{"id":6871,"date":"2025-11-17T13:01:10","date_gmt":"2025-11-17T13:01:10","guid":{"rendered":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/?p=6871"},"modified":"2025-11-17T13:01:18","modified_gmt":"2025-11-17T13:01:18","slug":"progetto-tamias","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2025\/11\/17\/progetto-tamias\/","title":{"rendered":"Progetto Tamias"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221; _builder_version=&#8221;4.27.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.27.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_column _builder_version=&#8221;4.27.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; type=&#8221;4_4&#8243; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.4&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il Pendolo tra comfort zone, spazio esterno e sguardo dell\u2019altro<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019incontro con la condizione di ritiro sociale rappresenta per il mondo della pedagogia un viaggio nel profondo: come sommozzatori dell\u2019educazione, i professionisti del mondo psicopedagogico che si apprestano a lavorare a diretto contatto con questa forma di fatica o fragilit\u00e0 sono sfidati ad immergersi nelle acque profonde della condizione umana. Sono acque fredde, buie e silenziose di una solitudine per lo pi\u00f9 depressiva e priva di passioni attive molto simile al <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">deep blue oceanico<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, comunque popolata di vitalit\u00e0 magari semplici ma nascoste da ri-scoprire. Da qui, l\u2019intuizione di uno sguardo pedagogico che riprende contatto con forme di vita creativa e sociale semplici, rappresentate dalla simbologia del paguro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Perci\u00f2, possiamo parlare di una \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">pedagogia del paguro<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d: trovare un gancio \u201cdi passione\u201d per far uscire il soggetto dal proprio nascondiglio sociale o per fargli trasportare la sua comfort zone altrove, sopportando il peso e la fatica di questo \u201ctrasporto\u201d.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">La sfida di proteo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">: il tentativo di costruire una struttura progettuale che permetta di imbrigliare la costante indeterminatezza e incertezza legata all\u2019oscillazione psicoemotiva dei soggetti ritirati data da multifattori (varie stratificazioni di problematiche socio psichiche, periodi di evoluzione relazionale differenti, fasi energetiche diverse) mantenendo strutture flessibili ma non effimere.\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La simbologia di Proteo ha una duplice valenza rappresentativa della condizione del ritirato sociale: nella sua valenza scientifica e oggettiva, il proteo animale cieco che si iperadatta ad ambienti oscuri e freddi senza luce per sopravvivere all&#8217;evoluzione e alla selezione naturale (\u00e8 infatti una specie primordiale) rappresenta la fuga a ci\u00f2 che ti spinge a essere altro, a cambiare e a svestire l\u2019immaturit\u00e0 per una evoluzione verso l\u2019et\u00e0 matura; nella sua valenza mitologica invece il Proteo divinit\u00e0\u00a0 marina anch\u2019essa primordiale rappresenta la mutovolezza della forma che cela la sostanza, la capacit\u00e0 di trasformarsi per \u201csfuggire alle domande degli uomini\u201d e quindi alle richieste della societ\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<p><b>INTRODUZIONE STORICA<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La storia del servizio \u201cSpazio Tamias\u201d nasce nel 2019 quando, a seguito del cogliere, da parte di diversi operatori interni al servizio di educativa domiciliare e scolastica del territorio di Rho e Milano, la necessit\u00e0 di trovare una nuova modalit\u00e0 per contattare quei giovani che per fobia sociale o scolare non erano agganciabili con le modalit\u00e0 e gli strumenti a loro conosciuti e disponibili.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Si \u00e8 pertanto iniziato a ipotizzare un servizio specifico per ragazzi in situazione di ritiro sociale sognando un centro diurno che avesse diverse specifiche, finalit\u00e0 e valenze per venire incontro ai loro bisogni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La cooperativa Comin ha proposto ai soci interessati una formazione mirata con Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, e presidente della fondazione Minotauro di Milano, cui hanno fatto seguito una serie di incontri interni con la finalit\u00e0 di ipotizzare che forma e quali specifiche avrebbe avuto questo centro diurno per giovani in situazione di ritiro sociale volontario.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019idea di un servizio diurno che accompagnasse passo passo il ragazzo dalla cameretta al mondo ha preso cos\u00ec la sua forma, una forma poliedrica e sempre cangiante che ancora si tramuta e aggiorna in una circolarit\u00e0 continua tra progettazione dell\u2019equipe e bisogni dei ragazzi conosciuti e accolti dalla stessa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Con il 2020 il gruppo di lavoro si definisce e i soci Comin interessati si trovano in una situazione particolarmente interessante: la pandemia e i seguenti momenti di chiusura portano a incontrarsi a distanza con degli strumenti che diverranno poi consueti, ma che al momento portano a ipotizzare che il lavoro a distanza non sia solo un palliativo in attesa di tornare a un prima che non sar\u00e0 pi\u00f9, ma bens\u00ec un preciso e potente strumento per lavorare con i nostri futuri ragazzi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La pandemia, come sappiamo, ha fatto cadere chi gi\u00e0 viveva una fragilit\u00e0 latente o espressa solo in parte e ha portato pertanto a un incremento dei casi di ritiro. Questo a Comin ha dato l\u2019opportunit\u00e0 di avere tempo e modi per incontrarsi e immaginare il servizio \u201cTamias\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il gruppo di soci che ha iniziato a tracciare le specifiche del Tamias si \u00e8 incontrato a distanza nel corso del 2020 ipotizzando questo servizio che proponesse:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">attivit\u00e0 specifiche da centro diurno (laboratori, esperienze socializzanti, pasti in comune, visione di film e proposte sul territorio)<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">attivit\u00e0 di cura del s\u00e9 (igiene personale, approccio alla sessualit\u00e0 e alla tematica della visione del proprio corpo in relazione agli altri, uso dei social media)<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">percorsi di riappropriazione di una vita il pi\u00f9 possibile piena (ritorno alla frequenza scolastico-formativa, attivit\u00e0 legate alla possibilit\u00e0 di un\u2019esperienza lavorativa, occasioni di rientro a una socialit\u00e0 gestita da figure adulte professionali)<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">possibilit\u00e0 di partecipare a tutte queste proposte sia in presenza che a distanza tramite l\u2019uso di diversi media tra cui una piattaforma online che riproponeva una serie di stanze cui il ragazzo poteva accedere anche dal domicilio in un\u2019ottica di progressivo riavvicinamento al mondo esterno<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il Servizio per giovani in situazione di ritiro sociale volontario \u201cSpazio Tamias\u201d nasce da un punto di vista operativo dal confronto con l\u2019Azienda Speciale Consortile SER.CO.P con cui si condivide l\u2019esigenza di elaborare forme di lettura e intervento sul fenomeno.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Comin, a seguito di tale sinergia di intenti, presenta all\u2019azienda consortile istanza formale per avviare percorsi di programmazione funzionali a investimenti in quest\u2019ambito.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Con il 2021 Comin viene selezionata per coprogettare con il servizio di Tutela minori di SER.CO.P un progetto specifico che si rivolgesse a giovani con tali caratteristiche.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La riflessione interna alla cooperativa Comin si \u00e8 avvalsa e continua a confrontarsi con esperti del settore tramite momenti di formazione e scambio tra operatori a partire dalla prima formazione fatta con il Dott.Lancini nel 2019, cui ne segue una seconda cui partecipano alcuni membri dell\u2019equipe e con il Dott. Crepaldi con cui parte anche dal 2023 un ciclo di supervisioni e incontri sui casi. Per la gestione del progetto dal punto di vista pedagogico l\u2019equipe incontra anche la Dott.ssa Irene Auletta nel primo anno di progettazione.