{"id":6474,"date":"2025-10-09T13:45:13","date_gmt":"2025-10-09T13:45:13","guid":{"rendered":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/?p=6474"},"modified":"2025-11-04T11:43:08","modified_gmt":"2025-11-04T11:43:08","slug":"come-sisifo-essere-cooperativa-per-abitare-le-contraddizioni-del-lavoro-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2025\/10\/09\/come-sisifo-essere-cooperativa-per-abitare-le-contraddizioni-del-lavoro-sociale\/","title":{"rendered":"Come Sisifo? Essere cooperativa per abitare le contraddizioni del lavoro sociale"},"content":{"rendered":"\n<p>Ci colleghiamo direttamente a quanto abbiamo appena raccontato in merito al nostro quarantennale perch\u00e9 in quell\u2019occasione Comin ha voluto regalarsi anche una pausa di pensiero e di riflessione sulla propria storia. Ci siamo in particolare fermati a riflettere sul senso che nel nostro percorso ha avuto l\u2019intenzione (forse il sogno) di costruire un\u2019esperienza coerente di lavoro cooperativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo constatato che la nostra storia pu\u00f2 anche essere riassunta come un tentativo di mettere in pratica questo principio: realizzare la possibilit\u00e0 di un lavoro in cui le persone siano in grado di coinvolgersi in termini di senso; un lavoro \u201c<em>fatto proprio<\/em>\u201d da chi lo svolge e perci\u00f2 capace di contribuire a realizzare la sua identit\u00e0 personale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stata una pausa di pensiero diffusa nella cooperativa e per questo non breve. Non breve ma assai proficua perch\u00e9 il risultato, poi sintetizzato nel librettino <em>Come Sisifo?<\/em> ha portato uno sguardo specifico, e per noi prezioso, nella riflessione interna al mondo della cooperazione sociale, attraversato da contraddizioni pesanti e difficili da sciogliere. Ma \u00e8 stato soprattutto un regalo davvero bello che Comin ha fatto a s\u00e9 stessa. Nel corso degli anni <em>Come Sisifo? <\/em>\u00e8 diventato per noi simbolo chiaro del nostro approccio al lavoro cooperativo, uno stimolo semplice e prezioso da ricordare nel lavoro, ma anche da trasmettere ai nuovi arrivati in cooperativa. Ne \u00e8 prova il fatto che anche sul blog abbiamo recentemente ripubblicato nella sezione Radura <strong><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/3-1-sisifo.pdf\">Come Sisifo?<\/a><\/strong> che in ogni caso si pu\u00f2 trovare anche nella sezione Approfondimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pensiero forte \u00e8 che le pesanti contraddizioni che quotidianamente affrontiamo, se vissute collettivamente, sono meno gravose e possono diventare generative di cambiamento. \u00c8 stato infatti proprio a partire dall\u2019analisi di tali contraddizioni che abbiamo progressivamente definito quelli che possiamo considerare i \u201cfondamentali\u201d su cui basarsi per continuare a costruire esperienze coerenti ed efficaci di lavoro cooperativo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono i sette pilastri su cui vogliamo poggi il nostro lavoro di ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Primo Pilastro: Fatica<\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019agire collettivo \u00e8 fatica costruttiva. <\/em>Il lavoro sociale \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 che, alla pari di altre, costa fatica. Sperimentiamo quotidianamente che per l\u2019operatore sociale <em>la fatica \u00e8 costruttiva <\/em>\u2013 \u00e8 cio\u00e8 coinvolgimento, impegno, realizzazione di s\u00e9 \u2013 <em>se viene investita di senso condiviso<\/em>, se viene percepita come costruzione di significato, se \u00e8 vissuta insieme a colleghi, se \u00e8 co-produzione di un\u2019utilit\u00e0 e di un <em>bene<\/em>. Se mancano queste condizioni, la fatica \u00e8 invece fattore estraniante e alienante: diviene cio\u00e8 elemento in cui l\u2019operatore depotenzia la propria capacit\u00e0 e competenza, in cui si consuma e si esaurisce. Nel lavoro sociale \u00e8 quindi importante misurarsi con la fatica, ma questa non deve mai diventare una fatica insensata. \u00c8 possibile conferire e preservare il senso dell\u2019agire \u2013 e del faticare \u2013 professionale, impostando il lavoro in modo che i co-operatori siano il pi\u00f9 possibile consapevoli degli elementi di contesto: che siano cio\u00e8 presenti e partecipi a livello organizzativo \u2013 quanto lo vogliano o quanto riescano \u2013 a pensieri e scelte che riguardano l\u2019attivit\u00e0 da svolgere, nella