{"id":5423,"date":"2025-06-25T11:22:03","date_gmt":"2025-06-25T11:22:03","guid":{"rendered":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/?p=5423"},"modified":"2025-07-07T08:57:26","modified_gmt":"2025-07-07T08:57:26","slug":"intro-15","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2025\/06\/25\/intro-15\/","title":{"rendered":"Intro"},"content":{"rendered":"\n<p>In questo capitolo facciamo il punto sullo sviluppo delle esperienze di luoghi per la coesione di cui abbiamo parlato nei precedenti capitoli: l\u2019Anfiteatro Martesana e la Madia. Racconteremo anche di nuove esperienze come le Case del tempo, la prima azione di Comin nel campo del sostegno all\u2019invecchiamento, oppure la Filanda di Cernusco o ancora di altri luoghi dedicati in particolare alla prima infanzia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro per costruire coesione nei territori da noi abitati \u00e8 diventato da tempo un obiettivo importante per la cooperativa. Una convinzione che progressivamente si \u00e8 consolidata. Quando ancora l\u2019articolazione della cooperativa era incentrata sui settori, la decisione di adottare definitivamente nel 2009 per il Settore competente la dicitura \u201cPromozione\u201d al posto della precedente \u201cPrevenzione\u201d \u00e8 derivata dalla necessit\u00e0 di marcare con chiarezza un orizzonte di senso, che vede nel sostegno allo sviluppo delle potenzialit\u00e0 delle persone e delle comunit\u00e0 che incontriamo il fine ultimo del nostro lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stage <em>Passwords<\/em> nel panorama dei servizi ha trovato spazio anche una Relazione articolata dal titolo <strong><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/1-1-dai-progetti-per-la-coesione.docx.pdf\">Dai progetti di coesione<\/a><\/strong> nella quale si presentavano alla cooperativa suggestioni e prospettive per praticare con convinzione questo percorso. Rimandando alla lettura di questa relazione cerco qui di fornire alcuni degli stimoli presentati a Chiavenna:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Di fronte al crollo del vecchio sistema di welfare diventa necessario ripensare all\u2019evoluzione della nostra progettualit\u00e0 e dei nostri servizi: la funzione dell\u2019organizzazione \u00e8 di avere un\u2019ipotesi sul lavoro, sullo sviluppo desiderato ovvero dobbiamo investire sulle possibili nascite (nuovi progetti) senza rischiare di fermarci sui lutti (i servizi che chiudono e che diventano insostenibili alle attuali condizioni). Restare ancorati unicamente a logiche conservative e rivendicative rispetto a uno stato sociale che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, pu\u00f2 portare a una posizione depressiva e paralizzante nel contesto attuale, perch\u00e9 priva di sbocchi reali. Si tratta di immaginare e praticare nuove traiettorie.&nbsp;<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Relativamente alla valutazione economica dei legami sociali e della coesione che siamo in grado di creare nei territori diventa importate imparare a rendicontare meglio il valore di ci\u00f2 che stiamo facendo e che non viene riconosciuto in generale nella nostra societ\u00e0. Siamo infatti certi che il benessere e i legami tra le persone abbiano anche un <\/em><em>valore economico<\/em><em> oltre che sociale.&nbsp;<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Una questione centrale sta nell\u2019ingaggio che sviluppiamo con le persone con cui lavoriamo per passare dal rapporto cliente\/fornitore di servizi decisi dagli esperti, a quello cittadino\/cittadino dove l\u2019oggetto di lavoro e di scambio sia definito a partire da un rapporto paritario, in modo da permettere alle persone di portare una propria domanda\/proposta sulla quale attivarsi, senza giudizio di merito da parte nostra. Nell\u2019ambito della promozione sociale, possiamo \u201crompere\u201d con questa posizione di dipendenza, invertire la rotta cercando di rendere le persone partecipi della nostra vulnerabilit\u00e0.