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Abbiamo intitolato questo capitolo Passaggi. Vogliamo qui in un certo valicare il confine tra un secolo e l’altro o meglio ancora tra un millennio che finisce ed uno che inizia, entrando negli anni 2000. 

L’ultimo decennio degli anni 90 rappresenta davvero un passaggio al nuovo millennio. A partire dal superamento della situazione di grave crisi economica e finanziaria (che abbiamo descritto nei capitoli 6 e 7) attraverso il coinvolgimento, anche economico e finanziario dei soci (aumento quota sociale e grosso incremento del prestito soci) e ad un atteggiamento generativo e non depressivo della cooperativa, si sono progressivamente messe le basi per un rilancio verso una crescita significativa.

Possiamo inoltre dire che dal 1995 si siano messe progressivamente le basi per le scelte propulsive, cominciate in quegli anni e poi continuate nel nuovo millennio fino ad oggi. Questo anche nel tentativo di creare un’organizzazione che pur rafforzandosi nelle dimensioni e nei campi d’azione potesse mantenere anzi rafforzare la propria specifica mission di voler costruire un’esperienza realmente cooperativa di lavoro e di presenza sociale. 

Per questo nel descrivere il passaggio della nostra storia agli anni 2000, cerchiamo di fare il punto della situazione in particolare riguardo alla struttura organizzativa della cooperativa che proprio alla fine del secolo scorso si è trovata nella condizione di cercare nuove modalità organizzative in seguito ai cambiamenti intercorsi al proprio interno (a cominciare dall’ampliarsi degli interventi e quindi della base sociale) ma anche al mutare del panorama esterno, basti citare a questo proposito la compressione della spesa sociale e il modificarsi dei rapporti istituzionali in seguito ad un’incontrollata esplosione del mercato dei servizi alla persona. 

Si può affermare che fino a questo punto Comin aveva mantenuto un’organizzazione assemblearistica, in quanto era stato possibile riuscire a prendere le decisioni in questo modo. Era diventato ora necessario prevedere modalità nuove, capaci di individuare forme di delega e di integrazione efficaci tra le diverse parti della cooperativa. Ci si è continuati ad interrogare sull’alternativa: attuare spin off, per mantenere una piccola dimensione come negli auspici costitutivi della cooperativa, oppure, sulla base di un’opportunità pratica e simbolica, mantenere un’unica struttura ricercando modalità organizzative in grado di rendere possibile l’attuazione di un’esperienza forte e reale di cooperazione. Per motivi diversi, che esporremo nel prossimo articolo, rimase sempre chiara l’opportunità di mantenere unita l’esperienza della Comin. Ci fu inoltre un evento esterno inatteso e significativo che condizionò lo sviluppo della cooperativa. Durante un’ispezione del ministero del lavoro ci venne imposta la necessità di associare tutti coloro che lavoravano direttamente per il conseguimento degli scopi sociali. Per noi essere soci era considerato un percorso di crescita, una decisione da assumere con consapevolezza. Ci si confrontò in modo franco con il ministero ma l’imposizione rimase. Fummo pertanto costretti ad associare anche i lavoratori non soci, per lo più di recente arrivo in cooperativa, che scherzosamente furono definiti soci coatti. Questa situazione fu comunque occasione di riflessioni ed elaborazioni fino ad arrivare a comprendere che essere socio fosse contemporaneamente un percorso di crescita nell’assunzione di responsabilità e un imprescindibile dato di fatto anche nel momento stesso di ingresso in cooperativa. Il lavoro fin dall’inizio non è attuato su mandato altrui in cambio di denaro ma come proprio progetto specifico condiviso.

È significativo il fatto che lo stage della cooperativa che si tenne nel settembre del 1999 a Colere fosse incentrato sulla riflessione intorno ad alcune questioni di fondo che sottostanno  alle scelte organizzative quali ad esempio: identità dell’organizzazione, appartenenza, delega e controllo, sviluppo delle professionalità in un’organizzazione …. (vedi approfondimento: “Relazione introduttiva stage Colere”)

Questo sforzo organizzativo ha comportato anche la costruzione e l’affinamento di strumenti operativi in grado di facilitare anzi rendere possibile la gestione cooperativa di un’organizzazione complessa. E’ iniziato un processo di riflessione sulle questioni di fondo e di messa a punto di strumenti di gestione organizzativa. È stato un processo lento, come spesso succede da noi, che cercheremo di delineare nel terzo articolo.

Nel resto del capitolo faremo il punto della situazione in modo più specifico dei due servizi più consolidati ovvero le comunità e il servizio di assistenza domiciliare. A questo proposito segnaliamo l’avvio dell’ADM nel territorio di Settimo Milanese. È il primo passo della Comin nel Rhodense che diventerà negli anni progressivamente ambito significativo della presenza territoriale della cooperativa. Rispetto alle comunità concluderemo il capitolo parlando delle Vacanze comunitarie. Un momento significativo, spesso pieno di esperienze belle e portatrici di tante opportunità educative. È significativo il fatto che nei ricordi di vita di molti ragazzi che hanno vissuto in comunità questi momenti siano spesso ricordati con gioia. Questo ci consente di concludere questo capitolo denso di contenuti con un po’ di leggerezza che vogliamo rinforzare con una piccola galleria fotografica che ci consente di rivivere alcuni di questi momenti felici.