{"id":7037,"date":"2025-10-09T12:15:05","date_gmt":"2025-10-09T12:15:05","guid":{"rendered":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/?p=7037"},"modified":"2026-02-09T12:05:24","modified_gmt":"2026-02-09T12:05:24","slug":"stage-cernusco-2-le-restituzioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2025\/10\/09\/stage-cernusco-2-le-restituzioni\/","title":{"rendered":"Stage Cernusco 2 Le restituzioni"},"content":{"rendered":"\n<p>Riprendiamo il racconto dello Stage di Cernusco. Avevamo lasciato il racconto al termine dei contributi portati il sabato mattina in Girandola.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla conclusione dei lavori del mattino, lo stage si \u00e8 spostato in Filanda dove, dopo pranzo, si sono tenuti i gruppi di lavoro, composti in modo trasversale, per lavorare tutti sullo stesso tema, a partire degli interventi del mattino. I conduttori dei gruppi si sono incontrati poi con i due formatori esterni che, come al solito, hanno avuto il compito di riportare i contenuti dei gruppi di lavoro. Per raccontare il lavoro dei gruppi ci basiamo quindi sulle restituzioni di Gabriella ed Ennio.<\/p>\n\n\n\n<p>Partiamo dalla <strong><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/8-1-Restituzione-Gabriella-Gabrielli.docx.pdf\">Relazione di Gabriella<\/a>, <\/strong>di cui trovi la sbobinatura negli <em>Approfondimenti.<\/em> Per chi non la conosce \u00e8 una socia di lungo corso, ai tempi educatrice nella comunit\u00e0 di Golfo Aranci, ora socia volontaria perch\u00e9 da molti anni lavora come Assistente sociale nel Comune di Milano. Di lei ricordiamo soprattutto il bellissimo libro <em>Luoghi comuni<\/em>, pubblicato dal Cnca, sul senso dell\u2019accoglienza in comunit\u00e0. Tra gli <em>Approfondimenti<\/em> puoi leggere integralmente il <strong>testo dell\u2019intervento<\/strong>, che come vedremo \u00e8 connotato da uno sguardo pedagogico, consono al nostro approccio.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Questo ha sottolineato Gabriella.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Dalla riflessione \u00e8 emersa chiara, per prima cosa, questa acquisizione: noi non siamo detentori della verit\u00e0 dell\u2019altro, noi non sappiamo qual \u00e8 il suo benessere. Dove sta \u2013 come dire &#8211; allora la differenza, cos\u2019\u00e8 che mi diversifica dalla persona con la quale e per la quale lavoro? Direi che \u00e8 la professionalit\u00e0 che mi investe comunque di una responsabilit\u00e0 nei confronti di queste persone. L\u2019unica diversit\u00e0 tra noi e loro \u00e8 proprio il fatto che mi sono affidati, che io lavoro con loro, che io con loro e per loro uso il mio essere professionale: e questa \u00e8 la differenza. Poi, sul resto, pari siamo e insieme ci muoviamo. Avete usato spesso la parola spiazzamento, io aggiungo disarmante, ci siamo sentiti un po\u2019 senza strumenti. Ma il bello di essere in una situazione disarmante \u00e8 che non puoi pi\u00f9 negare l\u2019evidenza. E l\u2019evidenza \u00e8 proprio quella della condizione condivisa con l\u2019altro.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non sei tu che sai chi \u00e8 l\u2019altro e qual \u00e8 il bene dell\u2019altro. A partire da questo poi tutto si costruisce.\u201d&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Rievocando Benigni che dice che la felicit\u00e0 \u00e8 nascosta ma dobbiamo cercarla (\u201ccerchiamola fino all\u2019ultimo giorno della nostra vita\u201d ci dice) Gabriella ricorda che molti nei gruppi l \u2019hanno ripetuto pi\u00f9 volte: \u201ccontinuare a cercare la felicit\u00e0 pu\u00f2 diventare un progetto\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Progetto \u00e8 una parola che dobbiamo esaminare bene: progetto sicuramente rimanda a una meta, a un arrivare da qualche parte, a un agire nel mondo. A questo proposito in un gruppo di lavoro \u00e8 emerso che la ricerca della felicit\u00e0 \u00e8 anche una