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Una scelta significativa: l’autofinanziamento

Il problema della gestione finanziaria per le attività da svolgere

L’aspetto finanziario (il fabbisogno finanziario necessario per permettere il regolare svolgimento delle nostre attività) è stato per molto tempo l’oggetto sconosciuto.

Ci si rifugiava in una costante critica dei ritardi di pagamento da parte dell’Ente locale e per nostra miopia non si affrontava il nodo vero e proprio: per gli interventi che volevamo mettere in atto non ci davano gli strumenti finanziari necessari a sostenerli. Il problema restava così irrisolto e nelle emergenze finanziarie, cioè all’ultimo momento, si risolveva attraverso prestiti concessi da parte di un solo socio o da una banca tramite garanzia offerta dallo stesso socio. In questo scenario abbiamo vissuto l’esperienza dei nostri primi 12 anni.

Con l’ampliamento degli interventi è conseguentemente aumentato il fabbisogno finanziario.

Per farvi fronte la cooperativa ha iniziato a richiedere dei prestiti rivolgendosi al mondo finanziario (banche).

Quest’ultimo ci ha sempre risposto con la sua logica: “i prestiti sono possibili solo sulla base di precise garanzie di tipo patrimoniale (titoli, case, ecc.) sulle quali potersi eventualmente rifare; il lavoro svolto dalla cooperativa non è di per sé sufficiente come garanzia e se la cooperativa non possiede delle garanzie patrimoniali il prestito non è possibile”.1

Altri motivi che hanno determinato la “scarsa affidabilità” della cooperativa agli occhi del mondo finanziario derivano dalle nostre scelte peculiari e irrinunciabili: 

  • la decisione di mantenere simbolica la nostra quota di capitale sociale per non 
  • discriminare nessuno nella partecipazione alla cooperativa;
  • la decisione di rinunciare a qualsiasi “santo protettore” per rendere la cooperativa autonoma e ripetibile da tutti. 

L’autofinanziamento

A questo punto il problema finanziario è esploso nella sua gravità.

Da una parte il mondo finanziario che ci considera “marginali” prendendo come unica base le garanzie patrimoniali, dall’altra parte i soci della cooperativa che pur credendo molto nel proprio lavoro non ne sono mai diventati finanziatori.

Da una parte i soci che impiegano il loro lavoro nella cooperativa e versano il loro risparmio nelle banche, dall’altra parte le stesse banche che accettano il risparmio e negano i prestiti alla cooperativa.

È stato un momento di grossa riflessione per tutta la cooperativa che ha portato ad una duplice convinzione: 

  • la società stessa, causa del proprio malessere sociale da noi affrontato, non può avere più il nostro risparmio pena il nostro essere funzionali al sistema;
  • non possiamo dare i nostri risparmi a quella parte della società che crea marginalità, dobbiamo invece darli a quella parte della società che spezza la marginalità: cioè alla nostra cooperativa.

È nata così la via dell’autofinanziamento attraverso i prestiti da soci, percorso certo più difficile ma più significativo, che ha saputo recuperare un corretto concetto di imprenditorialità permettendo alla cooperativa di camminare con le proprie gambe.

In questi modi i risparmi, senza che abbiano perso il loro valore economico, sono stati investiti nelle attività della cooperativa (soddisfacendone il fabbisogno finanziario) per produrre solidarietà verso situazioni di bisogno e superamento di ingiustizia.

Le garanzie che servono ai soci per questo investimento si basano sulla fiducia nelle persone che agiscono (la stessa base sociale) e sulla credibilità e fattibilità degli interventi oltre che naturalmente sulla loro efficacia.

Questo criterio di comportamento riveste un significato di utopia potenzialmente dirompente nei confronti dei criteri opposti che determinano il funzionamento del mondo finanziario dove il denaro è considerato essenzialmente come strumento da impiegare in qualsiasi modo pur di averne il massimo profitto.

Una conseguenza della scelta di “uscire dalla logica del mondo finanziario” è stato il nostro collegamento con il “circuito finanziario” M.A.G. di Milano2.

È stato un passo non solo per risolvere il nostro problema, ma per collegarsi con esperienze simili di altre cooperative ed affrontare insieme e più complessivamente il problema.

1 Vedi doc 31 e 32

2 Cfr. Cominciance, marzo 1990 consultabile in sede