Un elemento che caratterizza lo sviluppo del racconto di questo capitolo è la scelta di imboccare nuovi percorsi, ma di percorrerli insieme ad altre realtà. In questo articolo ci soffermiamo soprattutto sul secondo aspetto per presentare una nuova esperienza di Ati che si aggiunge, come detto, alle numerose esperienze di collaborazioni nella gestione di progetti e servizi già praticate in modo significativo negli anni passati. Lo facciamo presentando l’Ati Laboratorio per il Rhodense. La vogliamo raccontare, pur presentando caratteristiche specifiche, direi quasi anomale, per più di un motivo. Oltre ad essere esempio di collaborazione stabile e continuativa, ci offre la possibilità di dire della nostra presenza in un territorio come il Rhodense, diventato negli anni ambito importante di presenza sia per il numero di soci qui attivi, sia per la mole e qualità del lavoro svolto. Ma c’è anche un altro motivo: ci consente di soffermarci sullo sviluppo dei servizi di educativa domiciliare e scolastica che hanno mantenuto un’importanza significativa nello sviluppo della storia di Comin fino ad oggi.
L’esigenza di costruire un raggruppamento di Impresa, si pone per la decisione di accorpare la gestione dei servizi di Educativa domiciliare e scolastica dei nove comuni appartenenti al distretto del Rhodense, in seguito alla costituzione dell’azienda intercomunale Sercop, che assume il compito della gestione integrata dei servizi del territorio. Per questo nel 2009 viene indetta da Sercop un’unica gara d’appalto per la Gestione del Servizio di Sostegno Educativo Integrato Famiglia Scuola Territorio – anni 2009-12 nei comuni di Arese, Cornaredo, Lainate, Pero, Pigliano Milanese, Pregnana Milanese, Rho, Settimo Milanese e Vanzago.
Comin gestisce già da tempo il servizio di Adm e di scolastica a Settimo Milanese e più di recente nei comuni di Arese e Cornaredo, mentre a Rho gestiamo da qualche anno solo il servizio di Educativa domiciliare. Appare scelta opportuna cercare di mantenere per quanto possibile la continuità della gestione nei diversi territori e a tal fine si sceglie la strada di costruire un raggruppamento tra gli enti che già gestiscono questi servizi nei diversi comuni. Si avvia pertanto un confronto con queste cooperative e si arriva a costruire un’Ati con alcuni di essi. Fu naturale affidare a Comin, che era attiva in più comuni, il ruolo di capofila e si decide di costituire un’Ati con le cooperative Stripes, Tre Effe e Gp2 e costruire assieme il Progetto per partecipare alla gara che si concluse con l’assegnazione del servizio alla nostra Ati.
Come detto si tratta di un Ati un po’ anomala nella nostra storia: la scelta dei partner è dettata da condizioni esterne e non da affinità comuni in quanto non esiste una collaborazione e una conoscenza pregressa tra di essi. Si tratta quindi di sviluppare una collaborazione efficace a partire da visioni, sotto alcuni aspetti anche diverse, riguardo soprattutto alla gestione dei servizi e della cooperativa. Si tratta di un lavoro delicato ed importante che ha portato nel tempo ad affinare il lavoro comune, cercando di condividere i punti di forza di ciascuno.
Ogni cooperativa continua a prestare il servizio nei comuni in cui è già operativa e in questo modo noi proseguiamo il lavoro di Educativa scolastica e domiciliare in atto a Settimo milanese, Cornaredo e ad Arese. A Rho, come detto, Comin gestisce solo il servizio d Adm mentre l’Educativa scolastica negli istituti di Rho, numerosi in quanto molte scuole superiori hanno sede nel comune più grande del distretto, è gestita da più cooperative.
Nella gestione di questo servizio, lo sviluppo della collaborazione con Sercop è stato naturalmente un elemento centrale. Una collaborazione complessa, che ha incontrato più volte la necessità di sciogliere nodi difficili, ma nella quale non è mai venuta meno la possibilità di un confronto aperto e costruttivo, cercando di individuare traiettorie condivisibili e positive per la gestione efficace del servizio.
