{"id":3376,"date":"2023-10-18T10:50:33","date_gmt":"2023-10-18T10:50:33","guid":{"rendered":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/?p=3376"},"modified":"2025-06-25T13:12:30","modified_gmt":"2025-06-25T13:12:30","slug":"gli-anni-del-marciapiede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2023\/10\/18\/gli-anni-del-marciapiede\/","title":{"rendered":"Gli anni del marciapiede"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Educativa di Strada in nella Zona (ora Municipio) 2 di Milano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/20231105_114044-scaled-e1699434978385-702x1024.jpg?resize=205%2C299&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-3391\" style=\"width:205px;height:299px\" width=\"205\" height=\"299\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Ieri pomeriggio mi hanno chiesto di scegliere una caratteristica del lavoro educativo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Flessibilit\u00e0<\/em>, ho risposto.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi mi hanno chiesto di rappresentare il concetto con un\u2019immagine.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019erano delle carte da scegliere, ed \u00e8 stata una fortuna, perch\u00e9 non sono capace di disegnare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho scelto una chiocciola con una finestra in cima. Una finestra con le sbarre tagliate, e una corda fatta di lenzuola intrecciate che arrivava a terra. Terra, dove c\u2019erano delle catene spezzate.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho pensato che l\u2019interno di una chiocciola o di un <em>Nautilus<\/em> \u00e8 innervato in modo tale da sembrare una scala. Se lo vuoi percorrere puoi andare in su oppure in gi\u00f9, in un percorso obbligato. C\u2019\u00e8 una regola da rispettare, una strada da seguire.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi ci sono loro. I ragazzi e le ragazze, che un\u2019altra via la trovano sempre. La via di fuga. Le catene spezzate, il saltare \u2013 certe volte \u2013 dalla finestra rischiando di spezzarsi qualche osso, per poi arrivare dove probabilmente ti avrebbe portato anche la scala l\u00e0 dentro, uscendo tranquillamente dalla porta. Sani e salvi, ma senza aver provato l\u2019ebbrezza del salto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esperienza dell\u2019educativa di strada &#8211; come l\u2019ho vissuta io &#8211;&nbsp; \u00e8 terminata ormai 15 anni fa. Io ero gi\u00e0 grande, vivevo in questa stessa zona e insieme ai colleghi e alle colleghe che si sono avvicendati negli anni incontravo i giovani sulle panchine dove adesso mio figlio fa merenda e dove forse tra qualche anno si rifuger\u00e0 con gli amici, sicuramente sperando che sua madre non passi troppo spesso a mettere il naso in quel che fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma dicevamo della flessibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In quegli anni affermavamo che i ragazzi non li ferma nessuno, forse solamente la pioggia. Che ci fosse freddo o caldo, nebbia o pieno sole, che fosse presto o tardi, qualcuno sulle panchine del parco o in qualche angolo che avevamo imparato a scovare nei retrobottega o nelle vie senza uscita, lo trovavi sempre. Ma cominciamo dalle origini.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u2018Se f\u00e8mm? Sif\u00f9lum\u2026&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2001 il Comune di Milano, come gi\u00e0 ricordato nell\u2019Introduzione da Claudio, indice una gara d\u2019appalto per la gestione del servizio di Educativa di Strada nelle nove zone (ora Municip\u00ee) della citt\u00e0. Comin si aggiudica la gestione del Servizio, di durata triennale, nella Zona 2. Si costituir\u00e0 un\u2019equipe, composta da 2 educatrici e 2 educatori, che io per un paio d\u2019anni osserver\u00f2 \u2013 non lo posso pi\u00f9 nascondere, ora che sono quasi una donna matura! &#8211; con un pizzico