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I  rapporti di potere interni all’organizzazione hanno un’influenza decisiva sull’efficacia della relazione educativa tra il singolo operatore e le persone che egli affianca e supporta. Il potere ha cioè una forte connessione con la creatività pedagogica: da questo punto di vista la differenza si gioca tra l’agire su mandato e l’agire sulla base della co-costruzione di obiettivi ed azioni. La gestione del potere presuppone in ogni caso la consapevolezza dei diversi elementi di contesto che determinano l’organizzazione e le condizioni del lavoro.

Come la fatica, anche il potere ha due facce. Vi è una concezione del potere come gioco a somma zero: se vinco io perdi tu, se il mio potere aumenta diminuisce il tuo. Vi è per converso una concezione del potere come gioco a somma positiva: vinciamo tutti e due, perché facciamo parte della stessa squadra. In questa seconda interpretazione, il potere è inteso come capacità di incidere su una trasformazione voluta, e quindi l’aumento di questa mia capacità accresce anche la tua. Crediamo che questo modo di intendere e praticare il potere sia quello che libera le possibilità dell’altro, che indirizza e armonizza nel lavoro comune l’espressione di ciascuno. Tale concezione del potere si basa essenzialmente sulla ricerca di intenzionalità condivise.

Più in specifico, possiamo dire che all’interno di un’organizzazione si può gestire il potere secondo una modalità policentrica e non necessariamente attraverso un flusso decisionale dall’alto verso il basso. Ad esempio al nostro interno il potere è distribuito tra tre autonome – e sinergiche – polarità (Assemblea-CdA / Unità Territoriali / Équipe di Lavoro) a cui la cooperativa richiede piena corresponsabilità con il resto dell’organizzazione. In questo modello, il tema fondamentale riguarda l’essere in grado di individuare forme efficaci capaci di garantire piena corresponsabilità tra le diverse parti della cooperativa. Ciò vale in particolare per le singole équipe di lavoro, perché per esse vi è il rischio di essere isolate, abbandonate a se stesse. Questo tipo di approccio è incisivo anche rispetto ai rapporti con le persone e i soggetti con cui la cooperativa lavora e intrattiene relazioni: individui, nuclei familiari, comunità.