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il primo anno e mezzo di progettazione del servizio non risulta immediato ed agevole per l\u2019equipe educativa. I casi inizialmente non sono tantissimi, non saturano la totalit\u00e0 di quelli immaginati in fase di coprogettazione (12 giovani in carico come tetto massimo) e la situazione stessa di ritiro comporta molta difficolt\u00e0 sia a incontrarli al domicilio che a proporre loro attivit\u00e0 in comune presso la sede del servizio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Inoltre sia gli operatori che la sede stessa sono impegnati con e da pi\u00f9 servizi. Questo rende difficoltoso strutturare una settimana organizzativa stabile e proficua che veda sia momenti di lavoro individuale finalizzati al recupero sociale e scolastico che la progettazione di momenti corali che possano fungere da palestra a un recupero, sebbene parziale, di un\u2019esperienza sociale appagante.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Con numerose battute di arresto e continui tentativi sempre mutevoli e cangianti in base alle diverse soggettivit\u00e0 e situazioni in essere si arriva infine negli ultimi due anni di lavoro ad avere un gruppo di ragazzi stabile, in parte coeso (al netto delle inevitabili fatiche individuali dovute all&#8217;ansia sociale caratteristica di tali soggetti) e ad una progettazione di attivit\u00e0 di gruppo non sempre stabili e mai immutabili che consentono ai giovani accolti esperienze prima difficili da pensare idonee alla loro situazione di ritiro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Parallelamente l\u2019equipe lavora con e per le scuole anche nell\u2019ottica di una modellizzazione dell\u2019intervento che vada oltre l\u2019utilizzo dell&#8217;operatore Tamias utilizzato in vece dell\u2019educatore scolastico, ma si apra a una collaborazione aperta e connotata da totale elasticit\u00e0 e visione del contesto (in cui entra sia la specifica situazione del minore che della scuola) cos\u00ec da agevolare il pi\u00f9 possibile una ricollocazione dei ragazzi accolti nel sistema scolastico-formativo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ad oggi il servizio \u201cSpazio Tamias\u201d e i suoi operatori (Alessandro, Giulia, Riccardo e Serena) proseguono questa sfida, ricca di momenti di empasse come di grande soddisfazione insieme e in scia al sentire dei loro ragazzi, sempre a rischio di cadere ma sempre destinati al mondo.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>METODOLOGIA<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Una nuova metodologia\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<ol>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">FASE DI CONOSCENZA\/OSSERVAZIONE<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Si tratta del primo \u201cspazio di relazione educativa\u201d che il servizio attiva con la famiglia e il soggetto preso in carico. A seguito di diversi anni di sperimentazione abbiamo ritenuto efficace e fondamentale mantenere attivo un primo periodo di osservazione che pu\u00f2 variare da 1 a 3 mesi. In questo periodo, l\u2019educatore di riferimento si muove a cavallo tra la ricerca e l\u2019aggancio, sospendendo il pi\u00f9 possibile azioni di intervento diretto e giudizio professionale e promuovendo per s\u00e9 l&#8217;apertura a punti di vista e \u201clenti di osservazione\u201d diversi che lo avvicinino alla comprensione della situazione, anche oltre la prima apparente forma. E\u2019 un periodo che si muove principalmente nello spazio di lavoro individuale\/domiciliare, ma che pu\u00f2 gi\u00e0 prevedere anche primi affondi di attivit\u00e0 a piccolo gruppo e\/o sul territorio, se la condizione di ritiro lo permette e soprattutto se il soggetto coinvolto lo richiede\/lo pu\u00f2 sostenere. Il focus principale dal punto di vista pedagogico di questa prima fase di lavoro \u00e8 appunto l\u2019analisi partecipante del contesto, l\u2019ascolto delle parti, l\u2019affiancamento nel quotidiano dei soggetti coinvolti, il silenzio attento, l\u2019attesa e la disponibilit\u00e0 paziente. Possiamo dire che questo primo periodo di contatto inizia con la nominazione del caso possibile e quindi con l&#8217;attivazione di un pensiero pedagogico e professionale dell\u2019equipe.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il periodo di attivit\u00e0 &#8220;dedicato&#8221; all\u2019approfondimento iniziale pu\u00f2 essere riproposto e prolungato a seguito dell\u2019incontro di restituzione, modulando nuovi spazi e forme insieme alla rete.\u00a0 Questo processo \u00e8 necessariamente esteso anche alla conoscenza e alla relazione con i genitori e ad altre figure familiari significative nella quotidianit\u00e0 del soggetto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Laddove la situazione di ritiro\/fobia sociale sia cos\u00ec cronica da non permettere una iniziale uscita dal nucleo di comfort zone, si prevede almeno un contatto telematico \/da remoto con un\u2019altra figura educativa per sperimentare il livello di flessibilit\u00e0 all\u2019allargamento della cerchia di relazioni sociali secondarie.<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">presentazione del caso presso il servizio inviante (ove possibile) con coordinatore + edu di riferimento;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">presentazione del caso al proprio domicilio con primo educatore (di riferimento);<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">almeno 1 mese di attivit\u00e0 con edu di riferimento(esperienza dei diversi setting ove possibile);<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Incontro di restituzione post osservazione con definizione dei primi obiettivi.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/><\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/><\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<ol>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">FASE DELLA PRESA IN CARICO<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sono previsti nel processo di presa in carico dell\u2019utenza specifica del nostro servizio i seguenti setting oggetto dell\u2019intervento:\u00a0<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">domicilio\/stanza;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">centro tamias;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">territorio;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">ambiente formativo (scuola).<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">I soggetti coinvolti proporzionalmente sono:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">individuo;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">adulti di riferimento;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">altri educatori;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">altre figure adulte del mondo esterno.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Gli strumenti principali sono:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">intervento domiciliare;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">spazi di counseling in sede;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">progetti a gruppo;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">percorsi di orientamento formativo individuali o in piccolo gruppo;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">incontri periodici di rete.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La frequenza e l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019utilizzo degli strumenti diversi possono variare all\u2019interno di tutto il periodo di presa in carico in base ai bisogni specifici e alle criticit\u00e0 del momento (es: alcuni periodi possono prevedere un 70% del lavoro con progetti a gruppo, un 20% di attivit\u00e0 individuale e un 10% di lavoro con gli adulti di riferimento, altri momenti invece possono vedere le percentuali di uso delle risorse ribaltate). Questo utilizzo flessibile e variabile delle risorse \u00e8 una caratteristica del lavoro educativo con questi soggetti e va monitorato periodicamente (almeno ogni 6 mesi) principalmente all\u2019interno dell\u2019equipe.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Utile costruire, al di l\u00e0 delle relazioni inviate agli enti, strumenti interni di monitoraggio come:\u00a0<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">tabella obiettivi individuali e di gruppo;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0tabella utilizzo ore\/attivit\u00e0;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">calendario settimanale delle attivit\u00e0 individuali\/ a gruppo;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">\u201ccalendario emotivo\u201d .