{"id":3166,"date":"2023-10-12T20:04:52","date_gmt":"2023-10-12T20:04:52","guid":{"rendered":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/?p=3166"},"modified":"2025-06-24T14:23:43","modified_gmt":"2025-06-24T14:23:43","slug":"comunita-mamma-bambino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2023\/10\/12\/comunita-mamma-bambino\/","title":{"rendered":"Comunit\u00e0 mamma bambino"},"content":{"rendered":"\n<p>Era da tempo che tra i desideri della cooperativa vi era l\u2019avvio di una comunit\u00e0 di accoglienza per mamme con bambino. Vi erano stati anche dei progetti concreti che poi, per diversi motivi, non si erano attuati, primo fra tutti il progetto fatto, attraverso il SIS, con i Guanelliani in via Mac Mahon nella struttura dell\u2019istituto San Gaetano. Oppure l\u2019apertura di una comunit\u00e0 mamma bambino in carcere.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019occasione giusta si \u00e8 presentata grazie ad un progetto, dal titolo <em>Una casa per l\u2019infanzia, <\/em>presentato con il Consorzio Sis e approvato dal comune di Milano nell\u2019ambito della seconda triennalit\u00e0 ex Lege 285\/97.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La convinzione \u00e8 che una struttura comunitaria che accolga donne con figli in situazione di disagio possa offrire maggiori opportunit\u00e0 educative e si dimostra pi\u00f9 efficace e meno traumatica rispetto alla separazione del minore dal nucleo originario. La comunit\u00e0 intende raggiungere i seguenti obiettivi: accogliere il nucleo monofamiliare che necessita momentaneo allontanamento dal nucleo originario; offrire percorsi per elaborare il proprio vissuto di maltrattamento o disagio che\u00a0 consente di costruire una nuova identit\u00e0; recuperare il pi\u00f9 possibile le capacit\u00e0 genitoriali; far acquisire e sperimentare competenze per leggere maggiormente i propri bisogni di donna\/ madre; sostenere percorsi di autonomia nella gestione della quotidianit\u00e0; favorire l\u2019inserimento lavorativo delle persone accolte e l\u2019acquisizione di competenze nell\u2019 utilizzare risorse presenti nel territorio; sostenere le madri nel tessere relazioni parentali e sociali. <strong><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/6-1-Scheda-Progetto-Una-casa-per-linfanzia.pdf\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/6-1-Scheda-Progetto-Una-casa-per-linfanzia.pdf\">Vedi scheda progetto 285<\/a><\/strong> oppure pi\u00f9 in dettaglio il <strong><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/6-2-PROGETTO-285-COMUNITA-MADRE-BAMBINO.pdf\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/6-2-PROGETTO-285-COMUNITA-MADRE-BAMBINO.pdf\">Progetto 285 comunit\u00e0 madre bambino<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il progetto <em>Una casa per l\u2019infanzia<\/em> si \u00e8 realizzato all\u2019interno di una villetta di due piani, situata in via Scialoja 7, a fianco della parrocchia dell\u2019Annunciazione che ne era proprietaria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Al primo piano la cooperativa Xenia gestiva un asilo nido e un servizio di Tempo per le famiglie mentre La Cordata gestiva il Centro risorse per la famiglia: uno sportello aperto alle famiglie del quartiere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A conclusione della triennalit\u00e0 il servizio prosegue, per alcuni anni come comunit\u00e0 autorizzata. <strong><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/6-3-carta-dei-servizi-Scialoia.pdf\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/6-3-carta-dei-servizi-Scialoia.pdf\">Vedi Carta dei servizi<\/a>.