Storia di Piroga 2.0
Come Fu che Iniziammo….
Prima dell’inizio
La storia di Piroga 2.0 inizia – come quasi sempre accade – prima della sua nascita.
La Comunità Diurna è infatti il proseguimento (ma anche l’evoluzione, il rinnovamento) della storia della Comunità Residenziale Educativa Piroga, il cui percorso è durato 15 anni (2004-2019) si è fondato sull’alleanza di intenti e impegni tra famiglia Santambrogio (proprietaria dell’immobile sede della Comunità, profondamente interessata a realizzare un significativo progetto di accoglienza nel proprio contesto domestico e familiare) e cooperativa Comin (che fin dalla sua origine ha creduto e praticato l’accoglienza residenziale di minori in contesti comunitari, secondo un modello familiare e profondamente legato al contesto territoriale).
Dal 2004 in avanti questa comunanza di vedute e volontà: 1) ha portato la famiglia Santambrogio a coinvolgersi in prima persona nell’attuazione pratica del progetto di accoglienza, e a concedere in comodato d’uso alla Cooperativa Comin l’immobile di Giussano di loro proprietà, 2) ha indotto la stessa Cooperativa a impiegare proprie risorse per ristrutturare adeguatamente l’immobile, mettendo inoltre a disposizione competenza pedagogica ed esperienza gestionale per favorire il migliore avvio della comunità di accoglienza per minori.
Piroga – che si configura fino dall’inizio come Comunità Residenziale Educativa con nucleo familiare residente – inizia quindi il proprio percorso, e per lunghi anni svolge un’attività sociale e pedagogica significativa, con intensità e passione, accogliendo complessivamente 41 bambini e ragazzi inviati dai Servizi Sociali pubblici del territorio.
Allo scadere del 15° anno di attività – coincidente con la durata della concessione dell’immobile – si è anche prossimi al momento della pensione di Gigi e Gabriella genitori della famiglia residente, i quali pensano di dedicare gli anni a venire ad un nuovo progetto in Africa…
Nel frattempo Matteo, il figlio maggiore della famiglia Santambrogio, si sposa con Silvia – anch’essa educatrice di Piroga, assieme a Marco Santambrogio, fratello di Matteo – e inizia lui stesso l’avventura di un proprio nucleo familiare (a breve nascerà infatti il loro primogenito).
A partire dai primi mesi del 2019 non vengono più avviati inserimenti di minori nella Comunità Piroga, e vengono portati a termine quelli attivati nel passato (gli ultimi due confluiscono a fine 2019 in percorsi di affido).
Che fare?
Nel corso dell’anno 2019, i Santambrogio e la cooperativa Comin provano a immaginare che cosa fare da lì in poi, se e come proseguire con l’esperienza Piroga. Le possibili opzioni sul campo, tutte analizzate e considerate, sono sostanzialmente tre:
- la pura chiusura dell’esperienza di Piroga;
- il semplice proseguimento di Piroga, senza più le “colonne storiche” (Gigi e Gabriella) ma con la medesima formula del passato;
- un cambiamento di storia e di prospettiva.
La prima opzione non viene presa in considerazione perché la storia di Piroga era stata importante e significativa, e nessuno degli attori in essa coinvolti si sentiva di volerla interrompere; perché i componenti “giovani” dell’équipe erano motivati a proseguire e si sentivano responsabili a dar corso ad un’eredità di valore che veniva conferita; e infine perché nel corso del tempo erano state costruite relazioni significative con i soggetti presenti sul territorio, Piroga era divenuta punto di riferimento importante, e ciò richiedeva implicitamente una continuità.
La seconda opzione non viene perseguita perché – tra le altre cose – Matteo Santambrogio stava avviando la sua vita familiare, ed era perciò eccessivo pensare in contemporanea di costruire una nuova comunità familiare.
Quindi, come nelle migliori storie, ci si orienta al cambiamento.
Questo apriva a diverse possibilità. Si pensa a nuove progettualità da realizzare: un doposcuola? Un’associazione con vocazione sociale? La messa a disposizione di spazi e risorse per altri progetti sociali, anche gestiti da altri?
Ricerche e osservazioni sul campo…
In questa fase di elaborazione di ipotesi innovative, creativa ma anche disorientante, viene in aiuto l’attività di supervisione svolta dalla dottoressa Flavia Casi, psicoterapeuta esperta, da sempre vicina a Comin e a Piroga. Ci si interroga sui bisogni emergenti dal territorio, e sulla presenza di servizi e risorse già attive nel contesto. Si analizzano in particolare – anche tramite interlocuzioni e interviste ad hoc – alcune delle progettualità da tempo messe in campo dalle cooperative del CEM Monza Brianza (coordinamento Comunità Educanti per Minorenni).
