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Non dimenticare un solo nome

Sono stato a Spello all’ultima assemblea del Cnca. Si parlava di disobbedienza, di pace disarmata e disarmante. Per me le assemblee del Cnca sono sempre un forte momento di carica e non solo perché rivedo amici cari, compagni che lavorano in parti diverse della nostra Italia, in ginocchio ma pur sempre amata. Sono soprattutto le cose che sento, la voglia di non arrendersi e di continuare a lottare che vivificano in me la speranza e che mi fanno tornare a casa più carico.

Questa volta poi c’è stato un momento forte che mi ha colpito in modo particolare e che porterò nel mio cuore per molto tempo.

Abbiamo srotolato il sudario, un lenzuolo bianco lungo 25 metri, sul quale sono scritti i nomi degli oltre 18.000 bambini uccisi a Gaza dal 7 ottobre del 2023 alla fine di luglio di quest’anno, coprendo tutta la sala.

Non trovo le parole capaci di trasmettere l’intensità delle emozioni vissute in modo collettivo e da me singolarmente. Commozione, dolore, rabbia, dolore, dolore… Le immagini e il video che allego alla fine dell’articolo mi aiutano a comunicarvele…

Diciottomila non è solo un numero impressionante, ma sono un bimbo, una bambina, un ragazzo, una ragazza e così via, fino a diciottomila. Come vorrei essere capace di conoscere ad uno ad uno i loro nomi e gridarli al cielo e piangere per ciascuno di loro. Qualcuno ha contato che solo per pronunciare tutti quei nomi non basta un giorno intero. Servono più di quaranta ore. 

Durante lo srotolamento ci sono stati momenti di silenzio. Un silenzio davvero profondo, che diceva molto, che univa le emozioni, alternato a musica di sottofondo e a pochi brevi  brani letti come questo tratto da documento del Cnca Dire all’oscurità che non è onnipotente:  “Dire il nome è la prima forma di cura dei viventi. Dire i nomi è l’urgenza per l’oggi: pronunciare anche quelli dei migranti morti nell’abbandono pianificato, dei femminicidi, dei suicidi in carcere… magari anche i nomi delle specie vegetali e animali che annientiamo nell’incuria del bene Terra.”

L’abbiamo sentito in modo forte a Spello in quel gesto. L’ho sentito come un rito forte, una preghiera laica: il nostro dolore comune per non dimenticare, per mantenere nel cuore la memoria dei fatti e delle persone che hanno subito questa aggressione prepotente.

La Striscia di Gaza, un’area grande appena un terzo di Roma, è stata colpita con circa 70.000 tonnellate di bombe – più di tutte le bombe sganciate su Londra, Amburgo e Dresda durante tutta la Seconda Guerra Mondiale. Il numero di donne e bambini uccisi in questi mesi è il più alto di ogni conflitto degli ultimi vent’anni. Anche a Gaza le bombe non sono cadute da sole: ci sono state persone che hanno deciso di farlo, altre persone che hanno ordinato di farlo a persone che poi le hanno sganciate.

Questa è la guerra che certo non risolve le questioni che l’hanno scatenata, ma che alimenta la catena di rabbia, il desiderio di vendetta nel cuore di chi ha perso casa, amore e affetti. Lo sappiamo con certezza e dobbiamo continuare a dirlo, a esserci per quanto possibile (e impossibile) per aiutare a spezzare questa catena. Dialogo, rispetto per costruire giustizia anche nel rapporto tra i popoli e le nazioni. Quello che vediamo con triste evidenza è invece la totale mancanza di rispetto per le regole di convivenza costruite negli ultimi decenni. Conta solo la volontà dei più potenti (in difesa dei loro interessi economici quasi sempre sporchi) che a volte cercano anche di spacciarsi per costruttori di pace.

Ma voglio tornare al rito toccante dello srotolamento del sudario. Ti invito davvero a guardare il video che comunica la forte emozione vissuta in quel momento intenso. L’ho definita una preghiera laica. In quel momento pensavo che se esiste un Dio, l’immenso Amore, (come io credo che sia), in quel momento stava piangendo con noi. Come vorrei che le lacrime che Dio ha versato per i bimbi di Gaza e per tutte le vittime innocenti della cattiveria dell’uomo, possano essere capaci di far crescere in questa terra, ormai arido deserto, nuove piante che portino frutti di giustizia e di pace vera.
Un grande ringraziamento agli amici del gruppo Carnia per la pace che, in tanti, hanno scritto questo sudario e che ce lo hanno portato e anche a Sebastiano Ursi e Alba di Palo che hanno realizzato le foto e il video.

Link al video: https://youtu.be/8zSWWThyi4I