Vai al contenuto

Per far crescere un bambino occorre un intero villaggio

Ma per invecchiare bene cosa serve?

È stato grazie all’incontro con Gianni Ghidini, con la sua passione e la sua esperienza, che Comin ha cominciato ad aprire il pensiero e poi a progettare azioni nel campo degli anziani, finora inesplorato. Anche la lettura del trend di sviluppo della nostra civiltà con l’aumento dell’attesa di vita e al contempo lo squagliarsi progressivo della solidarietà nelle nostre comunità sociali e alla conseguente crescita del numero di anziani soli sono stati elementi che hanno stimolato il desiderio della cooperativa di mettersi in gioco: si è per questo definito un gruppo di lavoro con l’obiettivo di creare una proposta di lavoro. C’è Tempo lo slogan del percorso, divenuto poi titolo del progetto da costruire. Motivazioni e prime prospettive sono contenute nella Relazione Area anziani presentata allo stage di Chiavenna. Gli obiettivi che hanno spinto la cooperativa in questo ingaggio sono identificati nel costruire una proposta in grado di contrastare il decadimento, favorendo un buon invecchiamento al fine di ritardare il più possibile la perdita di autosufficienza, di superare la solitudine e l’isolamento e favorire una cultura di un invecchiamento felice anche valorizzando il ruolo e il significato sociale dell’essere anziano. 

Il fulcro dell’idea progettuale viene identificato nella valorizzazione dei corsi di ginnastica dolce, che nell’esperienza di Gianni e dell’ASD Muoviti, associazione sportiva dilettantistica da lui costituita e diventata primo partner di Comin nel progetto, si sono dimostrati strumento efficace per la vita di molti anziani. Diventano un’importante occasione di incontro permettendo di costruire legami significativi e rallentano il decadimento del corpo, aiutando a mantenersi in salute. Si constata che i partecipanti ai corsi si rivolgono al medico con meno frequenza. 

C’è Tempo avverte l’esigenza di fare un passo in avanti a partire dai corsi. Prende forma l’idea di una casa comunitaria di quartiere, pensata come luogo comunitario di riferimento per gli anziani che desiderano incontrarsi per mettere in comune un po’ di tempo; trovare aiuto e compagnia nel vivere bene l’età che attraversano e con dignità le proprie vulnerabilità e cercare di mantenere un livello sostenibile di autosufficienza il più a lungo possibile. Un luogo comunitario aperto alla comunità sociale. 

Il sogno prende via via concretezza e si avvia il progetto Case del tempo.

La prima azione concreta, in coerenza con il punto di partenza, è stata la proposta, rivolta ai soci interessati ad ingaggiarsi in questo nuovo fronte di lavoro, di un corso di formazione riconosciuto a livello regionale per Animatore per anziani a mediazione corporea con l’obiettivo di arricchire, in questo senso, le competenze educative dei soci. Un buon numero di soci partecipa e si forma per la nuova avventura professionale.

Bella l’idea di una casa di quartiere, (dove poter trascorre in modo positivo il proprio tempo in modo fortemente connesso con il territorio che si è sempre vissuto) ma non facile costruire le condizioni concrete di fattibilità. Si focalizza l’attenzione e la ricerca dei luoghi adatti nei quartieri dove Comin è presente e in quelli in cui Muoviti gestisce da tempo Corsi di ginnastica dolce. Vengono in questo modo identificate due case: la Madia nel Municipio 2 e alcuni locali nell’oratorio di Santa Cecilia nel Municipio 8, in zona Certosa. Questi ultimi richiedono però interventi di sistemazione e riassetto.

Nei nostri cuori e nelle nostre teste prendono forma in modo sempre più chiaro e completo i contenuti del progetto e della vita pensata in queste case. Prende insomma forma in modo completo il progetto, e si articola l’immagine di un tempo in cui si integrano in modo armonico la cura del corpo attraverso il movimento, la proposta di cibo sano e consumato gioiosamente, l’incontro con gli altri e la costruzione di amicizia, la valorizzazione dei ricordi e del racconto della propria storia, il fare con le mani anche attraverso l’utilizzo di lavori magari un po’ in disuso o di forme artistiche, la visita alla città, la natura e la creazione di spazi di incontro intergenerazionale… Insomma ci sarebbe tanto da fare e da vivere.

