Mentre i bambini della casetta di Timmi dormono quieti, spronato come un rombodituono dall’energia della scrittura collettiva che Claudio ci sta propinando, e che ha coinvolto tanti soci e tanti lavoratori, butto giù di getto alcune emozioni e racconti della bellissima camminata che ci ha visto connettere e congiungere, al ritmo lento dei nostri passi, due servizi giovani e accoglienti della terra brianzola.
Terra operosa, ricca, a volte distratta e autocentrata, a volte intenta a osservarsi il proprio ombelico, chiusa nei giardini frondosi, o dietro portoni con lucchetti e videosorveglianza.
Ma sabato 5 novembre, no.
Complice il sole di questa infinita stagione, più di cento persone, hanno camminato allegramente tra la Piroga di Giussano e la Casetta di Timmi di Carugo, chiacchierando, cercando tesori e lettere misteriose lungo il percorso, osservando i colori che la natura ci regala in questa stagione, qualcuno ritrovandosi, qualcun altro conoscendosi un pò di più.
Bambini accolti nei nostri servizi e loro amici, educatori, famiglie, genitori, nonni, volontari dei servizi e volontari della protezione civile, curiosi, famiglie accoglienti, un cagnolino e persino un assessore, gente in tuta e gente con gilet dall’impeccabile stile, bimbi in spalla e bimbi a mano, pantaloni corti e divise dei vigili; ognuno ha vissuto a ritmo dei propri passi che la bellezza è anche scoprire che a piedi, insieme, tutto è possibile.
Un caffè ci ha dato il via dalla Piroga, e qui davvero memorabile lo staff accoglienza composto dai bimbi di Piroga, simpaticissimi e molto efficienti. Una merenda, alla fine, ci ha accolto alla casetta di Timmi: stesso calore e la possibilità di esprimere con disegni e frasi l’accoglienza sperimentata nella propria vita. E un filo invisibile che unisce questi servizi e i nostri passi: il progetto Ricucire i sogni, che proprio in questo territorio brianzolo prova ad intrecciare e fare riconoscere cittadini, famiglie, operatori, tessendo punti di rammendo, di creazione e di riassetto dei sogni di bambini e ragazzi. Ogni oggetto della caccia al tesoro riportava grandi e piccini a un dono dell’accoglienza: un girotondo per sentirsi uniti e accompagnati, un ombrello per proteggerci nella fatica e fragilità, le perline preziose che ciascuno di noi rappresenta, tanti alberi con radici profonde e rami verso il cielo, una mongolfiera che ci fa volare verso i nostri sogni, una rete che ci attutisca nelle cadute e che ci faccia pescare il meglio da ciascuno e del pane ghiotto e nutriente da condividere. Tanti sorrisi, occhi attenti, foto rubate, incontri sorprendenti e tanti arrivederci.
Sabato, mentre noi camminavamo dalla Piroga alla Casetta di Timmi, migliaia di persone a Roma camminavano per chiedere la pace: ecco, ci piace pensare che l’accoglienza sia un potente seme di Pace, da piantare e coltivare in ogni stagione, ancora di più nell’apparente inverno di relazioni e cura per l’altro.
