INTRO
Nei capitoli scorsi abbiamo in certi punti trattato degli interventi socio culturali attuati dalla cooperativa nei territori. Parlando dello stesso argomento, usiamo adesso termini diversi: Appartenenze esterne. Significa che con l’andare del tempo e lo svolgersi delle collaborazioni, si sono create reti di collaborazione stabili e connotate, con le quali Comin ha sviluppato collaborazione stretta e impegnata, che poi si è trasformata in appartenenza, nella convinzione che il cambiamento sociale può avvenire solo unendo e contaminando pensiero e azione.
In questo capitolo racconteremo delle appartenenze significative sviluppate negli anni ‘90, realizzate attorno a due fuochi principali: lo sviluppo efficace e coerente del sistema della cooperazione sociale e l’impegno culturale e politico capace di trasformare in progetto di cambiamento sociale la quotidiana esperienza di accoglienza. Stiamo parlando della presenza nel Consorzio Milano Solidarietà e nel Coordinamento delle Comunità di Accoglienza (CNCA), cui abbiamo già accennato nel capitolo 5.
L’esigenza di creare una presenza culturale riguardo allo sviluppo delle esperienze di cooperazione di solidarietà sociale si è concentrata negli anni ’80 su un primo obiettivo: l’ottenere una legge specifica che riconoscesse e normasse questa forma di cooperazione. Una volta raggiunto questo obiettivo nel 1991 con la promulgazione della L. 381, l’esigenza di connessione si è sviluppata intorno a due distinte dimensioni: da una parte l’urgenza di creare confronto, sostegno nel tentativo di sviluppare esperienze cooperative di qualità e senso sul piano operativo e politico, dall’altra l’esigenza di sviluppare alleanze o sinergie in grado di rafforzare la presenza delle cooperative nel mercato, come ahimè è andata via via a definirsi la presenza sociale. Il prevalere di questa seconda dimensione ha reso sempre problematica l’appartenenza di Comin alle esperienze consortili, che si sono mano a mano trasformate in macchine costose, fondate sempre più spesso sul ruolo di general contractor. Elemento che ha portato poi Comin, nei primi anni del 2000, ad abbandonare questa esperienza. Parleremo di questo in 2 articoli: nel primo attraverseremo l’esperienza di Milano solidarietà, nel secondo parleremo della costituzione del Consorzio Sis e dell’esperienza del Gruppo di contatto, un laboratorio di pensiero costituitosi proprio per l’esigenza di approfondire il pensiero e la presenza culturale riguardo alla cooperazione sociale, dato che il consorzio aveva perso ai nostri occhi significato a questo proposito.
Diversa invece l’appartenenza di Comin al CNCA. Un’esperienza forte e significativa che continua tuttora con convinzione. Non è possibile affrontare nel dettaglio i riferimenti valoriali, i pensieri, gli scritti e l’azione sviluppata dal CNCA negli anni ‘90. Rimandiamo per questo ai testi già citati nel capitolo 5 e agli altri presenti in sede Comin (ci riferiamo in particolare al cofanetto che contiene la versione cartacea dei testi fondativi, oltre ai testi principali prodotti in questo decennio), oppure alla consultazione dei siti del CNCA. Qui ci limitiamo solo ad alcuni tratti per noi significativi. Lo facciamo con due articoli: nel primo affrontiamo le questioni più generali accennando al lavoro sviluppato a livello nazionale e regionale; nel secondo racconteremo invece del lavoro svolto dal Gruppo minori negli anni 90, che ci ha visto presenti in maniera significativa.
Per dare più vivacità e spessore abbiamo ritenuto di coinvolgere in modo diretto due tra gli attori della storia del CNCA, a noi cari. Vi invitiamo pertanto, con gioia e convinzione, all’ascolto di due interviste che riportano l’incontro con Lucio Babolin, iniziatore del Gruppo minori e già presidente nazionale del Cnca e con Carlo Alberto Caiani, un attento e lucido compagno di avventure nel Cnca.