d\u2019invidia. Perch\u00e9, lo dico senza retorica, l\u2019incontro con i pari a me ha dato tanto, mi ha aiutata a ridisegnare il perimetro dei valori di riferimento, mi ha dato quella che tuttora chiamo la mia \u201cfamiglia desiderata\u201d, che ha completato quella in cui sono nata e cresciuta. E allora osservavo da un\u2019altra postazione \u2013 lavoravo gi\u00e0 in Comin ma mi occupavo di Assistenza Educativa Domiciliare \u2013 un Servizio bello, importante, \u201cvivo\u201d e ad alto potenziale. Ma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma gi\u00e0 allora un tarlo mi scavava dentro: per quale accidenti di ragione lo hanno chiamato cos\u00ec?<\/p>\n\n\n\n<p>Chiariamo: <em>\u2018Se f\u00e8mm<\/em> non \u00e8 il nome che i miei colleghi e le mie colleghe dell\u2019Educativa di Strada \u2013 per gli amici EdS \u2013 hanno dato al servizio, ma il nome istituzionale, pensato dal Comune, che con i ragazzi e le ragazze pare venga usato il meno possibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma perch\u00e9 mi disturba tanto?<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, io sono lombarda fino al midollo, da generazioni. E dunque la suddetta espressione a casa mia ha un significato sicuramente evocativo \u2013 ricorda i cabarettisti della vecchia scuola milanese, venuta ben prima del Derby o dello Zelig, che trovava il proprio spazio nelle osterie e nei dopolavoro ferroviari \u2013 ma anche profondamente squalificante. <em>\u2018Se femm? Sif\u00f9lum?<\/em> era l\u2019espressione usata da mio nonno quando vedeva noi nipoti ciondolare senza far nulla. Il <em>sif\u00f9lun<\/em> \u00e8 il fischiettatore (lo so, parola orribile e forse nemmeno esistente), quello che non combina un accidenti. E a me, l\u2019idea di agganciare ragazzi e ragazze dando implicitamente loro dei nullafacenti disturbava, tanto. Non poter dire la mia, poi, era fastidiosissimo. Ma evidentemente il mio taciuto disagio risuonava da qualche parte, perch\u00e9 nel 2003 anche per me arriv\u00f2 la proposta sperata: entrare a far parte dell\u2019equipe dell\u2019Educativa di Strada. Sono passati vent\u2019anni, ma mi ricordo ancora l\u2019entusiasmo nel sapere che sarei tornata a occuparmi di animazione socioculturale \u2013 il mio background, speso prevalentemente all\u2019estero, era quello \u2013 e i timori, anche: sar\u00f2 capace? Mi respingeranno? Come sono davvero gli adolescenti italiani? Avranno qualcosa di diverso dai croati o dai bosniaci con cui ho iniziato a fare questo lavoro?<\/p>\n\n\n\n<p>Sono flessibili, i ragazzi e le ragazze, e li ferma solo la pioggia. E a volte sono disposti a spezzarsi l\u2019osso del collo pur di arrivare alla meta prima di te che ha semplicemente percorso le scale attaccata al corrimano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E un\u2019altra cosa: non fischiettano, perlopi\u00f9 non conoscono il dialetto milanese, e se proprio devono ciondolare \u00e8 per inventarsi mondi che forse non esploreranno mai. Forse.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma allora cos\u2019\u00e8 stata, l\u2019educativa di strada all\u2019inizio di questo secolo?<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzi tutto, per offrire un orizzonte temporale a questo racconto, i cui aspetti tecnici sono rintracciabili nel <strong>progetto del 2001 <\/strong>e nella<strong> riprogettazione del 2004 <\/strong>(rispettivamente allegati \u201cSe f\u00e8mm (<strong><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/4-1-Se-femm-articolazione-obiettivi-generali-prima-stesura-2002.pdf\">articolazione e obiettivi generali<\/a><\/strong> e <strong><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/4-2-Progetto-EDS-2004.pdf\">Progetto EdS 2004<\/a><\/strong>; sempre nella sezione Approfondimenti \u00e8 disponibile una <strong><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/4-3-Relazione-attivita-svolte-nel-primo-triennio.pdf\">Relazione sulle