In questo capitolo facciamo il punto sullo sviluppo delle esperienze di luoghi per la coesione di cui abbiamo parlato nei precedenti capitoli: l’Anfiteatro Martesana e la Madia. Racconteremo anche di nuove esperienze come le Case del tempo, la prima azione di Comin nel campo del sostegno all’invecchiamento, oppure la Filanda di Cernusco o ancora di altri luoghi dedicati in particolare alla prima infanzia.
Il lavoro per costruire coesione nei territori da noi abitati è diventato da tempo un obiettivo importante per la cooperativa. Una convinzione che progressivamente si è consolidata. Quando ancora l’articolazione della cooperativa era incentrata sui settori, la decisione di adottare definitivamente nel 2009 per il Settore competente la dicitura “Promozione” al posto della precedente “Prevenzione” è derivata dalla necessità di marcare con chiarezza un orizzonte di senso, che vede nel sostegno allo sviluppo delle potenzialità delle persone e delle comunità che incontriamo il fine ultimo del nostro lavoro.
Allo stage Passwords nel panorama dei servizi ha trovato spazio anche una Relazione articolata dal titolo Dai progetti di coesione nella quale si presentavano alla cooperativa suggestioni e prospettive per praticare con convinzione questo percorso. Rimandando alla lettura di questa relazione cerco qui di fornire alcuni degli stimoli presentati a Chiavenna:
- Di fronte al crollo del vecchio sistema di welfare diventa necessario ripensare all’evoluzione della nostra progettualità e dei nostri servizi: la funzione dell’organizzazione è di avere un’ipotesi sul lavoro, sullo sviluppo desiderato ovvero dobbiamo investire sulle possibili nascite (nuovi progetti) senza rischiare di fermarci sui lutti (i servizi che chiudono e che diventano insostenibili alle attuali condizioni). Restare ancorati unicamente a logiche conservative e rivendicative rispetto a uno stato sociale che non c’è più, può portare a una posizione depressiva e paralizzante nel contesto attuale, perché priva di sbocchi reali. Si tratta di immaginare e praticare nuove traiettorie.
- Relativamente alla valutazione economica dei legami sociali e della coesione che siamo in grado di creare nei territori diventa importate imparare a rendicontare meglio il valore di ciò che stiamo facendo e che non viene riconosciuto in generale nella nostra società. Siamo infatti certi che il benessere e i legami tra le persone abbiano anche un valore economico oltre che sociale.
- Una questione centrale sta nell’ingaggio che sviluppiamo con le persone con cui lavoriamo per passare dal rapporto cliente/fornitore di servizi decisi dagli esperti, a quello cittadino/cittadino dove l’oggetto di lavoro e di scambio sia definito a partire da un rapporto paritario, in modo da permettere alle persone di portare una propria domanda/proposta sulla quale attivarsi, senza giudizio di merito da parte nostra. Nell’ambito della promozione sociale, possiamo “rompere” con questa posizione di dipendenza, invertire la rotta cercando di rendere le persone partecipi della nostra vulnerabilità.
- Si tratta anche di riconfigurare il rapporto con la committenza perché lì troviamo le pastoie burocratiche, la rigidità normativa che ci frena nel cambiamento desiderato. Da qui un’espressione che ci piace ossia “Innovare trasgredendo!” L’unica possibilità di innovare è attraverso la trasgressione. La controparte in questo caso è rappresentata dal pubblico e dalla burocrazia. Il rischio, infatti, è ancora l’immobilismo: un po’ come se si fosse paralizzati da richieste contraddittorie e se un Ente pubblico ti chiedesse di stare in una logica imprenditoriale (fatelo voi che noi non abbiamo le risorse) e, contemporaneamente, di stare dentro rigide logiche burocratiche che bloccano. Di fatto ci viene chiesto di innovare dentro la conservazione!
- Tipologia di organizzazione. Abbiamo già accennato che in questo periodo di forti trasformazioni, le organizzazioni devono pensarsi diversamente, perché a oggetto diverso è necessaria organizzazione diversa. Sarebbe opportuno che in certi servizi e progetti la formula organizzativa cambiasse, con strutturazione più “leggera”, flessibile, veloce. Chiaramente non si tratta di valutazioni assolute ma di spunti di riflessione che ci aiutano a trovare la via più efficace. Per esempio, in un piccolo progetto di quartiere, da costruire quotidianamente con le tante persone che lo attraversano, potrebbe essere più adatta una formulazione associativa altra? Si pensi anche alla possibilità di partecipare e appartenere, come cittadini coinvolti nei nostri progetti, a realtà come la Comin (pluralità di territori e oggetti di lavoro) piuttosto che alla piccola associazione di quartiere. E a proposito di partecipazione delle persone con cui lavoriamo possiamo parlare di partecipazione se stiamo dentro dall’inizio alla fine e abbiamo potere decisionale?
- Trovare nuove risorse e fare investimenti: È necessario un lavoro molto serio sui rischi, su cosa possiamo guadagnare ma anche perdere. Quali sperimentazioni possiamo fare e in quali termini. Quale supporto – anche formativo – a chi deve affrontare questo cambiamento se questa è la direzione da intraprendere. Ancora una volta torna la domanda su quali cambiamenti organizzativi dobbiamo eventualmente operare, su come possiamo ulteriormente stimolare un forte spirito imprenditoriale di concerto ad una visione inedita del mondo intorno a noi. Tenere assieme forme organizzative diverse in funzione della gestione di cose diverse (dall’appalto da milioni di euro al progetto di quartiere).
Queste riflessioni, che hanno un’eco di attualità molto forte, fanno da sostrato al racconto delle esperienze che svolgeremo in questo Capitolo. Come detto partiremo dall’apertura dell’Anfiteatro, tanto attesa in cui si integreranno due articoli: uno sull’esperienza di Cassiopea che ha trovato una nuova casa in questa struttura e l’altro sulla nuova esperienza di Educativa di strada e sul Tavolo Giovani di zona 2.
Seguiranno come detto le narrazioni su quanto avvenuto in questi anni alla Madia e sull’esperienza, importante anche se limitata nel tempo, della Filanda di Cernusco sul Naviglio.
Parleremo poi di luoghi di incontro con il focus sulla Prima Infanzia che fanno da prologo ad un lavoro più intenso che si allargherà negli anni successivi anche a Milano.
