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Nessuna scuola è un’isola

Il Service Learning è un approccio educativo che costruisce ponti e contaminazioni tra scuola
e territorio per rendere gli studenti cittadini attivi del mondo. Ce ne parlano le esperte della
cooperativa sociale Comin.

Il Service Learning è una proposta pedagogica che coniuga il service (cittadinanza attiva e
azioni al servizio della comunità) e il learning (acquisizione di competenze). L’obiettivo, in
parole povere, è che gli allievi siano concepiti anzitutto come cittadini e sviluppino
conoscenze e competenze all’interno di un circolo virtuoso tra territorio e scuola. In
quest’ottica l’apprendimento si configura come investimento dello studente/cittadino e
risorsa per la comunità. Di seguito proviamo ad approfondire meglio questo approccio e i
suoi possibili impatti.

Il Service Learning: una cornice teorica
Il Service Learning è contaminazione continua e ciclica tra saperi formali e conoscenze
pratiche, tra dentro e fuori, tra quello che succede a scuola e tutti gli altri ambiti di vita,
mettendo in comunicazione famiglie, enti locali, mondo produttivo, Terzo Settore e
volontariato. Il termine viene coniato negli USA a metà degli anni ‘60 da Robert Sigmon e
William Ramsey e ha come base teorica di riferimento le riflessioni di John Dewey e Paulo
Freire e, in Italia, si riallaccia alle idee di Don Lorenzo Milani.

L’orientamento legislativo degli ultimi anni (legge 107/2015) tende a promuovere sempre
più apprendimenti trasversali alle aree disciplinari. In Italia possiamo osservarne alcune
declinazioni nell’educazione civica e nell’alternanza scuola-lavoro con i Percorsi per le
competenze trasversali l’orientamento (PCTO). La prima coinvolge tutti i gradi di istruzione
scolastica e ha come obiettivo la formazione di cittadini responsabili. Il PCTO integra invece
lavoro, formazione e istruzione, insegnamento teorico in classe ed esperienza lavorativa
concreta.
Il cuore del Service Learning è il patto educativo di comunità: accordo tra enti locali,
istituzioni pubbliche e private, realtà del terzo settore e scuole. Questi attori cooperano nella
realizzazione di progetti didattici e pedagogici strettamente legati alla specificità
territoriale.
Come si procede nella pratica? La premessa fondamentale è che gli studenti siano parte
attiva in ogni fase del processo. Individuato un contesto e i relativi bisogni, l’educatore, in
collaborazione con scuola e soggetti territoriali, pianifica modi e tempi del progetto per
attivare potenzialità e apprendimento. In seguito all’attuazione di percorsi di formazione sul
campo, si esplicitano i risultati concreti, gli effetti sulla comunità e sui processi di
apprendimento; si restituiscono i feedback agli attori coinvolti. Il progetto prevede una
collaborazione continuativa di due-tre anni affinché si evidenzino risultati apprezzabili.

Come si può realizzare
In un territorio possono essere presenti diverse iniziative laboratoriali di educazione
all’affettività, laboratori di orticoltura, educazione stradale e primo soccorso che sono
generalmente svolte da professionisti esterni, volontari di associazioni o genitori ingaggiati
dalla scuola. Queste sono funzionali allo sviluppo di competenze di bambini e ragazzi, ma
non utilizzano l’approccio del Service Learning: la presenza di educatori, la riflessione sugli
obiettivi e le possibili competenze acquisite sono infatti condizioni necessarie ma non
sufficienti per il Service Learning.
Perché sia definito tale, il Service Learning deve seguire la metodologia individuata,
rispettare i tempi, e coinvolgere tutti gli attori in un’ottica di effettivo cambiamento. La
figura educativa nel Service Learning diventa colui che conduce fuori, intendendo in questo
caso un fuori non solo metaforico ma fisico, reale: il mondo. L’educatore che opera
nell’istituzione scolastica diventa punto di riferimento per la coprogettazione di interventi
sul singolo o sul gruppo, per mandato di enti o agenzie pubbliche o private.

