L’occasione concreta per l’apertura del Centro di Prevenzione, avvenuta nel marzo ’91, è venuta dalla partecipazione del Comune di Milano al Progetto Città Sane dell’organizzazione Mondiale della Sanità*. Questo progetto prevede una pluralità di iniziative di prevenzione in campo sanitario e sociale tra le quali, appunto, ha trovato vita il progetto sperimentale di Prevenzione al Disagio Preadolescenziale. Per quanto concerne i finanziamenti il progetto si colloca come intervento attuativo della delibera della Giunta Municipale n° 132 del 14/03/1989 relativa alle “linee di intervento nell’area delle tossicodipendenze – progetto operativo” 2*.
Come abbiamo già visto nel capitolo precedente Comin era giunta all’elaborazione di un progetto di prevenzione al disagio preadolescenziale sulla scorta di considerazioni diverse:
• la riflessione, condotta insieme ai servizi che si occupano di minori, sull’opportunità di attuare interventi di tipo preventivo accanto a quelli tradizionali di tipo riparatorio che risultano spesso tardivi e perciò inefficaci;
• la disponibilità lavorativa inutilizzata degli operatori ADM;
• l’urgenza per molti interventi ADM di un posto esterno alla famiglia dove poter lavorare coi ragazzi.
Con l’approfondimento della riflessione era maturata tuttavia la consapevolezza che la risposta ai problemi dell’ADM non poteva venire dall’apertura del centro di prevenzione e che questo, per svolgere efficacemente la sua funzione, non poteva essere ricondotto a una sorta di centro diurno che accogliesse i ragazzi della zona, alcuni dei quali “segnalati” dai Servizi Sociali. Il progetto iniziale (3*) identifica come finalità del Centro quella di “sviluppare processi collaborativi nella comunità, per la costituzione di una rete di risorse a sostegno dei Minori”.
Il progetto presenta le caratteristiche di un contenitore all’interno del quale possono essere collocati i soggetti e gli interventi più diversi: “minori, adulti, agenzie formali e informali, scuole, servizi”; “attivare esperienze di auto-aiuto, offrire occasioni di incontro e confronto, offrire spazi e momenti di studio comuni, collaborare con i servizi e la scuola su progetti e situazioni segnalate, fornire occasioni per esprimere la propria creatività ed espressività, orientare all’interno del panorama delle risorse territoriali, collaborare con gli organismi di governo locale per la definizione delle politiche territoriali sui problemi minorili”(4*). La metodologia di lavoro prevista dal progetto è “basata sull’intervento di rete” e prevede, tre l’altro, processi di “organizzazione di comunità” e di “ricerca intervento”. È stata proprio questa scelta metodologica che ha contribuito a meglio definire la fisionomia del progetto di prevenzione.
La prima fase di lavoro (marzo-aprile maggio ’91) prevedeva infatti un’intensa attività formativa per gli operatori del centro (5*).
La rielaborazione personale e collettiva delle sollecitazioni ricevute nel corso dei momenti formativi condotti dall’ASSCom (centrati sul lavoro con i gruppi e con la comunità territoriale e sui processi di organizzazione di comunità e di ricerca intervento) unitamente al lavoro di conoscenza, confronto, agglutinamento all’interno dell’équipe e tra équipe e coop, è stata determinante per la definizione dell’identità del centro. Questa “identità”, che è andata meglio definendosi e consolidandosi attraverso l’attuazione concreta dell’esperienza, è risultata inizialmente di difficile comprensione sia all’esterno che, talvolta, all’interno della cooperativa: l’assoluta novità degli orientamenti e della prassi, la delusione di alcune aspettative (ad es: quella relativa alla creazione di un centro diurno) hanno fatto sì che attorno al Centro si creasse inizialmente un clima di curiosità da una parte e diffidenza dall’altra. Tale atteggiamento si è per lo più risolto anche all’esterno in forme di positiva sorpresa e interesse.
Le linee portanti del progetto di prevenzione al disagio minorile
Il progetto di prevenzione al disagio minorile è un progetto di Prevenzione Primaria, volto cioè al miglioramento della qualità della vita; pertanto non prevede la presa in carico di casi individuali di disagio conclamato. Il progetto si rivolge invece alla comunità territoriale con l’obiettivo di migliorare le condizioni generali di vita per prevenire l’insorgere di situazioni di disagio o di devianza.