questione politica. In effetti \u00e8 vero, \u00e8 verissimo, la felicit\u00e0 \u00e8 resa possibile dalla giustizia cio\u00e8 dal riconoscere e dare opportunit\u00e0, le giuste opportunit\u00e0 a tutte le persone e quindi se vogliamo lavorare verso la ricerca della felicit\u00e0, non possiamo prescindere da un intervento anche politico. Un altro elemento \u00e8 stato fornito dai lavori di gruppo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma c\u2019\u00e8 anche un altro aspetto della progettualit\u00e0, dic<em>e <\/em>Gabriella, che \u00e8<em> il lavorare su di s\u00e9: il raccoglimento che \u00e8 proprio l\u2019imparare a scendere dentro di s\u00e9, il lavorare su di s\u00e9, per poter poi conoscersi. Imparare a stare bene con s\u00e9 stessi. L\u2019avete detto tante volte, se non c\u2019\u00e8 il nostro benessere noi non possiamo dare benessere all\u2019altro. Cercare questo benessere per noi stessi e cercarlo sia in maniera individuale sia come cooperativa, quindi darsi quegli strumenti che ci aiutano a stare meglio e darci delle condizioni di lavoro che ci aiutano a stare meglio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altro aspetto significativo del lavorare su di s\u00e9 \u00e8 imparare a guardare. \u00c8 stato detto che col cambiare lo sguardo si aprono tante prospettive. Lo spiazzamento \u00e8 la sorpresa, la novit\u00e0 che entra, \u00e8 il punto di vista diverso che mi arricchisce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Allora imparare a guardare \u00e8 imparare a cogliere, imparare ad accogliere, imparare a raccogliere.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardare oltre. Qualcuno ha richiamato l\u2019ironia. L\u2019ironia \u00e8 uno sguardo diverso che ti apre una porta, ti fa pure ridere, ti rimette in moto, ti rid\u00e0 vitalit\u00e0 e ti porta altrove. Ti rimette in movimento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gabriella ritiene bellissima ed importante un\u2019altra cosa detta durante lo stage. E\u2019 stata richiamata la speranza. \u00c8 una sospensione, un \u201cboh cosa sto facendo? Non lo so per\u00f2 ci pu\u00f2 essere dell\u2019altro\u201d e questo altro, si \u00e8 detto ci invita alla leggerezza. Qualcuno ha parlato di respiro, possiamo parlare di levit\u00e0 di porsi in una dimensione prospettica. C\u2019\u00e8 una possibilit\u00e0 di rimbalzare, c\u2019\u00e8 una possibilit\u00e0 di risorgere \u2013 potrebbe dire qualcuno &#8211; e questo con un sorriso. Vi cito un episodio capitato ad una persona che conosco. Un professore che dopo due anni riceve una mail da un ragazzo, con cui non aveva avuto pi\u00f9 rapporti. Gli dice che l\u2019incontro con lui gli ha salvato la vita. Lo dice con una poesia di cui vi riporto alcuni versi:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>forse solo perch\u00e9 mi ha guardato negli occhi,&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>forse solo perch\u00e9 l\u2019ho guardato negli occhi.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Era l\u00ec, era l\u00ec per me, era l\u00ec con me,&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>non ha preteso di essere mio padre,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;per\u00f2 era l\u00ec, ci siamo guardati\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDi fronte e attraverso\u201d ed \u00e8 bellissimo perch\u00e9 guardarsi negli occhi \u00e8 proprio questo stare di fronte all\u2019altro, e questo attraverso \u00e8 quello che ognuno di noi diventa attraverso proprio questo incontro, questo stare di fronte all\u2019altro, questa presenza che si d\u00e0, che non scappa, che non evade, che non ha magari una meta definita, che non ha la pretesa di dirmi chi sono, di portarmi chiss\u00e0 dove.