In questo senso sono innumerevoli gli ambiti e le metodologie di azione, nonché gli scopi,
purché abbiano come centralità la valorizzazione dell’esperienza. Gli interventi comportano
un investimento in termini monetari, con ritorni non immediatamente fruibili dalla società e
che necessitano di pazienza e prospettive a lungo termine. Questa è la ragione per cui gli
interventi educativi sono una spesa nei bilanci che deve essere sempre ben motivata e
giustificata con progetti di valore, anche contemplando una possibile partecipazione
economica degli attori coinvolti.

Gestione del lavoro con gli studenti
In tale quadro, il Service Learning consente agli studenti di essere protagonisti nel processo
di apprendimento e non più ricettori passivi dei saperi. Inoltre, permette di sperimentarsi
come cittadini attivi in grado di portare un contributo concreto e produrre un cambiamento
sulla realtà che vivono. Infine, valorizza competenze pratiche e relazionali che, all’interno
della scuola tradizionale, sono spesso trascurate a vantaggio dell’apprendimento
nozionistico.
Gli apprendimenti sono legati alla risoluzione o riflessione su problemi reali e prevedono lo
sviluppo di competenze didattiche, sociali ed emotive, oltre all’interiorizzazione di valori
importanti quali la cura per l’ambiente, l’uguaglianza, la giustizia, la legalità. Questo processo
permette di promuovere consapevolezza di sé (ragazze e ragazzi sono coinvolti in
un’esperienza impegnativa), autogestione e iter decisionali responsabili (si è in gioco in prima
persona), abilità relazionali e consapevolezza sociale (si coinvolgono molteplici attori).
Nel lavoro con gli studenti sarà fondamentale la costruzione di un clima collaborativo in cui
l’unicità e il valore di ognuno sia rispettato, dimensione che l’intervento educativo può
significativamente favorire.

Gestione della collaborazione tra scuola e famiglia
Gli attori della scuola non sono solo coloro che la abitano ma anche chi vi partecipa
indirettamente: le famiglie degli studenti, vincolo e risorsa. In un progetto di Service Learning
la famiglia è sia destinataria dell’intervento sia possibile attrice nella realizzazione dello
stesso.
Il coinvolgimento delle famiglie prevede la comunicazione del progetto, la condivisione di
metodologie ed obiettivi e, a progetto concluso, di risultati e cambiamenti avvenuti.

L’educatore anche in questa fase ha il compito di mediare la relazione tra due istituzioni che
spesso faticano a dialogare.

Esperienze concrete e ipotesi di realizzazione
Quindi, nella pratica, cosa si può fare? Di seguito proponiamo una esperienza progettuale
realizzata dalla coopertiva Comin per sviluppare il Service Learning e un possibile ambito in
cui tale approccio potrebbe portare benefici.
L’orto
Attualmente nelle scuole di Rho è attivo un laboratorio di orticultura che prevede il
coinvolgimento di qualche nonno o nonna, come portatore di saper fare. La presenza degli
educatori e degli insegnanti di sostegno permette di individuare gli alunni che sono
maggiormente interessati all’attività o possono coglierne maggiori i benefici.
Se rileggiamo questo progetto all’interno del Service Learning, l’educatore riesce ad
intercettare il bisogno della scuola e ad individuare nel territorio realtà che possono essere
interessate a portare le proprie conoscenze all’interno dell’istituzione scolastica. O meglio,
l’educatore diventa cassa di risonanza di bisogni del territorio stesso, così come delle sue
molteplici potenzialità.
In quest’ottica tutti gli studenti sono coinvolti, e la proposta delle attività è fatta da attori
portatori di competenze pratiche, integrate da quelle delle famiglie. Sono inoltre coinvolti gli
insegnanti che possono sfruttare il contesto esterno per lo sviluppo di competenze
trasversali. Il territorio può rivestire un duplice ruolo: non solo punto di partenza, ma anche
destinatario del progetto, beneficiando delle competenze acquisite dagli studenti. In ultimo,
i prodotti dell’orto potrebbero essere rivenduti coinvolgendo altre realtà. I benefici
dell’attività dell’orto possono venire analizzati non solo in termini di competenze, ma anche
di aumento di autostima, benessere all’interno della scuola, aumento della
concentrazione.
Percorsi per le competenze trasversali
L’alternanza scuola-lavoro, fino a poco tempo fa conosciuta come stage, non è mai stata
sviluppata nella sua complessità. Attualmente, con un monte ore variabile, il PCTO è
incarico di docenti appositamente scelti che individuano le realtà lavorative dove è possibile
collocare gli studenti in obbligo.