convinzione basilare che essi non possono mai ridursi a meri esecutori, ma essere protagonisti e attori a pieno titolo del loro fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo pilastro: Potere<\/p>\n\n\n\n<p>I rapporti di potere interni all\u2019organizzazione hanno un\u2019influenza decisiva sull\u2019efficacia della relazione educativa tra il singolo operatore e le persone che egli affianca e supporta. Il potere ha cio\u00e8 una forte connessione con la creativit\u00e0 pedagogica. Da questo punto di vista la differenza si gioca tra l\u2019agire su mandato e l\u2019agire sulla base della co-costruzione di obiettivi e azioni. Noi definiamo il potere come la capacit\u00e0 di incidere su una trasformazione voluta. Se si \u00e8 convinti di far parte della stessa squadra l\u2019aumento di questa mia capacit\u00e0 accresce anche la tua. Il successo \u00e8 sempre di tutti. Esprimiamo la convinzione che nella nostra organizzazione sia possibile ed opportuno gestire il potere secondo una modalit\u00e0 policentrica e non necessariamente attraverso un flusso decisionale dall\u2019alto verso il basso.<\/p>\n\n\n\n<p>Terzo pilastro: Fragilit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p><em>La fragilit\u00e0 condivisa fa la differenza.<\/em> \u00c8 sempre pi\u00f9 evidente e marcata la marginalit\u00e0 del lavoro sociale e di conseguenza la reale precariet\u00e0 dei lavori del sociale e quindi anche dei nostri soci. In questa situazione consapevole abbiamo sperimentato che <em>essere precari <\/em>\u00ab<em>assieme<\/em>\u00bb <em>fa la differenza<\/em>: i problemi della continuit\u00e0 del lavoro \u2013 se affrontati come questione collettiva e non come problema individuale \u2013 trovano risposta con pi\u00f9 facilit\u00e0. Al di l\u00e0 di questa scelta, la condizione di precariet\u00e0 dell\u2019operatore sociale tuttavia permane e tende ad aumentare, in quanto la visione politica non sembra volersi far carico \u2013 ai suoi differenti livelli \u2013 di prospettive di sviluppo in questo ambito. Questo vale soprattutto per chi come noi non \u00e8 dipendente di Ente Pubblico: ci\u00f2 fa sorgere in noi lavoratori del Terzo Settore la percezione di essere nella sostanza considerati come operatori sociali di serie B. Nonostante ci\u00f2 noi continuiamo a non sentirci \u201csfigati\u201d: siamo consapevoli di essere quotidianamente propulsori di cambiamento e costruttori di bene comune, e siamo fieri di farlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quarto pilastro: Leggerezza<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro sociale presenta caratteristiche strutturali e aspetti intrinseci di pesantezza, collegati al livello di problematicit\u00e0 delle situazioni di disagio affrontate, ai vissuti e alle espressioni di sofferenza con cui si viene in contatto, alla (quasi) costante impossibilit\u00e0 di giungere a soluzioni definitive \u2013 allo scioglimento compiuto, senza margini o \u00abresti\u00bb \u2013 di conflitti e malesseri. Si tratta di una pesantezza che rischia costantemente di schiacciare a terra, togliere forze, bloccare iniziative e sviluppi. Crediamo che \u2013 proprio in virt\u00f9 di tale strutturale pesantezza \u2013 il lavoro sociale necessiti di <em>una non accidentale dose di leggerezza, <\/em>e che la leggerezza debba quindi esser parte essenziale del nostro metodo di lavoro. Ci\u00f2 presuppone da una parte la ricerca dei soci di atteggiamenti idonei e leggeri nell\u2019affrontare le situazioni quotidiane e dall\u2019altra che la cooperativa fornisca gli strumenti necessari perch\u00e9 questo possa avvenire. Crediamo che un atteggiamento di leggerezza produca poi anche equilibrio, <em>attenzione consapevole all\u2019insieme delle esigenze<\/em>, soluzione responsabile delle inevitabili difficolt\u00e0 o incomprensioni, miglioramento complessivo del servizio educativo, che non \u00e8 qualcosa di statico.<\/p>\n\n\n\n<p>Quinto pilastro: Cooperazione<\/p>\n\n\n\n<p><em>La scelta di reale cooperazione.