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci riporta un\u2019altra acquisizione raccolta. A fianco del lavoro su di s\u00e9 \u00e8 importante il contesto in cui si vive, in tutte le sue forme (la famiglia, la casa, il fidanzato, gli amici, ma anche la relazione nella cooperativa, l\u2019equipe, e la comunit\u00e0 sociale). La necessit\u00e0 di essere parte di un insieme che ti sostiene. \u00c8 molto significativo l\u2019articolo 2 della Costituzione: \u201c<em>La Repubblica riconosce e garantisce diritti inviolabili dell\u2019uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalit\u00e0\u201d<\/em>.&nbsp; La persona \u00e8, s\u00ec, s\u00e9 stessa ma realizza s\u00e9 stessa, si <em>svolge,<\/em> nella misura in cui <em>\u00e8 con<\/em>, \u00e8 insieme ad altri. Importante nel nostro contesto il riconoscimento del lavoro come esperienza collettiva. I lavoratori dell\u2019ADM dicono \u201c<em>c\u2019\u00e8 una solitudine magari nel lavoro, io lavoro da solo ma non mi sento solo perch\u00e9 alle spalle ho il gruppo, ho l\u2019equipe, faccio parte di\u201d.<\/em> Questa dimensione va curata tantissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Gabriella cita un\u2019altra frase detta: <em>Comin \u00e8 l\u2019impresa, impresa sociale, non solo di realizzare qualcosa ma di realizzare me<\/em>. Mentre io faccio quello che faccio, e sicuramente realizzo qualcosa, e sicuramente lo faccio anche in un contesto sociale, ma mi costruisco, realizzo me, mi svolgo, come dice la Costituzione. Un\u2019identificazione con Comin che non \u00e8 appiattimento ma che si sintetizza in una frase che sentita: <em>\u201cIo realizzo me stesso attraverso la cooperativa\u201d<\/em>. Quindi forse il legame dura anche per questo, perch\u00e9 io ci sono, io continuo ad esserci, io rimango. E quell\u2019io che io sono \u00e8 anche la storia che ho vissuto con gli altri, quello che io sono diventato attraverso il mio lavoro e attraverso la cooperativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci richiama la canzone di Niccol\u00f2 Fabi che avete trasmesso, in particolare l\u2019invito a rinunciare alla perfezione: \u201c<em>sapere e rinunciare alla perfezione<\/em>\u201d. Questo invito si collega allo sguardo della speranza. Significa smettere di pensare che una cosa sia quella che ho in mente, quella che ho predefinito, ma spero, apro alla possibilit\u00e0, a ci\u00f2 che potr\u00e0 essere. Rispetto a questo ci invita a sottolineare anche un altro aspetto: \u201c<em>noi facciamo delle cose e misuriamo la nostra efficacia sulla realizzazione di quel prodotto che abbiamo in mente. In realt\u00e0 mentre noi facciamo delle cose ne facciamo una valanga di altre che non sappiamo di fare ma che altri raccolgono. Teniamoci questo orizzonte della speranza, del tempo che fa maturare le cose o che comunque trasforma, teniamoci quella speranza che \u00e8 anche rinunciare alla perfezione, aprire alla possibilit\u00e0. Noi dobbiamo sicuramente anche misurare l\u2019effetto di quello che facciamo, ma teniamoci anche questa bella consapevolezza che facciamo molto ma molto ma molto di pi\u00f9 e forse non lo sapremo mai per\u00f2 lo abbiamo fatto e questo ce lo dobbiamo portare a casa\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Gabriella ci presenta altre suggestioni:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; In ottica progettuale si pu\u00f2 correre il rischio di vivere il quotidiano sopratutto come transito come percorso ma \u00e8 fondamentale anche lo stare, un qui ed ora da vivere pienamente. La felicit\u00e0 sta anche qui dentro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Riguardo al quotidiano e all\u2019attitudine a sguardi diversi importante anche l\u2019invito a saper cogliere la bellezza. La felicit\u00e0 &#8211; qualcuno ha detto \u2013 \u201c<em>\u00e8 stare al sole, il piacere di correre, pu\u00f2 essere la visione di un tramonto\u201d.