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Abbiamo analizzato nel paragrafo precedente alcune delle questioni fondamentali che si sono dovute affrontare per definire una corretta impostazione metodologica degli interventi di ADM. Analizziamo ora in concreto alcuni aspetti dell’operatività nei primi anni di assestamento di questo nuovo servizio.

Definizione di un adeguato metodo di lavoro COMIN

Data l’impostazione del Servizio, per cui l’operatore si trova ad agire solo, una delle prime preoccupazioni, come abbiamo visto, è stata organizzare adeguati momenti di riflessione interna in cui i singoli operatori potessero avere l’occasione di condividere dubbi, ansie, riflessioni, al fine di elaborare assieme il progetto di intervento educativo, oltre che poterne poi verificare la sua attuazione autonoma. Questo fatto ha poi favorito lo sviluppo di un’effettiva corresponsabilità tra i diversi operatori sia riguardo i singoli interventi educativi, che benché attuati dal singolo operatore sono considerati di responsabilità della Cooperativa, sia riguardo all’organizzazione del Servizio in tutti i suoi aspetti. L’organizzazione del lavoro ADM inizialmente prevedeva come unico ambito quello del Gr.Ed. (Gruppo Educatori) internamente al quale venivano trattate tutte le questioni relative al servizio. Era prevista la figura del coordinatore e alcuni soci della Comin seguivano più da vicino la nuova esperienza. Era previsto anche il momento della supervisione. In seguito, sempre durante l’anno sperimentale, si rese necessaria, a fianco del Gr.Ed., l’istituzione di due piccoli gruppi, ambiti nei quali alcuni educatori, il coordinatore e uno dei soci discutevano l’andamento del caso.

Col proseguire e il maturare dell’esperienza l’organizzazione del lavoro ADM è giunta a prevedere i seguenti ambiti:

ASSEMBLEA DI SETTORE:

discussione delle problematiche che investono il servizio ADM nel suo complesso.

Il gruppo ha funzioni decisionali secondo il mandato dell’Assemblea dei Soci.

PICCOLO GRUPPO (coordinatore + 4/5 operatori):

discussione dei casi, focalizzazione dei nodi problematici e verifica dell’intervento educativo.

GRUPPO ACCETTAZIONE CASI (coordinatore + 3 operatori):

istituito nel 1988, il gruppo abbina educatore e minore seguendo le singole disponibilità, i criteri preventivamente decisi nella Assemblea di Settore e le richieste dei Servizi.

Il gruppo seleziona nuovi operatori secondo i criteri decisi dal Settore.

Il gruppo è decisionale e i suoi membri sono a rotazione per un anno.

GRUPPO EDUCATORI:

Costituitosi al momento dell’avvio dell’intervento, con l’istituzione del Settore ADM vide la sua definitiva risoluzione in piccoli gruppi al fine di rendere più agevole e frequente la discussione dei singoli casi. Con l’evoluzione del settore ADM, venne ripristinato nel 1989 come momento di formazione permanente e di elaborazione da parte degli operatori.

È previsto per gli operatori ADM, come detto, anche il momento della supervisione.

Una questione collaterale che si è posta con urgenza è stata quella di cercare una struttura in zona 10 (in zona 7 il C.d.Z. ha messo a disposizione una “stanzetta”) * per organizzare una sede ADM e soprattutto per poter attuare momenti comuni di attività con i ragazzi, al di fuori della famiglia, qualora se ne presenti l’utilità. Questa forte esigenza, che solo in parte ha trovato risposta con l’apertura in zona 10 del Centro di Prevenzione al disagio preadolescenziale, se soddisfatta, offrirebbe tra l’altro anche occasioni di confronto “sul campo” tra gli operatori.

Il rapporto con i servizi

Essendo il Servizio Sociale, nella persona delle AA.SS., il committente dei vari interventi ADM, ne consegue che la stipula dei contratti relativi agli obiettivi, alla loro ridefinizione e alle linee generali della metodologia di intervento per un determinato caso ADM, veda impegnati da una parte il Servizio Sociale, e dall’altra il Servizio ADM Comin in uno sforzo di collaborazione.

Un nodo fondamentale per il buon andamento dell’intervento, è un corretto passaggio di informazioni tra Educatore ed Assistente Sociale.  È indispensabile formalizzare un incontro di verifica a scadenza mensile. È implicito che in caso di avvenimenti significativi sarà necessario un vicendevole e tempestivo scambio di informazioni. Il ritorno alla famiglia delle informazioni e il passaggio e/o l’utilizzo delle stesse ad altri Servizi coinvolti è argomento di grande delicatezza. E’ pertanto indispensabile concordare tra Educatore e A.S. i contenuti e possibilmente le forme di tale passaggio al fine di non inficiare la prosecuzione dell’intervento*.

È stato importante definire con chiarezza i contenuti del contratto educativo con la famiglia e le modalità di presentazione di tale contratto alla famiglia stessa. È stato anche necessario individuare i criteri con cui gestire le informazioni/confidenze che l’operatore ADM riceve dalla famiglia.

Il problema dell’inquadramento e dell’utilizzo degli operatori

Il Settore ADM organizzò un seminario interno nel luglio del 1989 per affrontare questa questione anche in prospettiva della nuova convenzione biennale ’90-’91 e considerando la scelta prioritaria fatta dalla Cooperativa di avvalersi principalmente di operatori che non considerino l’ADM come lavoro occasionale in quanto studenti o in attesa di altra occupazione.

