Le premesse
Le colonie tradizionali evocano spesso ricordi negativi ed angosciosi, in quanto sono per lo più strutture elefantiache con scarsa o nulla flessibilità organizzativa e sono centrate sugli obiettivi di mantenimento dell’istituzione più che sulla soddisfazione del bisogno dei ragazzi. Esistono, oltre alle colonie fondate sull’ordine e la disciplina, quelle legate ai modelli tradizionali di turismo e quindi incentrate sulla passività e sul consumismo; sono questi ultimi luoghi dove ci si “deve divertire” con attività super strutturate e spesso omologanti, sicuramente programmate senza tener conto dei bisogni del bambino o del ragazzo. A fronte di questo desolante panorama esistono una minoranza di proposte valide in cui si tenta un approccio educativo ed organizzativo nuovo, basato sull’autonomia, ed un utilizzo del tempo libero che permetta la scoperta e l’espressione delle potenzialità individuali.
I presupposti
La vacanza residenziale è stata organizzata sulla base di presupposti ben definiti:
1) il coinvolgimento degli educatori in tutte le fasi di progettazione e verifica
dell’esperienza. Il lavoro educativo non può, per definizione, essere esecutivo, perché è un lavoro di relazione e di progetto che si inventa e si crea in modo sempre diverso ed originale a seconda degli attori coinvolti e del contesto, tramite un’attenta analisi dei bisogni e delle risorse dei minori e
degli educatori coinvolti;
2) la flessibilità del modello organizzativo in funzione degli obiettivi e dei bisogni emergenti. Un progetto educativo deve porsi in un contesto organizzativo dotato di una estrema flessibilità: deve prevalere un sistema di regole il più possibile concordato e partecipativo, capace di cambiare ed evolvere nel corso dell’esperienza;
3) la realizzazione di esperienze in cui venga posto l’accento sul valore della vita comunitaria attraverso l’assunzione di responsabilità anche da parte dei minori coinvolti. Col termine “responsabilità” si intende la presa in carico di ogni bambino come di ogni adulto coinvolto nell’esperienza, del maggior numero di aspetti che riguardano la vita nella comunità (oggetti, strutture, attività, persone);
4) il collegamento con il territorio in cui l’esperienza si situa. Spesso i luoghi di vacanza sono delle isole, più o meno felici, alienante del contesto territoriale e culturale in cui sono inserite;
5) un’elevata professionalità degli educatori preposti a condurre l’esperienza.
L’esperienza vacanze COMIN 1990
Sulla base delle finalità qui descritte la Comin ha progettato per l’estate 1990, in via sperimentale, una prima vacanza con questi due principali obiettivi:
1) offrire ai minori la possibilità di sperimentare un contesto di vita collettiva, con la presenza di adulti, caratterizzata da situazioni ed attività stimolanti ed educative diverse da quelle abituali, in quanto si pone un’estrema attenzione alla dimensione dei rapporti interpersonali, all’autonomia ed alla responsabilità;
2) offrire ai Servizi Sociali la possibilità di effettuare, tramite gli educatori responsabili dell’esperienza, un’osservazione mirata dei singoli minori.
La vacanza si è svolta dall’8 al 19 luglio 1990 in località Chamoix (Valle d’Aosta) in una casa di vacanze di montagna (Avorè). Il gruppo era composto da 9 minori di ambo i sessi, da 3 educatori Comin (Silvia Oliveri, Valeria Cohen, Silvia Saragozza) e da un obiettore di coscienza distaccato presso la nostra cooperativa. Dei 9 ragazzi, 4 erano utenti del servizio ADM della Comin, uno era inviato dal PROGETTO GIOVANI del Comune di Milano, per i 4 restanti erano in preparazione progetti educativi da parte dei Servizi Sociali competenti. L’età dei minori era compresa tra gli 8 e i 14 anni, con una maggior presenza (7 su 9) di preadolescenti; questa eterogeneità non ha tuttavia creato difficoltà e si è talvolta mostrata un fattore di stimolo. L’alto rapporto educatori/minori (1 a 3, senza considerare l’utile apporto dell’obiettore di coscienza) era motivato oltre che dai presupposti caratteristici di questo tipo di vacanza, anche dalla volontà di instaurare rapporti approfonditi e significativi con i minori, tutti provenienti da situazioni familiari problematiche, povere di stimoli e carenti dal punto di vista educativo.