attivit\u00e0 svolte nel primo triennio<\/a><\/strong>), si \u00e8 trattato di un servizio rimasto attivo per quasi otto anni (da settembre 2001 a luglio 2008) nell\u2019intera citt\u00e0 di Milano, a mia memoria in tutte le citt\u00e0 senza cambi di gestione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato poi un gigantesco laboratorio intergenerazionale e interculturale;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00e8 stata un\u2019esperienza di rete;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00e8 stato uno strumento di promozione del benessere;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00e8 stato un osservatorio sulla citt\u00e0 e sul suo rapporto coi giovani;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00e8 stato una domanda aperta sul tempo e sugli spazi.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo so, sto procedendo per suggestioni e non per obiettivi, azioni progettuali, strumenti di verifica. Ma gli animatori, si sa, hanno in odio la disciplina. E comunque per avere risposte dai contorni pi\u00f9 definiti vi ho gi\u00e0 rimandato alla lettura di due tomi (vedi gli allegati) da 50 pagine complessive. Parliamo allora un po\u2019 delle mie personali sottolineature, e facciamolo a partire da qualche aneddoto (forse potrei chiamarlo <em>case history<\/em> e ammantare repentinamente il mio scritto di credibilit\u00e0 scientifica. Ci rifletter\u00f2).<\/p>\n\n\n\n<p><em>Laboratorio intergenerazionale e interculturale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il Municipio 2 \u00e8 abitato da persone provenienti da ogni angolo del mondo. Negli anni del nostro progetto la percezione di quanto la zona avesse una propria specificit\u00e0 \u00e8 tale che ricordo molti ragazzi affermare \u2013 quando andavano in centro, a poche fermate di metropolitana \u2013 \u201cvado a Milano\u201d. E ancora, ricordo un bambino delle elementari parlare della propria zona esprimendo entusiasmo: \u201cVia Padova \u00e8 meglio di Milano\u201d. La scuola del Parco Trotter, all\u2019inizio degli anni 2000, contava 27 nazionalit\u00e0 rappresentate tra gli iscritti; nei gruppi di adolescenti e giovani incontrati in strada era praticamente impossibile non trovare persone di origine non italiana. Abbiamo allora incontrato la fatica della mediazione linguistica, le compagnie esclusivamente appartenenti a un paese a una zona dal mondo (lo ammetto, con i ragazzini cinesi abbiamo rinunciato: non ci permettevano di entrare in relazione, rifiutavano di parlare con noi in italiano, qualche volta abbiamo persino avuto la sensazione che cambiassero luogo di ritrovo perch\u00e9 infastiditi dalla nostra presenza: in queste situazioni abbiamo sempre pensato che fosse giusto rispettare la volont\u00e0 dei gruppi). Abbiamo conosciuto ragazzi di seconda generazione e accolto con meraviglia e una buona dose di sollievo la constatazione che i loro coetanei non li percepivano affatto come \u201cstranieri\u201d. Ricordo, ad esempio, animate discussioni tra i ragazzi che si incontravano all\u2019Anfiteatro della Martesana, che si dichiaravano apertamente razzisti, utilizzando espressioni anche violente. Nel momento in cui domandavamo come potessero parlare in questo modo quando seduti con loro c\u2019erano un ragazzo di origine ivoriana e un altro proveniente dalle Seychelles, vedevamo nei loro occhi lo stupore: \u201cMa cosa c\u2019entra? Lui \u00e8 un nostro amico. Lui \u00e8 italiano\u201d. Stupore \u2013 va detto \u2013 condiviso dagli stessi protagonisti, di pelle scura e italiano incerto. Seconde generazioni che per\u00f2 in casa parlavano ancora la propria lingua d\u2019origine e \u2013 poco scolarizzati \u2013 stentavano con le sfumature della lingua parlata dagli amici. Ma se sei amico, non sei nemico, questo \u00e8 lapalissiano. Da qui, il laboratorio, lo spunto per mettere le mani in pasta ed aprire un confronto sul diritto ad abitare in un posto sicuro, ad avere occasioni di istruzione, confronto, svago e \u2013 perch\u00e9 no? &#8211; successo, che altrove ti sarebbero stati negati. Non lo so, se abbiamo convinto qualcuno, ma \u2013 qui di obiettivi \u00e8 necessario parlare \u2013 non era quello che provavamo a fare: quel che un educatore di strada si propone \u00e8 seminare, forse nel vento, ma sapendo che \u201cchi getta semi al vento, far\u00e0 fiorire il cielo\u201d, slogan che guardacaso un artista di strada molto in voga in quegli anni scrisse con la bomboletta spray anche sui gradoni dell\u2019Anfiteatro.