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Rane volanti – ovvero “Libertà e (è) partecipazione”

E’ in un giugno di molti anni più tardi, che mi metto a scrivere di Rane Volanti, progetto finanziato dalla Fondazione Cariplo nell’ambito dei bandi per la promozione della coesione sociale nel 2009.

Non potrei prescindere dall’idea di costruzione partecipata, per descrivere quanto è avvenuto in quegli anni. E mi spingo a dire che forse l’esito più significativo di Rane Volanti non sta nell’averne realizzate le azioni, ma nell’averlo costruito insieme, gettando i presupposti per un lavoro di rete i cui esiti – lo dico qui non da operatrice sociale ma da abitante della zona – si vedono ancora oggi.

Ma cominciamo dall’inizio: il titolo.

Perché “Rane volanti”? Beh… l’idea è frutto di un brainstorming quasi demenziale. Il progetto ha tra i propri assi portanti il Naviglio Martesana. E cosa lega, cosa accomuna chi percorre le strade attorno al Naviglio? L’acqua, certo. La ciclabile, forse. Il parco, ma è banale.

Le nutrie, ma possiamo forse intitolare un progetto (ancora in cerca di finanziamenti, ndr) a un animale inviso ai più? Tra l’altro: ma cosa avete contro le nutrie? Vabbeh.

Le rane. Ecco, le rane vanno già un po’ meglio. Le rane fanno molto campagna lombarda, gracidio amichevole, e tutto sommato non sono animali così schifosi.

Faccio un giro sul web (sì, sono appena fuori la soglia critica della “boomer” quindi il web lo consultavo già, nel 2009) e scopro che esistono queste raganelle, di norma piccole e con diverse varianti di specie a seconda dell’ambiente in cui si insediano, che hanno sviluppato la capacità di planare per brevi tratti, utilizzando come “ali” le membrane in mezzo alle dita. Questa caratteristica permette loro di sfuggire ai predatori senza mettere in campo grandi espedienti di forza e – allo stesso tempo – le rende più delicate, capaci di posarsi sulle cose senza fare rumore o muovere acqua.

Certo, non sono animali autoctoni nel Naviglio (e spero che a nessuno mai venga in mente di metterceli, visto che sono indonesiani), ma la suggestione è forte: chiameremo il progetto Rane per omaggiare il nostro “naviglio piccolo” ma anche Volanti per ricordarci che sulle cose bisogna posarsi con garbo, magari dopo averle osservate attentamente dall’alto prima di scegliere il punto su cui planare.

E cominciamo dal titolo, che nella sua versione definitiva sarà Rane Volanti. Tra strade, vie d’acqua e d’aria per incontrarsi nel territorio, per raccontare anche come il progetto sia nato da una grande esperienza di partecipazione.

Il logo, tanto per cominciare, è stato l’esito di un piccolo concorso lanciato in zona durante lo Studio di Fattibilità, cioè di un percorso promosso da Comin, Casa della Carità e dall’Università degli Studi di Milano che ha:

– mappato la zona (bisogni, risorse, aspetti critici, desideri…) coinvolgendo sia singoli cittadini cui sono stati somministrati questionari e con cui abbiamo organizzato focus group e interviste in profondità;

– radunato una vasta rete di partner (associazioni, cooperative sociali, comitati, enti, …) che hanno condiviso l’obiettivo generale di creare sul territorio reti di prossimità e azioni di animazione socioculturale in grado di convogliare le domande dei cittadini residenti e di restituire all’esterno un’immagine veritiera dei sistemi virtuosi presenti in quartiere, incrementando la percezione di sicurezza e possibilità di accedere ai servizi;

– raggiunto degli interlocutori privilegiati, non tanto perché rappresentanti di gruppi formali quanto perché in grado di analizzare la zona e le sue dinamiche da un punto di vista competente per esperienza diretta, presenza costante sul territorio, o per competenza sui temi specifici.

L’esito finale dello Studio consegnato alla Fondazione, che ha poi permesso di accedere al secondo step di presentazione del progetto definitivo, è stato la composizione (quasi) definitiva del gruppo dei partner, con cui si è poi scritto un progetto declinato in azione, ciascuna delle quali ha avuto il proprio responsabile individuato nel gruppo più competente sul tema e un budget specifico.

