Abbiamo già descritto nel capitolo scorso di come l’ultimo triennio degli anni 90 abbia visto l’inizio di un progressivo processo di sviluppo e di ampliamento dell’azione di Comin.
Dai Bilanci sociali – che da quegli anni sono diventati una costante positiva del nostro metodo di rendicontazione a noi stessi e alla comunità degli esiti del nostro lavoro e gli intendimenti che progressivamente ci siamo posti- emerge chiaramente questa specifica tendenza di sviluppo. (Nella sezione Approfondimenti è possibile consultare i Bilancio sociale 97 – 98 – 99 – 2000 – 2001)
Nel Bilancio sociale dell’anno 2000 possiamo constatare ad esempio come dal 1997 al 2000 il numero dei soci sia passato da 76 a 115 e quello degli interventi sviluppati da 7 a 24. Questo trend di sviluppo è progredito costantemente fino ad oggi, anche se con un andamento differente negli ultimi tempi.
I motivi dello sviluppo avvenuto in quegli anni sono plurimi e possono essere sostanzialmente raggruppati in tre ordini di fattori:
- Esistono sicuramente elementi interni alla cooperativa legati alla storia e al carattere della Comin: l’uscita dalla grave crisi economica registrata all’inizio dell’ultimo decennio del secolo scorso grazie anche all’impegno economico dei soci di allora; ma anche la propensione a restare connessi alla comunità per cogliere il mutare delle situazioni e dei bisogni unita ad un atteggiamento di sviluppo del nostro pensiero e alla costante revisione delle azioni prodotte.
- Molto importante anche la crescita delle collaborazioni: le partnership istituzionali, che come abbiamo visto sono andate in quegli anni ben oltre alla committenza dei servizi e sono state in grado di pensare sperimentazioni innovative che hanno caratterizzato lo sviluppo del sistema di cura nel territorio; il confronto con altre realtà a noi simili che hanno portato alle prime collaborazioni gestionali di servizi complessi; i primi interventi di collaborazioni strutturate con famiglie, realtà territoriali anche informali, gruppi di cittadini …
- Si può ravvisare, infine, come elemento facilitante un’attenzione complessiva a voler favorire azioni innovative in grado di indirizzare in maniera nuova e ritenuta più efficace lo sviluppo del welfare: a livello pubblico l’emanazione di leggi specifiche. In primo luogo a livello nazionale la 285 per quanto riguarda gli interventi sull’infanzia e l’adolescenza ma anche la 216 per contrastare azioni di devianza giovanile per citare le più importanti per noi; ma anche la legge regionale 23 per il sostegno delle azioni di solidarietà familiare. Comincia a farsi importante però anche l’azione di fondazioni private che investono in questo ambito. Basta citare l’importanza della Fondazione Cariplo nel nostro territorio,
Accanto a questi elementi positivi, permangono comunque elementi forti di incertezza riguardo allo sviluppo del sistema di cura, sia per il processo di riordino legislativo e istituzionale ancora in atto sia soprattutto nel rischio sempre più chiaro di schiacciare ignobilmente lo sviluppo del welfare nell’autoregolazione del mercato dei servizi che contiene tanti germi di generazione che ahimè poi si svilupperanno in modo molto dannoso. Questi pericoli sono presenti nel pensiero della cooperativa. Si legge nelle conclusioni del già citato Bilancio Sociale anno 2000: Pensiamo che, in questo contesto, la scelta di sviluppo più coerente ed efficace, del resto la sola che vogliamo percorrere, sia quella di ritrovare la nostra ragione d’essere nella vicinanza e nella condivisione con la comunità ed in particolare con i suoi margini esclusi.
Tornando al racconto del processo di sviluppo presenteremo in questo e nei prossimi capitoli i principali interventi sperimentali realizzati a cavallo dei due secoli, nati da collaborazioni istituzionali (in particolare -ma non solo- all’interno delle prime due triennalità della legge 285/97) o territoriali.
In questo capitolo cominciamo dalla nascita del Terraluna, un servizio di Tempo per le famiglie, sviluppato in reale co progettazione con il comune di Settimo Milanese.
Raccontiamo poi dell’avvio dei centri diurni Astrolabio e Filo d’Arianna piccoli e del progetto Giro del mondo che ha l’obiettivo di favorire l’inserimento a scuola di bambini immigrati, parlando anche di un progetto di confronto con realtà che agiscono nel sud del mondo.
Alla fine poi presentiamo il Progetto Pan, attuato in collaborazione con l’associazione di guide alpine Falc. Un progetto trasversale tra più servizi con l’obiettivo di valorizzare il rapporto con la natura all’interno dei progetti educativi.
Non sarà certo possibile in questo e nei prossimi capitoli dire di tutti i nuovi interventi sviluppati nei diversi territori in collaborazione con reti di famiglie, con parrocchie o con altre realtà. Citiamo qui come esempio la collaborazione con l’oratorio Don Bosco di Paderno Dugnano grazie ai progetti Nonsoloscuola (nel quale svolgiamo un lavoro di coordinamento del gruppo di volontari che gestisce un doposcuola frequentato da una trentina di bambini) o Pallastrada, gestiti in connessione con il servizio di ADM di Paderno Dugnano.
