C’era una volta una clessidra strampalata, che non riusciva mai ad andare al tempo giusto. Una volta lentamente, una volta velocemente; non c’era proprio niente da fare, si impegnava, ma era più forte di lei! La si vedeva sudare e contrarre i nervi quando i granelli scorrevano troppo velocemente, o al contrario allargare il collo smisuratamente, per far passare il flusso del tempo, ma niente. Non ce la faceva proprio ad andare a tempo! Così nessuno la volle più usare. Fu dimenticata, chiusa in un baule messo in soffitta, tra diverse cianfrusaglie. Lei triste si assopì.
Passò molto tempo (chissà quanto si chiese la clessidra, non sapendo mai il tempo che misurava), fino a quando un bambino, curiosando qua e là, non la trovò. Subito la prese con sé e la portò dai suoi amici. Si misero a giocare e usarono la clessidra per misurare il tempo. Lei era in ansia, perché sapeva di non essere in grado di misurare correttamente il tempo. I bambini giocarono per tantissimo tempo, senza accorgersi che la clessidra non stava funzionando regolarmente, così tornarono tardi a casa. Era ormai buio.
Il bambino venne sgridato dai genitori per quel ritardo, e messo in castigo; lui provò a giustificarsi, ma inutilmente. Triste e arrabbiato andò in camera sua. Mentre piangeva e pensava con rabbia che non aveva colpe, prese in mano la clessidra e la riprovò, nel tentativo di capire cosa fosse andato storto. La clessidra iniziò a far scorrere i suoi granelli di sabbia e, ancora una volta, non riuscì a scandire il tempo in modo regolare. I granelli scivolavano all’impazzata e il tempo volò via in un baleno. Non appena scorse l’ultimo granello, il bambino sentì un grande sollievo dentro di sé: rabbia e tristezza erano scomparse. E si accorse che questa volta la clessidra aveva misurato il tempo velocemente!
Fu un attimo.
Il bambino capì che quella che aveva trovato, non era una clessidra comune. Era magica! La clessidra era disorientata. Non capiva cosa stesse succedendo. Aveva paura di venire dimenticata di nuovo chissà in quale altro angolo buio di casa. Invece no, il bambino la portò con sé il giorno dopo a scuola e la usò per misurare il tempo durante le lezioni noiose, che magicamente finivano subito, e durante gli intervalli, che diventarono interminabili! E così capì anche lei…non era una clessidra sbagliata, non c’era più bisogno di impegnarsi per misurare il tempo, perché lei andava bene così. Era una clessidra magica, capace di far durare poco i momenti bui e tristi delle persone, e invece di rendere infinite le giornate fatte di sorrisi e divertimento. Ecco, finalmente aveva trovato la sua identità, il suo compito che la rendeva unica.
C’era voluto tempo, chissà quanto…
