È difficile definire cosa sia stato lo Specchio di Alice. Nel progetto iniziale presentato alla Fondazione Umanamente viene definito come un centro diurno per famiglie, che stanno attraversando momenti di particolare difficoltà. Questa definizione però non è certo in grado di presentare le peculiarità e la ricchezza di questa esperienza, anche perché nel nostro territorio non è prevista né si è sviluppata questa tipologia di servizio. Il dovervi raccontare di questa esperienza è una bella opportunità per me poiché mi riporta alla memoria e mi consente di approfondire contenuti e bellezze delle storie che hanno abitato lo Specchio in quegli anni. C’è però anche un grande spicchio d’amaro in questi ricordi: in fondo non sono mai riuscito a farmi una ragione del perché non siamo stati in grado di dare continuità ad un’esperienza così viva e feconda.
Mi sento anche un po’ intimidito, incapace di riuscire a raccontare in modo efficace ma in questo sono rassicurato dalle testimonianze degli operatori che sapranno trasmettere freschezza e profondità meglio di me. Ma come al solito addentriamoci nel racconto un passo alla volta.
Cominciamo dal nome. Facile il riferimento: Il servizio prende il nome dal libro di Lewis Carroll “Attraverso lo specchio”, seguito di “Alice nel paese delle meraviglie”. Ci si riferisce:
- al viaggio, metafora di un percorso di crescita:
- allo specchio, luogo di incontro e di scambio di visioni e di prospettive diverse, di identità ricostruite e riconosciute nella relazione.
Facciamo finta che lo specchio sia diventato morbido come nebbia. Ecco guarda: sta diventando una specie di brina …. Passare d’altra parte sarà facilissimo (Lewis Carroll, Attraverso lo specchio 1871)
Lo Specchio è una casa, un luogo destinato all’incontro tra famiglie e bimbi che stanno vivendo un momento particolarmente difficile. Molto chiara la descrizione fatta nel dépliant di presentazione alle famiglie: Lo Specchio di Alice assomiglia ad una casa, c’è posto per cucinare e mangiare, c’è posto per giocare, un posto per far dormire i bambini ed un cortile.
Un posto ed un tempo per chiacchierare e ragionare insieme; è frequentato da un piccolo gruppo di genitori e di loro bambini e da un piccolo gruppo di educatori.
Ci si prenderà cura dei bambini come a casa propria ma non da soli, come spesso succede.
Quando si sta con i propri figli a volte ci si sente bravi e pieni di gioia, a volte arrabbiati, stanchi e pieni di paura; allo Specchio di Alice ci si potrà confrontare con gli altri genitori o individualmente con gli educatori nel rispetto del proprio modo di essere genitore.
La famiglia deciderà insieme all’assistente sociale e agli educatori gli obiettivi e i tempi della partecipazione allo Specchio di Alice.
Importante quindi la casa: un appartamento di circa 120 mq, costituito da un ampio soggiorno/cucina, una stanza per i giochi dei bambini, una stanza per la nanna e i giochi dei più piccoli, un bagno attrezzato e una stanza per gli incontri fra adulti. L’ambiente è familiare e accogliente, c’è la possibilità di personalizzarlo, di avere i propri spazi riservati e di prendersene cura, di sperimentare la bellezza di abitare la quotidianità.
Ma cosa si fa in questa Casa? È con piacere che vi rimando alle slide di una piacevole presentazione fatta ai servizi sociali dagli operatori dello Specchio nel giugno del 2007, un anno e mezzo dopo il suo avvio.
Allo Specchio si condividono i momenti quotidiani legati alla cura dei figli (l’igiene personale, l’alimentazione, gli aspetti sanitari ecc.), si prepara da mangiare e si pranza o si cena assieme, si sta insieme liberamente oppure si partecipa ad attività strutturate per adulti e bambini, condividendo giochi, attività stimolanti per l’apprendimento, organizzando concretamente la giornata. Insomma si sperimentano relazioni con altri adulti, famiglie e operatori, condividendo momenti quotidiani significativi, confrontandosi sugli stili educativi, raccontando la propria esperienza.
L’attività è infatti articolata in due moduli:
- Modulo piccoli per genitori con figli minori nella fascia d’età 0-4 anni, aperto quattro mattine alla settimana.
- Modulo grandi per genitori con figli minori (4-9 anni) inseriti nella scuola d’infanzia e nelle scuole elementari aperto tre pomeriggi alla settimana.
Gli interventi sono sempre rivolti ad un gruppo ristretto di famiglie (4-5) e come detto oltre alla gestione condivisa delle attività quotidiane sono previste anche azioni strutturate come incontri a tema, dialogando fra adulti, utilizzando strumenti narrativi (film, fotografie, letture ecc.). Tutto questo offre la possibilità di scambiare le proprie esperienze, di confrontarsi sulle modalità di rapportarsi con i figli, di darsi reciprocamente consigli educativi.