<\/em> Ecco allenare lo sguardo \u00e8 imparare a riconoscere ci\u00f2 che di bello ci pu\u00f2 essere in ogni istante. E questo anche nelle relazioni, nelle cose che succedono nella vita come nel lavoro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Molto bello il caleidoscopio di soli specchi, quello senza pietruzze ma che pu\u00f2 mostrarti in modo artistico qualsiasi cosa guardi. E questa metafora pu\u00f2 diventare uno strumento professionale, cio\u00e8 la capacit\u00e0 in qualsiasi situazione di vedere altro e di trovare la bellezza in ogni caso. Vedere oltre, vedere altro.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Nel filmato delle interviste ai ragazzi ad un certo punto \u00e8 stato chiesto loro di sorridere o di fare una smorfia; molto opportuno l\u2019invito a sorridere perch\u00e9 nel sorridere c\u2019\u00e8 un movimento, c\u2019\u00e8 un uscire da una situazione in cui sei, E una volta di pi\u00f9 vien da dire che dobbiamo allenarci a sorridere, noi stessi per primi, perch\u00e9 dobbiamo allenarci a riconoscere la felicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Rispetto al progetto, alla fatica di fare fatica, riporta questa frasetta \u201cnon ho bisogno che sia facile ma che ne valga la pena\u201d. Il valore che d\u00e0 senso alla fatica \u00e8 in ogni caso un\u2019opzione individuale, specifica di ogni persona. Non la decido io per l\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Conclude con un suo pensiero: \u201c<em>per me la vita \u00e8 un camminare infinito alla meta<\/em>.\u201d <em>Senza enfasi sul progetto. Nel camminare c\u2019\u00e8 un vado verso, non sto ferma, mi muovo ed \u00e8 un infinito, cio\u00e8 non finir\u00f2 mai, \u00e8 un continuo, per\u00f2 sono gi\u00e0 nella meta, sono nel qui ed ora e sono qui, non devo necessariamente andare altrove. \u00c8 qui in questo momento che camminando, andando verso, posso trovare con uno sguardo diverso quella che pu\u00f2 essere la mia felicit\u00e0\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Di taglio diverso la <strong><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/8-2-Resituzione-Ennio-Ripamonti-stage-2018.docx.pdf\">Restituzione di Ennio Ripamonti.<\/a><\/strong> Necessariamente un\u2019impronta pi\u00f9 sociologica, viste le sue competenze, anche se le cose dette in fondo spesso si assomigliano. Cerco di sintetizzarle e di rispettarle, invitando chi preferisce a leggere il testo integrale negli <em>Approfondimenti<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Appunti di felicit\u00e0 provvisoria<\/p>\n\n\n\n<p>Partire dal qui ed ora, dalle cose che ho visto e sentito i questi due giorni. Persone, soci di una cooperativa che si interrogano sulla ricerca della felicit\u00e0 che non \u00e8 certo un tema usuale nelle cooperative. Abbiamo visto che c\u2019\u00e8 stato un lavoro preparatorio che ha prodotto restituzioni di taglio differenti. Hanno parlato pi\u00f9 di 15 persone, anche a nome di diverse altre. Abbiamo visto utilizzare diverse forme espressive, dal cinema alla letteratura, dalla fotografia alla musica, dalla ricerca sociale alla cultura pop. E che cosa vogliono dire tutte queste cose? Qual \u00e8 il loro valore? Ai suoi occhi indicano una realt\u00e0 viva, che si interroga e che riflette, che non smette di farsi domande e di ricercare: una realt\u00e0 viva e interrogante in un\u2019epoca in cui anche il lavoro sociale e educativo appare attraversato da un eccesso di retorica e di deriva routinaria e conservativa. Il rischio, cio\u00e8, che operatori e operatrici dell\u2019educazione assumano sempre pi\u00f9 i tratti culturali di \u201cimpiegati\u201d del welfare. Abbiamo visto persone che si esprimono e si confrontano, s\u2019interrogano, entrano in contatto con opinioni diverse e interlocutori differenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un secondo tipo di questioni attiene a ci\u00f2 che si <em>sente<\/em>, oltre a ci\u00f2 che si vede.