Valutazione dell’esperienza
Un’analisi consuntiva dell’esperienza in relazione ai due obiettivi del progetto può essere riassunta nei punti seguenti:
1) il vissuto dei ragazzi rispetto alla vacanza, viene riportato, da loro stessi e da altri a loro vicini, come sostanzialmente positivo. Sembra infatti che i ragazzi abbiano recepito questa vacanza come “diversa” dalle solite esperienze di colonia, come testimoniano anche alcuni loro scritti raccolti nel giornalone della vacanza, e che siano riusciti in modo abbastanza soddisfacente ad instaurare relazioni autentiche sia con i coetanei che con gli adulti e che abbiano sperimentato nuove modalità di impiegare il loro tempo libero e le loro risorse. Per alcuni di loro tutto ciò ha significato la scoperta di attitudini e potenzialità rimaste fino a quel momento latenti e sconosciute a loro stessi,
2) i Servizi Sociali e gli educatori che già seguivano alcuni dei ragazzi hanno avuto, grazie alla compilazione delle griglie di osservazione, l’opportunità di rilevare diversi aspetti, sia negativi che positivi, della personalità dei minori, non così evidenti o del tutto nascosti nella quotidianità della loro vita milanese.
Sulla base di questa prima esperienza la cooperativa ha deciso di ripetere l’iniziativa anche per l’estate del 1991 e si è quindi ricostituito un altro “gruppo vacanze” che ha continuato a lavorare ed a riflettere sui punti emersi come problematici, ed ha approfondito le questioni rimaste in sospeso. Alcuni di questi punti erano:
• la durata della vacanza (da parte dei Servizi Sociali c’è stata la richiesta di un periodo più lungo);
• la modalità di proposta delle attività, che nella prima esperienza sembrava troppo rigida;
• la continuità delle attività e la proposta di un tema unico su cui incentrarle tutte;
• la possibilità di organizzare una vacanza completamente autogestita;
• la definizione del numero e dei turni degli educatori che comprendessero anche dei giorni di riposo;
• la revisione delle schede di osservazione confrontandole con quelle delle Comunità appena elaborate.
Non appena si è concluso il lavoro di revisione in ordine a questi punti, il gruppo ha cominciato a ricercare il luogo della vacanza per l’estate 1991 e si sono raccolte le disponibilità degli educatori.
L’esperienza vacanze COMIN 1991
Caratteristica principale di questa seconda esperienza è stata la scelta dell’autogestione con lo scopo di raggiungere le seguenti finalità:
1) sviluppo dell’autonomia intesa come capacità di organizzare sé stessi nella quotidianità e in relazione agli altri;
2) responsabilizzazione intesa come capacità di condivisione delle scelte organizzative, di assunzione di ruoli e degli impegni che questi comportano;
3) collaborazione intesa come partecipazione attiva a tutti i momenti collettivi;
4) scoperta e valorizzazione delle risorse individuali attraverso il vissuto quotidiano e attività espressive, costruttive e fisico-motorie;
5) sviluppo di un senso di appartenenza al gruppo nel rispetto degli altri.