Sarebbe davvero complesso dar conto di tutto quanto realizzato da Rane Volanti, pertanto preferisco rimandare i più curiosi alla lettura dei documenti progettuali più interessanti (grazie a Claudio ho scoperto un archivio enorme, che avevo dimenticato). Se scorro ora l’elenco delle azioni allora pensate con coraggio quasi avanguardista (una mappa interattiva della zona, per dirne una solamente) mi viene da sorridere a pensare come tutto cambi nel giro di pochi anni. Controllo per curiosità se il sito www.ranevolanti.net esiste ancora e… ovviamente no, superato dall’avvento dei social allora considerati poco più di un gioco per ragazzini; penso alle riflessioni di allora sull’accessibilità alle informazioni, risolte con bacheche fisiche, presidi in carne ed ossa, eventi e riunioni oceaniche. Sembrano storie di un altro secolo. Eppure.

Eppure percorro ancora le stesse strade, poso lo sguardo sul Naviglio piccolo che scorre sempre uguale, nonostante le sue sponde negli ultimi quindici anni siano così cambiate, nel loro ospitare i nuovi segni della gentrificazione, e continuo a vedere quelle stesse ranocchie planare sulle questioni che animano i cittadini di questa parte di città, come se la linea tracciata non si fosse mai interrotta per davvero.

La rete

È esperienza quotidiana: ogni volta che – da operatrice sociale che ora lavora altrove ma mai abbastanza distante da perdere di vista il Naviglio – ho bisogno di un riferimento in zona per qualche utente, penso puntualmente a qualche snodo di quella rete. Che sia qualcuno che cerca lavoro, un bambino che ha bisogno di un aiuto per i compiti, una ragazzina cui serve un supporto psicologico… io vado a cercare quei nodi, e se non indovino subito la connessione giusta, scopro sempre che passando da un punto all’altro, non trovo alcun filo spezzato anzi… le maglie della rete sono fitte, e difficilmente potrei cadere di sotto.

Negli anni sono nate mille altre espressioni dell’abitare il quartiere, ma quell’esperienza non si è mai davvero persa e ci si ritrova a raccontarla e a prendere spunto. A ricordare e aggiustare il tiro.

Il protagonismo

Cambia il tempo ma non si perde il senso. Rane Volanti aveva voluto stimolare l’autopromozione di gruppi anche informali e portare le persone a riprendersi le piazze. Se penso alla piazza dell’Anfiteatro ma anche alla “nuova” Mosso e a molti altri luoghi ridefiniti e riqualificati, mi viene da pensare che una volta tirati fuori di casa difficilmente i cittadini sono disposti a rientrarvi. Ed è un bene.

Gli spazi

Uno su tutti, l’Anfiteatro, di cui già ci ha parlato Max… Un luogo che – come altri – ha attraversato vicissitudini di molti tipi e visto un uso sempre diverso dei propri “muri”. Forse uno spazio ancora in cerca della propria identità? Non direi: gli spazi si trasformano, come chi li abita.

La cosa fondamentale è che gli spazi dimenticati perché nessuno ne aveva mai preso possesso prima di una certa data (il 2010, per l’Anfiteatro) ora sono parte della storia collettiva del quartiere e difficilmente saranno dimenticati e torneranno all’incuria, se abbiamo acquisito l’abitudine a vederli aperti e vivi, nonché la capacità di drizzare le antenne quando qualcosa non ci torna.

E da ultimo: la comunicazione

Rane Volanti è stato un grande esperimento collettivo, oserei dire una sorta di assemblea permanente durata tre anni che ha coinvolto centinaia di cittadini attraverso i soggetti più attivi in zona. Oggi i metodi per tenersi in contatto sono cambiati, ma mi pare di vedere sopravvivere l’idea di incontrarsi e confrontarsi, stringendo alleanze e – qualche volta – camminando in direzioni opposte. Ma l’importante, si sa, è rimanere in movimento.