Terminiamo questo capitolo, magari un po’ denso di contenuti, con un po’ di leggerezza. Parliamo di vacanze. Le vacanze nella vita delle comunità sono un momento bello e al tempo stesso importante per le opportunità educative che offrono nel cementare le relazioni e i passi fatti nei mesi di scuola e nelle altre fatiche quotidiane. E poi possibilità di vivere momenti belli in posti belli. Sta di fatto che spesso quando ci si ritrova tra ex e parte il giro del ti ricordi? il posto riservato ai momenti di vacanza è sempre rilevante. Ci tengo poi a riferire come la richiesta di dedicare un po’ di spazio al racconto delle vacanze mi sia stata suggerita da Maria Citelli, una socia fondatrice ormai necessariamente avanti con gli anni, dopo aver letto il nostro Blog.
Non avverto la necessità di approfondire gli aspetti pedagogici, preferisco lasciare la vostra mente libera di spaziare nell’ attribuire significati e neppure è possibile raccontare di tutti i posti belli in cui abbiamo vissuto i nostri campeggi o le altre forme di vacanza. Sono contento di presentare due luoghi emblematici, forse perché sono rimasti ben piantati nel mio cuore e nel mio ricordo, come in quello di tanti altri: la casa di Capalbio e la baita di Canè.
Cominciamo dal mare ovvero dalla casa di Capalbio, più precisamente in località Chiarone. Proprio sul confine tra Toscana e Lazio. Si tratta di uno dei casali costruiti durante la bonifica della Maremma durante il periodo fascista. Un casale ristrutturato dalla famiglia Pirelli e messo a nostra disposizione da Elena Brambilla Pirelli che faceva riferimento alla comunità di Sant’Angelo e che aveva già collaborato con Don Milani ospitando ragazzi di Barbiana. Un dolce ricordo per questa bella persona. Il casale ristrutturato, 800 metri di campagna, spesso coltivata a girasoli, un sentiero in mezzo e in fondo la duna di macchia mediterranea che ci apriva alla spiaggia di certo non affollata. Insomma proprio una grande fortuna per noi. Anche il territorio circostante davvero speciale. Chi conosce la Maremma lo sa: Capalbio, Saturnia, l’Uccellina, Orbetello con l’Argentario e tanto altro. Ma a questo riguardo voglio ricordare soprattutto l’oasi di Burano, contigua al nostro casale, e con lei il suo primo custode e coordinatore: il nostro amico Guido Manfredi, personaggio emblematico e preziosa incarnazione della storia e della cultura maremmana più genuina. Tanti bei giorni di mare, belle esperienze culturali, gioia e spensieratezza e qualche brutto ricordo con un grosso spavento ma con un lieto fine.
E veniamo alla baita di Canè, all’alpeggio Saline. Ambiente e setting completamente diversi: alta montagna e situazione direi ‘primitiva’ o meglio spartana: niente elettricità, acqua cavata dal ruscello con una canna (dopo qualche anno ci si poteva collegare al nuovo acquedotto del comune di Vione che casualmente passava a Saline) ma c’era anche una fontana. 1600 metri di altitudine il paesello più vicino a 20 minuti (a piedi). Circondati da un bosco di larici al margine del parco nazionale dello Stelvio, l’Adamello cha ci faceva da sentinella immobile. Fuori da tutto. Qui non stavamo troppo a lungo ma riuscivamo anche a fare vacanze comunitarie, aperte cioè a tutte e tre le comunità di allora. Tutti assieme stavamo una decina di giorni con attività organizzate, diciamo a mo’ di campo scout. Ambientazione fantastica, a volte nel Medio Evo altre ci sentivamo Pellerossa …, ragazzi divisi in squadre: giochi, punteggi, classifica. Indimenticabili le olimpiadi a Cortebona. Indimenticabili anche le serate passate attorno al fuoco a cantare nel bosco. A volte scendevamo nella civiltà. Appuntamento fisso di ogni anno: una pizza a Ponte di Legno, che raggiungevamo a piedi. Ogni giorno qualcuno deve scendere a Canè per il pane e il resto della spesa.
Quando invece restava una comunità da sola si faceva vita da montagna: passeggiate ma anche giornate tranquille a giocare, chiacchierare o a prendere il sole. E in quei momenti si scendeva più spesso in paese, anche perché succedeva spesso che qualche pastorello si imbambolava per qualcuna delle nostre ragazze. Non dimentichiamo ancora la mitica estate dell’82. Vi ricordate il mundial a Barcellona? Scendevamo la sera al bar di Canè a tifare per la nostra nazionale e poi tornavamo in baita al buio. Belle serate con tanta soddisfazione calcistica. Per stare in tema meno felice il ricordo di Italia 90 a Capalbio. La sconfitta in semifinale con l’Argentina: tutti con il tricolore disegnato sulle guance e alla fine qualcuno però piangeva. C’era anche il parroco di Capalbio venuto apposta al bar di Chiarone per vedere con noi la partita. Ma ritorniamo in montagna per ricordarci vincitori.
Un ricordo bellissimo quello di Canè al punto che negli anni ha preso forma la tradizione della gita a Canè a fine giugno, una domenica insieme con i ragazzi di un tempo accompagnati da figli mogli o mariti. Assieme a rivivere la magia dei posti e la dolcezza del ricordo e degli affetti importanti e persistenti. Occasione anche per aggiornarsi e confidarsi.
Proprio bello anche adesso per me ricordare quei momenti. Ma il ricordo va anche a molte altre felici esperienze vissute in altri posti belli di cui il racconto di oggi è solo un esempio. Ogni ragazzo e ogni educatore vissuti in comunità in altri periodi avrebbero tanto da dire o di cui sorridere dei giorni e dei luoghi rimasti nel cuore.
Per entrare in maniera più coinvolgente nel ricordo di questi momenti vi invitiamo alla visione della galleria fotografica che contiene alcune istantanee delle vacanze maremmane, di Canè e di qualcuno degli altri bei posti che ci hanno accolto.
