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Nessuna scuola è un’isola

Riflessioni sul Service Learning, approccio educativo che costruisce  ponti e contaminazioni tra scuola e territorio per rendere gli studenti  cittadini attivi del mondo. 

di Fiorella Fogato, Chiara Petra Stellari, Cristina Belloni

Il Service Learning è una proposta pedagogica che coniuga il service (cittadinanza attiva e azioni al  servizio della comunità) e il learning (acquisizione di competenze). L’obiettivo, in parole povere,  è che gli allievi siano concepiti anzitutto come cittadini e sviluppino conoscenze e competenze  all’interno di un circolo virtuoso tra territorio e scuola. In quest’ottica l’apprendimento si configura  come investimento dello studente/cittadino e risorsa per la comunità. Di seguito proviamo ad  approfondire meglio questo approccio e i suoi possibili impatti. 

Il Service Learning: una cornice teorica 

Il Service Learning è contaminazione continua e ciclica tra saperi formali e conoscenze pratiche, tra  dentro e fuori, tra quello che succede a scuola e tutti gli altri ambiti di vita, mettendo in comunicazione  famiglie, enti locali, mondo produttivo, Terzo Settore e volontariato. Il termine viene coniato negli USA  a metà degli anni ‘60 da Robert Sigmon e William Ramsey e ha come base teorica di riferimento le  riflessioni di John Dewey e Paulo Freire e, in Italia, si riallaccia alle idee di Don Lorenzo Milani.  

L’orientamento legislativo degli ultimi anni (legge 107/2015) tende a promuovere sempre più  apprendimenti trasversali alle aree disciplinari. In Italia possiamo osservarne alcune declinazioni  nell’educazione civica e nell’alternanza scuola-lavoro con i Percorsi per le competenze trasversali  l’orientamento (PCTO). La prima coinvolge tutti i gradi di istruzione scolastica e ha come obiettivo  la formazione di cittadini responsabili. Il PCTO integra invece lavoro, formazione e istruzione,  insegnamento teorico in classe ed esperienza lavorativa concreta. 

Il cuore del Service Learning è il patto educativo di comunità: accordo tra enti locali, istituzioni  pubbliche e private, realtà del terzo settore e scuole. Questi attori cooperano nella realizzazione di  progetti didattici e pedagogici strettamente legati alla specificità territoriale. 

Come si procede nella pratica? La premessa fondamentale è che gli studenti siano parte attiva in ogni  fase del processo. Individuato un contesto e i relativi bisogni, l’educatore, in collaborazione con scuola  e soggetti territoriali, pianifica modi e tempi del progetto per attivare potenzialità e apprendimento. In  seguito all’attuazione di percorsi di formazione sul campo, si esplicitano i risultati concreti, gli effetti sulla  comunità e sui processi di apprendimento; si restituiscono i feedback agli attori coinvolti. Il progetto  prevede una collaborazione continuativa di due-tre anni affinché si evidenzino risultati apprezzabili. 

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Come si può realizzare 

In un territorio possono essere presenti diverse iniziative laboratoriali di educazione all’affettività,  laboratori di orticoltura, educazione stradale e primo soccorso che sono generalmente svolte da  professionisti esterni, volontari di associazioni o genitori ingaggiati dalla scuola. Queste sono  funzionali allo sviluppo di competenze di bambini e ragazzi, ma non utilizzano l’approccio del Service  Learning: la presenza di educatori, la riflessione sugli obiettivi e le possibili competenze acquisite  sono infatti condizioni necessarie ma non sufficienti per il Service Learning

Perché sia definito tale, il Service Learning deve seguire la metodologia individuata, rispettare i tempi, e  coinvolgere tutti gli attori in un’ottica di effettivo cambiamento. La figura educativa nel Service Learning diventa colui che conduce fuori, intendendo in questo caso un fuori non solo metaforico ma fisico,  reale: il mondo. L’educatore che opera nell’istituzione scolastica diventa punto di riferimento per la  coprogettazione di interventi sul singolo o sul gruppo, per mandato di enti o agenzie pubbliche o private. 