<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<ol>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">FASE DELLA CHIUSURA DI UN CASO<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le principali cause possono essere:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Fine del percorso di tutela (Raggiungimento della maggiore et\u00e0, fine prosieguo amministrativo);<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Valutazione di interruzione\/cambio progettuale in rete<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il processo con cui si arriva a questa decisione:\u00a0<\/span><\/p>\n<ol>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Condivisione e restituzione dei risultati raggiunti;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Incontro di restituzione di rete al soggetto;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Spazio di saluto\/azione di saluto con altri utenti del servizio\/educatori.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<p><b>LA METODOLOGIA RISPETTO A SETTING SPECIFICI\u00a0<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Lavoro individuale e domiciliare\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il lavoro domiciliare \u00e8 il punto di partenza per un contatto tra il servizio e il bisogno del soggetto. E\u2019 il trampolino di lancio a sostegno del lavoro in gruppo e alla relazionalit\u00e0. Il contatto nell\u2019ambito individuale \u00e8 la <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">conditio sine qua non<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> del lavoro con i ritirati sociali, perch\u00e9 rappresenta sia la base da cui partire sia il livello minimo a cui tornare e da presidiare\u00a0 anche nelle fasi di fobia pi\u00f9 acute.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Infatti l\u2019intervento educativo base in Tamias \u00e8 una ADM sviluppata nella relazione con l&#8217;educatore di riferimento e viene rinforzata nei momenti in cui il minore ha una caduta. Si ritorna alla base. E\u2019 come il \u201cmattoncino di lego\u201d che non pu\u00f2 mancare mai.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019intervento dell\u2019educatore di riferimento e la relazione con lo stesso rappresentano la prima \u201ccrepa di rottura\u201d che riporta il mondo esterno a farsi presente nel \u201cmondo interno\u201d dentro cui il soggetto si \u00e8 ritirato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019equipe valuta chi sia tra gli educatori quello che, per caratteristiche proprie, competenze professionali e personali, potrebbe agganciare in maniera pi\u00f9 fruttuosa il\/la ragazzo\/a e la famiglia. Se altri educatori di servizi in carico a Comin seguono o hanno seguito il ragazzo diventano prezioso ponte per questa prima e delicata fase di aggancio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019educatore di riferimento presenzia al primo incontro al servizio con il coordinatore, il servizio sociale e quello segnalante (se diverso dal servizio sociale come nel caso della Uonpia) e la famiglia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Se il ragazzo non riesce a presenziare al primo incontro, perch\u00e9 versa in una situazione di importante ritiro o perch\u00e8 fatica a recarsi al servizio di persona,\u00a0 questo avverr\u00e0 al domicilio previo accordo con i genitori o momento di contatto online (videochiamata).\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019educatore si recher\u00e0 infatti a casa per iniziare a tessere quella relazione che porter\u00e0 il ragazzo a sperimentare possibilit\u00e0 di contatto relazionale inizialmente con figure educative interne all\u2019equipe e poi con altri ragazzi del gruppo Tamias.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il lavoro del servizio inizia al domicilio. La situazione di ritiro dei nostri utenti li colloca nelle loro case, nelle loro camere, spesso nei loro letti, da cui non si alzano nemmeno in presenza dell\u2019operatore. Le famiglie stesse accettano tale realt\u00e0 e il primo setting di azione educativa \u00e8 infatti la camera del ragazzo accolto.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questi primi momenti per l\u2019educatore sono preziosi per instaurare una relazione basata sulla sospensione del giudizio rispetto alla volont\u00e0 di ritirarsi del ragazzo. Fondamentale \u00e8 uno sguardo accogliente che va consolidato per poi potervi lavorare in ottica di crescita ed evoluzione. L&#8217;educatore, accetta, aspetta, non giudica, domanda e propone, ma non richiede n\u00e9 pretende.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Generalmente questo approccio accogliente, atto ad abbassare l\u2019ansia da prestazione in favore di una maieutica dell\u2019attivarsi, pu\u00f2 essere individuato come prassi generale di questo ambito di lavoro, soprattutto negli spazi e nei momenti individuali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A seguito di questo primo periodo di conoscenza, in fase di presa in carico si propongono le progettualit\u00e0 specifiche sia scolastiche che legate alla socialit\u00e0 e il lavoro educativo\u00a0 individuale rappresenta lo\u00a0 strumento principe e poliedrico per veicolare e supportare lo sviluppo di queste progettualit\u00e0 anche a confronto con il setting della socialit\u00e0 allargata (gruppo\/mondo esterno).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019educatore di riferimento rester\u00e0 infatti canale di comunicazione privilegiato nel percorso del ragazzo accolto, anche dopo aver conosciuto gli altri soggetti dell\u2019equipe e del gruppo dei ragazzi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il lavoro di assistenza domiciliare o comunque in rapporto uno a uno con il ragazzo permette la costruzione di una scena educativa privilegiata per ipotizzare e costruire insieme un\u2019immagine di futuro passo dopo passo. E\u2019 la possibilit\u00e0 di uno spazio in cui dare significato a ci\u00f2 che \u00e8 accaduto a contatto con quell\u2019 esterno cos\u00ec denso di significazioni faticose e non sempre esplicite, un luogo in cui rielaborare ci\u00f2 che \u00e8 accaduto all\u2019interno del gruppo e\/o dell\u2019ambiente scolastico per comprenderlo e dargli un senso generativo nell\u2019ottica di un futuro il pi\u00f9 possibile ricco e pieno.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nei momenti di fatica, di empasse o di caduta si torna, rinforzandolo, al lavoro domiciliare. Questo sia nel caso in cui il ragazzo chiuda totalmente i ponti con l\u2019esterno in generale, sia che lo faccia rispetto al lavoro educativo di gruppo con gli educatori del servizio Tamias.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questo accade anche laddove vi sia un acuimento della fatica a livello scolare. In questi casi l\u2019equipe valuta se implementare i momenti di rapporto uno a uno per sostenere la fatica del ragazzo non solo ed esclusivamente in raccordo con la scuola, ma anche lavorando sui suoi bisogni di ascolto, autostima e di aiuto rispetto al ricollocamento del proprio desiderio di futuro.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019equipe ha potuto osservare come, a seguito del primo incontro con l\u2019educatore, i ragazzi abbiano sempre un moto di vitalit\u00e0 e attivazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nella prima fase di progettazione del servizio si era ipotizzata e trovata una piattaforma online che permettesse un primo contatto a distanza con quei ragazzi che in alcun modo accettassero di incontrare gli operatori e gli altri minori in presenza. Si \u00e8 per\u00f2 visto che un primo aggancio di persona con l\u2019educatore sia sempre stata la scelta preferita da tutti. Questo \u00e8 un dato molto positivo in quanto \u00e8 stato collegato a un bisogno umano e rinforzato da una calda, ma discreta accettazione della situazione di ritiro da parte della figura dedicata prescelta, di contatto e condivisione da parte dei nostri ragazzi.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nei casi pi\u00f9 ostici e cristallizzati rispetto alla situazione di ritiro sociale l\u2019educativa domiciliare rimane la modalit\u00e0 principale di lavoro con i ragazzi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In questi casi il ragazzo incontra unicamente gli educatori (si valuta se tenere il solo educatore di riferimento o se alternare pi\u00f9 figure) al domicilio sebbene questi continuino a proporre momenti di gruppo e aggancio con la realt\u00e0 scolastica e formativa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">il lavoro al domicilio si configura cos\u00ec come unica forma di contatto e confronto sociale tra il soggetto e le richieste esterne oltre che come strumento di mediazione tra la visione pedagogica del servizio rispetto ai bisogni del ragazzo con il \u201cpossibile autonegato\u201d e il \u201cpotenziale inespresso\u201d del soggetto che rischia di diventare tossico.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Fondamentale anche in questi casi il lavoro con i genitori. Quando il ragazzo \u00e8 incontattabile aiutare la famiglia \u00e8 l\u2019unica strada per un cambiamento.