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Partire da forme di ascolto attive e profonde<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono organizzazioni che \u201crisolvono\u201d il problema dell\u2019efficienza e dell\u2019efficacia attraverso approcci e logiche tipiche del mondo aziendale. L\u2019ascolto \u00e8 invece imprescindibile nel nostro lavoro. Un ascolto attivo e profondo \u00e8 il fondamento stesso di ogni forma di educazione, di relazione generativa con l\u2019altro da noi. In una delle conversazioni di gruppo ieri qualcuno affermava: <em>\u201cnel nostro gruppo praticamente abbiamo fatto della filosofia sul concetto di felicit\u00e0\u201d<\/em>. C\u2019\u00e8 una grande verit\u00e0 in questa considerazione poich\u00e9 se c\u2019\u00e8 qualcosa oggi che il lavoro educativo deve recuperare \u00e8 la capacit\u00e0 di <em>filosofare <\/em>cio\u00e8 la volont\u00e0 e l\u2019impegno attivo e generoso di interrogarsi e interrogare sulle grandi domande di senso della vita. Domande tutt\u2019altro che astruse e, men che meno, astratte. Quando si pongono queste domande ai ragazzi alcuni non sanno cosa rispondere. Urge una ripresa e un rilancio di un\u2019educazione profondamente e autenticamente maieutica, un atteggiamento socratico verso l\u2019esistenza, l\u2019impegno a \u201cfar nascere il ragazzo\u201d, per aiutarlo a diventare quello che \u00e8 e quello che pu\u00f2 essere.<\/p>\n\n\n\n<p>Allestire situazione conviviali e dialogiche<\/p>\n\n\n\n<p>Ennio riporta l\u2019impressione avuta ieri andando via da qui, che forse potr\u00e0 apparire un\u2019affermazione un po\u2019 altisonante, \u00e8 stata quella di un <em>Convivio<\/em>. Nelle Grecia Classica (e poi anche nella Roma Classica) dopo i banchetti si realizzava una <em>pratica conviviale<\/em> (il Simposio) durante il quale le persone intonavano canti, ballavano, giocavano e conversavano. Oggi abbiamo un gran bisogno di recuperare capacit\u00e0 dialogiche e che un modo per farlo \u00e8 allestire situazioni conviviali. \u00c8 urgente farlo per non lasciare in mano le risposte alla ricerca di felicit\u00e0 all\u2019economico che abbiamo visto non \u00e8 in grado di farlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Capita di essere felice, anche senza intenzione<\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo che esiste la felicit\u00e0 non perch\u00e9 la definiamo, ma perch\u00e9 la sperimentiamo. Ci capita di essere felici, di sentirci felici. A volte, come \u00e8 stato riportato da alcune interviste con famiglie <em>\u201c\u00e8 il coronamento di un\u2019intenzionalit\u00e0\u201d <\/em>Ecco delle volte invece capita di essere felici, capita nella vita che c\u2019\u00e8 qualcosa che ci rende felici nonostante e a prescindere dalla nostra intenzione. Noi non siamo abituati ad usare nel quotidiano la parola felicit\u00e0, preferiamo usare dei sinonimi, mi \u00e8 piaciuto, sono contento \u2026 E forse non \u00e8 un male, per non logorarla, per non banalizzarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma cosa significa la felicit\u00e0 quando si parla del lavoro in una cooperativa sociale. Si pu\u00f2 parlare di quanto ci rende felice lavorare in Comin? Anche qui procede restituendo ci\u00f2 che ha visto e ascoltato.<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto si parla, molte persone dicono \u201cla Comin\u201d, c\u2019\u00e8 un femminile \u201cla Comin\u201d. Altri hanno utilizzato il \u201cnoi\u201d o \u201clo stile Comin\u201d. Possiamo pensare che tutto ci\u00f2 sia scontato ma, a ben vedere, non \u00e8 scontato. Ci sono molte cooperative in cui quado si parla della cooperativa si parla di qualcosa di altro da s\u00e9. Ma quelli della cooperativa cosa dicono \u2026 Dico questo perch\u00e9 in Comin il senso di appartenenza si percepisce. Certo non per tutti allo stesso modo. Ma questo per me \u00e8 un fatto positivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Appartenenze che ospitano la controversia<\/p>\n\n\n\n<p>Nella nostra societ\u00e0 stanno rinascendo forme di appartenenza settaria nelle quali tutto il bene \u00e8 dentro e tutto il male fuori.&nbsp; A questo proposito ci rassicura e ci dice: <em>\u201cTranquilli in Comin non siete una setta!