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Abbiamo concluso il capitolo 5 parlando del fermento interno alla cooperativa, riferendo di rilancio culturale, di presenza nel territorio, di nuove progettazioni in cantiere.

Ci tocca procedere il racconto ricordando come gli inizi degli anni 90 sono stati anche anni di crisi, sotto tanti punti di vista. Non è stata infatti solo una crisi economica che ha, tra le altre cose ha messo in discussione anche le fondamenta del sistema di welfare che si stava strutturando dagli anni 70. Anni di crisi che hanno visto slanci e cadute anche al nostro interno.

Uno sguardo all’esterno della nostra cooperativa, senza l’obiettivo né la capacità di approfondire in questa sede la trattazione delle questioni. Basta però riferirsi alla nostra città e al ciclone politico messo in atto dall’inchiesta Mani pulite* che ha svelato il sistema di corruzione diffuso nell’amministrazione politica del nostro paese, con delle consistenti ricadute su tutto il sistema, al punto che da allora si parla di fine della prima Repubblica. Immense le conseguenze naturalmente anche sul governo di Milano, con la forte crisi di governabilità che ha portato al commisariamento del Comune e poi all’avvento della giunta Formentini. Come vedremo non poche le ricadute dirette sulla nostra cooperativa, come del resto sulle altre. Nei fatti poi la necessità di auto tutela dei funzionari dal clima di sospetto, che ha preso il sopravvento nel Paese, ha determinato rigidità e immobilismo. Obiettivo primo “pararsi il culo”. Comprensibilmente. Si aperta così una stagione in cui la collaborazione tra Amministrazioni e soggetti del terzo settore è stata regolata sempre più da forme rigide ed inefficaci di acquisto dei servizi attraverso appalti, inizialmente disciplinati soprattutto dal ribasso economico. Ha preso vita il cosiddetto Mercato dei servizi alla persona, precludendo la sperimentazione di forme differenti di partnership istituzionali. Inevitabilmente siamo stati toccati da vicino anche da questa deriva. 

E poi la Riforma sanitaria del ‘92 (che forse sarebbe meglio chiamare Controriforma) che ha portato all’aziendalizzazione delle Unità Sanitarie locali, cosa per alcuni versi necessaria, e all’apertura massiccia all’intervento privato nella sanità. Tutto ciò ha progressivamente riportato la cura della salute all’interno degli ospedali strappandola al territorio, e consegnandola ai poteri che hanno poi governato la nostra Regione nel ventennio successivo. La Costituzione aveva in mente uno scenario diverso. 

E dire che solo l’anno prima (1991) aveva avuto compimento una serie di processi legislativi che avevano dato forma a riforme significative e che ci hanno visti protagonisti all’interno del movimento culturale che le aveva prodotte. Ricordiamo qui solo la promulgazione della legge 381 avvenuta l’8 novembre del 1991 che sancisce la costituzione delle cooperative sociali e il loro funzionamento. Ma anche la legge sul volontariato la 266 del medesimo anno.

Nel titolo parliamo anche di slanci, quelli partiti dal fermento culturale che era in atto al nostro interno. Presentiamo in questo capitolo due iniziative attuate nei primi anni 90: il Centro vacanze estive e il Centro di prevenzione al disagio preadolescenziale di Turro. 

Particolarmente significativo quest’ultimo, che ora possiamo considerare come il primo progetto specifico di sviluppo della coesione sociale, attuato dalla nostra cooperativa. Non piccolo il dibattito interno a questo proposito. Molti di noi avevano in mente più un Centro diurno, di quelli che negli anni poi si sarebbero diffusi nella nostra città. Questo progetto ha preso invece una piega completamente diversa. Nuova: un lavoro sugli adulti e sulla comunità per far crescere consapevolezza e competenza nell’affrontare le questioni legate alle condizioni dei ragazzi e del quartiere. Dibattito interno, a volte acceso, ma che ha portato ad accogliere nella sua pregnanza questo nuovo approccio che è stato capace di contaminare positivamente anche il lavoro nei servizi, ormai definiti tradizionali, quali le comunità e l’intervento domiciliare. 

L’esperienza del Centro di prevenzione ha preso forma nel confronto con l’amministrazione comunale (come spesso ci è accaduto in quegli anni), in particolare con l’ufficio Città sane costituito in seguito all’adesione di Milano, insieme ad altre 15 città, al progetto dalla sezione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si intitolava Per vivere sani in città (2*).

Una bella testimonianza dell’esperienza del Centro di prevenzione è rappresentata dal video intervista a Silvia e Davide, due degli operatori dell’equipe di questo progetto, che vi invitiamo davvero a guardare.

Nell’ultimo articolo di questo capitolo affrontiamo infine alcune delle ricadute della situazione di crisi che abbiamo delineato sopra, sulla nostra cooperativa che si è venuta a trovare in una situazione di sofferenza economica, quasi letale.

* Invitiamo i più giovani a raccogliere qualche informazione a proposito, anche attingendo al facile pozzo di informazioni presente nella rete.

2* Vedi a questo proposito il doc 46: un articolo di Rosanna Tommasi, responsabile dell’Ufficio Città sane.