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La relazione tra i genitori e il ragazzo in situazione di ritiro sociale volontario nasce o si struttura nel tempo (noi preferiamo metterci in ottica di non giudizio e non ipotizzare cause e effetti in tale faticoso circolo relazionale) con un grandissimo invischiamento interdipendente. Connotata da senso di colpa reciproco e da una grandissima tensione, tale quotidianit\u00e0 pu\u00f2 sfociare in atteggiamenti o agiti maltrattanti dovuti a una convivenza frustrante. Inoltre tende a tarpare le ali ad ogni spinta di autonomia in quella che diventa una circolarit\u00e0 viziosa per tutti i componenti della famiglia. In quest\u2019ottica il lavoro con i genitori \u00e8 funzionale ad una progressiva liberazione ed evoluzione di tutto il nucleo. Indicare ai genitori le possibili strade per un\u2019attenta e finanche affettuosa autonomia pu\u00f2 portare a un effettivo ampliamento degli orizzonti anche e soprattutto del figlio in ritiro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questo processo per\u00f2, in quanto connotato da numerose battute di arresto e tentativi fallimentari, va seguito e accompagnato con partecipe attenzione da parte degli operatori.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il lavoro con le famiglie, infatti, si interseca e partecipa del lavoro domiciliare e singolo con il ragazzo. Ad oggi, data un\u2019utenza mista tra servizio di base, di tutela e qualche caso privato, non si \u00e8 potuto ancora progettare un lavoro modellizzato con le famiglie, stanti i differenti mandati che a volte limitano e altre ampliano l\u2019autonomia dell\u2019equipe. Questo non ha per\u00f2 impedito alla stessa di osservare delle modalit\u00e0 e approcci ricorrenti nei genitori contattati dal servizio al netto delle diversit\u00e0 specifiche dei diversi nuclei non solo rispetto all\u2019ente inviante, ma anche a specifiche sociali, economiche e culturali proprie. Si \u00e8 colto come, ad esempio, quando c\u2019\u00e8 una grande fiducia e iniziale accettazione della figura educativa da parte del genitore, l\u2019educatore viene investito di grande fiducia e responsabilit\u00e0. Questa situazione per\u00f2 pu\u00f2 portare a una delega eccessiva e a momenti di chiusura laddove la richiesta educativa porti con s\u00e9 quella di forzare, sebbene con delicata attenzione, quei confini che la famiglia sa essere difesi dal figlio con mezzi che possono preoccupare o spaventare.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In alcuni periodi di ritiro acuto o in determinate situazioni di cronicit\u00e0 della fobia sociale, pu\u00f2 palesarsi la situazione in cui il soggetto rifiuti la relazione diretta con l\u2019educatore anche a domicilio, o voglia far saltare l\u2019appuntamento con l\u2019intervento educativo. In tali situazioni l\u2019equipe ha identificato come prassi virtuosa la possibilit\u00e0 di sviluppare uno spazio di lavoro educativo individuale \u201ccorollario e a favore\u201d (contatti di rete, confronto aggiuntivo con genitori o altre figure di riferimento, proposte di lavoro attivo da remoto o a distanza fatte al soggetto tramite strumenti media\u2026) che prepari ulteriormente il terreno affinch\u00e9 la relazione di fiducia e il progetto educativo possano ripartire di slancio quando il soggetto decider\u00e0 di \u201criemergere dall&#8217;isolamento totale&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In questi casi l\u2019unica richiesta insindacabile che viene posta come punto fermo dagli educatori ai soggetti utenti del servizio, di fronte a una negazione o chiusura rispetto all\u2019intervento, \u00e8 quella di essere soggetti attivi nella comunicazione di tale no (comunicare per tempo con i propri strumenti all\u2019educatore di riferimento, alzarsi dal letto e \/o stabilire un contatto visivo per comunicare il rifiuto in maniera diretta e attiva\u2026). Questo punto fermo permette una tutela del rispetto e del riconoscimento reciproco nel quadro della relazione anche in una situazione di crisi o conflittualit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Talvolta, proprio a partire da un \u201cno\u201d comunicato con rispetto e riconoscimento si aprono ponti verso un \u201cs\u00ec\u201d di uscita futuribile.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Lavoro a distanza e con gli adulti di riferimento\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il lavoro a distanza per l\u2019equipe di Tamias \u00e8 un\u2019alternativa sempre attivabile e possibile, insieme al lavoro \u201ccorollario\u201d di cui sopra. A volte \u00e8 l\u2019unica possibilit\u00e0 spendibile per non perdere l\u2019aggancio educativo in un momento di impasse, altre \u00e8 strumento iniziale di rilancio dell\u2019intervento, soprattutto per il passaggio di uscita dalla propria comfort zone verso la cerchia di relazioni secondarie<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Infatti l\u2019educatore davanti a un ragazzo che rifiuta ogni contatto cercher\u00e0 di attivare in ogni modo una prima forma di scambio comunicativo diretto, con messaggi o telefonate cadenzate, con una presenza continuativa, ma mai invadente.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In queste situazioni \u00e8 possibile sperimentare un contatto a distanza via media attraverso: sms e chat whatsapp mirate allo scambio e talvolta alla confidenza, spazi di telefonata-counselling, per arrivare (raramente) alle videochiamate sia con l\u2019educatore che, cosa pi\u00f9 frequente, con piccoli gruppi di pari come \u201ctrampolino di lancio\u201d da remoto verso la partecipazione a un&#8217;attivit\u00e0 comune con interessi condivisi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il percorso equilibrato di lavoro a distanza secondo la nostra esperienza prevede i seguenti passaggi:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">primo colloquio con i familiari e individuazione di un possibile adulto-ponte che goda di fiducia e sia punto di riferimento e di sicurezza per l\u2019utente;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">primo contatto tramite un familiare di riferimento e videochiamata con presente familiare e ragazzo;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">al ragazzo viene lasciato un numero da contattare appartenente al servizio\/operatore di riferimento e ci si da un tempo di attesa per il contatto autonomo;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">altro periodo di videochiamate o chiamate tramite il contatto e la presenza del genitore deputato a fare da \u201cadulto ponte\u201d;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">se il ragazzo non ha ancora contattato direttamente il servizio, gli viene chiesto di fornire il proprio numero diretto di cellulare e ci si d\u00e0 un appuntamento via media (di solito messaggio);<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">dopo un primo periodo di messaggi (almeno una settimana) si propone una chiamata telefonica che funga da spazio di ascolto;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">dopo un primo periodo di chiamate e messaggi, si propone una videochiamata direttamente con il ragazzo .<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ideale e funzionale allo sviluppo anche successivo del rapporto educativo con il ragazzo, \u00e8 il tentativo di fissare un momento quotidiano\/settimanale fisso entro cui proporre e sperimentare ogni forma di questi contatti, in modo che diventi una ricorrenza e uno spazio sia conosciuto, sia atteso, sia cadenzato e utile a scandire e definire i ritmi quotidiani del soggetto<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per esperienza diretta infatti, ove possibile, puntualit\u00e0, costanza e ricorrenza fissa degli appuntamenti sono strumenti utilissimi nel lavoro educativo con situazioni di ritiro perch\u00e9 facilitano l\u2019accettazione della relazione e la partecipazione all\u2019intervento abbattendo i livelli di ansia, aiutando il soggetto ad avere una struttura di attivit\u00e0 periodiche e garantendo una maggiore funzionalit\u00e0 organizzativa<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questo tipo di proposta organizzativa, una volta sperimentato nella fase di osservazione, va condiviso e comunicato a famiglia ed eventuale ente inviante per favorire sia la comunicazione di rete sia la trasparenza di lavoro.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In ogni momento in cui non si riesca a contattare il ragazzo, va comunque contattata la famiglia. Se infatti il soggetto \u00e8 in un momento di fatica lo saranno anche i genitori.