Si tratta di esperienze eterogenee all’interno del territorio nazionale, che presentano
molteplici difficoltà: questioni assicurative, difficoltà nella stipulazione di un adeguato patto
formativo, difficoltà nel valorizzare l’esperienza educativa dell’alunno. Cosa potrebbe offrire
in più l’ingaggio di un educatore professionale nella gestione del PCTO? Perché l’ente
dovrebbe investire risorse economiche in un compito che ha già delegato al docente
incaricato utilizzando le risorse in campo?
In un’ottica di Service Learning, l’incarico verrebbe affidato ad un educatore professionale o
ad un’equipe educativa con un monte ore dedicato allo sviluppo dei PCTO. L’investimento
di risorse permetterebbe una maggiore possibilità di definire un piano di intervento, le cui
tappe potrebbero essere così pensate.
Colloqui conoscitivi con il consiglio di classe per una presentazione del singolo e del
gruppo.
Illustrazione del progetto di PCTO, in affiancamento al docente, alla classe ed
eventualmente alle famiglie. Durante questi colloqui l’educatore, a differenza del
docente attualmente incaricato, ha requisiti aggiuntivi per ascoltare i bisogni e gli
obiettivi dei ragazzi, ottenendo profili maggiormente dettagliati, con risorse e criticità.
Individuazione, in collaborazione con il docente di indirizzo, delle realtà interessate e
disponibili a mettersi in gioco in una accoglienza educativa e formativa. Gli obiettivi del
percorso lavorativo non sarebbero più solo di natura professionale ma avrebbero anche
un taglio educativo, integrando i bisogni del ragazzo e gli obiettivi personalizzati da lui
raggiungibili. Durante il PCTO, l’educatore di riferimento, il referente aziendale dello
stage e il docente di materia curricolare svolgono riunioni di rete per accogliere criticità
ed eventualmente ricollocare l’alunno in un contesto lavorativo o di mansione
differente. In questo processo è fondamentale garantire la possibilità di
riposizionamento: dove l’ostacolo e la fatica diventano opportunità di evoluzione.

Educatori: ponti tra scuola e territorio
Le scuole, come abbiamo detto, non sono né isole né castelli circondati da fossati pieni di
coccodrilli. Sono realtà definite, in relazione con il territorio in cui si collocano.
Nella nostra esperienza di educatrici nelle scuole percepiamo il bisogno di ripensare al
nostro ruolo e di sfruttare le nostre capacità di stare sul confine: siamo figure “strane” per
l’istituzione scuola, non ne facciamo del tutto parte ma la viviamo quotidianamente e la
contaminiamo con i nostri saperi e i nostri modi di fare educazione. Conosciamo realtà

esterne alla scuola, che possono essere attraversate dagli stessi alunni: i parchi, le strade, i
centri di aggregazione; oppure completamente sconosciute, distaccate e distanti: il comune,
le biblioteche, le associazioni più di nicchia.
Possiamo quindi essere ponti levatoi, vie di comunicazione e, in questo, il Service Learning
diventa strumento fondamentale del nostro lavoro.