La Comunità Territoriale è ritenuta potenzialmente capace di identificare e valutare i suoi bisogni e di attivare strategie per la soluzione degli stessi. Il progetto, pertanto, si propone di aiutare la comunità territoriale a fare essa stessa opera di prevenzione al suo interno. All’interno del progetto quindi la comunità territoriale non viene considerata tanto un “ambito” di intervento, quanto piuttosto un “soggetto” di intervento che agisce attraverso i gruppi e le piccole comunità che la compongono.
I preadolescenti non sono considerati una “categoria” più o meno “a rischio”, ma rappresentano una delle componenti che costituiscono la comunità territoriale e ci si rivolge a loro considerandoli nel loro “essere in relazione” con le altre componenti della comunità all’interno di contesti specifici (ad es.: la scuola, il quartiere e le sue agenzie, il caseggiato, anzi “quella” scuola, “quel” quartiere, “quel” caseggiato).
Il disagio è considerato come una situazione caratterizzata da mancanza di relazioni significative, da scarso senso di appartenenza al contesto, dalla sensazione di “non contare” o di non poter influenzare le decisioni che riguardano la propria vita. Del disagio viene considerato anche l’aspetto positivo ossia quella “potenzialità di cambiamento”, fondata sul rapporto desiderio/realtà che può divenire progetto.
L’intervento mira quindi a prevenire l’insorgere di situazioni di disagio promuovendo situazioni di partecipazione in cui minori e adulti possano sviluppare il senso di appartenenza alla comunità territoriale attraverso la formazione di una rete sociale significativa, possano sviluppare la percezione di poter influire su quanto succede attorno a loro e nella loro vita e possano concorrere alla definizione dei problemi da loro sentiti come i più urgenti e alla identificazione e attivazione delle possibili soluzioni. Lo sviluppo delle capacità preventive della comunità viene così a risolversi in una pratica della partecipazione. Gli interventi realizzati nell’ambito del progetto non si connotano pertanto come risposte preconfezionate a bisogni individuati da operatori esterni alla comunità ma sono piuttosto interventi attivati dietro richiesta di membri della comunità su situazioni problema individuate dagli stessi e sono progettati, realizzati e verificati con tutti i soggetti coinvolti (6*).
Le attività del Centro di Prevenzione
La realizzazione operativa del progetto è iniziata con una fase di preindagine il cui obiettivo era duplice: da una parte quello di cogliere percezioni diverse sulla condizione dei preadolescenti sia in generale che relativamente al contesto della zona nella quale veniva avviato l’intervento, dall’altra arrivare, attraverso la raccolta di diverse informazioni, all’identificazione di un’area territoriale omogenea, che offrisse caratteristiche tali da poter essere considerata una comunità territoriale, seppure inserita in un contesto metropolitano. In questa fase sono state realizzate 40 interviste a persone significative per il ruolo ricoperto nella zona 10: politici, servizi sociali, distretto scolastico, decanato, sindacati, giornale di zona, associazioni culturali e ricreative, forze dell’ordine(7*).
L’area omogenea è stata individuata nel quartiere di Turro. Primo interlocutore contattato all’interno del quartiere Turro è stato il “Comitato di Quartiere” in quanto aggregazione di cittadini impegnati nel miglioramento delle condizioni di vita nel proprio territorio (8*). Conosciuto e condiviso il progetto, il Comitato di Quartiere ha accettato di sostenerlo ed è inoltre diventato uno degli ambiti in cui si è sviluppato operativamente l’intervento dell’équipe: incontri periodici di confronto che sono divenuti, col passare del tempo, dei veri e propri contributi all’impostazione dell’organizzazione e dell’attività del Comitato stesso; la collaborazione nell’organizzazione della festa del quartiere nella primavera ’91; la realizzazione di una piccola ricerca-intervento sui problemi del quartiere svolta in collaborazione anche con gli studenti della scuola animatori socio-culturali della Regione Lombardia. Attraverso una serie di incontri e “chiacchierate per la strada” volte a far conoscere il progetto alle realtà organizzate e alle persone del quartiere e attraverso la “pubblicità” fatta al progetto dai membri del CdQ, al Centro di Prevenzione sono giunte due richieste di collaborazione dal quartiere, rispettivamente dal Comitato Inquilini di uno stabile IACP e da una scuola media.
