Bruce Chatwin scriveva che l’uomo, nell’acquisire la stazione eretta e il passo lungo, ha sviluppato insieme una spinta migratoria istintiva e un bisogno di camminare profondamente iscritto nel sistema nervoso. E che diversi grandi maestri Buddha, Lao-tse, San Francesco avevano messo il pellegrinaggio perpetuo al cuore del loro messaggio. Non come metafora. Come metodo.
Noi siamo andati nel bosco.
Nessun focus group. Nessuna razionalizzazione forzata. Un cammino quasi rituale, immagini, parole e un componimento poetico nato insieme; libero, personale, collettivo.
PARTECIPARE
“Esserci ha il suo profumo./Prendi le radici e metti(le) sottosopra con levità/ Immerso nei pensieri/ma con grandi occhi:/per scoprire…per osare!/E’ bello osare!/ Confronto di sguardi/ incontro tra tra stabilità e libertà. Che le tue orme facilitino il passaggio.”
Arte effimera. Contenuti personali, veri, non costruiti per un ecosistema della partecipazione.
Antonia Pozzi, che di questi boschi e di queste montagne era figlia (è sepolta proprio a Pasturo) scriveva “io fui sui monti come un irto fiore”: selvatica in superficie, radicata nel profondo. È l’immagine esatta di quello che è emerso tra noi. Lavorando individualmente o a coppie, sono affiorati temi simili, immagini che si avvicinano e si riconoscono senza che nessuno le abbia imposte. Una sintonizzazione progressiva che nasce dall’aver vissuto un’esperienza intensa insieme: il cammino, il lavoro intuitivo e creativo con l’immagine, la ricerca di parole autentiche hanno creato un sentire comune più di tanti proclami, appelli, assemblee, manifesti…
Rispondere al benessere di chi lavora è la strada per nutrire anche la partecipazione più ampia; un circolo “virtuoso”: chi sta bene partecipa di più, e proporre esperienze di partecipazione significative aumenta il benessere dei singoli!
Partecipare non si spiega. Si sente. Si cammina nel bosco e lo si trova insieme, con pazienza e passione.