<\/p>\n\n\n\n<p>E laboratorio intergenerazionale, anche. Perch\u00e9 i ragazzi e le ragazze sono spesso invisi agli abitanti adulti delle zone. Sono chiassosi, sono disordinati, hanno qualche volta un brutto rapporto con la pulizia degli spazi pubblici (non che gli adulti siano sempre da meno, beninteso\u2026). Sono quelli che gli spazi li mettono in discussione, li contestano, li abitano considerandoli un mezzo modificabile e non un dato di fatto. Al Parco Trotter, per esempio, una delle compagnie con cui gli appuntamenti erano pi\u00f9 assidui, invent\u00f2 la panchina itinerante.<\/p>\n\n\n\n<p>Un parco \u00e8 un parco, le panchine sono parte del paesaggio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le panchine dei parchi sono fatte per sedersi a riposare e a fare due chiacchiere. Ma c\u2019\u00e8 una regola non scritta: essere in pochi. Due, tre, forse quattro, ma non di pi\u00f9. A meno che tu non voglia parlare coi tuoi amici guardando dritto davanti a te, disposti tutti come al cinema. Guardare insieme verso l\u2019orizzonte. La compagnia, invece, \u00e8 fatta per il cerchio. Ci si deve guardare in faccia, si devono poter lanciare oggetti all\u2019amico \u2013 che sia il pacchetto di sigarette o il telefono, l\u2019accendino o il nuovo paio di occhiali da sole \u2013 si devono controllare le reazioni di tutti all\u2019ennesimo scherzo o battuta. Il cerchio \u00e8 la forza del gruppo. Le panchine allineate sono il nemico. La chiave del 16 \u00e8 l\u2019alleata. Detto fatto, due panchine vengono sbullonate da terra e spostate. Ed ecco fatto il cerchio.<\/p>\n\n\n\n<p>Una multa, un alterco tra i ragazzi e la Polizia Municipale, un\u2019altra multa. La mediazione dell\u2019associazione Amici del Parco Trotter, la richiesta a noi rivolta perch\u00e9 si intervenga per dissuadere i giovani dal danneggiare il parco\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>In equipe ci guardiamo perplessi: i ragazzi del Trotter non hanno rotto nulla, non hanno deturpato, non hanno nemmeno scritto con la vernice spray su qualche muro (non in quel momento, almeno): hanno solo spostato due panchine. Ma soprattutto: come possiamo pensare che un intervento educativo \u201cdissuada\u201d? Cosa costruisce un dissuasore? Se f\u00e8mm? Sifulum?! Fischiettiamo e ignoriamo la richiesta comportandoci noi come le istituzioni vorrebbero i ragazzi?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Decidiamo di lavorare con i ragazzi problematizzando la questione. A noi, in verit\u00e0, le loro ragioni sono evidenti: vogliono fare un cerchio senza dover posare a terra i loro glutei fasciati in jeans di marca o minigonne a ruota che lascerebbero scoperto ben pi\u00f9 di quanto sia socialmente tollerabile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Scrivono una lettera. La indirizzano ai Vigili, all\u2019Associazione Amici del Parco Trotter, al Consiglio di Zona e al Sindaco. Chiedono aree di socializzazione in cui le panchine siano poste in cerchio o una di fronte all\u2019altra e che gli spazi abbiano una tettoia che permetta loro di stare al parco anche quando piove (lo avevamo detto: solo la pioggia li ferma. Se ci fosse un riparo, nemmeno quella). Si spingono oltre. Descrivono il loro parco e raccontano di un luogo con poche fontanelle, angoli lasciati all\u2019incuria, giochi da restaurare. Chiedono di considerare anche gli adolescenti