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Gli adulti della cerchia di relazioni primarie del soggetto non vanno lasciati mai soli affinch\u00e8 possano essere aiutati a comprendere cosa lasciare andare e su cosa insistere e lavorare ,sempre in ottica di ascolto e circolarit\u00e0. Va poi promosso il lavoro di rete con scuola e servizi del territorio per creare una sinergia puntuale di lavoro per salvare quanto fatto e stimolare il passo successivo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Laddove questo percorso di aggancio graduale a distanza venisse interrotto o subisse dei passaggi di criticit\u00e0 sar\u00e0 sempre importante tornare al lavoro con l\u2019adulto ponte e con\u00a0 la famiglia, soggetti che risulta nodale mantenere sempre agganciati, informati e coinvolti nel processo educativo in modo da non far loro perdere l\u2019importante funzione di \u201ccerniera\u201d e di primo\/ultimo baluardo di contatto con la situazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Spesso queste situazioni che necessitano un iniziale, talvolta non breve, periodo di lavoro a distanza poi, con velocit\u00e0 talvolta repentina o inattesa, si sbloccano verso un contatto di persona e una partecipazione alle attivit\u00e0 in sede. Tuttavia, anche una volta sbloccato il tab\u00f9 del contatto relazionale in presenza, \u00e8 importante mantenere monitorati e attivi i canali di contatto da remoto, per poterli recuperare come strumento principe ogni qualsivoglia ce ne sia necessit\u00e0. Questa attenzione va ancor di pi\u00f9 mantenuta una volta che il soggetto abbia iniziato a prendere parte alle attivit\u00e0 a gruppo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Con alcuni soggetti, infatti, per alcuni periodi il lavoro collegato alle progettualit\u00e0 a gruppo pu\u00f2 constare nel mandare quotidianamente messaggi per tenere attivo il contatto comunicativo. Ci si impegna a proporre ogni attivit\u00e0 in calendario sia di tipo corale che individuale anche davanti a continui dinieghi e silenzi. Inoltre si provano a programmare con la famiglia dei tentativi di accesso al domicilio che possano modularsi sia come ricerca diretta di contatto con il soggetto, sia come spazi di confronto con gli adulti di riferimento.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tempi morti e il loro senso<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel lavoro con situazioni di ritiro sociale \u00e8 fisiologico attraversare spazi e momenti di \u201crisacca\u201d in cui a fronte dello sforzo di avanzamento del progetto compiuto sia dall\u2019utente\/famiglia sia dal professionista, facendo un passo avanti ci si trova per carenza di energie o ricadute di ansia a farne altrettanti indietro. Sono numerosi infatti i periodi grigi di ricaduta e i tempi morti, che non sono tempi vuoti ma tempi di ripartenza, momenti fisiologici di attesa e ripristino del s\u00e9 atti a riprendere lo slancio per un passaggio ulteriore. Questi tempi fisiologici, sia relazionali che di motivazione personale, non vanno forzati, vanno altres\u00ec rispettati ma nel contempo monitorati e riempiti di senso in modo da divenire terreno fertile per il consolidamento della relazione e per i passaggi futuri.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<p><b>PROGETTI A GRUPPO<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cS<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">e ogni esistenza \u00e8 un\u2019isola, noi siamo arcipelaghi che si scambiano messaggi in bottiglia tra le onde.<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sin dal primo anno di attivit\u00e0, l\u2019equipe progettuale ha identificato come condicio sine qua non per lo sviluppo del progetto Tamias, l\u2019investimento di risorse nello sviluppo di una parte di lavoro dedicata all\u2019area dell&#8217;interazione tra pari e della socializzazione secondaria \u201cin ambiente protetto\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Infatti, insieme al gancio domiciliare e al patto educativo con gli altri adulti educanti, un altro fondamentale cardine di lavoro educativo con le problematiche del ritiro sociale \u00e8 il setting di relazione tra pari in piccolo gruppo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019attivit\u00e0 a gruppo nasce come spazio di incontro per la riacquisizione di passaggi, strumenti e legami di socializzazione secondaria che sono venuti meno, si sono inibiti o sono saltati a causa di situazioni traumatiche e si sono sempre pi\u00f9 ridotti dal momento dell\u2019inizio della fase di ritiro sociale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L&#8217;attivit\u00e0 in piccolo gruppo, se sviluppata come contesto protetto e semi-chiuso, permette di lavorare su diverse aree: facilitare la comunicazione e la condivisione emotiva, aiutare a mettersi in relazione con l\u2019altro diverso, essere contenitore di supporto e sostegno al fare fatica insieme. Questo confronto con il simile rende pi\u00f9 sostenibili percorsi formativi, la continuit\u00e0 del fare o la tenuta degli orari.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Infatti l\u2019ambito a gruppo \u00e8 inteso all\u2019interno della nostra macro progettualit\u00e0 principalmente con una duplice valenza di significato per i ragazzi e per i progetti educativi in essere:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">sia come \u201cporto franco\u201d sempre aperto verso cui orientarsi e verso cui approcciarsi in quanto territorio relazionale da esplorare con le modalit\u00e0, l&#8217;investimento e l\u2019attivazione sostenibili in base al momento evolutivo\/involutivo personale, scevro da sguardi terzi e dinamiche disfunzionali sviluppato in collaborazione con altri ragazzi dalle caratteristiche, fragilit\u00e0 e particolarit\u00e0 simili. Un luogo verso il quale scegliere come e quando avvicinarsi, scevro da regolamenti di accesso o particolari codici;\u00a0<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">sia come luogo di rispecchiamento, dove lo sguardo di altri simili che fanno le stesse fatiche, diventa uno spunto di riflessione su di s\u00e9, ma anche un motore di azione per sostenere la fatica di alcune sfide.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Microgruppi tematici<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Cifra distintiva del progetto \u00e8 stata da subito la sfida di creare un servizio che ipotizzasse un lavoro in gruppo per questi ragazzi. Dalle prime sperimentazioni che hanno visto tentativi, prove, insuccessi e infine il primo strutturarsi di un nucleo di ragazzi e ragazze che hanno provato, seguiti e accompagnati dalle loro figure di riferimento a sfidarsi in semplici azioni sociali, si \u00e8 arrivati a una proposta continua e variegata di attivit\u00e0 anche a forte richiesta sociale. Ad esempio, nell\u2019estate 2024 i ragazzi hanno passato due notti fuori casa in una mini vacanzina al lago in medio gruppo, ipotesi impensabile ad apertura servizio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La fatica iniziale a creare e mantenere tale contenitore educativo \u00e8 stata legata a motivazioni sia pratico-organizzative che strutturali ovvero correlate alla tipologia di utenza e di servizio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Proporre ai nostri minori di incontrare altri ragazzi o anche solo di lasciare il loro domicilio \u00e8 difficile sia da proporre che da mantenere nel breve e lungo periodo. Alcuni minori inizialmente, non dopo lunga contrattazione con la figura di riferimento, hanno accettato di uscire per incontrare altri ragazzi. Non sempre per\u00f2 sono riusciti a tenere tale decisione e renderla effettiva nei tempi e nei modi che aveva immaginato l\u2019equipe che si \u00e8 pertanto spesso trovata (e ancora oggi si trova sebbene in maniera meno frustrante) ad aver organizzato spazi e attivit\u00e0 cui i ragazzi all\u2019ultimo non partecipavano o vi arrivavano con grande ritardo (tenendo occupata una figura educativa al domicilio nel tentativo di convincerli)\u00a0 o senza incontrarsi e con difficolt\u00e0 a portare a termine l\u2019attivit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019equipe, a seguito di una serie di incontri con Irene Auletta, ha valutato una diversa organizzazione dei momenti a gruppo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Si sono presi spazi e tempi fissi nella sede del progetto dedicati ad attivit\u00e0 predisposte e non chieste ai minori in base alle loro preferenze (il gruppo era troppo acerbo e intimorito dalla novit\u00e0 per farlo in maniera costruttiva) invitando poi i ragazzi a partecipare. Ogni educatore si accordava per accompagnare un minore riservandosi di aspettare i suoi tempi per uscire, ma rimandando che l\u2019attivit\u00e0 al domicilio sarebbe stata spostata ed altra data perch\u00e9 quella era dedicata a quella corale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dopo tanti momenti di stasi e inevitabile scoramento si \u00e8 giunti ad oggi ad attivit\u00e0 a piccolo e medio gruppo tre pomeriggi e qualche mattina a settimana. Tra queste proposte la pi\u00f9 significativa, come si accennava sopra, \u00e8 stata la piccola vacanza di una notte nei pressi del lago di Ghirla. Con il gruppo quasi al completo \u00e8 stato possibile immaginare di dormire fuori in una grande casa isolata in collina nella quale i ragazzi hanno potuto sperimentare autonomie e spazi di socializzazione. Dal rifarsi il letto al preparare il pranzo per tutti. Questo\u00a0 \u00e8 stato un importante spazio in cui sono state attivate in modo diretto le loro energie. In questo luogo per alcuni membri del gruppo \u00e8 stato possibile arrivare a mettersi in costume da bagno e nuotare nel lago. In generale l\u2019estate si \u00e8 rivelata per loro un momento di maggiore vitalit\u00e0 in cui i ragazzi hanno potuto viversi situazioni di quotidianit\u00e0 adolescenziale in gruppo, venendo supervisionati dagli educatori nel rileggere le competenze e risorse messe in gioco. Ad esempio, \u00e8 stato possibile organizzare una grigliata al parco o una sessione di gioco al laser game. I ragazzi hanno accettato di andare a fare dei giri in citt\u00e0, muovendosi in autonomia negli spazi e mangiando in pubblico. Con l\u2019arrivo dell\u2019inverno si \u00e8 assistito ad un percorso di \u201cletargo\u201d in cui i ragazzi si sono maggiormente ritirati ed ha richiesto loro maggiori sforzi per aderire a delle proposte sul territorio. In questo il gruppo \u00e8 stato fondamentale per agevolare la presenza dei singoli membri e a offrire un rispecchiamento che li rinforzasse nei propri sforzi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In altre occasioni, il supporto del gruppo ha reso ppossibile fare attivit\u00e0 in citt\u00e0, come visite all\u2019Hangar Bicocca o a STEP il museo della \u201cfuturability\u201d. Allo stesso modo si \u00e8 provato a incentivare l\u2019uso dei mezzi per muoversi sul territorio e prendere maggiore dimestichezza con le autonomie necessarie per spostarsi in autonomia.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Attivit\u00e0 simbolo e inizio del radicamento del nuovo corso \u00e8 stata la progettazione pratica ma anche gravida di valenze pedagogiche, del murale fatto presso la nostra sede.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019equipe ha condiviso con i ragazzi, sia quelli che frequentavano la sede che quelli pi\u00f9 in fatica rispetto al recarsi presso di essa, l\u2019intenzione di renderla un posto pi\u00f9 accogliente e soprattutto \u201cfamiliare\u201d per loro, un luogo nel quale ritrovarsi e nel quale riconoscersi. Per questo si \u00e8 deciso di dipingere un murale in una delle stanze della sede. Nel 2023 l\u2019idea del soggetto \u00e8 stata, quindi, concepita e realizzata interamente dai ragazzi. Gli educatori hanno semplicemente favorito lo scambio e condotto il gruppo affinch\u00e9 emergesse un motivo comune nel quale ognuno avrebbe potuto dar libero sfogo all\u2019espressione di s\u00e9, alla creativit\u00e0 e anche di ogni singola personalit\u00e0. \u00c8 cos\u00ec che \u00e8 venuto alla luce il progetto di realizzare una sorta di spazio cosmico che contiene delle \u201cbolle\u201d all\u2019interno delle quali ognuno dei ragazzi ha potuto dipingere qualcosa che lo rappresenti, in completa libert\u00e0 e senza alcun giudizio da parte di nessuno. Il concetto di spazio nel quale giustapporre le singole \u201cbolle\u201d ha permesso ai ragazzi di lavorare su due livelli: uno pi\u00f9 di gruppo e quindi condividere l\u2019esperienza, le idee e la realizzazione, tessendo una trama comune che fungesse da substrato collettivo e connettivo; l\u2019altro livello pi\u00f9 individuale, nel quale esprimere il proprio tratto distintivo di unicit\u00e0, poich\u00e9 la \u201cbolla\u201d personale ha permesso ad ognuno di esporsi in maniera proattiva, creando il proprio immaginario che si \u00e8 via via integrato agli altri, dando vita a quella che in conclusione \u00e8 una sorta di variegata costellazione di \u201cbolle fluttuanti\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il lavoro (processo di ideazione prima e di creazione poi) \u00e8 durato circa 6 mesi, nei quali tutti hanno avuto il proprio spazio di progettazione, senza pressioni n\u00e9 in termini di tempo n\u00e9 tanto meno in termini di performance.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In conclusione, oggi a distanza di anni, il murale continua ad essere un \u201cwork in progress\u201d, nella misura in cui \u00e8 aperta la possibilit\u00e0 ai nuovi membri del gruppo di aggiungere la propria \u201cbolla\u201d, come una sorta di firma che sottende la sua presenza all\u2019interno degli spazi della sede.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Alla luce dell\u2019efficacia di questa sperimentazione e avendo anche osservato come la maggior parte di questi ragazzi hanno un lato artistico e una predisposizione all\u2019espressivit\u00e0 attraverso le immagini, a partire da settembre 2024 si \u00e8 impostato un pomeriggio a settimana dedicato ad un laboratorio di arte. Dentro questo laboratorio, gli educatori, scelto un tema attraverso cui far esplorare ai ragazzi la propria emotivit\u00e0 (il volto, le emozioni, ecc..), lo hanno portato avanti per pi\u00f9 incontri attraverso l\u2019utilizzo di diverse tecniche artistiche (pittura, disegno, collage, dripping, creta ecc). All\u2019interno di questo spazio \u00e8 stato possibile osservare come i ragazzi, liberi da giudizi o esigenze performative, trovassero un canale privilegiato di espressione figurativa che dava poi loro accesso anche ad alcune rielaborazioni verbali dei loro vissuti.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<p><b>LAVORO CON E PER LA SCUOLA E I PERCORSI FORMATIVI<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il progetto ha iniziato la sperimentazione con le scuole sulla scia dell\u2019educativa scolastica classica, servizio storico per la cooperativa Comin che vedeva educatori esperti e pi\u00f9 che formati<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La scuola, o le agenzie formative in generale, rappresentano infatti, all\u2019interno della progettualit\u00e0 di lavoro con situazioni di ritiro, il terzo polo per eccellenza nella struttura istituzionale a presidio dei processi di reinserimento sociale e risocializzazione, dopo famiglie e servizi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Inoltre, nello specifico la scuola secondaria rappresenta di norma , oltre alla famiglia, uno dei primi soggetti territoriali che possono incontrare direttamente il fenomeno dell\u2019ansia sociale, che per lo pi\u00f9 nei casi tra i 12 e i 17 anni si manifesta innanzitutto come ansia scolare che sfocia in abbandono. Siamo nella fase del ritiro acuto, che di solito \u00e8 pi\u00f9 intenso ma meno prolungato, ed \u00e8 la fase in cui ha maggiormente senso iniziare a intervenire con un approccio pedagogico\/educativo prima che la situazione sia troppo cronicizzata.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A tal proposito risulta efficace, nonch\u00e9 necessario, coinvolgere attivamente questa istituzione in un processo non solo di coscientizzazione del fenomeno e di possibile presa in carico precoce, ma anche come attore diretto di azioni educative e di cura nei progetti individuali. E\u2019 stato possibile osservare come per lo pi\u00f9 la ripresa dell\u2019attivit\u00e0 scolastica sia stata possibile in quegli istituti con i quali sia condivisa una percorso progettato ad hoc sulle esigenze e sulle caratteristiche dei ragazzi in condizione di ritiro. Laddove invece l\u2019istituzione ha insistito per portare avanti istanze classiche (frequenza, attivit\u00e0 in classe, prove orali e scritte per registrare voti), si \u00e8 visto che per lo pi\u00f9 non \u00e8 stato possibile facilitare un reinserimento del ragazzo in un regolare percorso di formazione.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sebbene per molti soggetti infatti l\u2019incontro\/scontro con lo sguardo terzo nell&#8217;ambiente scolastico rappresenti uno dei motivi principali scatenanti la problematica di ritiro sociale, \u00e8 anche vero che la ricostruzione di un rapporto positivo e di fiducia tra soggetto ritirato e genzia formativa\/didattica (ad esempio la scuola media e le figure degli insegnanti) pu\u00f2 e deve essere uno dei maggiori cardini della svolta al ritorno alla socialit\u00e0, dispositivo necessario per riaprire i canali di comunicazione tra il setting delle relazioni sociali e il s\u00e8 del soggetto ritirato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">I primi tentativi hanno visto gli operatori agire con il seguente schema educativo:\u00a0<\/span><\/p>\n<ol>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">recarsi a casa del minore;\u00a0<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">sollecitare e agevolare il risveglio e le azioni di routine della preparazione mattutina;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">accompagnamento a scuola e permanenza in classe per alcune ore;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">eventuale riaccompagnamento al domicilio.