\u201d Per\u00f2 si percepisce l\u2019intensit\u00e0 e il calore di una forte appartenenza. Da parte mia in queste giornate insieme l\u2019ho sentita, cos\u00ec come l\u2019ho sentita negli incontri preparatori. Confesso anche un sentimento di sana invidia, per quanto mi riguarda. \u00c8 bella questa cosa. Cio\u00e8 ho pensato che non ho in questa fase della mia vita un luogo collettivo fatto cos\u00ec. Un po\u2019 perch\u00e9 lavoro in una piccola realt\u00e0, molto piccola, con poche persone. E poi perch\u00e9 alcune mie grandi appartenenze sono andate in crisi<\/em>. in un gruppo, appunto, \u00e8 uscita una frase che Ennio si \u00e8 annotato perch\u00e9 la ritiene un piccolo capolavoro: <em>\u201cmi sono innamorata perdutamente della Comin quando sono entrata. Non so se ho mai odiato la Comin, sicuramente mi \u00e8 capitato pi\u00f9 volte di incazzarmi con la Comin\u201d.<\/em> Sottolinea la possibilit\u00e0 che i posti che tu ami sono quelli in cui sei libero di arrabbiarti, dove c\u2019\u00e8 spazio per il conflitto e la controversia. In un altro intervento una collega ha detto: <em>\u201csi tratta di curare i luoghi delle condivisione a partire da un\u2019equipe\u201d.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questo significa che tutti sono contenti? Assolutamente no. In un gruppo si diceva: <em>\u201cper\u00f2 con 1000 euro al mese si fa fatica a vivere, anche se mi piace questo lavoro e mi piace la Comin\u201d. <\/em>E come si fa, qual \u00e8 la soluzione per una cooperativa sociale oggi? Coniugare valore economico e qualit\u00e0 della vita \u00e8 una sfida sempre pi\u00f9 pressante in quanto viviamo in un sistema in cui il denaro si \u00e8 trasformato nel valore assoluto. Il rischio di questa ipertrofia del ruolo sociale del denaro \u00e8 sagacemente espresso da Oscar Wilde in uno dei suoi celebri aforismi: <em>\u201cAl giorno d\u2019oggi la gente sa il prezzo di tutto e non conosce il valore di niente\u201d.<\/em> In questo senso le basse retribuzioni nel lavoro sociale e educativo rischiano di minimizzarne il valore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fare cooperazione e fare comunit\u00e0 nell\u2019epoca del disincanto e della rabbia<\/p>\n\n\n\n<p>La mission fondamentale del Terzo Settore nelle societ\u00e0 contemporanee \u00e8, secondo Ennio, \u201cfare comunit\u00e0\u201d e produrre benessere sociale. Per questo \u00e8 necessario definire un concetto positivo di professionalit\u00e0 che spesso viene intesa come distacco dalle situazioni e non come capacit\u00e0 di esserci. Fare una professione, come l\u2019educatrice o l\u2019educatore, che ha scarso riconoscimento sociale e contribuzione economica medio-bassa con un approccio distante e freddo sia ancora pi\u00f9 frustrante. Diventa pertanto fondamentale un ambiente motivante capace di supportare una professione vissuta con slancio e generosit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un ultimo punto riguarda il tema della felicit\u00e0 nella comunit\u00e0 sociale. Anche si appoggia ad una frase sentita in uno dei gruppi di confronto di questi giorni: <em>\u201cviviamo in un\u2019epoca che non \u00e8 favorevole alla felicit\u00e0 e al lavoro cooperativo in campo sociale, viviamo un\u2019epoca di crisi, un\u2019epoca cos\u00ec\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 talmente vera questa affermazione che troviamo continue conferme a livello di ricerca. Il recente rapporto ISTAT sullo stato del Paese si fa esplicito riferimento all\u2019Italia come una <em>\u201csociet\u00e0 del rancore\u201d <\/em>ne \u00e8 un esempio ma questa realt\u00e0 \u00e8 sottolineato anche in diversi testi di altri paesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Le vite social sono vite pi\u00f9 felici?