e non solo i bambini piccoli. Non si scusano. Chiedono. Li ascoltano? No, per la cronaca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Noi, inguaribili ottimisti, pensiamo che quel che abbiamo seminato qui sia un tentativo di dialogare con la parte adulta della citt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>La rete<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La strada, si sa, \u00e8 uno spazio di transito. Di attraversamento e anche di sosta. In strada realizziamo l\u2019incontro. Non \u00e8 solo esperienza sollecitata e di accompagnamento dei ragazzi e delle ragazze, ma anche per noi educatori esperienza del creare connessioni a beneficio della comunit\u00e0. L\u2019educativa di strada \u00e8 stata conoscere la zona 2 palmo a palmo. Mappare ogni via e piazza, segnare sulla cartina \u2013 allora utilizzavamo ancora gli stradari- dove si incontrano i gruppi ma anche dove sono gli spazi da esplorare, le palestre, le associazioni, le scuole, i servizi. Ed entrare in contatto, cercare di capire, con l\u2019attenzione anche \u2013 forse soprattutto \u2013 a chi a noi suona estraneo ma che per i giovani pu\u00f2 rappresentare risorsa. Ogni volta \u00e8 un ascoltare ma anche un raccontarsi. Per me la rete \u00e8 fatta di nodi ma anche di confini e limiti da ammettere. E aver chiaro chi siamo e che non rappresentiamo soltanto noi stessi. A distanza di quindici anni e pi\u00f9 dalla fine di quel progetto conservo dell\u2019Educativa di Strada non solo il ricordo ma l\u2019esperienza concreta di incontri che scavalcano anche il confine della zona, perch\u00e9 fin da subito ci siamo accorti che i ragazzi si aggregano s\u00ec per zone ma anche per interesse, per appartenenza culturale, per moda passeggera. E allora \u00e8 importante fare rete con il proprio territorio ma anche con chi lavora nello stesso servizio in altre zone. Creare connessioni costruendo eventi comuni ma anche riflettendo trasversalmente su temi e su singoli eventi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Promozione del benessere<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLeggi la legge\u2026 \u00e8 stupefacente\u201d. Mi \u00e8 capitato spesso di dover trovare titoli o coniare slogan ma devo essere sincera: tra tutti, questo \u00e8 tra gli slogan uno di quelli di cui vado pi\u00f9 fiera.<\/p>\n\n\n\n<p>Correva l\u2019anno 2003 quando all\u2019interno di un D. Lgs che regolamentava le iniziative promosse in occasione delle imminenti Olimpiadi invernali di Torino comparve il cosiddetto \u201cstralcio Giovanardi\u201d che oltre a tabellare le sostanze considerate psicotrope stabilendo i limiti di detenzione oltre i quali sarebbe scattata la punibilit\u00e0 con conseguenze penali anche serie, aggiungeva alcuni corollari (per esempio il possesso di una quantit\u00e0 significativa di denaro contante) che potevano costituire un\u2019aggravante ai comportamenti illegali registrati all\u2019atto del fermo. Il Decreto era sicuramente complicato da leggere e per noi si pose il problema di come informare i ragazzi e le ragazze dei cambiamenti, ponendo l\u2019accento soprattutto sulla percezione del rischio. Ne venne fuori un opuscolo &#8211; \u201cLeggi la legge\u2026 \u00e8 stupefacente\u201d &#8211; che traduceva articolo per articolo in linguaggio comprensibile la nuova disciplina in materia di sostanze psicoattive.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9? Le droghe fanno male e la legalit\u00e0 \u00e8 importante. Questo dovrebbe dire un educatore, giusto?