{"id":571,"date":"2021-08-30T17:07:19","date_gmt":"2021-08-30T17:07:19","guid":{"rendered":"https:\/\/cominvolo.wordpress.com\/?p=571"},"modified":"2021-09-16T08:02:34","modified_gmt":"2021-09-16T08:02:34","slug":"cambiamenti-dellassetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2021\/08\/30\/cambiamenti-dellassetto\/","title":{"rendered":"Cambiamenti nell&#8217;assetto delle comunit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>Il decennio che va dal 1980 al 1990 ha registrato importanti cambiamenti all&#8217;interno della cooperativa e quindi nell&#8217;assetto delle comunit\u00e0. Tali cambiamenti sono legati a un&#8217;evoluzione lenta ma costante e sono frutto tanto di approfondite riflessioni interne che di circostanze esterne. Sicuramente sono il frutto di un dibattito, quello sull&#8217;identit\u00e0 e il ruolo dei soci e degli educatori e sulla loro relazione con gli &#8220;utenti&#8221;, che la riorganizzazione del 1980 aveva avviato pi\u00f9 che concluso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;\u00e9quipe educativa&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La costituzione, all&#8217;interno di ogni comunit\u00e0, di un&#8217;\u00e9quipe composta da tre educatori professionali, presenti a tempo pieno ma non conviventi e regolarmente stipendiati, si \u00e8 realizzata in maniera lenta e progressiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La richiesta di &#8220;professionalit\u00e0&#8221; rivolta agli educatori, oltre che dalla convinzione della sua opportunit\u00e0, maturata lentamente, \u00e8 dettata anche dalla necessit\u00e0 di adeguarsi alle nuove normative vigenti. Se da una parte Comin richiede ai suoi educatori la disponibilit\u00e0 alla formazione permanente, riconoscendola come garanzia della qualit\u00e0 del servizio, \u00e8 anche vero che, da sempre, antepone la motivazione personale e l&#8217;esperienza maturata sul campo a qualsivoglia titolo di studio. Ci\u00f2 nonostante non si pu\u00f2 non evidenziare come ormai motivazione e professionalit\u00e0 costituiscano ormai per Comin elementi che un educatore deve possedere e deve saper coniugare consapevolmente, mentre nel 1975 la motivazione veniva considerata come di per s\u00e9 stessa garanzia anche di professionalit\u00e0. Ci\u00f2 rendeva pi\u00f9 difficile considerarne i possibili effetti mistificatori e, in quanto tali, controproducenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, nel 1984 con l&#8217;intenzione di favorire la consapevolezza dell&#8217;operato educativo si decise di offrire la possibilit\u00e0 alle \u00e9quipe educative di avvalersi del contributo di un tecnico supervisore esterno per il lavoro di analisi e di progettazione educative. L&#8217;istituzione della supervisione, considerata come ulteriore possibilit\u00e0 di confronto e sostegno alla progettazione educativa, offr\u00ec l&#8217;occasione per ridefinire con pi\u00f9 precisione i compiti specifici dell&#8217;\u00e9quipe allargata (di cui si parler\u00e0 pi\u00f9 avanti) e del Gr.Ed. L&#8217;\u00e9quipe allargata verr\u00e0 infatti definendosi principalmente come ambito decisionale nel quale lavorare su quanto gi\u00e0 precedentemente elaborato in seno all&#8217;\u00e9quipe degli educatori. Il Gr.Ed. perder\u00e0 definitivamente la funzione di confronto pedagogico tra le \u00e9quipe in merito alla progettazione dei casi specifici che aveva costituito nei primi anni &#8217;80 l&#8217;aspetto principale del lavoro, e concentrer\u00e0 il proprio operato, secondo un obiettivo di formazione permanente, principalmente nell&#8217;elaborazione di tematiche specifiche (pedagogiche, psicologiche, metodologiche, di analisi istituzionale&#8230;).<\/p>\n\n\n\n<p>Anche alla condizione di tre educatori regolarmente stipendiati si \u00e8 arrivati progressivamente. Si sono verificate situazioni in cui un membro dell&#8217;\u00e9quipe svolgeva un&#8217;attivit\u00e0 lavorativa esterna. Fino al 1985 lo stipendio degli educatori era ai minimi contrattuali e non retribuiva le ore di lavoro effettivo (agli educatori era richiesta la convivenza). Solo in seguito, data la raggiunta stabilit\u00e0 economica della cooperativa, sia per tutelare i diritti degli educatori, sia per garantire educatori alla cooperativa, si \u00e8 arrivati ad un livello di retribuzione equiparato alla &#8220;normalit\u00e0&#8221;, anche se non corrispondente alle ore di effettiva permanenza in comunit\u00e0. La cooperativa decise anche di acquistare un pulmino; fino ad allora gli educatori avevano sempre usato mezzi