<\/p>\n\n\n\n<p>La comunit\u00e0 locale \u00e8 sempre pi\u00f9 una societ\u00e0 globale localizzata, con tutto il portato di complessit\u00e0, eterogeneit\u00e0 e contraddizione che porta con s\u00e9. Studiosi di diverse nazioni si pongono questa domanda: Siamo sempre pi\u00f9 attivi e sempre meno felici?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019espansione delle forme di comunicazioni digitali e l\u2019utilizzo diffuso dei social network mostra un doppio volto. Da un lato una straordinaria possibilit\u00e0 di connessione dall\u2019altra di ripiegamento, favorendo processi di <em>deindividuazione.<\/em> Le caratteristiche interazionali tipiche degli ambienti digitali possono pi\u00f9 facilmente inibire l\u2019empatia e alimentare l\u2019<em>analfabetismo emotivo<\/em> degli utilizzatori pi\u00f9 acritici. Proprio ieri, in uno dei gruppi di discussione, abbiamo sentito questo intervento: <em>\u201c(\u2026) abbiamo incrociato ragazzi, ragazze anche lavoratrici, educatori, educatrici che ci dicono che molti dei loro coetanei vivono in uno stagno\u201d<\/em>. Colpisce questa metafora dello stagno perch\u00e9 rappresenta bene la situazione giovanile: scarso investimento su di essi del mondo degli adulti e della politica, forte disinvestimento da parte loro verso l\u2019impegno sociale e la vita politica, diffusione del fenomeno dei <em>Neet <\/em>\u2026 ne sono solo degli esempi.<\/p>\n\n\n\n<p>Essere sorpresi da momenti di fugace felicit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>Non sappiamo esattamente cosa sia la felicit\u00e0 ma ci accorgiamo quando la incontriamo. In questo incontro abbiamo avuto esempi e testimonianze emblematiche. Esemplificativo il racconto della <em>sciura Maria<\/em>, e della sua grande capacit\u00e0 di godere delle piccole cose dell\u2019ordinario, una sorta di felicit\u00e0 del quotidiano, una parabola quasi zen. Anche in letteratura si incontrano approcci simili, come il testo <em>Momenti di felicit\u00e0 <\/em>di Marc Aug\u00e8<em>. <\/em>&nbsp;Nella quarta di copertina si richiama il piacere di incontrare un viso, un paesaggio, un libro, una canzone, l\u2019emozione del ritorno o della prima volta, momenti di felicit\u00e0 che arrivano improvvisi e concessi a tutti, indipendentemente da origini, cultura, sesso, ceto sociale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo approccio \u201cminimalista\u201d alla felicit\u00e0 suscita in me una doppia reazione. Da una parte mi piace, mi richiama la saggezza di sapersi accontentate, di godere di quello che la vita ci concede. Dall\u2019altro lato si corre il rischio di aderire ad una visione consolatoria e che rinuncia a modificare le condizioni sociali, a contrastare la disuguaglianza, l\u2019emarginazione, la povert\u00e0, l\u2019ingiustizia\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A conclusione Ennio, citando <em>Appadurai<\/em>, che, dopo aver sottolineato quanto l\u2019identit\u00e0 dei soggetti oggi si gioca dentro flussi culturali globali, sottolinea che le identit\u00e0 non sono poi cos\u00ec tanto \u201cidentiche\u201d, al contrario mutano, si trasformano e suggerisce una prospettiva in cui Ennio crede molto, una prospettiva di senso, prima ancora che di ruolo: lavorare sulla <em>capacit\u00e0 di aspirare. <\/em>Simile a quanto detto in un gruppo di ieri: \u201c<em>la felicit\u00e0 \u00e8 la tendenza a dilatare il senso del possibile in modo enorme\u201d<\/em>; ecco credo che questo sia il cuore dell\u2019educazione oggi, cio\u00e8 contribuire, \u201cqui e ora\u201d, con chi incontriamo e nelle situazioni in cui operiamo, a dilatare il senso del possibile, cio\u00e8 a partorire noi stessi. Cos\u00ec conclude la sua restituzione: <em>Sentivo di restituirvi con molta gratitudine questi pensieri sperando che in qualche misura sia riuscito anche a dirvi quali sono i miei.<\/em>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riprendiamo il racconto dello Stage di Cernusco. Avevamo lasciato il racconto al termine dei contributi portati il sabato mattina in Girandola. 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