Il lavoro nel caseggiato IACP di via Stamira D’Ancona
Il Comitato Inquilini dello stabile IACP (abitato da 150 famiglie ca.) ha richiesto l’intervento degli animatori dell’équipe per affrontare il “disagio” creato nello stabile dalla presenza di un gruppo di preadolescenti che, a detta degli adulti, non rispettano gli spazi verdi, molestano gli anziani e, trascorrono la maggior parte del loro tempo da soli in strada. Dall’originale domanda, tesa più che altro al contenimento dei ragazzi, si è passati alla costituzione di un gruppo di inquilini (“Martesana 92”) che si occupa degli stessi ragazzi realizzando assieme agli animatori delle iniziative specifiche e contemporaneamente si adopera per migliorare le condizioni di vita in tutto il caseggiato (9*). Con il gruppo sono state fatte numerose riunioni e realizzate alcune iniziative, funzionali soprattutto al rafforzamento del gruppo stesso: in quest’ottica è stato affrontato un altro problema avvertito dagli inquilini del caseggiato, cioè il degrado dell’ambiente e la mancata valorizzazione delle risorse in esso presenti (lo stabile si affaccia su un esteso parco pubblico); il gruppo ha promosso un’iniziativa in collaborazione con alcune guardie ecologiche volta alla pulizia di un tratto di parco adiacente il condominio. A tale iniziativa hanno partecipato anche i ragazzi. Il gruppo ha aderito inoltre ad una manifestazione che si è svolta nel parco, promossa da alcune forze ambientaliste, e che aveva come fine la valorizzazione e il rispetto dell’ambiente anche attraverso una contestualizzazione storico-geografica dello stesso. Si è realizzata anche una ricerca-intervento nel caseggiato che vede il gruppo Martesana 92 promotore e realizzatore della stessa, con la finalità di migliorare le relazioni fra adulti e ragazzi, cercando di comprendere, relativamente a quest’area, quali sono i problemi che vivono sia i ragazzi che i genitori anche a partire dai con testi di vita (scuola, caseggiato) e cosa si può fare per risolverli (10*). Un esito del lavoro di questo gruppo è stato anche la produzione di un fumetto dal titolo Una città che cambia che pubblicheremo nel prossimo articolo di questo capitolo.
Il lavoro nella Scuola Media Rinaldi
L’interesse dell’équipe verso l’ambito scuola, motivato dai risultati della preindagine, è coinciso con la richiesta di collaborazione fatta, nell’autunno ’91, dal Presidente del Consiglio d’Istituto della scuola media Rinaldi. Dopo aver contattato il preside, gli insegnanti e i genitori, l’équipe ha attivato due percorsi paralleli:
– si è costituito un gruppo di genitori (11*) che, dopo un periodo di conoscenza reciproca e di confronto, ha deciso di realizzare una piccola iniziativa rivolta ai ragazzi della scuola: con la collaborazione degli animatori Comin, e di due agenzie presenti nel quartiere è nata Vacanzopoli, due settimane di animazione estiva nel quartiere Turro a cui hanno partecipato una trentina di ragazzi (12*). Il lavoro con il gruppo di genitori e proseguito a settembre con una fase di verifica dell’iniziativa estiva e del percorso svolto dal gruppo fino a quel momento, verifica che ha portato all’allargamento del gruppo nel quale sono entrati alcuni genitori di ragazzi che hanno partecipato a Vacanzopoli e alla scelta di continuare ad attivare micro esperienze cercando, nello stesso tempo, di affrontare il tema del tempo libero dei ragazzi anche con altre realtà del quartiere e attraverso iniziative di più vasto respiro (utilizzo delle strutture scolastiche in orario extrascolastico, apertura al pubblico di un parco cittadino ora chiuso e utilizzo delle sue strutture, destinazione ad uso sociale di alcuni spazi all’interno del quartiere). Sulla scorta di questa decisione nel febbraio ’92 è stata realizzata, in collaborazione con la scuola, l’iniziativa “Carnevale in piazza” e un membro del gruppo è entrato nel Comitato di Quartiere; – con l’aiuto di una professionista del settore e di alcuni insegnanti, è stato realizzato un laboratorio teatrale, con una classe seconda, che è sfociato nella rappresentazione dello spettacolo “Se una notte d’estate a Turro...”, avvenuta nell’ambito della festa del quartiere organizzata dal Comitato di
Quartiere.
Obiettivo del laboratorio e della rappresentazione teatrale era quello di dar voce ai ragazzi nell’espressione di alcune delle problematiche da loro vissute e relative sia alla loro età che al contesto in cui vivono e, tramite la presentazione pubblica dello spettacolo prodotto, la sensibilizzazione degli adulti rispetto ad alcune problematiche (13*).
