Chiudiamo questo capitolo presentando una forma nuova di appartenenza esterna. Una forma nuova rispetto sia all’adesione alle organizzazioni di secondo livello, di cui abbiamo parlato negli articoli precedenti, e anche rispetto alla partecipazione alle Ati con cui Comin ormai in modo abituale gestisce progetti o servizi complessi.
Nel corso del tempo si è costruita attorno a Comin una rete di cittadini, di piccole associazioni che intrecciano in modo stretto le proprie attività con quelle cooperativa. Alcune in modo transitorio, in modo intenso ma per qualche tempo, alcune in modo stabile fino al punto di rendere chiara la percezione di essere parte di una stessa storia comune. Abbiamo chiamato questa realtà Arcipelago proprio nella convinzione di essere isole diverse tra loro connesse perché affacciate sullo stesso mare.
Pian piano alcune delle relazioni attuate con famiglie, con cittadini singoli o con piccole associazioni si sono stabilizzate fino a diventare parte integrante, a volte non esplicitamente visibile, nel costruire la presenza sociale e operativa di Comin.
Un momento significativo che ha iniziato a dare visibilità a questa importante realtà possiamo riconoscerlo nel Festage che si è tenuto alla Madia l’8 ottobre del 2011. Lo abbiamo chiamato Festage perché voleva essere una festa e contemporaneamente una sorta di Stage in cui conoscersi e ascoltare esperienze suggestioni proposte per arricchirci reciprocamente. Il titolo che abbiamo dato a questa iniziativa è appunto L’arcipelago: isole diverse con un mare in comune. Nella sezione Approfondimento potrai consultare la sbobinatura degli interventi.
È utile per avere un quadro visibile dell’Arcipelago fare la presentazione delle realtà intervenute:
- Il primo intervento riporta la preziosa esperienza delle famiglie che da alcuni anni vivono nelle nostre comunità familiari. Significativa accanto alla loro la testimonianza di un’educatrice delle stesse comunità e una rappresentante dei volontari che affiancano le comunità;
- Sono intervenute in seguito in modo caldo alcune donne dell’associazione Misericordia di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente;
- Poi un’altra esperienza già conosciuta: Paolo ha presentato esperienze e punti di vista del Comitato genitori del Giardino, un po’ come se fosse in casa propria lì alla Madia;
- Non poteva certo mancare La Carovana – famiglie accoglienti in movimento. In sintesi una famiglia affidataria presenta Mission e iniziative di questa associazione ormai realtà davvero importante nell’operatività di Comin;
- Davvero prezioso e sincero l’intervento di Sguardi l’associazione di famiglie con cui Comin sta per iniziare La Girandola un importante progetto innovativo nel quale a Cernusco una comunità di famiglie accoglierà accanto alla nostra comunità di Golfo Aranci che cambierà casa
- C’era anche l’Albero della Macedonia, una comunità di famiglie accoglienti formata da 4 famiglie, 2 di origine marocchina e 2 di origine italiana, tante persone, famiglie con figli naturali e bambini in affido; ci sono tante teste e tante persone con culture diverse, ogni giorno si allenano nella palestra delle differenze, differenze di tipo culturale, religiosa e di opinioni.
- Molto toccante l’intervento di una mamma del Carcatrà che, a partire dalla scelta del Comune di Paderno Dugnano di chiudere il centro, sottolinea la validità dell’esperienza del Carcatrà e il forte dispiacere per la sua chiusura e chiude il proprio intervento con queste parole: È stata una grande perdita per la città. Quello che chiediamo a Comin è di mantenerci cariche, di non dimenticarsi di noi.”
- Dopo di lei altre mamme: quelle del progetto Cassiopea che testimoniano l’importanza di questo progetto per le loro famiglie ricongiunte e le loro scelte di diventare parte attiva del progetto anche quando i loro figli sono cresciuti e non lo frequentano più per sostenerlo e per stare vicine alle altre mamme.
