La presenza e il radicamento della cooperativa nei territori in cui opera si è via via consolidata, al punto che si è fatta sempre più chiara la convinzione di essere una parte viva delle diverse comunità sociali in cui è presenti. “Ciò è dovuto, oltre alla modalità aperta di gestire i servizi, soprattutto a due fattori: lo sviluppo di alcuni progetti specifici di coesione sociale e l’alleanza sempre più significativa con esperienze di accoglienza familiare, che stanno connotando in maniera significativa lo sviluppo della Comin.” Così scriveva il cda nella Relazione di fine mandato 2010.
Come abbiamo appena descritto nella Intro questa convinzione ha dato inizio a un lungo percorso di riflessione riguardo all’opportunità di operare un importante e radicale cambiamento nell’assetto organizzativo e decisionale della cooperativa. Come più volte ripetuto, nel nostro sistema cooperativo, che cerca di fondarsi su una diffusione della decisionalità in modo specifico nei diversi ambiti fino ad arrivare a rendere possibile la centralità dell’equipe, si rende necessaria la presenza di un ambito decisionale di connessione tra il centro (assemblea e cda) e le equipe per rendere possibile un governo dei servizi decentrato e al contempo corresponsabile. Fino a questo momento tale ambito di connessione è rappresentato dai Settori (Comunità, Adm, Promozione, Famiglie) che fondano il proprio compito sul contenuto specifico di servizi di tipo omogeneo.
Si è fatta progressivamente strada la convinzione che fosse più generativo per la cooperativa focalizzare lo sviluppo, e quindi il modello organizzativo, sul tentativo di costruire una presenza unitaria, efficace e di senso all’interno dei territori nei quali la presenza di Comin, come detto, si è fatta significativa. Per questo, a poco a poco, si è fatta largo l’ipotesi di basare l’organizzazione della cooperativa sulla valorizzazione dell’appartenenza territoriale piuttosto che sull’affinità del contenuto pedagogico dei servizi. Un cambiamento strategico di ottica, una scelta difficile e come al solito per noi, piuttosto lunga, perché conclusione di un percorso di condivisione e di riflessione comunitaria.
Nei fatti alla fine del 2009, all’interno degli obiettivi prioritari per il 2010 l’assemblea assegna alla cooperativa il compito di costruire un modello organizzativo basato sulle Unità territoriali invece che sui settori. Alla fine l’assemblea dei soci dell’8 novembre 2010 approva il nuovo modello organizzativo basato appunto sulle Unità Territoriali (Ut). Come detto non si tratta solo di una riorganizzazione gestionale quanto piuttosto di una scelta fatta nell’intento di enfatizzare e favorire lo sviluppo della presenza di Comin, che si sente come realtà territoriale specifica dei luoghi in cui ormai è presente da tempo.
Su queste basi si sono costituite così cinque Unità territoriali riferite agli ambiti di:
- Milano
- Paderno e Garbagnate
- Rhodense
- Pavia
- Giussano
Vediamo in questa tabella la durata della presenza di Comin e i servizi presenti in questi territori
| Territorio | Anno d’inizio | Interventi sviluppati |
| Milano zona 2 | 1981 | Comunità Golfo Aranci e Bicocca, ADM, Progetto Astrolabio, Progetto Cassiopea, Centro La Madia (Specchio D’alice, Familiarmente, COSF, Unduetre a casa, Il Giardino della Madia), Progetto Affidabile, Gabbianelle e gatti, Rane volanti |
| Milano zona 9 | 1993 | Filo d’Arianna, ADM con accreditamento |
| Paderno | 1995 | ADM, ADM a gruppo, Centro Carcatrà, Interventi a scuola, Progetto Casa Ecologica, Progetto Luoghi Comuni, Progetto Agorà |
| Garbagnate e Comuni Insieme | 1996 | Centro Picchio Rosso, Ludoteca Bariana in Gioco, progetto Luoghi Comuni, Spazio Giovani, ADM con accreditamento |
| Novate | 2004 | ADM, ADM a gruppo |
| Rho | 2004 | ADM, rete famiglie distrettuale |
| Settimo Milanese | 1998 | ADM/ ADH, Intervento a scuola, Terraluna, Dai Bimbi |
| Arese | 2007 | ADM |
| Ufficio di Piano Rhodense | 2005 | Spazio Neutro Arimo |
| Cornaredo | 2009 | ADM |
| Pavia | 1997 | Comunità familiare Il Melograno Comunità familiare La nostra casetta Comunità familiare Cascina Giulio Rete famiglie accoglienti |
| Giussano | 2004 | Comunità familiare La Piroga |
| Mariano Comense | 2007 | Rete famiglie accoglienti |
| Altri | Rete famiglie distrettuale Gorgonzola Rete famiglie distrettuale Magentino Rete famiglie Abbiategrasso Progetto la Girandola |
Come si evince dalla tabella, la presenza di Comin in queste Unità territoriali è molto diversificata riguardo al tempo di presenza e al numero e alle caratteristiche degli interventi sviluppati.
Questi aspetti rendono più complesso ed articolato il ripensamento organizzativo, nel tentativo di favorire in modo organico lo sviluppo della presenza della cooperativa nei diversi territori preservando unitarietà e corresponsabilità nella crescita dell’unico progetto cooperativo. Esistono poi servizi come le comunità e, in modo ancor più specifico, i progetti di affiancamento alle esperienze di accoglienza familiare che, pur avendo una presenza significativa nei territori a cui appartengono, hanno una gestione tecnica sovra territoriale. Questi elementi hanno richiesto la sperimentazione continua per affinare le modalità di lavoro ed il rapporto tra i diversi ambiti della cooperativa, come cercheremo di analizzare nel prossimo articolo.
In questo contesto un aspetto da monitorare nel lungo periodo è lo sforzo di definire il modo migliore per mantenere, a fronte di questa riorganizzazione, il confronto tra progetti e servizi omogenei in relazione alla tutela e allo sviluppo dei contenuti tematici e all’efficacia pedagogica dei servizi.
Anche la definizione e la composizione delle Unità territoriali è stata necessariamente un elemento fluido da monitorare e ha registrato alcuni cambiamenti in seguito alla crescita o al ridimensionamento della presenza di Comin nei diversi contesti.
In particolare segnaliamo la costituzione della nuova UT Martesana nel territorio di Cernusco, l’accorpamento delle Ut Garbagnatese e Rhodense in un’unica UT denominata Ovest e in tempi più recenti il cambio di nome dell’UT Giussano che ora è denominata UT Brianza. di nuove forme per contrastare la marginalità del lavoro sociale, all’interno dei coordinamenti in cui siamo inseriti. Si è cercato però, nonostante questa situazione, di sviluppare scelte di conciliazione vita – lavoro che alleviassero per quanto possibile le condizioni di lavoro dei soci. Di questo parleremo nell’ultimo articolo di questo capitolo.