Le iniziative realizzate nel contesto scolastico, hanno fornito l’occasione per entrare in contatto anche con la componente insegnante. Attraverso un lavoro preliminare svolto con alcuni insegnanti, si è giunti a proporre al Collegio Docenti la costituzione di un gruppo di lavoro, allargato a tutti gli interessati, che pervenga ad una prima individuazione delle aree problematiche relative alla scuola media Rinaldi. Questa proposta, inizialmente accettata dal Collegio Docenti, è stata successivamente rivista e respinta dallo stesso. Il gruppetto di docenti che aveva promosso l’iniziativa con la collaborazione della Comin, ha tuttavia deciso di continuare il cammino intrapreso e di organizzare un momento di confronto tra scuola e territorio.
La conclusione
In seguito alla crisi politica della giunta comunale verificatasi a partire dal ’92 progressivamente il progetto ha perso d’impulso nella collaborazione con il comune di Milano che poi ha deciso di non rifinanziare l’iniziativa per l’anno 1994, oltre a creare un buco economico nel riconoscimento del lavoro svolto che ha avuto pesanti ripercussioni sulla cooperativa di cui parleremo più avanti.
È necessario però ricordare l’importante contributo culturale e di visione fornito in primis alla cooperativa, ma anche alla città da questa esperienza. È stato un impulso che ha fatto maturare nuove consapevolezze nel significato della presenza e del lavoro sociale svolto dalla cooperativa. Consapevolezza che si è riverberata, come già detto, anche nell’operatività dei servizi consolidati, ma che è servita da incubatore di molti progetti per la coesione sociale attuati negli anni successivi.
*Rimandiamo al doc 46 che riporta un articolo di presentazione del progetto città sane
2* Sono disponibili in sede la delibera e gli altri provvedimenti istituzionali dell’ amministrazione oltre alle relazioni di monitoraggio sull’andamento del progetto.
3* Cfr. “Cominciance” novembre 1990.
4* Non è un caso quindi che come sede per il centro siano stati scelti i locali in via Battaglia che si articolano in spazi piccoli e spazi più ampi: uffici, salette e un salone adatti ad attività con i ragazzi e con più gruppi.
5*Per l’apertura del centro sono stati selezionati quattro operatori: due provenienti dall’ADM (di cui uno assunto a tempo pieno e uno a 20 ore settimanali) e due esterni (tra questi, però, una era già stata educatrice in comunità e coordinatrice ADM). Nell’aprile ’92 è stato assunto un quinto operatore.
6* Cfr. il documento “Prima fase del programma operativo del centro di prevenzione al disagio preadolescenziale in zona 10”, maggio 1991, disponibile nell’archivio del Centro di Prevenzione, presso la sede Comin.
7*Cfr. il documento “Intervento di prevenzione al disagio preadolescenziale. Ricerca-intervento in zona 10 del Comune di Milano. Fase di preindagine: i risultati delle interviste”, ottobre 1991, disponibile presso l’archivio del Centro di Prevenzione.
8*Cfr. il documento “Intervento di prevenzione al disagio preadolescenziale nella zona 10 del Comune di Milano. Ricerca-intervento: fase di promozione”, 3 febbraio 1992, pagg. 1, 2 e 6.
9* Cfr. i documenti “Intervento di prevenzione al disagio minorile nella zona 10 del Comune di Milano. Ricerca-Intervento: fase di promozione”, 3 febbraio 1991, pagg. 3 e 4 punto a; “Intervento di prevenzione al disagio minorile nella zona 10 del Comune di Milano. Ricerca-Intervento: fase di promozione nei microcontesti”, 4 giugno 1992, pagg. 2-6, disponibile presso l’archivio del Centro di Prevenzione.
10*Cfr. il fascicolo “Stamira D’Ancona 24. Ricerca-Intervento. “Migliorare le relazioni fra adulti e ragazzi” – I dati delle interviste ai genitori”, disponibile presso l’archivio del Centro di Prevenzione.
11*Cfr. il documento “Intervento di prevenzione al disagio minorile nella zona 10 del Comune di Milano. Ricerca-Intervento: fase di promozione nei microcontesti”, 4 giugno 1992, pagg. 7-10, disponibile presso l’archivio del Centro di Prevenzione.
12*Cfr. il fascicolo “Verifica Vacanzopoli ’92”, disponibile presso l’archivio del Centro di Prevenzione.
13*Cfr. il bellissimo fascicolo “Se una notte d’estate a Turro…”, e i documenti “Intervento di prevenzione al disagio minorile nella zona 10 del Comune di Milano. Ricerca-Intervento: fase di promozione”, 3 febbraio 1992, pagg. 4 e 5 punto b; “Intervento di Prevenzione al disagio minorile nella zona 10. Ricerca Intervento: fase di promozione nei microcontesti”, 2 giugno 1992, pagg. 11 e 12. Tutto il materiale è disponibile presso l’archivio del Centro di Prevenzione.