<\/p>\n\n\n\n<p>Giusto. Forse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un educatore, ed in particolare un educatore di strada, dovrebbe dal nostro punto di vista promuovere il benessere delle persone pi\u00f9 che ricordare le regole e i limiti da rispettare per non ficcarsi nei guai. Ci premeva \u2013 in quell\u2019occasione \u2013 far circolare le informazioni, far capire che l\u2019opportunit\u00e0 rappresentata dal nostro servizio era quella di potersi confrontare con operatori capaci di parlare una lingua comprensibile e indirizzare \u2013 ove necessario \u2013 ai servizi territoriali adeguati a sostenere chi si fosse trovato in difficolt\u00e0. In sei anni di Educativa di Strada credo di non aver mai sentito in equipe parole come <em>devianza, abuso, proibire<\/em>. Spesso, invece, <em>promozione, informazione, consapevolezza<\/em>. Qualche volta, lo ammetto, <em>riduzione del danno<\/em>. Ma si sa che solo nei film le vite sono perfette, perch\u00e9 non ci sono i tempi morti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Osservare la citt\u00e0 e i suoi abitanti<\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il Mahatma Gandhi sosteneva che la civilt\u00e0 di un popolo si misura da come tratta gli animali. Non posso dirmi pi\u00f9 d\u2019accordo, ma se mi soffermo ad osservare il microcosmo rappresentato da una citt\u00e0 o addirittura da una porzione di essa \u2013 quante volte, infatti, ho pensato che Milano fosse la somma di pi\u00f9 cittadine incollate tra loro \u2013 credo di poter dire anche che la misura della civilt\u00e0 di una citt\u00e0 \u00e8 rappresentata dal modo in cui tratta i propri cittadini pi\u00f9 giovani.<\/p>\n\n\n\n<p>Osservare il Municipio 2 filtrato dallo sguardo dei giovani incontrati in strada \u00e8 significato trovarsi di fronte a luoghi ben collegati. Insistevamo spesso: \u201cC\u2019\u00e8 la metropolitana, potete andare ovunque\u201d. E applicavamo questo nostro ragionamento alla scuola, ai divertimenti, allo sport, alla ricerca del lavoro. Poi, un giorno, di fronte a una nostra sonora risata perch\u00e9 un ragazzo ci aveva detto che \u201cAffori \u00e8 troppo lontana per andarci a lavorare\u201d ci sentimmo replicare \u201cDa qua puoi andare dappertutto, quello che non capiamo \u00e8 per quale motivo dovremmo farlo\u201d. Disarmante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Molti ragazzi e ragazze si trovavano a fare i conti con la mancanza di una visione sul futuro: pieni di idee, creativit\u00e0, desideri, si erano gi\u00e0 scontrati tante di quelle volte con la mancanza di prospettive, con il precariato, con scuole incapaci di raccogliere i loro bisogno, da sentirsi al sicuro pi\u00f9 sulle panchine del quartiere che in qualsiasi altro punto della citt\u00e0. Forse davvero a \u201cfischiettare\u201d come suggeriva il nome del primo progetto pensato dal Comune, ma non perch\u00e9 fannulloni. Piuttosto, perch\u00e9 un posto accogliente era difficile da trovare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2008, quando il Servizio di Educativa di Strada fu chiuso senza ulteriori rinnovi, la nostra equipe si disse che forse la loro risposta era la pi\u00f9 sensata. Non foss\u2019altro che per istinto di conservazione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Domande aperte<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ma, si sa, un educatore raramente perde smalto. L\u2019esperienza dell\u2019Educativa di Strada \u00e8 stata un osservatorio eccellente, che ha permesso di far nascere domande su domande, e siccome Comin oltre a fare un sacco di domande prova anche a mettere insieme i pensieri e a dare delle risposte, anche dall\u2019EdS \u00e8 nato qualche seme che ha portato alla costruzione di Rane Volanti, grande progetto di rete che ha tra le altre cose lanciato l\u2019apertura dell\u2019Anfiteatro Martesana &#8211; finalmente agibile- nel 2010. Restano ancora tante domande. Resterebbero molti racconti su unit\u00e0 specifiche di intervento. Una su tutte, mi piace portarla come esempio conclusivo di questo scritto, perch\u00e9 ogni volta che passo lungo le murate della ferrovia che attraversano via Padova e viale Monza non posso che pensare che alcune tracce, specie se sono fisicamente lasciate sui muri con una bomboletta spray, sono capaci di resistere a lungo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019estate