<\/em><strong> <\/strong>Per chi tuttavia, come noi, intende continuare a perseguire e valorizzare l\u2019identit\u00e0 cooperativa in senso proprio, occorre trovare <em>strumenti e modalit\u00e0 <\/em>che alimentino \u2013 dentro e fuori l\u2019organizzazione \u2013 cultura e pratiche di reale cooperazione. In questa prospettiva riteniamo che finora vi sia stato <em>un non sufficiente confronto e scambio <\/em>tra le esperienze di cooperazione anche se abbiamo sperimentato che esistono forme di gestione aziendale e metodi<\/p>\n\n\n\n<p>di lavoro che si dimostrano efficaci a questo proposito. Ci riferiamo in particolare al metodo di gestione dell\u2019organizzazione che sopra abbiamo nominato come <em>policentrismo decisionale<\/em>. Tale condizione, infatti, non \u00e8 statica e raggiunta una volta per tutte, ma continua nel tempo a richiedere pensiero e attenzione per limitare derive e garantire efficacia. Oltre a questa essenziale condizione, vogliamo inoltre citare alcuni concreti strumenti per l\u2019efficace <em>gestione aziendale cooperativa<\/em>: si tratta, ad esempio, della possibilit\u00e0 di predisporre percorsi interni \u2013 partecipati e trasparenti \u2013 di costruzione del budget e degli obiettivi dell\u2019anno; della costruzione partecipata e condivisa delle strategie di medio-lungo periodo; della presentazione ragionata ai soci (in assemblea) dell\u2019analitica di bilancio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sesto pilastro: Comunit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p><em>La dedizione ai legami di comunit\u00e0.<\/em><strong> <\/strong>Che le cooperative sociali siano attori che hanno essenzialmente (identitariamente) lo scopo di perseguire l\u2019interesse generale della comunit\u00e0 lo dice la legge stessa che le istituisce. Per loro origine e natura sono soggetti della comunit\u00e0 in un doppio senso: fanno parte della comunit\u00e0 (<em>partecipano ad essa<\/em>), ma sono anche quella parte di comunit\u00e0 che si occupa in modo specifico di costruire, curare, riassettare, ricostruire e ricomporre i legami (<em>sono animatori di comunit\u00e0<\/em>). In questa posizione sono chiamate ad essere agenti nel sistema di Welfare. Il fatto di essere rimaste isolate in questo ha portato diverse cooperative a rinchiudersi e a limitare il proprio intervento agli aspetti tecnici. Si esce da questa deriva alimentando la consapevolezza circa <em>il valore e il ruolo politico del lavoro sociale<\/em>. Pi\u00f9 in profondit\u00e0 crediamo che il nostro esser cooperativa sia <em>una forma di auto-organizzazione e di partecipazione diretta <\/em>di una parte della comunit\u00e0 alla gestione di problematiche e di beni comuni (cio\u00e8 della comunit\u00e0 stessa). In questa prospettiva, tendiamo perci\u00f2 fortemente a promuovere e alimentare un <em>reale coinvolgimento <\/em>della comunit\u00e0 e dei suoi attori (inclusi i destinatari dei servizi) in attivit\u00e0 e progettualit\u00e0 sociali: <em>far emergere nuove energie<\/em>, metterle in rete e rafforzarle attraverso la nostra esperienza e competenza professionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Settimo pilastro: Felicit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il dono della buona fatica \u00e8 la felicit\u00e0<\/em><strong>. <\/strong>Fatiche sensate, fragilit\u00e0 e potere condivisi ci hanno permesso<\/p>\n\n\n\n<p>in questi anni di raggiungere molti degli <em>obiettivi comuni e personali<\/em>. Questa convergenza nella realizzazione di obiettivi comuni e obiettivi individuali diventa cammino verso la felicit\u00e0. Per questo, ormai al culmine del nostro ragionamento, non ci fa problema dire che <em>la ricerca della felicit\u00e0 \u00e8 uno dei pilastri <\/em>su cui poggiano le nostre prassi di lavoro cooperativo. Con altre parole, affermiamo che la felicit\u00e0 \u00e8 o pu\u00f2 essere un valore aggiunto nella ricompensa al nostro lavoro, alla nostra fatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la fatica, come abbiamo visto in precedenza, pu\u00f2 assumere senso solo a certe <em>condizioni<\/em>. La condivisione di potere e fragilit\u00e0 per essere reale richiede condizioni specifiche e oggettive nell\u2019organizzazione del lavoro e della cooperativa. Il primo obiettivo di queste condizioni \u00e8 mantenere viva e forte, nella fatica quotidiana, <em>la motivazione al lavoro e alla relazione<\/em>. Senza<\/p>\n\n\n\n<p>di esse nessun percorso di felicit\u00e0 nel lavoro diventa possibile. Per questo possiamo dire che ogni socio, a partire dal lavoro di \u00e9quipe, \u00e8 in certo senso anche <em>responsabile della condizione di felicit\u00e0 dei colleghi nella gestione del lavoro<\/em>, e che tutta la cooperativa nel suo insieme agisce in questa prospettiva. Ci\u00f2 significa anche cercare, per quanto possibile, di facilitare un <em>clima organizzativo sereno<\/em>, che permetta chiarezza e autenticit\u00e0, insieme a spontaneit\u00e0 e informalit\u00e0 nelle relazioni interpersonali e sociali. Del