In questo senso sono innumerevoli gli ambiti e le metodologie di azione, nonché gli scopi, purché  abbiano come centralità la valorizzazione dell’esperienza. Gli interventi comportano un investimento  in termini monetari, con ritorni non immediatamente fruibili dalla società e che necessitano di  pazienza e prospettive a lungo termine. Questa è la ragione per cui gli interventi educativi sono una  spesa nei bilanci che deve essere sempre ben motivata e giustificata con progetti di valore, anche  contemplando una possibile partecipazione economica degli attori coinvolti. 

Gestione del lavoro con gli studenti 

In tale quadro, il Service Learning consente agli studenti di essere protagonisti nel processo di  apprendimento e non più ricettori passivi dei saperi. Inoltre, permette di sperimentarsi come cittadini  attivi in grado di portare un contributo concreto e produrre un cambiamento sulla realtà che vivono.  Infine, valorizza competenze pratiche e relazionali che, all’interno della scuola tradizionale, sono  spesso trascurate a vantaggio dell’apprendimento nozionistico. 

Gli apprendimenti sono legati alla risoluzione o riflessione su problemi reali e prevedono lo sviluppo  di competenze didattiche, sociali ed emotive, oltre all’interiorizzazione di valori importanti quali la  cura per l’ambiente, l’uguaglianza, la giustizia, la legalità. Questo processo permette di promuovere  consapevolezza di sé (ragazze e ragazzi sono coinvolti in un’esperienza impegnativa), autogestione  e iter decisionali responsabili (si è in gioco in prima persona), abilità relazionali e consapevolezza  sociale (si coinvolgono molteplici attori). 

Nel lavoro con gli studenti sarà fondamentale la costruzione di un clima collaborativo in cui l’unicità e il  valore di ognuno sia rispettato, dimensione che l’intervento educativo può significativamente favorire. 

Gestione della collaborazione tra scuola e famiglia 

Gli attori della scuola non sono solo coloro che la abitano ma anche chi vi partecipa indirettamente: 

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le famiglie degli studenti, vincolo e risorsa. In un progetto di Service Learning la famiglia è sia  destinataria dell’intervento sia possibile attrice nella realizzazione dello stesso. Il coinvolgimento delle famiglie prevede la comunicazione del progetto, la condivisione di  metodologie ed obiettivi e, a progetto concluso, di risultati e cambiamenti avvenuti. L’educatore anche in questa fase ha il compito di mediare la relazione tra due istituzioni che spesso  faticano a dialogare. 

Esperienze concrete e ipotesi di realizzazione 

Quindi, nella pratica, cosa si può fare? Di seguito proponiamo una esperienza progettuale realizzata  dalla cooperativa Comin per sviluppare il Service Learning e un possibile ambito in cui tale approccio  potrebbe portare benefici. 

L’orto 

Attualmente nelle scuole di Rho è attivo un laboratorio di orticultura che prevede il coinvolgimento di  qualche nonno o nonna, come portatore di saper fare. La presenza degli educatori e degli insegnanti  di sostegno permette di individuare gli alunni che sono maggiormente interessati all’attività o possono  coglierne maggiori i benefici. 

Se rileggiamo questo progetto all’interno del Service Learning, l’educatore riesce ad intercettare il bisogno  della scuola e ad individuare nel territorio realtà che possono essere interessate a portare le proprie  conoscenze all’interno dell’istituzione scolastica. O meglio, l’educatore diventa cassa di risonanza di  bisogni del territorio stesso, così come delle sue molteplici potenzialità. 

