Ci siamo presi del tempo. Un tempo raro, prezioso, necessario. 18 riunioni in due anni.
Un gruppo che ha scelto di non correre, ma di ascoltare davvero; raccogliere, rielaborare, ragionarci dentro insieme, in modo partecipato e appassionato.
E alla fine di questo lungo percorso di stage diffuso, ci siamo ritrovati a Pasturo per metaforicamente riscrivere, insieme, il nostro patto cooperativo.
Perché per Comin cooperare non è una parola del passato. È una domanda che si rinnova ogni giorno, tra perplessità inedite e scenari che cambiano.
È un sogno da tenere vivo con il dialogo quello che custodisce la storia di persone e comunità e le accompagna e che mette insieme intenzionalità personale dei diversi operatori che lavorano con noi e intenzionalità collettiva.
Comin come una casa comune. Con le finestre aperte. Aria nuova e buona.
Abbiamo parlato di accoglienza, di appartenenza, di comunità. Del cambiamento che si pianifica e di quello che emerge tra direzione e equipe, in una logica di co-costruzione.
Abbiamo dato spazio ai giovani, alle loro voci, al loro contributo. Abbiamo scritto persino poesia, perché certe cose il linguaggio ordinario non riesce a contenerle. E siamo tornati a casa più leggeri. Arricchiti. Con la certezza profonda, condivisa che ne è valsa la pena.
Perché, come ci insegna chi ha costruito comunità: “Da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano.”
Grazie a ogni persona che ha portato sé stessa dentro questo percorso.