propri per il trasporto dei ragazzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Prendendo atto dei casi di educatori &#8220;scoppiati&#8221;, o costretti a lasciare la comunit\u00e0 per non veder &#8220;scoppiare&#8221; la propria situazione coniugale o familiare, o giunti a un tale livello di &#8220;simbiosi&#8221; con gli utenti da pregiudicare la qualit\u00e0 dell&#8217;intervento, Comin ha maturato la consapevolezza che la convivenza, intesa come disponibilit\u00e0 a condividere la vita comunitaria, non esclude la possibilit\u00e0 di avere una vita e una casa esterne alla comunit\u00e0, senza che per questo diminuisca l&#8217;assunzione dei problemi dei ragazzi e un coinvolgimento reale nella comunit\u00e0. Negli anni &#8217;86-&#8217;87 si arriv\u00f2 cos\u00ec a un&#8217;impostazione che prevedeva la turnazione notturna degli educatori. A ci\u00f2 ha senz&#8217;altro contribuito anche il cambiamento delle caratteristiche dell&#8217;utenza, sempre pi\u00f9 raramente bisognosa di trovare nella comunit\u00e0 e negli educatori l&#8217;unico punto di riferimento affettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Figura emblematica, all&#8217;interno dell&#8217;\u00e9quipe educativa, \u00e8 stata quella dell&#8217;obiettore, un tempo in pianta stabile all\u2019interno delle comunit\u00e0, con compiti e responsabilit\u00e0 equiparati a quelli degli altri educatori. L&#8217;obiettore era considerato una persona capace di garantire motivazione, convivenza e gratuit\u00e0 del lavoro svolto. La Comin, dapprima tramite un accordo con Comunit\u00e0 Nuova, poi per convenzione diretta con il Ministero della Difesa, ha sempre avuto obiettori a disposizione per le comunit\u00e0. Il maturare di una nuova figura di educatore, unita alle traversie intervenute nel rapporto con il Ministero della Difesa (ritardi nelle destinazioni e, soprattutto, precettazioni di persone non richieste e talvolta del tutto inadatte al ruolo di educatore) portarono nel 1988 a modificare il ruolo e i compiti degli obiettori che divennero figure di sostegno all&#8217;attivit\u00e0 degli educatori, senza la responsabilit\u00e0 della conduzione del progetto educativo e con una presenza in comunit\u00e0 pi\u00f9 limitata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I soci<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 gi\u00e0 accennato a una crisi di ruolo dei soci e alla difficolt\u00e0 di gestire con chiarezza la corresponsabilit\u00e0 con i soci educatori che operavano nelle comunit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono state diverse le posizioni espresse per risolvere questa contraddizione. Si \u00e8 arrivati persino a ipotizzare la costituzione di una cooperativa di soli educatori responsabili, appoggiati all&#8217;esterno da un gruppo di volontari. La cooperativa, nel suo insieme, ha per\u00f2 sempre rifiutato tale ipotesi, ritenendo pi\u00f9 efficace e sicuro, anche in quel momento di crisi e di crescita, continuare con il modello di cooperativa di solidariet\u00e0 sociale basato sulla corresponsabilit\u00e0 di soci-operatori e soci-collaboratori esterni. Un tentativo, emblematico per la contraddittoriet\u00e0 con cui \u00e8 stato gestito, per operare un confronto e raggiungere chiarezza \u00e8 rappresentato dal progetto formativo proposto alla cooperativa dall&#8217;ISAMEPS nel 1983.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le diverse ipotesi proposte, la scelta della cooperativa cadde su una proposta formativa che prevedeva l&#8217;iniziale analisi dello stesso bisogno formativo. Accettata con difforme entusiasmo, la proposta prevedeva un primo momento incentrato su una ricerca-intervento interna attraverso l&#8217;elaborazione dei risultati di un questionario anonimo preparato dall&#8217;ISAMEPS per la cooperativa. Il secondo momento fu incentrato sulla restituzione e lettura dei dati e, in una giornata di lavoro e discussione di tutta la cooperativa sui primi problemi emersi, si scelse un processo formativo sulla &#8220;presa di decisione&#8221;, ma al momento di iniziare questa fase prevalse all&#8217;interno della cooperativa una posizione di sfiducia verso questo progetto formativo che fu sospeso. Continu\u00f2 naturalmente lo sforzo di chiarificazione sulle modalit\u00e0 migliori per attuare una gestione interna realmente democratica e corresponsabile. Fu cos\u00ec che agli inizi degli anni &#8217;80 sulle ceneri ormai fredde di quella che era stata negli anni &#8217;70 la formula della &#8220;famiglia vettore&#8221; nacquero, una per ogni comunit\u00e0, le cosiddette <strong>&#8220;\u00e9quipe allargate&#8221; (Equ.Al.)