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questa modalit\u00e0 non si \u00e8 per\u00f2 rivelata sempre fruttuosa e soprattutto molto dispendiosa dal punto di vista del tempo (l\u2019educatore stazionava per ore a casa del ragazzo che rifiutava di recarsi a scuola e quando ci\u00f2 accadeva era solo a prezzo di un lavoro lungo e poco funzionale).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Si sono cos\u00ec sperimentate forme altre di lavoro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Innanzitutto si sono ipotizzati momenti di incontro con la scuola (insegnanti, Dirigenti, sistema di sostegno, Uonpia e servizio sociale laddove possibile) per stabilire e definire progettualit\u00e0 in linea con le oggettive possibilit\u00e0 del minore seguito e con le classi in cui questi erano inseriti. Questo, in particolare per i ragazzini pi\u00f9 piccoli si \u00e8 rivelato proficuo sia in ottica di ponte con i minori che ancora rifiutavano la frequenza, sia come prezioso momento di scambio e formazione con i docenti sulla situazione di ritiro sociale e scolastico volontario. Per quelli pi\u00f9 grandi si \u00e8 evitato per non attivare eventuali fenomeni di stigma sociale con il conseguente rischio di un ulteriore blocco a frequentare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ci sono, quindi, almeno due modalit\u00e0 di lavoro diverso in base all\u2019et\u00e0 e al grado di scuola frequentata. Si \u00e8 visto che una presenza pi\u00f9 leggera e legata alla coprogettazione con gli insegnanti \u00e8 pi\u00f9 efficace con gli studenti della scuola secondaria di secondo grado. Con la scuola secondaria di primo grado si \u00e8 visto che in alcune situazioni pu\u00f2 essere efficace, oltre al lavoro collaterale con gli insegnanti, anche presenziare in classe.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Con i ragazzi pi\u00f9 grandi, in abbandono scolastico prolungato, si \u00e8 portata avanti una progettualit\u00e0 di avvio al lavoro.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">I percorsi di ciascuno sono stati personalizzati e legati ad un primo, fondamentale momento di ricerca e riflessione sulle proprie risorse. Questo momento \u00e8 stato necessario per attivare nei ragazzi la consapevolezza delle proprie capacit\u00e0, potenziare l\u2019autostima e aiutarli ad attivare delle fantasie vitalizzanti sul futuro. Sebbene spesso questo tipo di utenza abbia un\u2019immagine di s\u00e8 grandiosa, che la porta ad avere fantasie di un futuro irrealistico e molto performativo, si \u00e8 visto che aiutarli a validare anche le piccole competenze concrete li metteva nella condizione di fare fantasie pi\u00f9 concretizzabili nei confronti del mondo del lavoro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dopo averli aiutati a visualizzarsi in un contesto occupazionale, il progetto Tamias si \u00e8 impegnato nel proporre al gruppo esperienze professionalizzanti sul territorio, che fossero compatibili con le fragilit\u00e0 dei ragazzi. Per questo motivo si \u00e8 riusciti a intessere una rete con le realt\u00e0 pi\u00f9 o meno vicine, che hanno aiutato i ragazzi a fare esperienze di giardinaggio, riqualificazione dei parchi, bricolage, imbiancatura, cura degli animali e altre esperienze concrete. Tutte queste sono state fatte in contesti protetti e tendenzialmente isolati. I contatti che i ragazzi hanno avuto con persone esterne sono stati legati solo a formatori o esperti che, informati della condizione di fragilit\u00e0 dagli educatori, si sono mossi con delicatezza e si sono resi disponibili a costruire dei percorsi ad hoc. Si \u00e8 potuto osservare che queste esperienza concrete, sono state funzionali a rinforzare i ragazzi e a fargli sperimentare un senso di s\u00e8 pi\u00f9 competente. Tuttavia \u00e8 importante sottolineare come questa utenza sia caratterizzata da una bassa tenuta dell\u2019attenzione e della fatica. Si \u00e8 osservato come i ragazzi si stancassero rapidamente, avessero bisogno di molte pause e di molti incoraggiamenti verbali.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Fondamentale si \u00e8 rivelato in alcune di queste esperienze un momento di confronto finale durante il quale provare a riflettere anche per iscritto su quali competenze concrete erano riusciti ad apprendere e rilasciare loro una sorta di attestato che le testimoniasse.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In parallelo si \u00e8 cercato di costruire una collaborazione con AFOL, organizzando momenti di formazione per gli operatori, per comprendere meglio il funzionamento di questa risorsa territoriale, e dei colloqui individuali con alcuni membri del gruppo per orientarli su quali passaggi fare nella ricerca di un lavoro sul territorio.\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<p><b>SINTESI DEL LAVORO SUI CASI<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">I numeri dalle relazioni di fine anno<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel 2021 abbiamo accolto 3 minori: un ragazzo di 17 anni e uno 15 e una minore di 13.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel 2022 abbiamo accolto 4 minori: una ragazza di di anni 17 e uno di anni 16\u00a0 e due ragazze di anni 13. Abbiamo dimesso una ragazza di 18 anni, un ragazzo invece ha chiesto e si \u00e8 visto accettato il prosieguo amministrativo con il nostro progetto. Si \u00e8 anche chiuso un caso privato con un minore la cui famiglia ha preferito optare per un supporto psicologico<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel 2023 abbiamo accolto 4 nuovi utenti: due ragazze di 13 anni, uno di 15 e uno di 25.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Abbiamo inoltre accolto un caso privato, una ragazzina di 15 anni<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il ragazzo di 15 anni \u00e8 stato dimesso per pausa e rifiuto al progetto, abbiamo dimesso una minore accolta nel 2022 per ingresso in comunit\u00e0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel 2024 abbiamo accolto 6 nuovi utenti: 2 ragazze di 13 anni che sono state dimesse in quanto il servizio ha chiesto solo un supporto in ottica di lavoro per passare l\u2019ultimo anno della secondaria di primo grado, una ragazza di 25 anni, un minore di 16, uno di 17 e uno di 14, abbiamo inoltre accolto un caso non proveniente da SER.CO.P. ma dal comune di Bareggio di 14 anni. Questo caso \u00e8 stato una preziosa occasione per presentare il nostro modo di lavorare ad altri possibili committenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Abbiamo dimesso un ragazzo che ha compiuto la maggiore et\u00e0 e che, pur tenendo rapporti con l\u2019equipe e il gruppo dei minori, ha deciso di non tentare la strada del prosieguo\u2013 amministrativo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A inizio 2025, abbiamo inserito 2 nuovi casi: un ragazzo di 40 anni inviato dall\u2019UMA e una ragazza di 15. Contemporaneamente si \u00e8 chiuso il caso di una ragazza di 16, per la quale si \u00e8 visto che serviva un lavoro pi\u00f9 pervasivo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Una giornata tipo<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Raccontare una giornata tipo nel progetto \u00e8 molto difficoltoso a fronte dell\u2019elevata flessibilit\u00e0 che il tipo di utenza richiede al progetto. Ci sono giornata che seguono perfettamente la programmazione, durante le quali gli utenti si fanno trovare pronti all\u2019orario indicato e disponibili alle esperienze immaginate. Altri giorni invece gli utenti non riescono ad alzarsi dal letto o vivono le esperienze proposte come troppo ansiogene e per questo rifiutano di partecipare alle proposte, che in assenza del gruppo vanno rimodellate.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tuttavia, in linea generale, \u00e8 possibile dividere la giornata in tre momenti:<\/span><\/p>\n<ol>\n<ol>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">Accompagnamento individuale a lezione dei ragazzi che frequentano ancora la scuola<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Questo momento pu\u00f2 prevedere dei tempi brevi in cui il ragazzo si fa trovare pronto o tempi pi\u00f9 lunghi, che prevedono l\u2019agevolare il risveglio del ragazzo, accompagnarlo nella preparazione e portarlo fisicamente a scuola. Questo talvolta pu\u00f2 richiedere ore o risultare comunque infruttuosa anche nell\u2019operazione di risveglio.\u00a0<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">Attivit\u00e0 individuali mattutine, sostitutive alla scuola o preparatorie al mondo del lavoro per coloro che non frequentano pi\u00f9 la scuola. <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">Questi momenti sono funzionali ad agevolare una regolarizzazione degli orari di risveglio, cos\u00ec da contrastare l\u2019inversione dei ritmi circadiani. Gli educatori fanno proposte educative mirate per il percorso di ogni singolo ragazzo, funzionale ad una preparazione del suo futuro, principalmente lavorativo. Ad esempio, c\u2019\u00e8 la preparazione dell\u2019esame della patente o il fare esperienza di momenti professionalizzanti in contesti protetti (imbiancare).