È stato un grosso dispiacere la chiusura del progetto del Centro di prevenzione di Turro. Ma oltre alla beffa questo evento ci ha portato anche un bel danno! (o viceversa tanto il succo non cambia)
Il progetto si era sviluppato seguendo una prassi abbastanza diffusa in quegli anni: iniziare l’operatività anche se non era ancora pronta e stipulata la convenzione relativa, che sarebbe stata approntata dagli uffici e firmata successivamente, necessariamente prima della chiusura dell’anno, rendendo possibile solo in quel momento il pagamento del lavoro prodotto per l’attuazione del progetto. Abbiamo detto nell’intro dell’uragano provocato, in particolare nell’amministrazione comunale di Milano, da Mani Pulite e della conseguente crisi della giunta che ha portato al commissariamento del Comune. Naturale e virtuoso il tentativo di superare prassi di lavoro non corrette sul piano formale, necessario ricostruire nel paese il clima di fiducia verso le istituzioni attraverso prassi amministrative più trasparenti. Opportuna quindi la decisione di procedere con l’avvio delle operatività progettuali solo dopo la firma della relativa convenzione. Fin qui tutto bene. Peccato che in questo giro i funzionari abbia ritenuto opportuno seguire questa giusta prassi nonostante l’accordo verbale preso anticipatamente e sospendere il pagamento della quota prevista per il lavoro del Centro di prevenzione già attuata, come abitudine, prima dell’attesa firma della convenzione. Un grosso danno economico per la cooperativa che è ricaduta sul Bilancio economico del 1993, comportando un passivo di 177.000.000 di Lire. Questo ha comportato praticamente l’azzeramento delle riserve, risparmiate negli anni, che così si erano ridotte a solo 40 milioni delle cosiddette vecchie lire. (per chi non lo sapesse corrispondono teoricamente a 20.000 euro). Sarebbe bastato un piccolo passivo, del tutto possibile in quel frangente di crisi, e la cooperativa si sarebbe trovata sul lastrico. Che fare? Inviti al risparmio, austerità totale nella gestione e ricapitalizzazione attraverso l’aumento della quota di capitale sociale versata da ogni socio. Era sempre stato intento della cooperativa favorire l’adesione di chi avesse intenzione di diventare socio di Comin. Per questo la quota di capitale prevista ammontava a £10000 (5 euro). Fu necessario decidere di aumentare tale quota a un milione di lire che ogni socio si è trovato a dover versare per poter continuare a portare il proprio apporto alla cooperativa. Ci sono state poi sottoscrizioni di quote più ingenti da parte di alcuni soci, necessarie per far fronte alla situazione in modo adeguato.
Inoltre poi qualche mese prima era stato necessario far partire un appello ai soci per implementare l’impegno al prestito sociale. Infatti la crisi della giunta comunale era arrivata in un momento in cui tutte le convenzioni erano in attesa di delibera di Giunta per il rinnovo di tutti gli interventi (comunità- ADM – centro di prevenzione) a partire dal gennaio 1993. Per la cooperativa ciò voleva dire non avere la possibilità di emettere fatturazioni di acconto aumentando il già pesante ritardo dei pagamenti da parte del comune ed il conseguente grave bisogno finanziario per poter pagare regolarmente gli stipendi degli operatori oltre alle altre spese*.
Nel prossimo capitolo racconteremo di altri slanci e di ulteriori tonfi avvenuti in questi anni di crisi, primo fra tutti l’episodio doloroso dell’appalto ADM del 1993. Il settimo capitolo sarà quindi una naturale prosecuzione di quanto esposto in questo.
Concludiamo adesso con un leggero cambio di tono per non far sprofondare troppo l’umore. Il 12 dicembre del 94 è avvenuta la stipula di un nuovo statuto della cooperativa per adeguarne il testo alle modifiche richieste dall’entrata in vigore della legge 381 nel novembre di due anni prima, sancendo sul piano legale la nascita e le caratteristiche di azione della cooperazione sociale. Da diversi anni avevamo partecipato con impegno al movimento culturale e operativo che lavorava per arrivare al riconoscimento di questo tipo di cooperazione, che negli anni successivi vedrà un grande sviluppo almeno sul piano numerico, con un panorama però piuttosto diversificato e ambiguo nella natura e nella qualità delle esperienze prodotte.
*Vedi doc48 comunicazione urgente soci.