<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Si tratta anche di riconfigurare il rapporto con la committenza perch\u00e9 l\u00ec troviamo le pastoie burocratiche, la rigidit\u00e0 normativa che ci frena nel cambiamento desiderato. Da qui un\u2019espressione che ci piace ossia \u201cInnovare trasgredendo!\u201d L\u2019unica possibilit\u00e0 di innovare \u00e8 attraverso la trasgressione. La controparte in questo caso \u00e8 rappresentata dal pubblico e dalla burocrazia. Il rischio, infatti, \u00e8 ancora l\u2019immobilismo: un po\u2019 come se si fosse paralizzati da richieste contraddittorie e se un Ente pubblico ti chiedesse di stare in una logica imprenditoriale (fatelo voi che noi non abbiamo le risorse) e, contemporaneamente, di stare dentro rigide logiche burocratiche che bloccano. Di fatto ci viene chiesto di innovare dentro la conservazione!&nbsp;<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Tipologia di organizzazione. Abbiamo gi\u00e0 accennato che in questo periodo di forti trasformazioni, le organizzazioni devono pensarsi diversamente, perch\u00e9 a oggetto diverso \u00e8 necessaria organizzazione diversa. Sarebbe opportuno che in certi servizi e progetti la formula organizzativa cambiasse, con strutturazione pi\u00f9 \u201cleggera\u201d, flessibile, veloce. Chiaramente non si tratta di valutazioni assolute ma di spunti di riflessione che ci aiutano a trovare la via pi\u00f9 efficace. Per esempio, in un piccolo progetto di quartiere, da costruire quotidianamente con le tante persone che lo attraversano, potrebbe essere pi\u00f9 adatta una formulazione associativa altra? Si pensi anche alla possibilit\u00e0 di partecipare e appartenere, come cittadini coinvolti nei nostri progetti, a realt\u00e0 come la Comin (pluralit\u00e0 di territori e oggetti di lavoro) piuttosto che alla piccola associazione di quartiere. E a proposito di <\/em><em>partecipazione<\/em><em> delle persone con cui lavoriamo possiamo parlare di partecipazione se stiamo dentro dall\u2019inizio alla fine e abbiamo potere decisionale?&nbsp;<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><em>Trovare nuove risorse e fare investimenti: \u00c8 necessario un lavoro molto serio sui rischi, su cosa possiamo guadagnare ma anche perdere. Quali sperimentazioni possiamo fare e in quali termini. Quale supporto \u2013 anche formativo &#8211; a chi deve affrontare questo cambiamento se questa \u00e8 la direzione da intraprendere. Ancora una volta torna la domanda su quali cambiamenti organizzativi dobbiamo eventualmente operare, su come possiamo ulteriormente stimolare un forte spirito imprenditoriale di concerto ad una visione inedita del mondo intorno a noi. Tenere assieme forme organizzative diverse in funzione della gestione di cose diverse (dall\u2019appalto da milioni di euro al progetto di quartiere).<\/em><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Queste riflessioni, che hanno un\u2019eco di attualit\u00e0 molto forte, fanno da sostrato al racconto delle esperienze che svolgeremo in questo Capitolo. Come detto partiremo dall\u2019apertura dell\u2019Anfiteatro, tanto attesa in cui si integreranno due articoli: uno sull\u2019esperienza di Cassiopea che ha trovato una nuova casa in questa struttura e l\u2019altro sulla nuova esperienza di Educativa di strada e sul Tavolo Giovani di zona 2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Seguiranno come detto le narrazioni su quanto avvenuto in questi anni alla Madia e sull\u2019esperienza, importante anche se limitata nel tempo, della Filanda di Cernusco sul Naviglio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Parleremo poi di luoghi di incontro con il focus sulla Prima Infanzia che fanno da prologo ad un lavoro pi\u00f9 intenso che si allargher\u00e0 negli anni successivi anche a Milano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo capitolo facciamo il punto sullo sviluppo delle esperienze di luoghi per la coesione di cui abbiamo parlato nei precedenti capitoli: l\u2019Anfiteatro Martesana e la Madia. 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