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Formate ognuna dall&#8217;\u00e9quipe degli educatori di una comunit\u00e0 e da un certo numero di soci che sceglievano di seguire pi\u00f9 da vicino la vita di quella comunit\u00e0, si incontrava tre volte al mese circa per discutere i singoli progetti educativi dei minori ospiti nella comunit\u00e0 stessa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nei confronti dei minori i soci rivestivano anche il ruolo di una sorta di &#8220;amici di famiglia&#8221;. Tale ruolo permetteva di conoscere personalmente i minori, favorendo il coinvolgimento affettivo nei loro confronti e una pi\u00f9 sentita e meno astratta partecipazione al progetto educativo. Non meno importante era la condivisione con gli educatori di ansie e problemi<sup>*<\/sup>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In una giornata di studio svoltasi nel 1990 viene definito che l&#8217;Equ.Al. debba essere&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>delegata a garantire lo svolgimento della vita comunitaria in tutti i suoi aspetti. Negli anni precedenti, infatti, l&#8217;Equ.Al. aveva lavorato principalmente sulla gestione dei progetti educativi relativi ai singoli minori e solo sporadicamente o in casi di emergenza aveva affrontato il problema della gestione complessiva della comunit\u00e0. Precisando che l&#8217;Equ.Al., ambito della corresponsabilit\u00e0 decisionale, deve essere considerata dagli educatori come rete di aiuto e non come organo di controllo, viene definita quindi la responsabilit\u00e0 dell&#8217;Equ.Al. circa la conduzione complessiva della comunit\u00e0 per quanto concerne l&#8217;impiego delle risorse, l&#8217;elaborazione delle strategie per l&#8217;attuazione del progetto su ogni minore, l&#8217;impostazione della supervisione e la gestione di eventuali problematiche relazionali con influenze negative sulla comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Una conseguenza di questo ampliamento \u00e8 stata l&#8217;assunzione da parte dei soci di maggiore responsabilit\u00e0 che si traduce anche in un maggior coinvolgimento nella gestione quotidiana della comunit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il rapporto con i minori&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La cooperativa aveva deciso ai suoi inizi di privilegiare gli inserimenti in comunit\u00e0 di quei bambini per i quali si prevedeva un lungo periodo di istituzionalizzazione, in quanto si ritenevano pi\u00f9 bisognosi di un rapporto affettivo stabile (ai tempi non esisteva ancora l&#8217;attuale normativa in materia di affido e adozione). Per questo e anche per il degenerare di alcuni progetti di inserimento alcuni ragazzi, una volta cresciuti, arrivavano a considerare la comunit\u00e0 come propria e unica famiglia, dato che la famiglia d&#8217;origine non era in grado di fornire loro supporti n\u00e9 affettivo-educativi n\u00e9 di tipo pratico. Ci\u00f2 comport\u00f2 che la comunit\u00e0 e la cooperativa si sentissero responsabili nel garantire a questi ragazzi il proprio apporto fino alla loro autonomia reale. Accadde che alcuni di loro raggiunsero la maggiore et\u00e0 senza essere pronti per un autonomo inserimento nella vita sociale. La cooperativa decise quindi di continuare ad ospitare i maggiorenni nelle comunit\u00e0 a prescindere dal pagamento della retta da parte dell&#8217;ente pubblico e investendo tutti i soci della corresponsabilit\u00e0 nell&#8217;aiutarli a reperire possibilit\u00e0 lavorative e abitative idonee. Ai maggiorenni che possedevano una fonte di reddito veniva richiesto un contributo economico. Anche l&#8217;ente pubblico, col passare del tempo, si \u00e8 dimostrato sempre pi\u00f9 disponibile alla proroga amministrativa. \u00c8 comprensibile come la permanenza in comunit\u00e0 per periodi molto lunghi comportasse un fortissimo interscambio affettivo tra minori ed educatori che finivano col sentirsi, cos\u00ec come \u2014 sia pure indirettamente \u2014 tutti i soci della cooperativa, l&#8217;unico riferimento affettivo ed educativo, l\u2019unica &#8220;famiglia&#8221; dei minori. Questo fatto pu\u00f2 aiutare a capire perch\u00e9 la convivenza degli educatori fosse considerata cos\u00ec importante. Le nuove leggi e i nuovi orientamenti culturali e assistenziali in materia di adozione e affido, centrate sul diritto di ogni minore a vivere in una famiglia e sulla promozione e il recupero, quando possibile della