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Il rituale andino del Despacho per ricongiungersi…. con la natura

Portare una tradizione dalle Ande del Perù, al  gruppo di ragazzi e ragazze adolescenti del progetto Cassiopea dove sono educatrice, provenienti soprattutto  dall’America Latina, è stata per me una costellazione di  emozioni e di puntini che si uniscono.  Sono stata in Perù 5 anni fa, sulle Ande. Mi sono innamorata della natura, della cultura e della spiritualità di questa terra molto vicina alla natura e ai suoi elementi. Una delle mie guide in questo viaggio è stata Vanessa Solinas, ora cara amica, che sto affiancando e con  cui sto collaborando nel proporre diverse cerimonie e seminari in Italia, per portare qui queste conoscenze ancestrali e integrare i nostri saperi. Proporre questa esperienza ai ragazzi e alle ragazze di Cassiopea e alle loro famiglie è stato possibile anche grazie al passaggio a Milano di Vanessa, la quale vive parte dell’anno qui e il restante in Perù. Particolare è che fosse proprio lei, adottiva del Perù. a portare questa tradizione  a un gruppo di adolescenti neo arrivati in Italia, e che io fossi io il tramite tra i due mondi. Il progetto Cassiopea rappresenta un primo approdo e un riferimento per ragazzi e ragazze neo arrivati in Italia, durante il processo di ricongiungimento con madri o padri che si sono allontanati dai propri paesi di origine per cercare un lavoro e offrire un futuro migliore ai propri figli, dai quali hanno vissuto lontani per anni, affidandoli ai propri parenti. Anche il despacho ha la funzione di ricongiungere, ricongiungersi a sé stessi, ai propri desideri e a Madre Terra o come viene chiamata in Sud America, Pachamama.

Vanessa è italiana, ha origini sarde, viveva a MIlano e da 9 anni è stata accolta dal Perù e dalla Selva. Ci racconta di essere arrivata proprio lì per aver seguito un’immagine arivatale in sogno e di come negli anni abbia avuto la possibilità di affiancare molti maestri e maestre, portavoci di queste tradizione e di acquisire vari strumenti e “tecnologie” come le chiama lei.  La cerimonia del Despacho prevede per prima cosa di avere a disposizione vari elementi e ingredienti. Per fare questo abbiamo reso partecipi i ragazzi e le famiglie che hanno portato ceci, lenticchie, mais, fagioli ecc Tutti questi alimenti non vanno cucinati ma sono disposti in piatti e contenitori, come se fossero i colori da cui attingere per realizzare il proprio disegno. I ragazzi sono stati molto ingaggiati mentre io ho portato molto entusiasmo e cura e credo che questi siano stati ingredienti importanti.  Molti di loro sapevano qualcosa di questa tradizione ma non avevamo mai partecipato o fatto esperienza. In un clima di silenzio, sacralità e attenzione disponiamo vari teli su cui sederci, prepariamo tutto il materiale e finalmente ci prepariamo per iniziare questo viaggio. Vanessa ci racconta che questo che ci presenta è uno strumento che a lei serve molto per muovere energie, prendere decisioni, chiedere un aiuto e che ognuno può utilizzarlo come crede e sentire se è buono per sè.

La proposta è quella di realizzare un mandala, una  forma che possa portare movimento ed equilibrio fuori e dentro di noi e che sia espressione di ognuno. Per creare questo invece di utilizzare i colori, si usano  gli elementi della natura, come ad esempio mais, fagioli, lenticchie, sale e si può aggiungere qualsiasi cosa si trovi in natura o che abbia un valore simbolico per noi ,come caramelle, cotone frutta, semi. Il centro di questo disegno è formato da due fiori, uno bianco e l’altro rosso, che vengono posti al centro come simbolo della dualità  presente in tutte le cose (come ad esempio il buio e la luce, la vita e la morte, il maschile e il femminile).