Per noi in particolare è stato assai problematico il passaggio alla gestione unitaria del servizio di educativa domiciliare. La necessaria scelta di uniformare le modalità di gestione nei diversi comuni ha portato a prassi di lavoro più compresse di quelle in atto nei comuni in cui lavoravamo da più tempo, con meno riconoscimento delle ore di lavoro educativo di rete e di back. Elemento particolarmente critico è il monte ore assegnato per l’intervento alle specifiche situazioni, sempre risicato rispetto alle esigenze di lavoro ai nostri occhi necessarie. Questa è una questione sempre rimasta sul tavolo di confronto, in quanto si scontra con l’esigenza di contenimento della spesa da parte dei comuni e con una lista di attesa di casi da avviare.
Questi cambiamenti sono stati difficili da accettare e causa di difficoltà di relazione con Sercop, ma anche di problemi di accettazione al nostro interno. Alcuni degli operatori, abituati al vecchio standard di lavoro, hanno fatto fatica ad accettare le nuove condizioni. Ho ancora negli occhi le immagini del dibattito molto accesso in un’assemblea di Ut Ovest per comprendere la nuova situazione in tutti i suoi aspetti e cercare le possibili mediazioni e le scelte più opportune. Qualcuno, che già lavorava con noi da un tempo significativo, non ha accettato la nuova situazione e ha preferito cambiare lavoro.
Una caratteristica di questo servizio è la mole del lavoro e di conseguenza il numero cospicuo di operatori da impiegare (Vedi Scheda servizio). Questo comporta quindi un lavoro significativo di ricerca e valutazione di nuovi soci lavoratori. Nell’esperienza di Comin è sempre stata dedicata molta cura alla scelta di un nuovo operatore, a partire dalla consapevolezza che si è sempre trattato per noi di una scelta importante, in quanto ogni socio arricchisce il capitale umano della cooperativa. La necessità di far partire le nuove prese in carico in modo solerte ha dapprima creato alcune frizioni con il committente ma poi ha reso necessarie prassi di selezione più celeri, cercando di mantenere in ogni caso un livello adeguato di accuratezza. L’aumento considerevole del numero degli operatori crea la necessità di dedicare particolare attenzione nel definire percorsi e affiancamenti ai nuovi soci, che rendano possibile il loro inserimento efficace nella vita della cooperativa.
Alla conclusione del primo appalto viene indetta un’altra gara d’appalto per il triennio successivo e l’Ati si allarga inserendo la cooperativa Serena, che agisce principalmente nel territorio di Lainate e continua anche nel triennio successivo la gestione del Servizio di Sostegno Educativo Integrato Famiglia Scuola Territorio.
Ovviamente la gestione di questo servizio è stata occasione anche per continuare ad approfondire il nostro modello pedagogico di Educativa domiciliare. Sottolineare con convinzione la necessità del lavoro di équipe, cercando di affinarne la conduzione, dentro i confini imposti dai costi del servizio, ma anche di un attento e accurato lavoro di coordinamento organizzativo e soprattutto pedagogico. Questo ha comportato un costante impegno di confronto prima nel rapporto con i partner dell’Ati e poi con Sercop per costruire le condizioni di lavoro capaci di rendere più efficace la gestione del servizio sotto questi due aspetti. Le limitate ore destinate alle prese in carico e il cambiamento delle situazioni delle famiglie sono un ulteriore stimolo di riflessione per l’affinamento metodologico. Questo lavoro troverà poi in anni successivi una preziosa sintesi nel testo A casa d’altri che abbiamo pubblicato nel 2025 e che naturalmente presenteremo in modo approfondito più avanti.