La prima questione affrontata è sicuramente quella di trovare le risorse necessarie alla sostenibilità economica di un progetto così affascinante. Il primo interlocutore è naturalmente l’amministrazione comunale, che però, nonostante i buoni rapporti e l’apprezzamento del progetto nella sostanza ci dice che sul piano economico non c’è nessuna possibilità di trovare delle risorse.

Allora che fare? La scommessa è quella di crederci e di accettare la sfida di ricercare una sostenibilità comunitaria. Nei fatti il primo sostegno significativo per poter avviare concretamente le due Case del tempo è stato fornito dal finanziamento di un Progetto presentato alla Fondazione Cariplo, utile anche per sostenere le spese, non piccole, necessarie per sistemare la struttura affittata presso l’oratorio Santa Cecilia alla Certosa. Oltre a Comin e Muoviti è partner del progetto anche la Cooperativa Cresco che fornisce un contributo specifico nel favorire un efficace lavoro riguardo all’autobiografia delle persone che abitano le Case del tempo.

In questo modo nell’aprile 2015 si aprono le due case del tempo. (Vedi volantino inaugurazione).

Certo la Fondazione Cariplo ha reso possibile la partenza di questa avventura ma dopo l’inizio i passi da fare sono stati tanti e la sfida della sostenibilità comunitaria piuttosto ardua e complessa. Nelle slide presentate all’Assemblea dei soci, per fare il punto dopo qualche tempo dall’avvio delle Case del tempo, si articolano anche i contenuti del piano pensato per cercare di praticare la sostenibilità “comunitaria” del progetto che prevede di trovare le risorse necessarie:

  • da parte delle persone che frequentano;
  • tramite iniziative di autofinanziamento (pranzi culturali, produzione e vendita di oggettistica, altri eventi …);
  • da parte della comunità territoriale;
  • da parte di aziende;
  • da parte delle istituzioni (in modo parziale).

È interessante anche il Resoconto discorsivo presentato in quella sede che racconta i primi passi di questa esperienza.

L’avvio e lo sviluppo di questa esperienza hanno necessariamente richiesto un impegno significativo per far conoscere il progetto: in primo luogo agli anziani potenzialmente interessati (Vedi volantino); ma anche alla comunità per presentare in modo più dettagliato i contenuti di fondo del progetto. Diverse le occasioni a questo riguardo come la serata alla Casa della Cultura dal titolo Le Case del tempo: comunità e anziani al centro. A questo riguardo vi ricordo il bel servizio televisivo trasmesso da La7 per presentare le Case del tempo e vi invito anche a dare un occhio al sito www.lecasedeltempo.it appositamente costruito per far favorire il coinvolgimento pratico ed il sostegno della città e per favorire gli accessi degli anziani alle due case.

Che cosa si fa nelle Case del tempo? Vi rimando ai volantini che presentano le attività proposte all’inizio per la stagione 2015- 2016 ma poi sarà necessaria la voce di chi ha vissuto in questi anni questa bella storia per riuscire a trasmettere la bellezza e l’importanza del tempo vissuto in queste due case.

Nella Casa del tempo agiscono oltre agli operatori che, per tenere basso il costo hanno un piccolo impegno orario, anche volontari. Il mio sguardo esterno è colpito dal fatto di come sia fluida in molti casi la differenza tra essere beneficiari dell’intervento oppure volontari. In primo luogo perché in ciascuno è presente la consapevolezza di essere lì per costruire attivamente la bellezza del luogo e poi anche perché il procedere del tempo può modificare la condizione esistenziale della persona e veder diminuire le proprie abilità pratiche. Al di là di questo fatto, per me emblematico, è davvero importante e necessario il ruolo svolto da volontari nella gestione del progetto: per questo la Ricerca di volontari è un aspetto importante, una necessità utile e sempre presente.

Sono certo di poter affermare che il sogno raccontato sopra di poter vivere un luogo e un tempo capaci di integrare in modo armonico la cura del corpo attraverso il movimento, la proposta di cibo sano e consumato gioiosamente, l’incontro con gli altri e la costruzione di amicizia, la valorizzazione dei ricordi e del racconto della propria storia, il fare con le mani anche attraverso l’utilizzo di lavori magari un po’ in disuso o di forme artistiche, la visita alla città, la natura… si sia attuato.