Wendy, una ragazza di origini Peruviane, che fa parte di Cassiopea da 5 anni, sistema con molta cura e precisione nei piatti fiori e meringhe che serviranno per la cerimonia e dice “Sono sicura che alla natura questo piacerà, perché la natura è molto ordinata”. Sulle Ande, Pachamama, non è solo identificata come la natura, ma come il tutto, ed è venerata come Dea madre dell’abbondanza e della fertilità. Pachamama significa in lingua quechua “madre spazio tempo”,  e nel mese di agosto le popolazioni andine, ancora oggi, praticano il culto del ringraziamento alla Pachamama, restituendo alla terra il nutrimento che essa fornisce loro. Mi sento molto vicina e connessa a questo tipo di spiritualità perché mi riporta a una dimensione in cui tutto è sacro e divino, una visione molto ecologica che ci può permettere di ri-avvicinarci alla terra, vivendola come madre, in un modo empatico e rispettoso e meno dominante e orientato solo all’aspetto produttivo. Ho dedicato la mia tesi di specializzazione in psicoterapia della gestalt, al concetto di Cura e a come venga inteso e declinato nelle diverse tradizioni e culture del mondo e il Despacho appartiene a uno dei rituali più antichi e popolari delle Ande che ha più di 3000 anni.

Il Despacho è un’ offerta, un’ofrenda. Si offre un piatto succoso per la Madre terra, composto da tanti ingredienti. Sulle Ande si offre quello che c’è di più caro ovvero la foglia di coca, che da noi potrebbe essere rappresentata dalla foglia di alloro.  SI prendono 3 o 4 foglie, che prendono il nome di “Kintu” e che diventano una sorta di talismano in cui imprimere il nostro desiderio, richiesta o intenzione e si pongono poi in modo circolare all’interno del disegno di gruppo che pian piano va a comporsi. Questo disegno viene poi racchiuso all’interno di un foglio di carta e simbolicamente spedito, a una coscienza collettiva, che può prendere diversi nomi e accezioni per ognuno.  Si mettono così in circolo e in movimento le energie in quella che in quechua viene definita “Ayni” o “reciprocità” che permette di entrare in una comunicazione basata sullo scambio e sul dare e ricevere e che può prendere tante forme.

Per raccontarlo in termini più psicologici, questa forma che si va generando è una rappresentazione simbolica di sé e del proprio gruppo  e ci mette in connessione con la collettività e con il cosmo, ci aiuta a focalizzare l’attenzione su ciò che desideriamo ricevere o trasformare,  o con una richiesta o ringraziamento e  può darci la motivazione ad esempio per uscire da una situazione stagnante. Una cosa simile appartenente alla nostra tradizione potrebbe essere ciò che si fa quando si accende una candela per ringraziare o per affidare una preghiera a per qualcosa che ci sta caro.

Ogni elemento della natura che va a comporre il mandala può rappresentare per ognuno qualcosa di diverso, per esempio le lenticchie possono portare l’abbondanza, il sale la chiarezza, i fagioli la forza, le meringhe la dolcezza e così via. Ognuno è chiamato a mettere il proprio contributo per dare vita a qualcosa di nuovo che, come direbbe Lewin, “ è più della somma delle parti” e che si presta a diversi sguardi, letture e significati.  Ognuno di noi ha mandato la propria intenzione all’interno del mandala dando forma a un disegno finale in cui abbiamo visto tante cose diverse come bellezza, colori, leggerezza, freschezza, ordine e anche confusione.
Una volta concluso il nostro mandala, l’abbiamo chiuso con cura in un “pacco”  e abbiamo scelto di lasciarlo nella terra dell’orto di mosso, che è il luogo che ci ospita, nato da poco in Via Padova, angolo Via Mosso 3, con l’intento di essere un luogo di incontro e di riferimento nel quartiere e di far dialogare la parte commerciale di un ristorante e di un bar e locale serale, con la parte culturale artistica e sociale. I nostri intenti individuali si sono uniti così in questo rituale che speriamo possa essere di buon auspicio per questa nuova avventura appena iniziata.

Al link trovi il video dell’esperienza

https://youtube.com/shorts/Xftz0QrdeN0?feature=share

Di Ilaria Caelli