Il lavoro di Educativa scolastica ha avuto per noi un grosso impulso con l’esperienza nel Rhodense: un impegno orario consistente che si è stabilmente integrato con il lavoro domiciliare nel monte ore degli operatori. Da qui la spinta ad un prezioso lavoro di confronto all’interno dell’Ati per costruire dignità pedagogica al ruolo dell’educatore nella scuola, nel sostenerne il ruolo e il conseguente lavoro nella relazione con le altre professioni scolastiche, a cominciare naturalmente dal rapporto non sempre facile con gli insegnanti. Questo affinamento di ruolo si è concentrato specialmente nel definire compiti, atteggiamenti e proposte capaci di favorire l’inclusione nella classe del ragazzo o della ragazza seguiti, anche attraverso la proposta di lavori di gruppo. Utili a questo proposito sono stati alcuni progetti, gestiti con altre realtà territoriali, con l’obiettivo di favorire l’integrazione dentro e fuori la scuola (tra queste esperienze citiamo la bella collaborazione sviluppata in quegli anni con il Baskin).
Un aspetto fondamentale a cui è necessario trovare progressivamente adeguata soluzione è quello di costruire un’organizzazione del lavoro in grado di evitare lo spezzettamento dell’orario degli operatori, cercando di concentrare l’operatività all’interno dello stesso istituto scolastico. E’ stato davvero significativo questo lavoro di pensiero e di proposte che ha consentito di fare significativi passi nella valorizzazione del ruolo dell’educatore scolastico e di rendere più efficace la sua presenza. Negli anni successivi si sono svolti anche momenti di lavoro pubblici, come il convegno Alleniamo gli sguardi che ha prodotto nuove proposte di lavoro. Ma anche di questo parleremo più avanti, nel momento in cui racconteremo il lavoro più recente di Comin.
Anche nel Rhodense il lavoro educativo nel territorio e la conseguente riflessione in cooperativa, a cominciare dal lavoro di équipe durante il quale gli operatori si interrogano anche sulle possibilità di rendere più efficace il proprio lavoro, sono state occasioni per favorire la creazione di nuove proposte di intervento.
Oltre ai gruppi educativi nel territorio, che sono diventati da subito parte integrante del Servizio integrato, dalla riflessione degli operatori sono scaturite proposte di nuovi interventi capaci di dare più significato al lavoro con famiglie inserite in contesti socialmente disgregati, attraverso un lavoro per la coesione nel territorio oppure per costruire nuove risposte per la presa in carico di situazioni di difficoltà particolari e inedite.
Tra queste presentiamo l’esempio dello Spazio Tamias, che si occupa di ragazzi ritirati, riportando il racconto di un operatore.
La storia del servizio “Spazio Tamias” inizia nel 2019 quando, tra diversi operatori interni al servizio di educativa domiciliare e scolastica di Comin, emerge la necessità di trovare una nuova modalità per contattare quei giovani che per fobia sociale o scolare si ritirano dalla vita sociale e non sono agganciabili con gli strumenti a loro conosciuti e disponibili.
L’idea di un servizio capace di accompagnare passo dopo passo il ragazzo dalla cameretta al mondo ha preso così la sua forma: una forma poliedrica e sempre cangiante che ancora continua a rigenerarsi in una circolarità continua, tra progettazione dell’équipe e bisogni dei ragazzi conosciuti e accolti dalla stessa.
Più avanti vi presenteremo l’impostazione metodologica e il lavoro concretamente svolo nello Spazio Tamias.
Al termine del triennio previsto dall’appalto è prevista una proroga per portare ad una nuova gara nel 2018. Ovviamente l’Ati, che nel frattempo si era data un nome specifico, Laboratorio per il Rhodense, aggiorna la metodologia di intervento nel Progetto per la gestione del servizio di Sostegno educativo integrato (SESEI), il nuovo nome attribuito da Sercop al servizio, che vede la continuità di gestione della nostra ATI. La gestione di questa gara accompagnerà l’attività fino agli anni recenti, in cui si sperimenterà una nuova forma di collaborazione con Sercop, attraverso la formula della coprogettazione, per sancire una forma gestionale più collaborativa di quella concessa dai vincoli dell’appalto.
Poi nel 2020 l’attività ha subito una battuta d’arresto con la Pandemia scatenata dal Coronavirus.
Lasciamo che quella faticosa esperienza spezzi anche il nostro racconto, per cui aspetteremo per configurare meglio gli scenari che si sono aperti successivamente.
