Carla ci ha inviato questa lettera da Omegna
Come è nata la Comin
Dal 70 al 72 del secolo scorso chi scrive e cioè Carla Volpato ha lavorato per due anni a Ostuni (Br) in un Villaggio SOS.
Questi villaggi sono sorti alla fine della Seconda guerra mondiale ad opera del dott. Gmeiner, un austriaco, inizialmente per accogliere i numerosi orfani di guerra e con il tempo tutti i casi di marginalità sociale. La loro caratteristica rivoluzionaria all’epoca rispetto agli orfanatrofi è quella di radunare gruppi di bambini di ambo i sessi, in una casetta mono- familiare intorno ad una figura materna che li accudisce come una mamma, coadiuvata da elementi ruotanti (zie) che permettevano alle mamme una vita personale e sociale (leggi ferie e turni di riposo). Il tutto era tenuto insieme da un dirigente che viveva all’interno con una famiglia (sua)che oltre a vari compiti di coordinamento e insieme al “custode – giardiniere – tuttofare” costituiva un parziale riferimento maschile per i ragazzini che frequentavano scuole pubbliche, ricevevano amici da fuori ecc.
Se dopo due anni ho lasciato il Villaggio, dove professionalmente mi trovavo molto bene, è stato perché per me giovane emancipata di Milano la vita in paesino del sud (all’epoca) era soffocante (non potevi, come donna, uscire da sola, ho rischiato di “subire violenza”) e non si può vivere di solo lavoro. Così quando mi è stato detto che si stava preparando un Villaggio vicino a Varese e che mi volevano (gli organizzatori) come promotrice, sono tornata al Nord. Ma il Villaggio era di là da venire e il comitato pensando che non avrei potuto attendere anni senza lavorare mi propose un ‘esperienza di promozione in appartamento a Milano con tre bambini. Una baby-sitter e loro a sostegno. Questo fu in via Zumbini nel 73.
A Milano ripresi la mia vita sociale e la frequentazione di amici e conoscenti.
Un’amica, che frequentava la comunità francescana di Sant’Angelo un giorno mi disse che un signore, a cui aveva raccontato la mia esperienza, voleva conoscermi. Era Luigi Villa e parlando, tutto entusiasta, volle conoscere i promotori del Villaggio per proporsi come futuro dirigente. Cosa che piacque molto e così Luigi cominciò a frequentarmi con la sua famiglia a propormi gite e vacanze assieme. Senonché lui abitava a Sesto S.G. e via Zumbini era nel quartiere Barona, non certo dietro l’angolo- così quando si liberò l’appartamento di suo suocero in Via Costa a Sesto, vicino a casa sua, propose che mi trasferissi lì. E ciò venne accettato. Ma ci accorgemmo entrambi che il Villaggio non sarebbe stato operativo prima di decenni (in effetti si è poi aperto nell’ 85!!) e così quando Tona (suora in libertà o ex suora non ho mai capito) si propose come seconda “mamma”, Luigi propose al comitato l’idea di fare un Villaggio in appartamenti. Ma l’organizzazione Villaggi SOS rifiutò, memore di un tentativo fallimentare avvenuto anni prima. Così io Luigi e poi Tona decidemmo di staccarci dai Villaggi e per questo bisognava creare una nuova organizzazione che si presentasse ai servizi sociali e garantisse la cosa.
Luigi si rivolse alla comunità di Sant’Angelo, frequentata da persone con le competenze e le conoscenze necessarie, e insieme lanciammo la proposta; ne radunammo un numero consistente (10 o 12) e iniziammo a studiare la tipologia dell’ente da creare. Pensammo tutti e subito a una cooperativa, ma all’epoca le cooperative di utilità sociale non erano ancora state inventate. Per fare una cooperativa occorreva un movente che rappresentasse un’utilità per i soci. Produzione – lavoro? Ma la maggior parte dei soci non lavorava nella cooperativa. Ci fu una sorta di dichiarazione in cui ognuno dei soci dichiarava un vantaggio per la propria vita il fatto che dei bambini stessero meglio. Non so cosa hanno fatto i notai e i giudici. Non so se i tempi fossero maturi, se altre cooperative di solidarietà sociale stessero sorgendo, se siamo stati i primi in assoluto in Italia, fatto è che lo statuto è stato accettato ed è nata Comin.
Come funzionava all’inizio? Trovammo una casa vicina in affitto e ci sistemammo Tona e cominciammo ad accogliere i bambini. Ci aiutavamo a vicenda: Io, Tona e la moglie di Luigi- e Luigi che però ovviamente lavorava. Alcuni soci (che però stavano a Milano) venivano ogni tanto a tenere i bambini per dare alle mamme qualche ora di “stacco”. Avemmo alcune invasioni di padri ubriachi dei bambini che vennero a sfasciarci le porte e ad accusarci di avergli rubato i figli. Riuscivamo a fare qualche giorno di ferie quando i bambini andavano ai campi scout e qualche socio portava in vacanza i rimanenti oppure alcuni andavano al mare dai loro zii. Tutte situazioni raffazzonate.
I soci si riunivano tutti i lunedì sera per verificare se tutto procedeva bene e come affrontare i problemi: la scuola, i rapporti con i servizi sociali, i supporti dei volontari …
Il primo passo fu quello di accogliere delle tirocinanti della Scuola per educatori che nel frattempo si era aperta a Milano. Il secondo, più faticoso, quello di far accogliere obiettori di coscienza al servizio militare perché Luigi da solo non bastava come figura maschile. Ma gli obiettori erano considerati dai bravi e posati signori di Sant’Angelo “dei facinorosi” finché non venne Claudio… e il resto lo sapete.
Carla