Tengo io stesso a ricordare le belle esperienze di scrittura autobiografica o di racconti nell’incontro con ragazzi e bimbi del quartiere. Raccontare la propria storia un bel modo di incontrare gli altri ma anche se stessi, in modo particolare da anziani quando tanto è stato vissuto e spesso in anni passati e in contesti cambiati in modo repentino. Fin dai primi pensieri che hanno dato vita a questo progetto siamo stati colpiti da un proverbio africano: “quando in Africa muore un vecchio, è una biblioteca che brucia”. Nella sezione Approfondimenti puoi trovare il frutto di un laboratorio di scrittura autobiografica. Inoltre In Diario di volo sono state pubblicate tempo fa alcune storie tratte dall’esperienza di persone delle Case del tempo come ad esempio Carla e i suoi limiti oppure Mariuccia e i pronomi possessivi o ancora Incontri straordinari oltre il tempo.

Come promesso ora passo la palla a Matteo, un operatore che dall’inizio tiene viva la Casa del tempo di Turro. Il suo sarà sicuramente un racconto vivo che sarà capace di trasmetterci la bellezza della storia che sta vivendo e magari qualche esperienza particolare. 

“La caratteristica fondamentale per l’organizzazione delle giornate nella casa del tempo di Turro è avere un programma, prevedere cioè delle cose che si fanno assieme e condividerle: per esempio la ginnastica oppure l’attività di maglia. Importantissimo il pranzo, alcune gite, alcune uscite oppure altre esperienze particolari come andare a teatro. È quindi essenziale condividere alcune proposte, invogliare le persone a farle, parlarne poi assieme e questo genera tra l’altro relazione. Si creano relazioni che sono di tipo familiare e comunitario, che si basano sul senso di appartenenza. Certo per questo occorre tempo, ma poi tra le persone che frequentano con continuità si crea questo clima di familiarità: c’è informalità, c’è benevolenza, c’è affetto; si crea corresponsabilità declinata in maniera differente a seconda delle capacità e delle disponibilità delle persone, perché accogliamo anche delle fragilità che ovviamente condizionano la partecipazione. Mi hai chiesto di ricordare alcune esperienze forti. La prima che mi viene in mente è un’esperienza di vacanza residenziale con sei signore della casa del Tempo che era stata molto divertente e una signora quasi novantenne disse che non aveva mai fatto una vacanza così con le amiche perché essendo  stata sposata per tanti anni ha fatto le vacanze sempre con la sua famiglia ma non con le amiche e questo mi ha fatto pensare come la possibilità costruire relazioni di amicizia dura tutta la vita e la Casa del tempo può rappresentare un’occasione per creare nuove relazioni di amicizia profonda, risorsa per ogni fase della vita. Il secondo esempio che mi viene in mente riguarda l’intergenerazionalità: i signori e le signore alla Casa del tempo possono avere a che fare con ragazzi più giovani: parliamo di tirocinanti dei corsi di laurea in educazione dell’università, di ragazzi del servizio civile e giovani delle scuole superiori. C’è sempre stata molta cura, molta attenzione nei confronti dei ragazzi. Un’ulteriore testimonianza di questo tema e cioè del rapporto delle signore della Casa del tempo con le altre generazioni è questa esperienza che abbiamo fatto con una classe di una scuola primaria del territorio. I bambini con le maestre sono venuti a trovare le signore e hanno portato un augurio speciale di Natale, cosa che ha commosso tutte le signore che erano incredule e non pensavano potesse succedere una cosa del genere che invece si è realizzata grazie al rapporto di un’educatrice con il maestro di questi bambini. Infatti l’altro tema importante è il lavoro di rete nel territorio che permette di costruire dei rapporti speciali e di cogliere al volo tutte le occasioni che si presentano per rafforzare i legami e creare la possibilità di incontri significativi che poi prendono delle strade inaspettate. Un’altra esperienza che è avvenuta durante il periodo difficile del Covid riguarda la elaborazione di un libretto: un piccolo libro che è stato scritto, in collaborazione con una scuola, da alcune signore e alcune studentesse sul tema della resistenza perché durante il Covid è stato importante per tutti resistere a un momento molto difficile e le signore anziane si sono ricordate di quanto è stata impegnativa la resistenza durante il periodo bellico che molte di loro ultranovantenni hanno vissuto; con questi scritti abbiamo creato questo collegamento tra due tipi diversi di resistenza”.

Ringraziando Matteo, concludiamo il racconto ascoltando la voce di Gianni e Giada della Casa del tempo di Certosa.

Audio 1

Audio 2

Audio 3