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L’avvio dei primi interventi rivolti al territorio e di collaborazione con altre realtà

Il nuovo assetto della cooperativa, la diversificazione dei ruoli, l’orientamento verso nuovi ambiti di intervento comportarono, nei primi anni ’80, l’avvio di interventi diversi rivolti al territorio, la ricerca di contatti con le altre realtà del territorio e di rapporti più significativi con l’ente pubblico.

Una spinta in questa direzione fu data anche dal trasferimento, nel 1981, di una delle comunità da Sesto a Milano. Tale trasferimento si rese necessario allorché il Sig. Villa, non più socio della Comin e fondatore del Sol.Co., richiese l’appartamento di sua proprietà che ospitava tale comunità.

La cooperativa scelse allora di acquistare un appartamento a Milano in una zona, la 10, limitrofa a Sesto e che consente pertanto una facile comunicazione con le due comunità rimaste a Sesto. La scelta milanese fu motivata sostanzialmente dall’inconsistenza dei rapporti, in più occasioni ricercati, con l’Amministrazione Comunale di Sesto e dai segnali di apertura che provenivano invece dal Comune di Milano e dagli operatori di zona 10*.

Gli interventi sul territorio riguardarono principalmente:

La scuola

L’intervento nella scuola andava oltre al rapporto con i professori e all’affiancamento dei ragazzi presenti nelle comunità e intendeva aprire delle brecce di riflessione e di confronto ponendosi come voce attenta al disadattamento scolastico al fine di favorire un adeguamento della struttura scolastica alle esigenze dei minori in situazione di disagio.

Vi furono anche momenti specifici di studio all’interno del Gr.Ed. (si fece, ad esempio, un seminario di studio sulla legislazione scolastica).

Un momento forte è stata la ricerca sui “bocciati” della scuola media “Don Milani” di Sesto, lavoro portato al Consiglio d’istituto e che ha contribuito all’attuazione di un’iniziativa di libere attività complementari all’interno della scuola (1981-1982).

L’intervento nella scuola è andato però via via diminuendo anche per il fatto che non è stato riconosciuto a soci ed educatori, non essendo genitori dei ragazzi, il diritto di essere eletti negli organi collegiali e per la scarsa rilevanza che è andata assumendo la partecipazione dei genitori stessi.

Il coordinamento con le altre comunità

Ha costituito un momento particolarmente ricco e produttivo sia sotto l’aspetto del confronto culturale e metodologico con le altre esperienze sia perché ha fornito occasioni per instaurare un rapporto coordinato con l’ente pubblico.

Il coordinamento ha attuato diverse iniziative dapprima a livello regionale, sotto la denominazione Segretariato Regionale dei Servizi di Comunità:

  • rapporto con la Regione per la definizione della legislazione specifica relativa ai Servizi di Comunità;
  • organizzazione del convegno sui Servizi di Comunità che si svolse nel 1981 a Brescia;
  • collaborazione a convegni di approfondimento sul “Servizio Civile” e sulla “Cooperazione di solidarietà sociale”, organizzati dalla Regione Lombardia;

In seguito le attività sono continuate a livello provinciale sotto la denominazione Coordinamento Provinciale dei Servizi di Comunità per minori:

  • iniziative di formazione comune;
  • redazione del bollettino di collegamento;
  • organizzazione del Convegno “Servizi di Comunità ed Ente Pubblico: quale impegno per una risposta adeguata all’emarginazione” svoltosi a Milano nel 1984;
  • appoggio e consulenza a favore di iniziative nascenti;
  • stesura di una piattaforma di rapporto con il Comune di Milano su lavoro, casa e salute.

Sono presenti in sede i materiali di lavoro del Segretariato.

Il rapporto con le amministrazioni locali

Il lavoro di promozionalità verso l’ente pubblico si è svolto anche tramite proposte concrete di collaborazione nello sforzo di definire e attuare una politica di deistituzionalizzazione o di prevenzione.

Con la Regione Lombardia nei primi anni ’80 il rapporto si è concretizzato tramite il Segretariato dei Servizi di Comunità, riconosciuto dalla Regione come interlocutore diretto.

Con il Comune di Sesto le diverse proposte di collaborazione non hanno mai avuto una risposta positiva, per cui la collaborazione diventò sempre più sporadica e andò via via estinguendosi.

Con il Comune di Milano le principali forme di collaborazione, oltre a quelle gestite con il Coordinamento Provinciale dei Servizi di Comunità per minori, riguardano la partecipazione al gruppo di lavoro istituito per elaborare la bozza di convenzione per e comunità alloggio (lavoro poi conclusosi in un nulla di fatto), la collaborazione alla definizione del Progetto Affidi e la partecipazione a iniziative di sensibilizzazione sull’affido.

L’intervento nelle zone e nei quartieri

E’ stato un intervento importante per la sensibilizzazione e la promozione di nuove iniziative, attraverso il coordinamento con gli altri gruppi e servizi presenti nella realtà territoriale.

In zona 10 a Milano il confronto inizialmente è stato organizzato dalla Comin e riguardava le problematiche dell’affido; era previsto anche il coordinamento cittadino con i gruppi di altre zone. In seguito si è preferito allargare l’obiettivo sul problema complessivo dei minori in difficoltà. Il gruppo si è via via consolidato e neli’85 si è costituito come “Gruppo Minori” gestita direttamente dalla “Commissione Assistenza e Sanità” del Consiglio di Zona 10.

Le iniziative principali furono:

  1. sensibilizzazione sull’affido, in modo particolare nelle parrocchie e nelle scuole. Si è poi costituito, organizzato dai Servizi Sociali e dal Consultorio, un gruppo di confronto tra le famiglie affidatane,
  2. gruppo di studio sul Servizio Sperimentale di Assistenza Domiciliare ai Minori. Tale    gruppo  ha  cercato  di  definire  le  caratteristiche  di  questo nuovo servizio e le modalità per il suo avvio sperimentale in zona 10. Il Servizio è stato poi gestito dalla Comin in convenzione con il Comune di Milano e dopo un anno è stato esteso ad altre zone del Comune attraverso la convenzione stipulata con altre cooperative;
  3. inizio della ricerca sui bisogni giovanili e sulle risposte esistenti in zona, che favorì, tra l’altro, l’apertura in zona del Centro Giovani;
  4. reperimento in zona di spazi fisici per attuare nuovi servizi.

La partecipazione all’Unione delle Cooperative

Nel 1985, pur rispettando la linea sempre seguita di non voler dare connotazioni partitiche all’azione della Cooperativa e dopo aver attentamente valutato l’operato delle tre centrali cooperative in merito alla tematica del volontariato e della cooperazione di solidarietà sociale, la Comin ha ritenuto di iscriversi alla Unione delle Cooperative, federazione delle cooperative di solidarietà sociale di Milano, al fine di:

  • partecipare al confronto e al dibattito culturale e dare propulsione al movimento della cooperazione di solidarietà sociale;
  • partecipare alla formulazione di disegni di legge che riconoscessero 1’esistenza e il valore delle cooperative di solidarietà verso soggetti deboli all’interno del movimento cooperativo;
  • effettuare l’esame, attraverso il supporto dei tecnici dell’Unione, della legislazione regionale per quanto riguarda interventi a sostegno della cooperazione;
  • mettere a disposizione l’esperienza Comin a gruppi di volontariato organizzato per l’avvio di progetti cooperativistici sotto i punti di vista imprenditoriale e di rapporto con l’ente pubblico;
  • ottenere una valida consulenza per la stesura dei bilanci soggetti al controllo del Ministero del Lavoro.

* Vedi documenti nn. 9, 14, 15 e 16