<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<\/ol>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">Attivit\u00e0 pomeridiane a gruppo, in sede o sul territorio. <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">Dopo il pranzo con l\u2019intero gruppo in sede, durante il quale si provano a dividere i compiti di preparazione e pulizia, si organizzano attivit\u00e0 pomeridiane per il gruppo che oscillano tra il visitare realt\u00e0 del territorio (la Campanella, RhoCenter, Musei) allo svolgere attivit\u00e0 in sede (imbiancatura, laboratori artistici, giochi da tavolo, sperimentazioni in cucina). <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/i><\/li>\n<\/ul>\n<p><i><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Un caso significativo e rappresentativo: il caso di M.<\/span><\/p>\n<ol>\n<li><span style=\"font-weight: 400;\"> viene inserito nel progetto quando aveva quasi 17 anni. Viveva in comunit\u00e0, in seguito ad un allontanamento dalla madre quando aveva 13 anni, passando da una comunit\u00e0 terapeutica ad una educativa. In seguito allo scoppio del Covid-19 M. era passato dall\u2019essere un ragazzo socievole e abituato a sperimentarsi sul territorio ad un serio ritiro nella propria stanza della comunit\u00e0.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Poco dopo l\u2019avvio del progetto educativo ha fatto ritorno presso il domicilio materno, dove ha iniziato un periodo di ritiro insieme alla madre. Gli educatori del progetto Tamias si sono presi un lungo tempo di avvicinamento, rimanendo sulla soglia di casa, dato che M. si rifiutava di farli entrare ma accettava volentieri di parlare sul balconcino.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Progressivamente questo avvicinamento ha reso possibile portare M. a portare ed ottenere la richiesta di un prosieguo amministrativo. In seguito ha iniziato a frequentare con regolarit\u00e0 il gruppo educativo, assumendosi un ruolo di grande e di esperto con i ragazzi pi\u00f9 giovani. In questo spazio M. ha manifestato un\u2019iniziale fatica a stare nelle stanze della sede, chiedendo di poter stare prima fuori dalla sede, poi in spazi con finestre aperte e poche persone. M. non riesce a stare seduto a tavola con il resto del gruppo, lamentando una forte nausea e un grande disagio nel mangiare davanti ad altri. E\u2019 riuscito progressivamente ad accettare di stare nella stanza accanto a quella degli altri e sopportare la compagnia di uno o due coetanei. M. fa molta fatica a partecipare alle attivit\u00e0 di parola proposte al piccolo gruppo, aderendo con competenza alle proposte pi\u00f9 pratiche (giardinaggio, imbiancatura, sport ecc).\u00a0 Alla luce delle sue evoluzioni si \u00e8 provato a condividere con lui e con i servizi che lo seguono di lavorare su obiettivi concreti in vista della chiusura del prosieguo amministrativo:\u00a0<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Conseguimento della patente B;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Presa in carico da parte del CPS di zona;<\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\" aria-level=\"1\"><span style=\"font-weight: 400;\">Ricerca di un contesto lavorativo protetto e formativo.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">M., tuttavia, probabilmente spaventato dalla fine di un lungo percorso di istituzionalizzazione, si \u00e8 mostrato ambivalente nei confronti di tutti e tre gli obiettivi, facendo saltare tutte le possibilit\u00e0 reali di vederli realizzati (non chiamando il dottore per farsi fare il certificato per la patente, non presentandosi al primo appuntamento in CPS e sostenendo da l\u00ec in poi di non averne bisogno, mostrandosi critico e selettivo nei confronti di tutte le proposte e possibilit\u00e0 lavorative individuate).\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La situazione di M. ci sembra portatrice di tutte le fragilit\u00e0 che presentano ragazzi come lui e anche quanto il lavoro educativo del progetto proceda in presenza di continue oscillazioni. M. \u00e8 passato dalla totale reclusione in casa a riuscire a gestire momenti a gruppo e interazioni positive con sconosciuti e pari. Ha avuto periodi di oscillazioni, in cui si mostrava apertamente oppositivo alle proposte del progetto e altri in cui si \u00e8 preso un ruolo di leader nei confronti di quelli pi\u00f9 giovani. Sebbene il suo percorso non risulti concluso, pur avvicinandosi la maggiore et\u00e0, M. mostra un\u2019evoluzione rispetto a quando \u00e8 stato preso in carico. Al momento ha un contratto di lavoro come lavapiatti in una struttura turistica e si appresta a dare l\u2019esame della patente.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Pendolo tra comfort zone, spazio esterno e sguardo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"<!-- wp:image {\"id\":6766,\"sizeSlug\":\"full\",\"linkDestination\":\"none\"} -->\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img src=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/0-immagine-logo-Tamias.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6766\"\/><\/figure>\n<!-- \/wp:image -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>La storia del servizio \u201cSpazio Tamias\u201d inizia nel 2019 quando, tra diversi operatori interni al servizio di educativa domiciliare e scolastica di Comin, emerge la necessit\u00e0 di trovare una nuova modalit\u00e0 per contattare quei giovani che per fobia sociale o scolare si ritirano dalla vita sociale e non sono agganciabili con gli strumenti a loro conosciuti e disponibili.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Si \u00e8 pertanto iniziato a ipotizzare e sognare un centro diurno ad hoc con diverse specifiche, finalit\u00e0 e valenze adatte a queste situazioni.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>L\u2019idea di un servizio capace di accompagnare passo passo il ragazzo dalla cameretta al mondo ha preso cos\u00ec la sua forma: una forma poliedrica e sempre cangiante che ancora continua a rigenerarsi in una circolarit\u00e0 continua tra progettazione dell\u2019equipe e bisogni dei ragazzi conosciuti e accolti dalla stessa.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Con il 2020 il gruppo di lavoro si definisce e i soci Comin interessati si trovano in una situazione particolarmente interessante: la pandemia e i seguenti momenti di chiusura portano a incontrarsi a distanza con degli strumenti che diverranno poi consueti, ma che al momento portano a ipotizzare che il lavoro a distanza non sia solo un palliativo in attesa di tornare a un prima che non sar\u00e0 pi\u00f9, ma bens\u00ec un preciso e potente strumento per lavorare con i nostri futuri ragazzi.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Il Servizio per giovani in situazione di ritiro sociale volontario \u201cSpazio Tamias\u201d nasce dal confronto con l\u2019Azienda Speciale Consortile SER.CO.P con cui si condivide l\u2019esigenza di elaborare forme di lettura e intervento sul fenomeno.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Comin, a seguito di tale sinergia di intenti, presenta all\u2019azienda consortile istanza formale per avviare percorsi di programmazione funzionali a investimenti in quest\u2019ambito.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Con numerose battute di arresto e continui tentativi sempre mutevoli in base alle diverse soggettivit\u00e0 e situazioni in essere, si arriva ad avere un gruppo di ragazzi stabile, in parte coeso (al netto delle inevitabili fatiche individuali dovute all'ansia sociale caratteristica di tali soggetti) e ad una progettazione di attivit\u00e0 di gruppo che consentono ai giovani accolti esperienze prima difficili da pensare idonee alla loro situazione di ritiro.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Parallelamente l\u2019equipe lavora con e per le scuole anche nell\u2019ottica di una modellizzazione dell\u2019intervento che sviluppi una collaborazione aperta e connotata da totale plasticit\u00e0 e visione del contesto (in cui entra sia la specifica situazione del minore che della scuola) cos\u00ec da agevolare il pi\u00f9 possibile una ricollocazione dei ragazzi accolti nel sistema scolastico-formativo.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>Ad oggi il servizio \u201cSpazio Tamias\u201d e i suoi operatori (Alessandro, Giulia, Riccardo e Serena) proseguono questa sfida, ricca di momenti di empasse come di grande soddisfazione insieme e in scia al sentire dei loro ragazzi, sempre a rischio di cadere ma sempre destinati al mondo.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph 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