- Per ultimo interviene la Ciclofficina Ponte giallo che rappresenta in un certo qual modo tutte le realtà che in questi anni hanno collaborato con Comin dentro e fuori dall’Anfiteatro Martesana.
Riportiamo uno stralcio della conclusione dell’allora presidente della cooperativa Vincenzo Salvi:
La Comin si aspetta dalle famiglie, dai gruppi, dalle associazioni di poter costruire insieme progetti, non basta infatti la professionalità e la laurea in scienze dell’educazione o in psicologia per riuscire a trovare le risposte giuste ai tantissimi problemi che incontriamo durante il nostro percorso, siano i problemi delle singole persone in difficoltà, siano i problemi dei quartieri in difficoltà, relativi alla qualità della vita nelle nostre città. Vogliamo trovare insieme a voi soluzioni perché da soli non ce la facciamo, tanto più lo si fa insieme tanto più le risposte a questi problemi sono efficaci.
Può essere utile spiegare il motivo del termine Festage che potrebbe apparire poco chiaro. Si è infatti trattato di un incontro con l’arcipelago prima dello stage che si terrà l’anno successivo a Bobbio sullo stesso tema. Si legge infatti nel Bilancio sociale 2011: Le riflessioni di approfondimento scaturite da quel prezioso momento in preparazione dello stage hanno seguito soprattutto tre piste di lavoro: sviluppo nel lavoro sociale di sensibilità professionali in grado di collaborare con le risorse informali valorizzandole; approfondimento dell’identità e della mission di cooperativa, in quanto impresa economica per il cambiamento sociale; il socio lavoratore tra vulnerabilità e felicità, per una rinnovata attenzione alla costruzione di condizioni di lavoro felici e per facilitare tra i soci l’emersione di nuove prospettive e di nuove energie.
Vi proponiamo la visione di un video che presenta visi ed espressioni di quella bella giornata.
Abbiamo riportato il racconto del Festage, presentando le realtà presenti, per fornire un quadro, anche se non del tutto completo, della composizione e del senso dell’Arcipelago in quel periodo. Come detto alcune di queste realtà hanno avuto vita transitoria, altre hanno cessato la collaborazione con noi. Altre invece si sono stabilizzate al nostro fianco, integrando la propria azione nell’attuazione di una Mission e di una presenza sociale condivisa. Altre poi si sono aggiunte nel tempo nel contribuire alla nostra storia con un ruolo nell’operatività ed un significato importante per l’identità stessa di Comin.
Concludiamo riportando un brano della Relazione di fine mandato 2013, riferito appunto all’Arcipelago:
In questi anni è diventato significativo il numero dei cittadini e delle associazioni coinvolti operativamente in alcuni dei nostri interventi. Abbiamo chiamato questa realtà come “arcipelago”. È ormai abituale accorgersi come nella stessa giornata si svolgano iniziative contemporanee promosse dalla nostra cooperativa, che vedono la partecipazione di un numero significativo di cittadini, tra cui alcuni soci. È un dato di realtà che ci dice molte cose sulla Comin: alcune di esse ci fanno piacere, altre aprono riflessioni sulla cooperativa, che nel suo insieme spesso non è nemmeno consapevole di quello che complessivamente mette in campo. Certo è fuori luogo prefigurarsi una partecipazione massiccia dei nostri soci a tutte queste iniziative; necessario deve essere invece lo sforzo di patrimonializzare, in modo collettivo, quello che facciamo, perché il sapere prodotto porti frutto in tutti i nostri interventi.
Sono diverse la suggestioni che emergono da queste affermazioni. Queste le più significative: Una cooperativa che potremmo dire “diffusa” e dai confini sfrangiati e la difficoltà di sintetizzare e di patrimonializzare azioni e sapere prodotto per comunicarlo, in primis al proprio interno.
Tutto questo è segnale di una cooperativa radicata e appartenente alla comunità che però ha bisogno di attrezzarsi per riuscire a crescere in modo positivo e condiviso al fine di mantenere una presenza sociale aperta e sempre più generativa.
