In questo capitolo facciamo il punto sulla situazione del servizio di ADM nel passaggio al nuovo millennio. Anche in questo caso gli avvenimenti degli ultimi anni 90 hanno caratterizzato in modo significativo la storia successiva di Comin.
Abbiamo intitolato questo articolo Passaggio ad ovest. Nel 1998 abbiamo partecipato, su invito dei Servizi sociali del territorio di Settimo Milanese, ad una gara d’appalto per Interventi educativi personalizzati in affiancamento alle famiglie e al minore, anche disabile, finalizzati al sostegno nelle relazioni intra familiari con la scuola e con il territorio. La cooperativa ottenne l’assegnazione di questo servizio e iniziò così a lavorare nel territorio del Rhodense. Questo fatto, anche alla luce degli eventi successivi, assume una rilevanza particolare anche in considerazione della partnership positiva sviluppata con l’amministrazione che ha portato alla coprogettazione di nuovi servizi (primo fra tutti il Tempo per le famiglie Terraluna, di cui parleremo nel prossimo capitolo) e pure alla diffusione del servizio attuato da Comin, anche in alcuni comuni limitrofi. Nel 2003, in seguito a gara d’appalto, ci fu assegnato il medesimo servizio anche nei comuni di Rho e di Arese, ponendo così le basi per la futura importante e corposa collaborazione con l’azienda Sercop che verrà costituita dopo alcuni anni dai comuni del Distretto del Rhodense.
Anche a Milano gli ultimi anni del secolo si sono dimostrati molto importanti per il futuro dell’ADM. Gli eventi furono determinati da una gara d’appalto. Si tenne, proprio nel 1999, una gara d’appalto per il servizio che, per la prima volta a Milano, prevedeva anche la gestione di servizi domiciliari assistenziali rivolti a disabili minori e adulti. Questo ci spinse a costituire un’ATI con la cooperativa Duepuntiacapo, che aveva anche esperienza di servizi socio-assistenziali. È bene precisare che questa volta, forse anche a seguito del lavoro culturale svolto negli anni precedenti, i contenuti della gara erano stati definiti dall’Amministrazione in modo virtuoso: erano cioè in grado di valorizzare elementi di qualità per l’assegnazione della gestione del servizio. È opportuno aprire una parentesi per precisare che in quegli anni era stato rivisto l’accorpamento dei municipi, con l’obiettivo di razionalizzare la gestione attraverso la loro diminuzione. Le zone del decentramento sono infatti passate da 20 alle 9 attuali, accorpando e un po’ anche rissudividendo le vecchie ripartizioni. In quel momento ad esempio la nostra zona 10 divenne l’attuale zona 2, assorbendo ovviamente anche parti di altre zone. È opportuno ricordare che, in seguito all’ultimo appalto, Comin aveva perso la possibilità di gestire il servizio in zona 10, avendo però assegnato un altro lotto, che comprendeva alcune delle vecchie zone. Tornando all’appalto del 1999, esso prevedeva la possibilità di partecipare a più zone ma di poter averne assegnata solo una. La nostra ATI denominata Servizio Integrato decise di partecipare alla gara in zona 2 e in zona 9 che raggruppava i territori in cui era allora operativo il servizio ADM Comin. La nostra ATI vinse la gara in entrambi i lotti. Nel Bando di gara, pur se ben strutturato nei contenuti, non era previsto il criterio di assegnazione nel caso di vittoria in più lotti. Al momento dell’assegnazione la commissione decise di applicare l’ordine numerico crescente, per cui una volta assegnataci la zona 2 non eravamo più nelle condizioni di avere assegnata la 9. (Noi avevamo ipotizzato la scelta da parte degli assegnatari). Questa situazione comportò che i nostri operatori dovettero lasciare le famiglie e i ragazzi con cui lavoravano per passare i casi ad altra cooperativa. Questo gettò il settore ADM in una situazione di prostrazione e lutto ma rifocalizzò il servizio nella parte di città in cui eravamo e siamo più radicati contribuendo a rinforzare in quel territorio la nostra presenza che nel tempo si mostrerà assai proficua. A volte, o forse spesso, la Storia si fa beffe della nostra ragione…
Può essere opportuno ricordare anche un progetto specifico gestito dalla nostra cooperativa all’inizio degli anni 90, di cui non abbiamo parlato negli altri capitoli. Mi riferisco al progetto assistenza domiciliare preventiva in famiglie con bambini 0-3. Si tratta di una sperimentazione avviata alla fine degli anni ’80 in collaborazione con il servizio sociale di zona 13 con l’obiettivo di attuare un intervento preventivo in situazioni che presentavano segnali di rischio nella crescita del bambino. L’intervento doveva avere queste caratteristiche:
- Precocità e tempestività
- Durata breve (4- 5 mesi)
- Partecipazione attiva e diretta delle figure genitoriali nella lettura del bisogno, nella programmazione e nell’attivazione dell’intervento.
Si produssero strumenti di verifica concordati e comuni di analisi per la progettazione degli interventi. Rimandiamo chi fosse interessato alla presentazione del progetto nella sezione approfondimenti.
Nel complesso il settore che comprendeva anche il servizio Filo d’Arianna, in questi anni si è concentrato principalmente su due questioni: cercare di darsi un’organizzazione efficace e sostenibile nel lavoro e nella decisionalità, rafforzando progressivamente il ruolo del Cds e soprattutto nel trovare soluzioni in grado di fronteggiare almeno in parte le strutturali difficoltà lavorative che connotano il servizio.
Concludiamo ricordando, all’interno delle attività formative svolte nel settore, le due che riteniamo più significative: la formazione sull’Educativa di strada tenuta da Riccardo De Facci, perché ha aperto riflessione che poi sono sfociate in progetti operativi e soprattutto il corso FSE sull’ADM, attuato grazie ad un finanziamento europeo, attraverso il Consorzio SIS. Corso lungo ed intenso (168 ore complessive) che vide anche la partecipazione di alcuni operatori di altre cooperative presenti sul territorio milanese.
