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Organizzare l’equipaggio

Ridefinizione delle regole del lavoro

L’aumento del numero dei soci lavoratori ha comportato l’esigenza di chiarire più in dettaglio le regole del lavoro, per prevenire e/o far fronte ad eventuali conflitti tra i soci riguardo alla gestione del lavoro. Impegno delicato anche in considerazione della cultura costruita negli anni dalla cooperativa a questo riguardo.

Si legge nella Relazione di fine mandato 2007 del Cda: “il tema del lavoro in cooperativa ha rappresentato un importante e complesso capitolo di riflessione per tutto il triennio. Il momento centrale di questo percorso è rappresentato dallo stage dei Resinelli del novembre 2005. È stato un fine settimana di lavoro intenso: ricchi di significato i contenuti emersi, efficace il metodo di lavoro; alta la partecipazione e il coinvolgimento. Anche dopo lo stage è proseguito il percorso di approfondimento che ha portato all’approvazione assembleare (ottobre 2006) di un documento condiviso nel quale si definiscono con chiarezza spirito e regole del lavoro nella nostra cooperativa.” 

Il primo elemento di miglioramento di questo triennio riguardo alla gestione del lavoro è da vedersi nella costituzione e nel consolidamento del Gruppo Personale: è composto dai referenti dei settori per la gestione del lavoro oltre al coordinatore della cooperativa ed ha il compito di rendere possibile l’utilizzo più efficace del lavoro dei soci, valorizzando le capacità e le aspettative specifiche di ciascuno, di facilitare il superamento di eventuali momenti di fatica di singoli o di equipe e di integrare le diverse modalità di lavoro di ogni settore. Il Gruppo personale ha svolto la regia in questo processo di definizione delle regole.

È da ribadire a questo proposito la nostra ferma convinzione della necessità di affiancare alla definizione delle regole interne del lavoro anche un impegno culturale rivolto all’esterno con l’obiettivo di favorire un ripensamento complessivo riguardo alla marginalità del lavoro sociale nel sistema socio- politico, che ci pone nella schiera dei milleuristi. Per questo si sostiene all’interno delle federazioni di cui facciamo parte la necessità di sviluppare un dibattito importante e visibile nel Paese a questo proposito.

Dicevamo che la definizione delle regole del lavoro è per noi questione delicata. Si legge nella premessa del documento Dalla A alla T …: istruzioni per l’uso per una piena condivisione delle regole sul lavoro in Comin che rappresenta la conclusione di questo processo e che viene approvato dall’Assemblea dei soci nell’ottobre del 2006: “C’è una sorta di ‘pudore’ a parlare di regole sul lavoro in Comin, anche se in realtà non ci muoviamo in un vuoto normativo: esistono regole di servizio, prassi condivise e, rispetto alle norme generali, il Codice Etico della Cooperativa. L’esperienza del passato ci mostra però come la carenza di criteri abbia spesso prodotto sia prassi che nel tempo si sono rivelate non funzionali (un esempio: lo splafonamento di ore svincolato dal budget del Servizio…), sia situazioni di malessere, fatica con costi elevati per alcune persone… Può essere ‘faticoso’ parlarne ma l’intento non è certo quello di scolpire su pietra norme di comportamento. In un’organizzazione così complessa ed articolata come sempre di più la Comin sta diventando, è necessario individuare criteri/orientamenti condivisi cui fare riferimento, pur in un’ottica dinamica, proprio per garantire ad ogni Socio lavoratore equità nella risoluzione delle questioni lavorative che via via si pongono. Siamo consapevoli che non si potrà dare risposta a tutti i problemi aperti, né riteniamo positivo per noi burocratizzarci eccessivamente, ma crediamo che il nominarli e problematizzarli già crei lo spazio perché se ne possa parlare apertamente e promuova il senso di responsabilità e autoimprenditorialità di ciascun Socio. (Da qui il titolo dalla A alla T, per indicare che non è un lavoro concluso). Vi è poi un ultimo aspetto che ci preme evidenziare in sede di premessa. Mentre richiamiamo ancora il Codice etico del lavoro in Comin come fondamento valoriale che vuole informare organizzazione e regole gestionali, ci piace richiamare tra gli altri questo assunto di base: l’obiettivo prioritario del lavoro è rispondere con efficacia ai bisogni delle persone che accogliamo e con cui lavoriamo. Abbiamo, però, la chiara consapevolezza che questo porre l’accento sui bisogni/ diritti delle persone a cui ci rivolgiamo non è contrapposto, anzi presuppone, la continua tensione a rendere possibili, pur nel quadro attuale, condizioni di lavoro che garantiscano il più possibile situazioni di benessere per i soci lavoratori. È quindi elemento necessario per rendere possibile un lavoro sociale di qualità che siano garantite agli operatori condizioni di lavoro eque. Abbiamo, però, recentemente avvertito la necessità di affermare come, secondo il nostro approccio, non sia possibile fare il lavoro sociale perché “garantiti”: si intende dire che quando qualcuno, al di là di momenti transitori di stanchezza, non abbia più la motivazione o non sia più idoneo alla relazione con le persone con cui lavora, in generale non può più continuare solo perché questo è il suo lavoro. Questo da una parte richiede consapevolezza e sincerità nei singoli soci e dall’altra condizioni organizzative che rendano possibile il discernimento e le decisioni difficili, definendo e legittimando ambiti e percorsi. Aspetto importante da precisare è l’attenzione e l’investimento sul percorso professionale di ciascun socio e un metodo di lavoro che garantisca strumenti idonei di supervisione nel quotidiano come in eventuali momenti acuti di difficoltà.”

