Vai al contenuto

Silenzi che parlano, parole che accolgono: il weekend del Filo d’Arianna

Ci sono luoghi che abitiamo ogni giorno, fatti di gesti familiari, risate e routine. E poi ci sono giorni in cui quegli stessi luoghi si aprono, cambiano pelle e diventano un ponte verso il territorio. 

È quello che è accaduto al Filo di Arianna, il nostro centro diurno nel Municipio 9 di Milano, in cui i ragazzi con i loro educatori hanno aperto le porte della loro quotidianità, facendo spazio, nel senso più letterale e profondo del termine, per accogliere la bellezza.

In quel weekend, infatti, il terrazzo del centro si è trasformato in una galleria a cielo aperto per ospitare “Vita Vuota”, la mostra dell’artista cinese Zhou Fan. L’artista, incontrato il lavoro di Comin sul territorio, ha scelto lo spazio del centro diurno per mettere in esposizione le sue opere, lasciando che i ragazzi lo affiancassero col frutto di un lavoro generativo durato un anno. 

Tutto è iniziato con un laboratorio in cui Zhou Fan ha invitato i ragazzi a inventare e realizzare una propria storia in quattro vignette. E poi, sotto la guida dei loro educatori, gli adolescenti del centro si sono industriati per rivoluzionarlo. Prima che le porte si aprissero al pubblico, i ragazzi del Filo hanno trasformato i loro spazi quotidiani, spostando mobili e riordinando con molta motivazione (e poco entusiasmo, che di adolescenti pur si parla). I giochi da tavolo sono stati coperti, le pentole riposte con cura, i libri impilati sugli scaffali. Volevano fare spazio al bello e ci sono riusciti. La mostra ha trovato la sua dimensione ideale sul terrazzo, permettendo così alle stanze interne di mantenere la loro anima accogliente: i divani pronti a ospitare le chiacchiere, il biliardino per i momenti di gioco e un’area tranquilla adibita alla sperimentazione artistica libera.

L’artista cinese ha portato con i suoi fumetti una riflessione sul disagio della modernità e sulla salute mentale. I suoi fumetti senza testo hanno invitato i visitatori a fermarsi, a dare un’interpretazione personale alle immagini e solo dopo, sollevando un’etichetta, a scoprire il significato pensato dall’autore. Un dialogo intimo e silenzioso, inaugurato dalle note tese e vibranti di un giovane violinista e dal suono ancestrale del gu zheng (uno strumento tradizionale cinese simile ad un’arpa), accorsi apposta per unire, attraverso la musica, culture e sensibilità diverse.

Accanto all’arte di Zhou Fan, c’era il frutto di un lungo cammino col gruppo: il lavoro sulle parole fatto dai ragazzi del centro insieme agli educatori. Parole del gergo giovanile (chill, aura e redflag) e concetti cardine del lavoro sociale (famiglia, felicità, amore e libertà) sono stati discussi e interpretati. Quali sono le definizioni istituzionali di questi concetti? E cosa vogliono dire per i nostri ragazzi? Quanti significati diversi può avere una sola parola? Questo prezioso vocabolario emotivo, impaginato graficamente in cartoline e poster, è diventato il cuore dell’autofinanziamento del centro.

Il momento più emozionante è stato vedere i ragazzi tornare nel weekend, non più per preparare, ma per esserci. In momenti alterni, sono accorsi per sentire gli adulti parlare incantati dei loro spazi quotidiani, ammirare il loro lavoro e investire sul loro futuro.

Non è stato solo un evento di raccolta fondi, ma un momento di autentica comunità, in cui si sono accorciate le distanze tra ragazzi del centro e territorio, tra dentro e fuori, tra generazioni. È stato un momento di connessione pura, che ha dato valore e dignità a un intero anno di cammino. Perché a volte, per riempire la “vita vuota”, basta unire i fili giusti. 

Ora un video musicale e alcune immagine della giornata

Grazie di cuore a chi ha camminato con noi. Abbiamo accorciato le distanze e dimostrato che, insieme, anche nei vuoti si può costruire uno spazio immenso. 🪡❤️

🎨 I poster e le cartoline con le definizioni dei ragazzi sono ancora disponibili per sostenere il centro! Scrivici in DM per averli.