resto anche nella relazione educativa la ricerca della felicit\u00e0 pu\u00f2 rappresentare un luogo di convergenza: tenere conto delle rappresentazioni e delle prospettive di felicit\u00e0 delle persone a cui si presta aiuto \u2013 e anche delle proprie \u2013 facilita la costruzione di una relazione rispettosa e pertanto pi\u00f9 feconda. Luogo di convergenza nel quale ci si scopre simili, parte della stessa condizione di umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste riflessioni oltre a diventare un patrimonio prezioso per il proseguimento del cammino della cooperativa, hanno avuto la possibilit\u00e0 di aprire un dibattito anche all\u2019esterno. E questo in un primo momento si \u00e8 realizzato soprattutto con due modalit\u00e0: in primo luogo attraverso l\u2019organizzazione del convegno <em>Come Sisifo? Essere cooperativa per abitare le contraddizioni del lavoro sociale<\/em> tenutosi il<strong> <\/strong>19 ottobre 2018 nella Sala Alessi di Palazzo Marino a Milano; un convegno partecipato e molto stimolante, durante il quale abbiamo chiesto un confronto sui contenuti espressi nel documento ad esperti appartenenti ai mondi del sapere, delle istituzioni e del lavoro. Nel <strong><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/3-2-Programma-Convegno.doc.pdf\">programma del Convegno<\/a><\/strong> allegato poi leggere la scaletta dei lavori e i nominativi importanti delle persone intervenute. Il secondo momento \u00e8 stato la pubblicazione di un <strong><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/3-3-focus-animazione-sociale.pdf\">focus sulla rivista Animazione sociale<\/a><\/strong> a partire dal nostro documento a cui erano affiancati a commento due articoli di due partecipanti al convegno: <strong><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/3-4-articolo-Miki-Marmo.pdf\">Il futuro del cooperare nella nostalgia di futuro<\/a><\/strong><em> <\/em>a cura di Michele Marmo<em> e<\/em><strong> <a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/3-5-articolo-Tommaso-Vitale.pdf\">La fatica utile di investire sul futuro delle comunit\u00e0 locali<\/a> <\/strong>stilato da Tommaso Vitale. Le riflessioni sviluppate nel e attorno a questo bel documento sono poi proseguite nello stage di cooperativa tenuto a Cernusco dal titolo <em>La ricerca della felicit\u00e0 come possibile convergenza pedagogica.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci colleghiamo direttamente a quanto abbiamo appena raccontato in merito al nostro quarantennale perch\u00e9 in quell\u2019occasione Comin ha voluto regalarsi anche una pausa di pensiero e di riflessione sulla propria storia. Ci siamo in particolare fermati a riflettere sul senso che nel nostro percorso ha avuto l\u2019intenzione (forse il sogno) di costruire un\u2019esperienza coerente di&hellip;&nbsp;<\/p>\n<div class=\"read-more-wrapper\"><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2025\/10\/09\/come-sisifo-essere-cooperativa-per-abitare-le-contraddizioni-del-lavoro-sociale\/\" class=\"button button-secondary\" rel=\"bookmark\">Leggi tutto \u00bb<span class=\"screen-reader-text\">Come Sisifo? Essere cooperativa per abitare le contraddizioni del lavoro sociale<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":6502,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","rop_custom_images_group":[],"rop_custom_messages_group":[],"rop_publish_now":"yes","rop_publish_now_accounts":[],"rop_publish_now_history":[],"rop_publish_now_status":"pending","neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","neve_meta_reading_time":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[333,3],"tags":[],"class_list":["post-6474","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cap-25-quarantanni-tutti-da-sentire","category-la-nostra-storia"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Copertina-immagine-articolo-_Come-Sisifo__-del-Capitolo-25.jpg?fit=920%2C630&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6474","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6474"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6474\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6486,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6474\/revisions\/6486"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6502"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6474"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6474"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6474"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}