{"id":469,"date":"2021-04-05T14:49:20","date_gmt":"2021-04-05T14:49:20","guid":{"rendered":"https:\/\/cominvolo.wordpress.com\/?p=469"},"modified":"2022-04-06T13:56:18","modified_gmt":"2022-04-06T13:56:18","slug":"lettera-di-carla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2021\/04\/05\/lettera-di-carla\/","title":{"rendered":"Lettera di Carla"},"content":{"rendered":"\n<p>Carla ci ha inviato questa lettera da Omegna<\/p>\n\n\n\n<p><em>Come \u00e8 nata la Comin<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dal 70 al 72 del secolo scorso chi scrive e cio\u00e8 Carla Volpato ha lavorato per due anni a Ostuni (Br) in un Villaggio SOS.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Questi villaggi sono sorti alla fine della Seconda guerra mondiale ad opera del dott. Gmeiner, un austriaco, inizialmente per accogliere i numerosi orfani di guerra e con il tempo tutti i casi di marginalit\u00e0 sociale. La loro caratteristica rivoluzionaria all\u2019epoca rispetto agli orfanatrofi \u00e8 quella di radunare gruppi di bambini di ambo i sessi, in una casetta mono- familiare intorno ad una figura materna che li accudisce come una mamma, coadiuvata da elementi ruotanti (zie) che permettevano alle mamme una vita personale e sociale (leggi ferie e turni di riposo). Il tutto era tenuto insieme da un dirigente che viveva all\u2019interno con una famiglia (sua)che oltre a vari compiti di coordinamento e insieme al \u201ccustode \u2013 giardiniere \u2013 tuttofare\u201d costituiva un parziale riferimento maschile per i ragazzini che frequentavano scuole pubbliche, ricevevano amici da fuori ecc.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se dopo due anni ho lasciato il Villaggio, dove professionalmente mi trovavo molto bene, \u00e8 stato perch\u00e9 per me giovane emancipata di Milano la vita in paesino del sud (all\u2019epoca) era soffocante (non potevi, come donna, uscire da sola, ho rischiato di \u201csubire violenza\u201d) e non si pu\u00f2 vivere di solo lavoro. Cos\u00ec quando mi \u00e8 stato detto che si stava preparando un Villaggio vicino a Varese e che mi volevano (gli organizzatori) come promotrice, sono tornata al Nord. Ma il Villaggio era di l\u00e0 da venire e il comitato pensando che non avrei potuto attendere anni senza lavorare mi propose un \u2018esperienza di promozione in appartamento a Milano con tre bambini. Una baby-sitter e loro a sostegno. Questo fu in via Zumbini nel 73.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A Milano ripresi la mia vita sociale e la frequentazione di amici e conoscenti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Un\u2019amica, che frequentava la comunit\u00e0 francescana di Sant\u2019Angelo un giorno mi disse che un signore, a cui aveva raccontato la mia esperienza, voleva conoscermi. Era Luigi Villa e parlando, tutto entusiasta, volle conoscere i promotori del Villaggio per proporsi come futuro dirigente. Cosa che piacque molto e cos\u00ec Luigi cominci\u00f2 a frequentarmi con la sua famiglia a propormi gite e vacanze assieme. Senonch\u00e9 lui abitava a Sesto S.G. e via Zumbini era nel quartiere Barona, non certo dietro l\u2019angolo- cos\u00ec quando si liber\u00f2 l\u2019appartamento di suo suocero in Via Costa a Sesto, vicino a casa sua, propose che mi trasferissi l\u00ec. E ci\u00f2 venne accettato. Ma ci accorgemmo entrambi che il Villaggio non sarebbe stato operativo prima di decenni (in effetti si \u00e8 poi aperto nell\u2019 85!!) e cos\u00ec quando Tona (suora in libert\u00e0 o ex suora non ho mai capito) si propose come seconda \u201cmamma\u201d, Luigi propose al comitato l\u2019idea di fare un Villaggio in appartamenti. Ma l\u2019organizzazione Villaggi SOS rifiut\u00f2, memore di un tentativo fallimentare avvenuto anni prima. Cos\u00ec io Luigi e poi Tona decidemmo di staccarci dai Villaggi e per questo bisognava creare una nuova organizzazione che si presentasse ai servizi sociali e garantisse la cosa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Luigi si rivolse alla comunit\u00e0 di Sant\u2019Angelo, frequentata da persone con le competenze e le conoscenze necessarie, e insieme lanciammo la proposta; ne radunammo un numero consistente (10 o 12) e iniziammo a studiare la tipologia dell\u2019ente da creare. Pensammo tutti e subito a una cooperativa, ma all\u2019epoca le cooperative di utilit\u00e0 sociale non erano ancora state inventate. Per fare una cooperativa occorreva un movente che rappresentasse un\u2019utilit\u00e0 per i soci. Produzione \u2013 lavoro? Ma la maggior parte dei soci non lavorava nella cooperativa. Ci fu una sorta di dichiarazione in cui ognuno dei soci dichiarava un vantaggio per la propria vita il fatto che dei bambini stessero meglio. Non so cosa hanno fatto i notai e i giudici. Non so se i tempi fossero maturi, se altre cooperative di solidariet\u00e0 sociale stessero sorgendo, se siamo stati i primi in assoluto in Italia, fatto \u00e8 che lo statuto \u00e8 stato accettato ed \u00e8 nata Comin.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Come funzionava all\u2019inizio? Trovammo una casa vicina in affitto e ci sistemammo Tona e cominciammo ad accogliere i bambini. Ci aiutavamo a vicenda: Io, Tona e la moglie di Luigi- e Luigi che per\u00f2 ovviamente lavorava. Alcuni soci (che per\u00f2 stavano a Milano) venivano ogni tanto a tenere i bambini per dare alle mamme qualche ora di \u201cstacco\u201d. Avemmo alcune invasioni di padri ubriachi dei bambini che vennero a sfasciarci le porte e ad accusarci di avergli rubato i figli. Riuscivamo a fare qualche giorno di ferie quando i bambini andavano ai campi scout e qualche socio portava in vacanza i rimanenti oppure alcuni andavano al mare dai loro zii. Tutte situazioni raffazzonate.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>I soci si riunivano tutti i luned\u00ec sera per verificare se tutto procedeva bene e come affrontare i problemi: la scuola, i rapporti con i servizi sociali, i supporti dei volontari \u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il primo passo fu quello di accogliere delle tirocinanti della Scuola per educatori che nel frattempo si era aperta a Milano. Il secondo, pi\u00f9 faticoso, quello di far accogliere obiettori di coscienza al servizio militare perch\u00e9 Luigi da solo non bastava come figura maschile. Ma gli obiettori erano considerati dai bravi e posati signori di Sant\u2019Angelo \u201cdei facinorosi\u201d finch\u00e9 non venne Claudio\u2026 e il resto lo sapete.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Carla<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carla ci ha inviato questa lettera da Omegna Come \u00e8 nata la Comin Dal 70 al 72 del secolo scorso chi scrive e cio\u00e8 Carla Volpato ha lavorato per due anni a Ostuni (Br) in un Villaggio SOS. Questi villaggi sono sorti alla fine della Seconda guerra mondiale ad opera del dott. 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