Era tipico vederlo nuotare in prima fila; sempre pronto a guidare il suo banco, con la maestria di chi quel viaggio lo aveva percorso numerose volte nella sua vita. L’inverno stava volgendo al termine e la preparazione della grande traversata alla volta del Mediterraneo scandiva la quotidianità di tutti i tonni rossi. Crono era considerato il saggio della grande famiglia: qualsiasi decisione che riguardasse la sorte dell’intero banco o del singolo tonno veniva presa consultando lui.
“Fratelli, domani è il grande giorno. All’alba comincerà il nostro viaggio!” disse, e poi si accomiatò per andare a riposare. Era un po’ di tempo che sentiva il peso della responsabilità nei confronti del banco; oramai erano davvero molte le traversate fatte, sentiva il bisogno di delegare quel compito a qualche tonno coraggioso e intelligente, così da potersi godere un po’ di tranquillità. “Questa sarà l’ultima traversata che compirò in prima fila” pensò tra sé.
L’alba arrivò e l’intero banco, capeggiato da Crono partì, lasciandosi dietro la pinna le fredde acque dell’Atlantico. Il vecchio tonno nuotava spedito, consapevole delle insidie di quel viaggio, ma anche certo della sua esperienza, quand’ecco accadergli una cosa inaspettata. Così, d’improvviso, non riusciva più a respirare. Aria, aria! Non respiro! E d’impulso lasciò il banco dirigendosi con estrema velocità verso la superficie del mare. Appena sbucò fuori dall’acqua fece un grande respiro e subito si sentì meglio. Ma come era possibile? Cosa gli stava accadendo? Si rimmerse per riprendere la conduzione del viaggio, ma ancora accadde la medesima cosa. Era senza fiato, boccheggiava come quella volta in cui un pescatore lo aveva ingannato con il suo amo e per poco ci lasciava le pinne. Ancora tornò in superficie e respirò. “Che mi sta succedendo? Non riesco più a stare in acqua, a respirare la mia amata acqua!” Mentre disperato tentava di recuperare padronanza del respiro subacqueo, si accorse che il suo banco era ormai lontano, mosso dalle correnti che proprio lui aveva studiato saggiamente durante la preparazione della traversata. “Povero me! Non li raggiungerò mai, né potrò traversare l’oceano da solo qui in superficie! Sarò una preda facile per qualsiasi becco alato.” Così, triste e scoraggiato, mosse le pinne senza una meta precisa. Lui, proprio lui che aveva guidato per numerose primavere la sua famiglia, si ritrovava da solo e senza una direzione di navigazione, con l’aggiunta di quell’inaspettato quanto assurdamente strambo cambiamento.
Era un pesce che non sapeva più respirare in acqua; soltanto facendo un grande respiro fuori dal mare riusciva ad immergersi e a nuotare per qualche minuto, ma poi era costretto a ritornare a galla. Questa nuova condizione non gli avrebbe mai permesso di muoversi in profondità, dove le correnti erano favorevoli per la traversata. La profondità, tutta quell’acqua, lo avrebbe fatto soffocare. Così, prese coscienza della sua bizzarra nuova natura e la accettò seppur con un po’ di reticenza. Respiro dopo respiro, iniziò ad esplorare il mondo marino da un’altra prospettiva, rallentò le pinnate, sincronizzandole sempre più efficacemente al suo nuovo movimento.
Respiro, immersione, nuoto; respiro, immersione, nuoto; respiro, immersione, nuoto e poi…Crono non poteva credere alla bellezza che aveva davanti agli occhi. Si trovava davanti ad una foresta marina di colori. Qualche pesce che aveva incontrato durante le traversate gli aveva raccontato di un posto chiamato Barriera Corallina, un luogo magico pieno di coralli dai mille colori.
“Deve essere questa! Che meraviglia!” pensò. Pinnata dopo pinnata, con l’animo pieno di curiosità, esplorò la barriera, giungendo quasi fino a riva. E si accorse che quel luogo ben si addiceva alla sua nuova condizione di pesce d’aria: le acque poco profonde gli permettevano di muoversi con il ritmo lento di cui aveva bisogno, di poter risalire in superficie a respirare, senza correre il rischio di morire affogato nella sua amata acqua.
“Questo è il posto che ora fa per me”, disse.
Respirò, si immerse e nuotò tra i coralli.