In quest’ottica tutti gli studenti sono coinvolti, e la proposta delle attività è fatta da attori portatori di  competenze pratiche, integrate da quelle delle famiglie. Sono inoltre coinvolti gli insegnanti che possono  sfruttare il contesto esterno per lo sviluppo di competenze trasversali. Il territorio può rivestire un duplice  ruolo: non solo punto di partenza, ma anche destinatario del progetto, beneficiando delle competenze  acquisite dagli studenti. In ultimo, i prodotti dell’orto potrebbero essere rivenduti coinvolgendo altre  realtà. I benefici dell’attività dell’orto possono venire analizzati non solo in termini di competenze, ma  anche di aumento di autostima, benessere all’interno della scuola, aumento della concentrazione. 

Percorsi per le competenze trasversali 

L’alternanza scuola-lavoro, fino a poco tempo fa conosciuta come stage, non è mai stata sviluppata nella  sua complessità. Attualmente, con un monte ore variabile, il PCTO è incarico di docenti appositamente  scelti che individuano le realtà lavorative dove è possibile collocare gli studenti in obbligo. Si tratta di esperienze eterogenee all’interno del territorio nazionale, che presentano molteplici  difficoltà: questioni assicurative, difficoltà nella stipulazione di un adeguato patto formativo,  difficoltà nel valorizzare l’esperienza educativa dell’alunno. Cosa potrebbe offrire in più l’ingaggio 

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di un educatore professionale nella gestione del PCTO? Perché l’ente dovrebbe investire risorse  economiche in un compito che ha già delegato al docente incaricato utilizzando le risorse in campo? In un’ottica di Service Learning, l’incarico verrebbe affidato ad un educatore professionale o ad  un’equipe educativa con un monte ore dedicato allo sviluppo dei PCTO. L’investimento di risorse  permetterebbe una maggiore possibilità di definire un piano di intervento, le cui tappe potrebbero  essere così pensate. 

• Colloqui conoscitivi con il consiglio di classe per una presentazione del singolo e del gruppo. 

• Illustrazione del progetto di PCTO, in affiancamento al docente, alla classe ed eventualmente  alle famiglie. Durante questi colloqui l’educatore, a differenza del docente attualmente  incaricato, ha requisiti aggiuntivi per ascoltare i bisogni e gli obiettivi dei ragazzi, ottenendo  profili maggiormente dettagliati, con risorse e criticità. 

• Individuazione, in collaborazione con il docente di indirizzo, delle realtà interessate e  disponibili a mettersi in gioco in una accoglienza educativa e formativa. Gli obiettivi del  percorso lavorativo non sarebbero più solo di natura professionale ma avrebbero anche  un taglio educativo, integrando i bisogni del ragazzo e gli obiettivi personalizzati da lui  raggiungibili. Durante il PCTO, l’educatore di riferimento, il referente aziendale dello stage  e il docente di materia curricolare svolgono riunioni di rete per accogliere criticità ed  eventualmente ricollocare l’alunno in un contesto lavorativo o di mansione differente. In  questo processo è fondamentale garantire la possibilità di riposizionamento: dove l’ostacolo  e la fatica diventano opportunità di evoluzione. 

Educatori: ponti tra scuola e territorio 

Le scuole, come abbiamo detto, non sono né isole né castelli circondati da fossati pieni di coccodrilli.  Sono realtà definite, in relazione con il territorio in cui si collocano. 

Nella nostra esperienza di educatrici nelle scuole percepiamo il bisogno di ripensare al nostro ruolo  e di sfruttare le nostre capacità di stare sul confine: siamo figure “strane” per l’istituzione scuola,  non ne facciamo del tutto parte ma la viviamo quotidianamente e la contaminiamo con i nostri  saperi e i nostri modi di fare educazione. Conosciamo realtà esterne alla scuola, che possono essere  attraversate dagli stessi alunni: i parchi, le strade, i centri di aggregazione; oppure completamente  sconosciute, distaccate e distanti: il comune, le biblioteche, le associazioni più di nicchia. 

Possiamo quindi essere ponti levatoi, vie di comunicazione e, in questo, il Service Learning diventa  strumento fondamentale del nostro lavoro. 

Questo articolo è stato pubblicato su Percorsi di secondo welfare il 3 giugno 2022.  È consultabile anche online a questo indirizzo.