Occorreva quindi – per poter rendere stabile e continuativo il Servizio di ADM – costruire condizioni di reale sostenibilità nelle condizioni lavorative degli educatori coinvolti negli interventi.

L’ipotesi che la cooperativa Comin elaborò in risposta a questa esigenza, in sinergia con il Comune di Milano, fu già dai primi anni quella di mettere in campo nuovi interventi educativi, realizzabili in fasce orarie diverse da quelle dell’ADM, che potessero integrare e completare l’orario di lavoro complessivo degli educatori impegnati nell’ADM.

In prima battuta venne verificata la realizzabilità di nuovi interventi quali:

  • interventi nell’area della formazione;
  • organizzazione di centri di vacanza estivi;
  • gestione di un centro diurno in una zona di Milano.

Secondo il Settore queste iniziative avevano le caratteristiche di offrire opportunità lavorative atte a integrare la disponibilità lavorativa degli operatori ADM; offrire risposta a bisogni evidenziati nella zona; essere in sintonia con le linee del Piano Minori Comunale.

Nel corso dei successivi anni le tipologie di occasioni lavorative “integrative” rispetto agli interventi di ADM sono variate notevolmente (in particolare con la messa in campo del Servizio di Educativa Scolastica); tuttavia l’esigenza di garantire condizioni di sostenibilità lavorativa agli operatori dell’ADM è stato per la cooperativa sempre presente e attuale.

La gara d’appalto del 1989

Con la fine del 1989, il Comune di Milano considerò conclusa la fase sperimentale del Servizio di ADM e per poter continuare il Servizio, lanciò una gara di appalto pubblica. La Comin, ovviamente, partecipò a tale gara di appalto per le zone 7, 10, 13 dove già gestiva il Servizio. Si decise all’interno del Coordinamento Enti ADM di presentarsi in maniera coordinata e compatta alla scadenza dell’appalto, nell’auspicio che potesse essere garantita la continuità del Servizio, riconfermando gli stessi Enti gestori nelle rispettive zone, senza dover interrompere i rapporti già instaurati. I risultati della gara d’appalto, con l’eccezione di una zona, risposero positivamente a tale auspicio. La Comin quindi ebbe in appalto gli interventi di ADM nelle zone 7, 10 e 13.

La gara d’appalto del 1992

Nel 1992 numerose difficoltà hanno reso impossibile il previsto rinnovo della gara d’appalto ed è stata necessaria una proroga semestrale del contratto precedente per garantire la prosecuzione degli interventi in atto. All’interno del coordinamento Enti ADM,  nel frattempo,  è maturata la convinzione dell’inadeguatezza e pericolosità della modalità contrattuale della gara d’appalto: la scelta dell’Ente erogatore del servizio attraverso il criterio della maggiore economicità non è garanzia di qualità del servizio; l’appalto, per sua natura, non permette un reale rapporto di collaborazione e integrazione tra Ente pubblico ed Ente erogatore il servizio; la normativa vigente, inoltre, indica nel rapporto di convenzionamento l’unica modalità di gestione dei servizi Socio Assistenziali tramite il privato sociale.

Il coordinamento Enti ADM, cui la Comin aderisce, ha pertanto presentato un documento al sindaco, al vice-sindaco e all’assessore ai Servizi Sociali per chiedere la sostituzione della gara d’appalto, non ancora deliberata, con altre forme contrattuali capaci di promuovere e garantire la qualità del servizio.*

L’integrazione nella Cooperativa.

Una questione che si poneva alla Cooperativa nel momento in cui, nel 1987, decise di mantenere al proprio interno il Servizio di ADM era quella, come abbiamo visto, di una integrazione reale del nuovo gruppo non solo per ciò che concerne eventuali passaggi di casi, ma soprattutto rispetto all’omogeneità ed organicità del progetto cooperativo.

Questo processo di integrazione ha avuto bisogno di un lungo cammino che non può essere fatto coincidere tout court con la scelta, per altro di evidente grande importanza, fatta progressivamente dagli operatori ADM di diventare soci della Comin.

Il primo traguardo del processo di integrazione è consistito nel lento cambiamento di mentalità attuatosi col passaggio dal sentirsi solo “prestatori d’opera” al considerarsi invece responsabili e creativi anche riguardo alle problematiche complessive del servizio ADM Comin in tutti i suoi aspetti.

Un ulteriore passo in avanti è poi stato quello di sentirsi realmente coinvolti e responsabili nella gestione complessiva della Cooperativa.

Grande utilità nell’agevolare questo processo di crescita, hanno rivestito i momenti di collaborazione nella Cooperativa e all’interno del Settore, come ad esempio: la giornata seminariale del 03/12/1989, oppure la collaborazione nel Terzo Settore soprattutto per la progettazione di nuovi interventi.

Un impatto emotivo particolarmente positivo a questo riguardo, oltre che efficace sul piano formativo, ha avuto il corso di formazione congiunta tra operatori di comunità e di ADM sulla Comunicazione nell’ambito della Programmazione Neurolinguistica (PNL), tenutosi nel settembre 1990. *


* Vedi documento 43

* Vedi documento n.28 pag 1.

* vedi documento 42

* nella sezione approfondimenti è presente il materiale prodotto in questo corso