famiglia d&#8217;origine, lo stress eccessivo che la convivenza spesso comportava, ma soprattutto la revisione dell&#8217;impostazione della comunit\u00e0 , avevano portato a considerare il servizio come integrativo e non sostitutivo della famiglia d&#8217;origine e quindi a delinearne l&#8217;utenza ottimale nei casi in cui fosse prevedibile in tempi medi il rientro del minore nel nucleo d&#8217;origine. Nei casi in cui tale rientro si dimostrava impossibile, si lavorava per un inserimento etero-familiare<sup>*<\/sup>. Per facilitare il rapporto con le famiglie d&#8217;origine e per evitare lo sradicamento dei minori, si \u00e8 cercato di privilegiare l&#8217;inserimento di quei minori le cui famiglie abitano nel territorio in cui si trovano le comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Per rendere possibile il rientro in famiglia \u00e8 necessario che vengano meno le cause che hanno determinato l&#8217;allontanamento del minore. Ne deriva la necessit\u00e0 di un corretto progetto di lavoro che definisca i tempi dell&#8217;inserimento e i compiti del servizio sociale, della comunit\u00e0 e della famiglia d&#8217;origine per promuovere il rientro. Ci\u00f2 ha portato alla definizione dei compiti e delle competenze nel rapporto con i servizi con cui la Comin collabora e a un&#8217;adeguata corresponsabilizzazione della famiglia d&#8217;origine nella gestione del progetto educativo durante la permanenza del minore in comunit\u00e0<sup>*<\/sup>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono mancati, inoltre, i tentativi di incidere su altri fattori capaci di pregiudicare il successo di un progetto educativo. La constatazione che lunghi periodi di disoccupazione e l&#8217;instabilit\u00e0 lavorativa di alcuni adolescenti inseriti in comunit\u00e0 aumentavano notevolmente la loro situazione di disagio con rischi pi\u00f9 concreti di indirizzo alla devianza, ha indotto la cooperativa a studiare forme di intervento su questo problema. Ad esempio si rivolsero una serie di proposte all&#8217;Amministrazione Comunale attraverso il Segretariato dei Servizi di Comunit\u00e0 e, nel 1985, si decise la costituzione di un gruppo di lavoro interno che studiasse la possibilit\u00e0 di progettare e attuare interventi per avviare al lavoro adolescenti in difficolt\u00e0. Tra le diverse ipotesi prese in considerazione, anche attraverso il confronto con cooperative di lavoro e di solidariet\u00e0 gi\u00e0 operanti, sembr\u00f2 realizzabile, data la disponibilit\u00e0 di un socio ad occuparsene e grazie al finanziamento da parte di altri due soci, l&#8217;avvio di una iniziativa di vendita e distribuzione a domicilio di &#8220;frutta e verdura biologiche&#8221;. Contrariamente alle aspettative, tale iniziativa non permise la creazione di posti di lavoro per i ragazzi della Comin. Continuarono comunque il sostegno e l&#8217;offerta di occasioni di lavoro da parte di singoli soci.<\/p>\n\n\n\n<p>Come gi\u00e0 detto, l&#8217;assetto delle \u00e9quipe, il ruolo dei soci e il rapporto con i minori sono elementi tra loro strettamente collegati e costituiscono un fenomeno unitario in continua evoluzione per il quale \u00e8 impossibile ipotizzare una soluzione definitiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Pare significativo richiamare a questo proposito il valore dato al mantenimento della relazione con i ragazzi anche dopo le loro dimissioni. In forme specifiche e con coinvolgimento differente a seconda delle situazioni spesso per i ragazzi il rapporto con la comunit\u00e0 o con qualche specifico educatore ha mantenuto significato ed utilit\u00e0 nel corso della propria vita. Ha significato ad es. che anche dopo decenni permangono forme di collegamento tra ragazzi ed educatori di gruppi che si sono susseguiti nelle comunit\u00e0 nei diversi anni.<\/p>\n\n\n\n<p>E, come conclusione, per incentivare questo taglio romantico citiamo l\u2019importanza e la bellezza dei momenti di vacanza che hanno caratterizzato le estati delle comunit\u00e0: la possibilit\u00e0 di sperimentare forme e clima di convivenza pi\u00f9 distesa oltre all\u2019aver vissuto esperienze significative che si sono poi dimostrate ricordi indelebili negli anni.<\/p>\n\n\n\n<p>* vedi documento n.22<\/p>\n\n\n\n<p>*vedi documento n.27 a pagina 7 <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il decennio che va dal 1980 al 1990 ha registrato importanti cambiamenti all&#8217;interno della cooperativa e quindi nell&#8217;assetto delle comunit\u00e0. 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