Un punto di forza dello Specchio consiste poi anche nel collegamento con il resto della vita della Madia, incrociando a volte le attività degli altri gruppi che la abitano. In particolare davvero preziosa la possibilità di scendere giù in giardino e incontrare le famiglie del territorio che lo frequentano abitualmente.
Oltre alla vita comunitaria e agli interventi a gruppo allo Specchio rivestono importanza, all’interno dell’intervento educativo, anche momenti individuali riservati alla specifica famiglia che possono avvenire:
- presso il domicilio del nucleo, per conoscersi meglio, coinvolgere altri membri della famiglia, passare competenze acquisite al centro nel contesto di vita della famiglia ecc.;
- presso il territorio in cui abita la famiglia, per favorire l’accesso ai servizi sanitari, l’inserimento nelle strutture scolastiche, la ricerca di opportunità lavorative o di altro genere
- presso il centro, ricavandosi spazi di confronto riservati con gli educatori;
Grande la potenza educativa delle giornate allo Specchio. Importante il contributo dato dalle famiglie: importante rispecchiarsi negli altri, scoprire nel comportamento dell’altro un nuovo modo di vedere e di rapportarsi al proprio figlio, crescere nel confronto e sentirsi autorizzati a dire la propria anche alle altre mamme o agli altri papà. Sono esperienze che fanno crescere. Naturalmente però tutto questo diventa possibile ed efficace perché si integra e viene coordinato dalla competenza professionale degli operatori dell’équipe. Sì Lo Specchio è stata anche una importante esperienza professionale per gli operatori e ha reso possibile la costruzione di un sapere e di nuove metodologie nel lavoro di sostegno alla genitorialità in situazioni multi problematiche. Ai nostri occhi qui si sono unite le competenze costruite nei due ambiti di lavoro storici della cooperativa: l’accoglienza in comunità e il servizio di educativa domiciliare. La stessa composizione della prima équipe ce lo dice: Paola, Mirko e Silvia sono esperti educatori di ADM; Antonio, Gaia e Michela hanno invece alle spalle una lunga esperienza nelle comunità. All’interno del progetto con Umanamente è stato possibile dare uno spazio significativo alla riflessione e alla formazione. In primo luogo il giusto riconoscimento al prezioso ruolo svolto dal supervisore del progetto, Il dottor Andrea Gazziero, che forte della propria esperienza professionale ha fornito piste di approfondimento e di arricchimento alle competenze professionali degli educatori. Tra le esperienze formative ricordiamo come particolarmente importante il confronto con il Metodo Hansen che caratterizzava un’esperienza similare attiva in quegli anni in Inghilterra. È stato possibile anche confrontarsi direttamente, all’interno di un convegno che presentava l’esperienza nella nostra città.
Importante il ruolo svolto dal Servizio sociale nella gestione del progetto di ogni singola famiglia. Gli obiettivi della partecipazione allo Specchio vengono definiti in modo chiaro ed esplicito e congiuntamente, tra il Servizio sociale, gli operatori dell’équipe e la stessa famiglia che deve avere ben chiaro in mente i motivi dell’invio e gli obiettivi per cui vuole lavorare.
Ma quali sono le famiglie dello Specchio di Alice?
Presentiamo a questo proposito i dati relativi ai primi due anni di attività:
Tra le 48 situazioni proposte 29 hanno frequentato Lo Specchio di Alice. 15 sono state inserite nel modulo del pomeriggio; 13 in quello del mattino; 1 è stata seguita il sabato.
Rispetto alle situazioni prese in carico 15 prevedono la presenza del padre, con modalità e tempi differenti a seconda del progetto d’intervento; 19 sono famiglie straniere o miste.
Tra queste situazioni si possono evidenziare alcune tipologie di intervento più frequenti:
- Interventi a favore di coppie conflittuali (10 situazioni)
In tali situazioni l’équipe educativa, laddove esiste una disponibilità al confronto, prevede momenti di presenza al Centro anche del genitore convivente al fine di mediare tra “i due mondi relazionali” del minore.
- Interventi a favore di mamme minorenni o di nuclei giovani (6 situazioni)
In questo caso sono stati attivati progetti di sostegno affiancando le madri sia concretamente (nel momento della pappa, del bagnetto, nelle vaccinazioni, nell’iscrizione al nido) sia relazionalmente offrendo uno spazio in cui potersi confrontare sulle proprie paure, le proprie incertezze, le aspettative per il futuro, il rapporto con i propri genitori (soprattutto con la propria madre). L’intervento di gruppo in queste occasioni risulta molto efficace in quanto le mamme più “adulte” che frequentano il Centro giocano un ruolo “materno” con le mamme più giovani, passando competenze sulle quali si sentono sicure e sentendosi a loro volte valorizzate.