Un momento importante del processo triennale che ha portato alla definizione e all’approvazione di questo documento è da vedere, come detto, nello Stage Resinelli del novembre 2005. Vedi Proposta per lo stage

Nella sezione Approfondimenti è possibile leggere nel dettaglio i Contenuti emersi nello Stage. Qui riportiamo in sintesi l’impostazione generale del lavoro e alcune tra quelle che ci paiono le acquisizioni più significative. 

Lo stage è introdotto da una Relazione del coordinamento (cda della cooperativa) che presenta i fondamenti del lavoro in Comin sulla falsariga di quanto esposto sopra. Le relazioni successive cercano di presentare un quadro reale delle condizioni del lavoro nella nostra cooperativa: dapprima la Relazione del Gruppo personale presenta alcuni dati quantitativi oltre a definire nel dettaglio i propri compiti. Molto colorite le narrazioni delle condizioni specifiche del Lavoro in comunità, del Lavoro in ADM e nei gruppi oppure nel Lavoro con le famiglie affidatarie. Simpatica anche L’enigm(istic)a del settore prevenzione che presenta le condizioni fluide del lavoro nei servizi di questo settore. Questo il lavoro del sabato mattina. Al pomeriggio i soci si sono potuti confrontare divisi a gruppi di riflessione allo scopo di far emergere vissuti e punti di vista specifici di ciascuno. Gli esiti di questi confronti sono riportati nella Relazione dei gruppi di lavoro.

I lavori di domenica sono introdotti dalla Relazione conclusiva del dott. Kaneklin che, a partire dalla restituzione dei gruppi di lavoro e dal confronto con i conduttori dei gruppi, presenta propri spunti di lettura. Ricco ed interessante il contributo del professore che certamente non è possibile riportare, anche se è disponibile alla lettura. Qui possiamo in sintesi ricordare le quattro principali questioni da lui sollevate. 

  • Il primo nucleo su cui riflettere è proprio la Comin: perché ci mettiamo assieme in Comin? la Comin è un’organizzazione in movimento, ci sono segni che qualcosa si sta modificando: bisogna rintracciare quali sono i segni di questo movimento;
  • La seconda problematica è rappresentata dalla sfida dell’integrazione: equipe, settori, macro organizzazione. Inserimento dei nuovi e integrazione con la cultura costruita;
  • Il terzo tema è il fare politica: Comin e il suo rapporto con la società civile. La Comin a questo proposito è ovviamente piccola realtà. Necessità di creare connessioni. Prendere potere per dare agli altri il gusto di riappropriarsi del proprio potere;
  • L’ultima questione su cui sembra importante riflettere è: chi gestisce le persone? La questione dei ruoli, soprattutto dei ruoli di coordinamento. Il coordinatore è una persona attenta ai luoghi in cui è possibile elaborare le divergenze, i conflitti, in cui è possibile interpretare dei dati e delle informazioni, condividere o meno il progetto. Una persona che è più attenta a questo ambito della tutela degli spazi entro cui è possibile “elaborare le cose”, è anche attenta alla questione dei confini.

Non è possibile attendersi dal lavoro di confronto e formazione di uno Stage l’obiettivo di arrivare alla definizione operativa di soluzioni concrete ai problemi posti. È infatti proseguito nei mesi successivi un lavoro di approfondimento nel tentativo di arrivare alla definizione di regole per il lavoro in Comin.

Un momento centrale di confronto su questioni generali, consiste in una giornata seminariale interna organizzata dal Gruppo Personale dal titolo “IMPRENDITORIALITÀ DEL SOCIO, CENTRALITÀ DELL’ÉQUIPE, FUNZIONI DI COORDINAMENTO”. Sono disponibili nella sezione Approfondimenti gli Atti del seminario.

Come ricordato all’inizio, la conclusione di questo percorso di approfondimento è rappresentata dall’approvazione da parte dell’Assemblea dei soci nell’ottobre del 2006 del documento Dalla A alla T …: Istruzioni per l’uso per una piena condivisione delle regole sul lavoro in Comin che chi è interessato può consultare tra gli Approfondimenti.