del 2002 un ragazzo di quindici anni, Marco Z., moriva folgorato sui binari della metropolitana, mentre con altri amici cercava di realizzare un graffito su un treno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Marco, per tutti Kiere, era un coetaneo e amico del gruppo di adolescenti che qualche mese dopo l\u2019equipe dell\u2019EdS avrebbe conosciuto al Parco Trotter. Nacque fin da subito il desiderio di organizzare un evento in sua memoria. E fu cos\u00ec, dal 2003 al 2007, ogni fine maggio. Un evento con graffiti eseguiti su pannelli di legno, cui negli anni hanno aderito anche crew molto note in citt\u00e0; un evento musicale rap; un evento, soprattutto, organizzato per lo pi\u00f9 dal gruppo degli amici di Kiere. Un\u2019elaborazione corale del lutto rinnovata di anno in anno ma anche un\u2019occasione \u2013 di nuovo! &#8211; per parlare di sicurezza, rispetto, regole di convivenza. Senza dimenticare la dimensione interrogante: muri legali? Muri \u201cpresi\u201d per risignificare la citt\u00e0? Luoghi grigi diventati importanti? La riposta \u2013 ovviamente \u2013 non ce l\u2019ho, ma quando passo per via Pontano (e non solo) e vedo convivere le opere progettate in un contest promosso dalle associazioni di zona con quelle tracciate la notte dalle crew che quel modo di dipingere non lo accettano, penso che forse la risposta \u00e8 l\u00ec, nella convivenza dei diversi modi di abitare la citt\u00e0 e le sue strade. E penso anche a quella chiocciola con cui ho aperto la mia riflessione: c\u2019\u00e8 chi percorre le scale in salita o in discesa, tenendosi al corrimano, e chi \u2013 complice l\u2019et\u00e0 \u2013 salta dalla finestra dopo averne divelto le sbarre. A volte per non rompersi l\u2019osso del collo basta un materasso, altre una corda, altre ancora un po\u2019 di fortuna. Altre volte, ahinoi, non basta nulla e qualcuno lungo il cammino si \u00e8 perso davvero. Ma quel che conta \u00e8 sempre camminare.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Educativa di Strada in nella Zona (ora Municipio) 2 di Milano Ieri pomeriggio mi hanno chiesto di scegliere una caratteristica del lavoro educativo. Flessibilit\u00e0, ho risposto. Poi mi hanno chiesto di rappresentare il concetto con un\u2019immagine. C\u2019erano delle carte da scegliere, ed \u00e8 stata una fortuna, perch\u00e9 non sono capace di disegnare.&nbsp; Ho scelto una&hellip;&nbsp;<\/p>\n<div class=\"read-more-wrapper\"><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2023\/10\/18\/gli-anni-del-marciapiede\/\" class=\"button button-secondary\" rel=\"bookmark\">Leggi tutto \u00bb<span class=\"screen-reader-text\">Gli anni del marciapiede<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":3385,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","rop_custom_images_group":[],"rop_custom_messages_group":[],"rop_publish_now":"initial","rop_publish_now_accounts":[],"rop_publish_now_history":[],"rop_publish_now_status":"pending","neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","neve_meta_reading_time":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[240,3],"tags":[],"class_list":["post-3376","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cap-15-on-the-road","category-la-nostra-storia"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/mountain-bike-1666674_640.jpg?fit=640%2C427&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3376","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3376"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3376\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5635,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3376\/revisions\/5635"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3385"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3376"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3376"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3376"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}