- Interventi in situazioni in cui si riscontrano forti inadeguatezze educative (13 situazioni).
Le famiglie appartenenti a questa categoria sono spesso già conosciute da tempo dai Servizi Sociali e sono caratterizzate dalla presenza di più problematiche (difficoltà educative, bisogni materiali, isolamento sociale, difficoltà integrazione culturale…).
Ci riferiamo a situazioni molto compromesse in cui è a rischio la tutela dei figli minori. In questi casi è importante che la famiglia sia messa al corrente del mandato che gli operatori del Centro ricevono dal Servizio sociale e dopo un primo periodo di conoscenza è necessario esplicitare ai genitori in modo molto chiaro quali siano i comportamenti inadeguati, come si modulerà l’intervento per portare dei cambiamenti. In molti casi l’obiettivo principale diventa quello di portare i genitori a riconoscere ed avere la consapevolezza di quelli che sono i propri comportamenti inadeguati e le conseguenze sui figli, per individuare poi quelle che potrebbero essere le soluzioni, fossero anche dolorose.
Nel corso dei primi due anni sono state dimesse 14 famiglie: 9 famiglie hanno raggiunto gli obiettivi prefissati, tra queste 5 dopo un affiancamento educativo sono state accompagnate ad accettare in modo consapevole altri progetti del territorio (adm, servizi specialistici), 2 non potevano garantire una frequenza minima a causa di eventi famigliari emersi successivamente alla presa in carico (gravidanza a rischio, arresti domiciliari), 2 manifestavano una scarsa adesione e comprensione del percorso educativo proposto, 1 famiglia era in difficoltà a mantenere una continuità di frequenza, per un’oggettiva lontananza dal Centro.
Nel dicembre del 2007 si conclude il progetto finanziato dalla Fondazione Umanamente (vedi Relazioni di restituzione.) Per Lo Specchio di Alice si è resa necessaria la prosecuzione del finanziamento fino a luglio del 2008. Il motivo di questa prosecuzione risiede nella complessità del rapporto con la direzione dell’assessorato ai Servizi sociali del Comune di Milano. Dall’inizio del 2007 era in atto un’interlocuzione congiunta, cooperativa e fondazione, con il comune di Milano, con l’obbiettivo di rendere possibile la prosecuzione della sperimentazione attraverso la stipula di una convenzione diretta tra il comune e la nostra cooperativa. (Vedi Documento presentato a Daverio, allora Direttore di Settore). Alle dichiarazioni d’interesse, derivate dagli esiti positivi della collaborazione con i servizi sociali responsabili dei casi seguiti durante la sperimentazione, facevano seguito rinvii, tentennamenti e difficoltà di tipo burocratico che rinviavano la convenzione. Per questo, a dicembre del 2007, in seguito a rassicurazioni della direzione dell’assessorato, la Fondazione decideva di prorogare per un semestre il sostegno allo Specchio. Nei fatti poi neanche a luglio il Comune ha ritenuto possibile stipulare una convenzione, poiché non riusciva ad inserire un servizio che prevede la presa in carico unitaria dell’intero nucleo, in una delle tipologie di servizio previste all’interno della riorganizzazione dell’intero sistema, decidendo di proseguire gli interventi con progetti individuali caso per caso con pagamento di una retta. Si è andati avanti in questo modo per un anno, perché, a giugno 2009, l’Assessorato ci comunicava la sua intenzione di sospendere il rapporto con lo Specchio di Alice perché era ritenuto inopportuno proseguire con la modalità del pagamento su progetti individuali e non era ancora stata identificata la categoria in cui inserire il servizio. Ci veniva chiesto di pazientare perché l’ipotesi era quella di verificare nel tempo la possibilità di prevedere, una volta conclusa l’attuale riorganizzazione, una nuova categoria d’interventi, nella quale inserire servizi come Lo Specchio d’Alice. Cosa che però non si è mai realizzata. Nel frattempo lo Specchio ha continuato per poco la propria attività anche grazie a un finanziamento temporaneo, all’interno del progetto Familiarmente cofinanziato da Fondazione Cariplo. Così a poco a poco il bel viaggio dello Specchio di Alice si è concluso. E di questo come detto all’inizio non riusciamo ancora a farcene una ragione. Consola o accentua lo sconforto la testimonianza di una mamma che ci ha scritto questa lettera.
Dopo questa cronaca degli eventi è arricchente ascoltare dalla voce diretta di operatori che hanno costruito e vissuto questa preziosa esperienza educativa. Lo possiamo fare in due modi. Qui possiamo ascoltare comodamente la testimonianza di Paola, coordinatrice del progetto: Link all’audio
Nel prossimo articolo i ricordi e la preziosa ricostruzione del metodo educativo presentata in modo caldo e profondo da Mirko.
