Presupponendo la lettura di quanto riguarda la storia delle origini della comunità, vogliamo qui approfondire l’impostazione del modello iniziale, soprattutto per quanto riguarda le sue concrete realizzazioni e i problemi connessi.
La comunità (famiglia satellite) era imperniata sulla figura della vicemadre, che gestiva la comunità con l’apporto della famiglia vettore. La vicemadre, unica figura educativa presente in comunità, aveva nella comunità stessa la sua abitazione; il tentativo era quello di ricostruire un modello di vita il più possibile simile a quello di un normale ambiente familiare. Il ruolo della vicemadre era inteso dalla cooperativa come un ruolo vocazionale e di conseguenza l’investimento nei confronti dei bambini e della comunità era più esistenziale che professionale; questo significava inoltre per la vicemadre una quasi totale rinuncia a una vita privata esterna alla comunità
È importante segnalare che la comunità era situata all’interno di un normale condominio e i suoi ospiti partecipavano alla vita del quartiere in cui si trovava il condominio. Richiamiamo l’importanza di questo elemento in quanto è stato uno dei fattori di contrasto con il modello dei villaggi s o s che hanno portato alla separazione da tale organismo.
Lo stile di vita condotto all’interno della comunità voleva rispecchiare quello del ceto medio. La famiglia vettore era di sostegno e di aiuto alla vita della comunità
Tale famiglia derivata dall’organizzazione dei villaggi S.O.S., nei progetti della cooperativa doveva abitare vicino alla comunità per essere reperibile nei momenti di bisogno. Inoltre, doveva servire e soddisfare la necessità di introdurre all’interno della vita della comunità una figura maschile di riferimento (il marito della coppia vettore). Oltre a fornire un appoggio pratico ed educativo alla comunità, era compito della famiglia vettore essere primo importante occasione e tramite per l’inserimento dei bambini della famiglia satellite nella vita sociale del quartiere.
Un’effettiva analisi della valutazione di questo modello è resa difficile dal fatto che sin dall’inizio si è verificata una notevole difficoltà a reperire famiglie disponibili ad assumere il ruolo di famiglia vettore, per cui è impossibile prescindere dalle caratteristiche peculiari della specifica famiglia vettore che era disponibile e dalle caratteristiche della vicemadre della famiglia satellite senza aver la possibilità di generalizzare a partire da più dati esperienziali.
Nei fatti i rapporti tra la famiglia satellite e la famiglia vettore accanto a molta positività hanno rivelato anche alcuni aspetti problematici. In primo luogo si è manifestata a volte una sorta di concorrenza tra i due nuclei , in particolare tra le due figure femminili, le due “madri”, anche per divergenze abbastanza marcate circa il metodo educativo. Un altro grosso problema erano le gelosie che potevano sorgere nei confronti dei figli naturali della coppia della famiglia vettore, considerata l’unica vera e propria famiglia, e quindi il desiderio, più o meno espresso, dei bambini della comunità di venirne adottati .
Questo tipo di problematica si è ripercossa in modo evidente sul ruolo giocato dal padre della famiglia vettore all’interno della famiglia satellite. Il suo essere sia dentro sia fuori la comunità, (essendo egli membro della famiglia vettore ma avendo un ruolo autorevole, maschile all’interno della famiglia satellite) creava in alcune occasioni contraddizioni e desideri di appartenenza completa, anche verbalizzati, da parte dei minori della comunità, oggettivando in essi il disagio di non essere in una situazione familiare normale.
Oltre a ciò, la famiglia vettore, ovviamente, non poteva garantire una presenza capillare che permettesse un’effettiva condivisione di ansia, scelte e incombenze che spesso la vicemadre doveva gestire da sola nel quotidiano
Nei fatti comunque altre al contributo della famiglia vettore (ch e poi nella pratica fu denominata famiglia appoggio), un certo ruolo di sostegno pratico alla comunità venne giocato anche dagli altri soci della cooperativa che si rendevano disponibili in comunità per sostenere le comunità in alcune incombenze pratiche (riparazioni, imbiancature) per fare opera di baby-sitting e permettere quindi alla vicemadre di dedicarsi ad attività esterne in momenti particolari della settimana, anche se questo avveniva in tempi molto limitati. Per quanto riguarda il sostegno di tipo tecnico alla vicemadre nella lettura dei problemi che presentavano i bambini inseriti in comunità, la cooperativa cercò di affiancare le vicemadri con un’équipe di tecnici esterni (medici, psicologi) che si erano resi disponibili a tale compito; Altro sostegno derivava dall’apporto degli psicologi che seguivano i casi prima dell’inserimento in comunità o, ancora, attraverso l’apporto che i soci della cooperativa potevano dare alle vicemadri durante le discussioni assembleari.
Anche per quanto riguardava la vita pratica della comunità, ci si rendeva conto che era necessario integrare le risorse della vicemadre nella gestione di comunità abbastanza numerose (una delle comunità era rimasta con soli tre bambini, mentre le altre avevano cinque o sei minori). La strada che si seguì fu quella di accettare la convivenza di persone che per diversi motivi erano disposte ad avere come riferimento abitativo la comunità pur mantenendo le loro attività esterne: studentesse che vivevano come ragazze alla pari; persone con un loro lavoro che alla sera rientravano in comunità. Tali figure nel complesso non ebbero però nessun ruolo educativo codificato e non offriranno una reale possibilità di confronto quotidiano alla vicemadre.