Gli Storni

Poesia che può smuovere sentimenti personali. Poesia che danza simboleggiando il nostro agire cooperativo.

Liberi

In ascolto

Dello scarto improvviso

Del virare deciso

Nuove e inattese

Traiettorie

Ardite

Originali

Inimmaginabili

E dolci

E sinuose

Ed eleganti

Danzano

Gli storni

Insieme

E

Si sorprendono

Ricamatori

Del cielo

Mi piace molto questa poesia di Simona e ormai mi sento molto legato ad essa. A ciascuno può smuovere sentimenti personali. Io la amo perché ai miei occhi e al mio cuore rappresenta una danza che simboleggia il nostro agire cooperativo. E penso anche agli occhi dell’autrice, visto che è stata scritta come introduzione al Piano strategico 19-22 della Comin. E poi mi ricorda quelle volte che ho potuto godere questo spettacolo dal vero, in particolare a Roma. Esperienze che mi hanno colpito molto e che non dimentico.

Era un mistero allora e ancora lo è: chi dirige la danza? C’è un direttore d’orchestra? La poesia suggerisce invece (e io ci credo!) che è solo l’attenzione al movimento del vicino e l’affiatamento istintuale a creare un ballo così spettacolare e sinergico. Per questo mi piace, anzi ci piace, considerare questa danza metafora del sistema policentrico che vogliamo caratterizzi la nostra organizzazione cooperativa.

Mi piace tanto. Ogni parola. Liberi, in ascolto, lo scarto improvviso ma deciso. Traiettorie ardite, inimmaginabili, belle ed eleganti. È un crescendo che arriva ad una conclusione che mi lascia ogni volta stupito, con una strana e forte sensazione nello stomaco. Danzano gli storni assieme e si sorprendono ricamatori del cielo. È vero ed è incredibile. Mi stupisce, mi riempie di timore ma mi consola. E se la fatica comune che ci fa arrivare spesso a sera con il fiato corto, il sentirci disorientati ma restando aggrappati al cammino dell’altro ricama davvero il cielo?

Sorprendersi assieme, inconsapevoli ricamatori del cielo. È immenso sotto molti aspetti. E immensa più di tutto è la sorpresa quando si svela e resta genuina, umile sorpresa.

Poesia di Simona Brusco

Commento di Claudio Figini