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Scrittura collettiva strumento per produrre sapere dal campo

di Claudio Figini e Graziano Maino

In questo quaderno abbiamo raccolto sei articoli scritti a più mani da assistenti sociali, educatori
ed educatrici della cooperativa sociale Comin. I contributi sono stati pensati e redatti nell’ambito
di un laboratorio di scrittura collettiva accompagnato da Pares. Dal percorso abbiamo tratto alcune
riflessioni sui buoni frutti che scrivere in gruppo produce, che sintetizziamo di seguito.
Il lavoro sociale è tanto duro quanto impellente. Le professioni socio-educative generalmente non
sono riconosciute come necessarie sul piano sociale e spesso sono considerate una mera spesa, a
volte sostenuta con trascuratezza, e un compito marginale, anch’esso svolto talora con trascuratezza.
Invece è necessario occuparsi delle fragilità della nostra società perché esse riguardano e toccano
tutti noi indistintamente, e ciò deve essere necessariamente fatto con il contributo di ciascuno,
accanto ai professionisti.
Scrivere collettivamente serve. Serve ad alzare lo sguardo per rileggere le esperienze sul campo e
produrre sapere da mettere in circolo. Un sapere che sviluppa pensiero educativo. Un sapere che
discende dal lavoro di squadra, che nasce dal movimento di un gruppo, ogni qualvolta si prova a fare
sintesi nel confronto tra più persone.
Come abbiamo lavorato. Si è trattato di un’esperienza impegnativa: sei incontri a cadenza quindicinale
che complessivamente ci hanno impegnato per poco più di due mesi e mezzo. Un ritmo giusto e
anche un’esperienza divertente che ha aumentato la coesione fra le persone coinvolte. Un metodo
che promette risultati positivi. Come in tutti i lavori in gruppo c’è un tempo di ideazione che precede
la scena e l’azione pubblica. Poi attività spalla a spalla meno visibili hanno intervallato e alimentato la
produzione. E pensieri personali, prima silenti e pazienti, hanno cercato e trovato il momento giusto
per farsi espliciti.
Tecnologie per la collaborazione e la scrittura a distanza. Il percorso di scrittura collettiva è stato
progettato in modalità online. Sono state realizzate sessioni di scrittura di tre ore e mezza, nel
tardo pomeriggio, per renderle compatibili con gli impegni di lavoro (questo è stato un aspetto che
ha determinato un po’ di affaticamento). Chi ha partecipato ha accolto la proposta di analizzare
interventi e progetti concreti realizzati sul campo, in parte già condivisi, e di collaborare in un
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contesto tecnologico anche per acquisire o consolidare competenze digitali. I momenti in plenaria
sono serviti per introdurre e sperimentare Miro e Google, strumenti per la scrittura collaborativa
in presenza o a distanza. Quindi in piccoli gruppi si è lavorato a imbastire i testi e ad articolarli per
sottoporli a letture reciproche. Nella scrittura collettiva, confronto e revisioni incrociate hanno
accompagnato l’elaborazione. I gruppi hanno mescolato anzianità e affinità. Pares ha messo a
disposizione inquadramenti sulle funzionalità tecnologiche, feedback nella scrittura e nella revisione,
accompagnamento per tenere la cadenza del passo e portare a compimento testi pubblicabili.
Come abbiamo scelto gli argomenti affrontati nelle scritture a più mani. Si è trattato di una
confluenza di elementi diversi. I temi di fondo sono stati individuati nella fase di progettazione del
percorso di scrittura collettiva. Gli argomenti sono stati definiti in avvio del percorso, facendo spazio
all’esigenza di raccontare qualcosa che si avvertiva importante e di fare emergere il “non detto” della
propria esperienza di lavoro. Le persone hanno proposto questioni da documentare e sono stati
individuati sei nuclei da sviluppare che di seguito riepiloghiamo.

  • Nel contributo Nessuna scuola è un’isola, viene presentato l’approccio educativo del service
    learning, che ha l’obiettivo di costruire ponti e contaminazioni tra scuola e territorio per
    rendere gli studenti protagonisti.
  • Nell’articolo La comunità come casa, la comunità come servizio, viene proposta una
    riflessione sulle comunità di accoglienza per bambini, ragazzi e adolescenti, pensate come
    servizi e come case, come luoghi di vita, di intimità, di affetto, rifugi che proteggono e
    consentono di crescere.
  • Ne L’assistente sociale che non vi raccontano, le autrici presentano la loro esperienza di
    assistenti sociali con l’obiettivo sia di mettere in discussione stereotipi sia di mettere in luce
    il valore della presa in carico sociale.
  • Il contributo Il tempo negli interventi sociali: vincolo o risorsa? approfondisce la gestione
    della risorsa tempo nel lavoro che le assistenti sociali svolgono con le famiglie, evidenziando
    perché è fondamentale scandire le tempistiche per misurare l’efficacia degli interventi
    realizzati.
  • Ne L’emozione dei segmenti, partendo da un’esperienza concreta di sostegno a un ragazzo
    con disabilità, alcuni educatori hanno condiviso apprendimenti da utilizzare nelle pratiche
    educative.
  • In Viaggiando dentro l’affido educatrici e educatori raccontano l’affido attraverso esperienze,
    storie e voci, presentando l’avventura dell’accoglienza grazie a diverse istantanee che vedono
    coinvolte famiglie, minori e operatori.

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La scrittura collettiva è anche incontro. Comin e Pares hanno pensato a un percorso che potesse
coinvolgere e promuovere lo scambio professionale e personale di esperienze e riflessioni,
immaginando che un laboratorio di scrittura collettiva costituisse uno spazio di incontro, di
espressione e di elaborazione creativa. Speriamo che, in un certo senso, l’incontro possa continuare
attraverso questo quaderno, che ci siamo immaginati come uno strumento per approfondire i
temi proposti nei contributi, ma anche gli apprendimenti sviluppati durante la loro realizzazione. Lo
abbiamo intitolato “L’intelligenza degli alberi” sollecitati dalle ricerche di alcuni studiosi che hanno
messo in luce le interconnessioni degli alberi di una foresta attraverso le loro radici. In profondità,
dove le radici più sottili si sfaldano nel terreno, incontrano le radici di altri alberi e lì avviene una
comunicazione intensa fatta di segnali biochimici, un codice di comunicazione con cui le piante si
trasmettono informazioni sull’umidità, sulla fertilità della terra, sui pericoli e sull’ambiente di sopra.
Analogamente il processo di scrittura collaborativa che trovate in questa raccolta di articoli è fatto da
un lavoro di trasformazione e di contatto attraverso cui operatori e operatrici sociali hanno scambiato
e costruito insieme informazioni, sapere, ricchezza e valutazioni provenienti dal terreno del lavoro
quotidiano. Prendendo spunto dal vento che agita le foglie nell’altra profondità, quella del cielo.
Il manifesto. A conclusione del quaderno proponiamo anche alcune buone ragioni per impegnarsi
nella scrittura collettiva, imparate e rielaborate a partire dall’esperienza realizzata. Speriamo possa
essere uno strumento utile ad altri che vorranno intraprendere altri percorsi.
Siamo contenti del risultato e per questo desideriamo ringraziare chi ha promosso il laboratorio
di scrittura collettiva, le persone che hanno scritto e lo hanno animato e Secondo Welfare, che ha
pubblicato gli articoli sul proprio sito e che ora li rilancia attraverso questo quaderno.