a definire l’équipe educativa come elemento proprio delle comunità Comin. Si legge infatti in un documento del novembre 79, votato dall’assemblea della cooperativa che scopo della cooperativa è:
– “Organizzare e gestire comunità per l’affido di minori a breve e a lungo termine strutturate in modo da poter fornire un’elasticità di risposta a situazioni di disagio del minore. Un elemento tipico della struttura è la formazione dell’équipe educante, operante in modo collegiale e corresponsabile, composta da tre persone, di cui almeno due conviventi a tempo pieno, tra le quali esiste una figura maschile.
– Un impegno continuo nella sfera d’azione delle proprie comunità e coordinato con altre iniziative a riqualificarsi e a perfezionarsi nel metodo e nei contenuti di lavoro. Questo impegno, necessario per poter fornire un servizio più qualitativo, tende a raggiungere i seguenti scopi:
– Omogeneità della dinamica educativa interna;
– ruolo e profilo degli educatori;
– aggiornamento professionale degli educatori”[1]
[1]Un altro elemento fondamentale di questa impostazione è stata la costituzione del gruppo educatori con lo scopo di favorire il confronto e il dibattito tra le comunità.