Emergono soprattutto all’attenzione i servizi diurni per minori: non dei tradizionali Centri Diurni, e neppure dei contesti di accoglienza gestiti secondo un modello comunitario. Si trattava in realtà di esperienze molto varie, dotate di caratteristiche differenti, non ancora formalmente inquadrate dal punto di vista normativo. In pratica, ciascuno si era un po’ inventato il proprio modello…
Da questa indagine sui servizi diurni, si iniziano a ricavano una serie di idee rispetto a che cosa si sarebbe potuto fare di nuovo e di diverso, ma prima ancora su cosa sarebbe stato importante mantenere di Piroga. Alla fine, si decide importante mantenere: 1) la forte attenzione alla cura (di storie e di percorsi); 2) il valore dell’esperienza maturata, in modo da poterla valorizzare e restituire; 3) il concetto e il modello vissuto di comunità; 4) il valore della casa (dell’abitare una casa); 5) il concetto e il modello della famiglia (comunità come famiglia, che si traduce in pratica con la presenza di una famiglia residente).
EUREKA! Una comunità, ma DIURNA!
La scoperta del “mondo del diurno” suggerisce progressivamente all’équipe di Piroga e ai referenti di Comin la possibilità di operare secondo linee ed obiettivi che, confrontate con la prospettiva pedagogica di Piroga, rappresentavano oggettivamente delle novità e delle risposte forse anche più in sintonia con i bisogni ultimamente emergenti dal territorio. L’ipotesi di realizzare un servizio diurno apriva infatti la possibilità di:
- accogliere – a differenza di quanto solitamente avviene nella comunità residenziale –situazioni residenti e “viventi” nel territorio vicino e circostante;
- intervenire in maniera strutturale e importante nei confronti delle famiglie d’origine dei minori accolti;
- lavorare sostanzialmente – o comunque in maniera significativa – in termini di prevenzione, considerando anche la precocità delle situazioni problematiche tipicamente accolte in un intervento diurno;
- di poter influire in maniera virtuosa sulle difficoltà e sulle fatiche del sistema dei servizi istituzionali territoriali.
In questa fase ci si interroga anche sulla possibilità di un nuovo avvio non solo sul versante del tipo di servizio da realizzare, ma anche del “soggetto Istituzionale”. Ci si chiede cioè se sia il caso di proseguire come servizio della cooperativa Comin, oppure se potrebbe essere meglio costituire un nuovo soggetto giuridico per la progettualità in avvio, ad esempio una nuova associazione …..
Piroga 2.0 inizia la sua avventura ….
Nel corso del 2019 si decide quindi di proseguire la storia avviata 15 anni prima:
- con un servizio EDUCATIVO DI TIPO COMUNITARIO DIURNO,
- Con un servizio FACENTE PARTE DELLA COOPERATIVA COMIN. Si valuta infatti positivo e importante restare all’interno di una mission di un orizzonte di valori condivisi; in una prospettiva di lavoro cooperativo. A fronte di tale scelta, Comin appoggia e offre fiducia al percorso di rinnovamento atto.
PIROGA 2.0 inizia quindi la sua attività a settembre 2019.
Nel frattempo, Regione Lombardia elabora la definizione istituzionale della unità d’offerta “Comunità diurna per Minori”. A febbraio 2020 – 6 mesi dopo la nascita di Piroga 2.0 – esce la DGR che norma questa nuova unità d’offerta. Per questo, inizialmente Piroga 2.0 si configura come comunità residenziale che, nella pratica, avvia solo progetti diurni. La CPE da Comunità Diurna in quanto tale è arriva solo a febbraio 2021.
Con il periodo del COVID e dei lock-down l’avvio del nuovo servizio viene subito messo alla prova, ma in breve tempo riesce ad entrare a pieno regime.
Fin da subito tuttavia la comunità diurna si configura come “un jolly che in determinati tipi di storie e percorsi vale la pena giocare”: quei percorsi cioè in cui i ragazzi/bambini, se presi per tempo, possono fare un’esperienza di comunità senza interrompere i rapporti e il “vissuto” con il proprio nucleo familiare d’origine. Si sperimenta quindi la possibilità di intercettare storie con caratteristiche particolari, non necessariamente adeguate alla comunità residenziale; e diviene così possibile offrire una risposta “su misura”, adeguata e vicina a questo tipo di esigenze.
La comunità diurna non fa notti, ma l’investimento educativo verso i destinatari non è minore o meno impegnativo. Per certi versi la comunità diurna è più impegnativa di quella residenziale: in quest’ultima infatti la relazione educativa viene praticata “in continuità”; nella diurna invece ci sono delle necessarie discontinuità (es. weekend) che non di rado creano fatiche ed esigenza di riprendere e ricostruire. Tali momenti rappresentano però anche delle cartine di tornasole che indicano come effettivamente il percorso sta andando.
Volendo fare un bilancio dei primi 5 anni di esperienza, possiamo dire che la scommessa fatta si è rivelata efficacia e vincente. Attualmente esiste anche una lista di attesa (sono cioè presenti più richieste di accoglienza che possibilità di soddisfarle).
Attualmente la Comunità Diurna ha in carico 17 percorsi educativi. Si tratta nella gran parte dei casi di progetti medio-lunghi, con un massimo di 12 percorsi in compresenza.