La vacanza si è svolta in località Pralormo, frazione del comune di Poirino in provincia di Alessandria, nell’azienda agricola “La Paolina”. La struttura offre come risorsa la possibilità di utilizzare il maneggio, le attività legate alla gestione degli animali e tutto lo spazio di proprietà dell’azienda. Ma l’arredamento della casa non era adeguato ad ospitare gruppi di ragazzi problematici e sono stati procurati diversi danni che hanno influito pesantemente sul bilancio. Il fatto poi che la struttura non fosse al mare o in montagna non soddisfaceva le aspettative dei ragazzi. Il gruppo era composto da 14 minori di cui 3 ragazze e 11 ragazzi, da 4 educatori (Cristina Benatti, Barbara Plangeri, Valeria Cohen, Riccardo Gatti) e un obiettore di coscienza: il rapporto iniziale era di 1 a 3 e mezzo. Dei 14 ragazzi, 5 provenivano dal servizio ADM e per gli altri erano in preparazione progetti educativi da parte dei Servizi Sociali competenti. La loro età era compresa tra gli 8 ei 15 anni con una prevalenza di preadolescenti. Molti dei problemi riscontrati dagli educatori sono stati conseguenza di un gruppo così numeroso, tenuto conto del fatto che i ragazzi erano poco conosciuti e che molti di loro necessitavano di un rapporto privilegiato (quest’ultima era del resto un’annotazione valida anche per la prima esperienza). Il modello prevedeva un “tema” da impostare come cornice nella quale progettare attività finalizzate al raggiungi mento degli obiettivi pedagogici. Fin dal primo giorno si è riscontrata una grande difficoltà ad applicare il modello operativo preparato; ciò ha portato, fin dall’inizio, ad una bassa adesione alle attività proposte dagli educatori, sia per un bisogno di scoperta dell’ambiente da parte dei ragazzi, sia per la mancanza di una cornice normativa, motivata dal tentativo di applicare un modello nel quale fossero i ragazzi stessi a darsi delle regole, indispensabili per una buona convivenza. Era evidente quindi nei ragazzi il bisogno di vedersi guidati e contenuti da un’organizzazione più strutturata, alla quale i ragazzi hanno risposto positivamente. Da questo gli educatori hanno dedotto l’importanza di partire dal loro quotidiano modello educativo (nel quale sono gli adulti a decidere) per arrivare progressivamente al riconoscimento della necessità di fissare delle norme, indispensabili alla convivenza. Inoltre il ritmo serrato della vacanza sembra aver impedito di utilizzare sufficienti momenti di confronto in cui giungere ad una metodologia comune. Un buon contributo è stato dato dalla presenza di alcune figure di appoggio (altri educatori ADM ed educatori del Centro) che si sono alternate fino al termine della vacanza. Nonostante le molte difficoltà, i ragazzi hanno avuto modo di sviluppare un senso di appartenenza al gruppo, superando i primi momenti di difficoltà nel confronto dei loro interessi/bisogni. Per quanto riguarda l’esperienza dell’autogestione gli educatori hanno evidenziato la difficoltà ed il grande impiego di energie necessarie alla conduzione della casa, anche se le attività autogestite sono state utili nella canalizzazione delle tensioni e nel raggiungimento delle finalità proposte.
Conclusioni
Giudizio complessivamente positivo da parte dei ragazzi, i quali hanno avuto la possibilità di sperimentare un contesto diverso dalle solite vacanze ed hanno potuto così far emergere le loro modalità di relazione. Tutto ciò ha contribuito ad evidenziare la loro difficoltà (agita molte volte in modo distruttivo), ma anche la loro capacità di adeguarsi ad una situazione nuova, in un contesto che, forse per la prima volta, si rivolgeva a loro con una richiesta di partecipazione decisionale. Grazie a ciò si è arrivati a un momento finale dove i ragazzi si sono in parte attivati nelle proposte al gruppo, con la prospettiva di incidere direttamente nella realtà che stava vivendo. Ritorni positivi anche dai Servizi Sociali con i quali si prevede una maggiore collaborazione, anche nella stesura della griglia di osservazione
Da notare che una delle maggiori difficoltà con il Comune di Milano è stata, da una parte il ritardo con cui sono pervenute le richieste di partecipazione per ogni singolo minore, dall’altra la mancata emissione delle impegnative di pagamento delle rette da parte degli Enti competenti (Comune di Milano, Provincia) prima della partenza dei ragazzi. Si era comunque deciso che le vacanze potessero avviarsi anche in mancanza delle impegnative. Nel primo anno la situazione si è conclusa positivamente, dato che le rette sono state pagate tutte anche se con notevoli ritardi. Nel 1991, invece, i fondi per coprire le rette non sono pervenuti; ciò ha messo in serie difficoltà la cooperativa tanto che, anche a fronte di altri problemi irrisolti, per il 1992 l’esperienza non potrà poi essere ripetuta.
Possiamo però vedere come esperienze di vacanze, in città o fuori, negli anni si siano poi ripetute. A cominciare dall’esperienza Vacanzopoli che come vedremo si è sviluppata all’interno del Centro di prevenzione, sono state diverse le esperienze di vacanza in ADM, nei centri di aggregazione fino all’attuazione di progetti in cui il rapporto con la natura diventa strumento educativo fondamentale come per esempio il progetto PAN.
