Già nel 1982 il Gruppo Educatori si era valso dell’aiuto di un conduttore. In seguito, nel 1984, nasce l’esigenza di avvalersi della collaborazione di un tecnico (psicologo, psicopedagogista) che in virtù delle proprie specifiche competenze e della sua posi zione di osservatore esterno, sia in grado di offrire degli stimoli per riflettere sulla propria azione educativa e suggerire metodologie.
Ogni équipe sceglie in maniera autonoma il proprio supervisore, con il quale viene stabilito da parte della cooperativa un rapporto di consulenza; anche l’impostazione che viene data al lavoro di supervisione è diversa a seconda delle esigenze presenti al momento all’interno di ogni singola comunità.
C’è chi punta soprattutto all’analisi dei casi e chi invece è più attento alle dinamiche relazionali esistenti all’interno dell’équipe educativa e della comunità. A livello di riferimenti teorici gli approcci più utilizzati sono quelli di tipo psicoanalitico e di tipo sistemico. La frequenza delle riunioni è in genere quindicinale.
Si tratta indubbiamente di uno strumento importante che permette di rendere più consapevoli gli operatori dei propri interventi e di favorirne la crescita professionale.
Nel 1984 l’istituzione della Supervisione, considerata come ulteriore possibilità di confronto e sostegno alla progettazione educativa, offre l’occasione di ridefinire con più precisione i compiti specifici dell’Equ.Al e del Gr.Ed.
L’Équipe allargata viene infatti definendosi principalmente come ambito decisionale, nel quale si lavora sui dati della situazione già elaborati in precedenza dall’équipe degli educatori.
Il Gruppo educatori perde definitivamente quella funzione di confronto pedagogico tra le équipe sulla progettazione di casi specifici che aveva costituito nei primi anni dell’80 l’aspetto principale del lavoro, concentrando il proprio operato, secondo un obiettivo di formazione permanente, principalmente nell’elaborazione di tematiche specifiche (pedagogiche, psicologiche, metodologiche, di analisi istituzionale; …).