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La comunit\u00e0 mamma bambino occupava il secondo piano della villetta di circa 170 mq. che consentiva di ospitare 4 nuclei. Proprio queste dimensioni limitate e la struttura molto \u201craccolta\u201d e familiare dei locali (4 camere indipendenti affacciate su un salone comune luminoso e accogliente, una cucina spaziosa con tavolo e sedie per ospitare tutti con dispensa comune ma anche armadietti personali, zona con bagni piccoli ma allegramente colorati, ben attrezzati ed autonomi per ogni nucleo) sono stati ad un tempo la grande risorsa e l\u2019elemento critico della comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Da un lato il piccolo gruppo, la struttura molto pi\u00f9 simile ad un grande appartamento che ad una struttura d\u2019accoglienza e il contesto estremamente vivo in cui era collocata (sopra un asilo nido, scuole dell\u2019infanzia, primaria e secondaria nella stessa via, parchi giochi e parrocchia nelle vicinanze, comodamente servito dai mezzi pubblici) sono stati fattori facilitanti per il lavoro con le mamme in carico. \u00c8 stato semplice poter creare legami non superficiali tra di loro e tra i bambini, essere seguite in maniera personalizzata e offrire l\u2019occasione di vivere momenti di gruppo significativi con le tre educatrici dell\u2019equipe, in un clima di ascolto che accompagnasse le persone accolte nel loro percorso di \u201criavvicinamento\u201d alla routine di donne e madri (e di bambini!). D\u2019altra parte questo \u00e8 stato anche un elemento di debolezza che ne ha decretato la fine: il numero limitato di accoglienze e l\u2019impossibilit\u00e0 di trasformarla in una forma di pronto intervento, con presenza di operatori anche di notte (per lo spazio limitato di cui si disponeva) ha fatto s\u00ec che il progetto diventasse economicamente insostenibile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per tutte le mamme accolte la comunit\u00e0 \u00e8 stata un \u201cnido\u201d: per alcune \u00e8 stato importante che fosse finalmente sicuro, o protetto, per altre che ci fosse qualcosa di solo loro (una camera, un bagno, un ripiano del frigorifero!) per altre al contrario la possibilit\u00e0 di uscire dal guscio e di confrontarsi con altre realt\u00e0, altri punti di vista, altri modi di affrontare la vita, di aprirsi ad un\u2019esperienza di condivisione, seppur generalmente \u201cforzata\u201d e non scelta; per altre ancora \u00e8 stato il rifugio dove tornare per un periodo ogni sera dopo giornate faticose, fisicamente ed emotivamente, e trovare un cuscino dove appoggiare la testa mentre qualcuno -molto simile a te-&nbsp; accoglie te e i tuoi bambini con la cena pronta, un sorriso, una mano sulla spalla. \u00c8 stato importante quindi che del nido quella casa avesse un po\u2019 le fattezze: in alto, tra il verde, sotto un bel tetto spiovente, tanto legno e tante finestre\u2026tutte diverse tra loro come diverse sono state le storie che l\u2019hanno abitata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vogliamo raccontare di seguito alcune di queste storie:<\/p>\n\n\n\n<p>M. e D. sono due giovani donne che arrivano qui dopo le dimissioni da una comunit\u00e0 terapeutica dove hanno terminato il percorso di disintossicazione da stupefacenti. arrivano in momenti diversi, ma per alcuni mesi condividono l\u2019esperienza della nostra comunit\u00e0. Storie diverse, per alcuni aspetti simili: si annusano, si riconoscono, parlano la stessa lingua\u2026si capiscono. A volte non \u00e8 facile stare con loro: schiamazzano, esplodono in risate o in sfuriate rabbiose; ora si chiudono nella loro stanza, altre provocano e stuzzicano come adolescenti in piena \u201cstupidera\u201d. Si riappropriano di qualcosa di importante e che forse non hanno mai avuto, visto che entrambe hanno iniziato la loro vita di tossicodipendenti poco pi\u00f9 che bambine. Questo \u00e8 il posto dove cercano -come non hanno avuto modo e tempo di fare prima- sostegno, coccole, esempio e anche qualche bella strigliata. E lo stesso affetto ed attenzione riescono cos\u00ec a riversare sulle loro due bimbe, coetanee, di pochi anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Z. \u00e8 una mamma migrante arrivata da poco in Italia con il figlio di 9 anni. Arriva qui da un Centro di accoglienza per stranieri perch\u00e9 non sono riusciti ad attivare le consuete procedure di supporto. Z. non parla, per problemi di lingua, ma non solo. Non ha pi\u00f9 voglia di comunicare, appare molto depressa e sofferente e bisogna attivare un sostegno pi\u00f9 mirato, ma nel frattempo anche trovarle un luogo accogliente per cercare di coglierne meglio i bisogni e le fatiche. Suo figlio al contrario \u00e8 estremamente socievole e comunicativo, ma i suoi racconti del viaggio che li ha portati in Italia sono intrisi di paura e dolore, come sempre succede in questi casi. Nel periodo in cui restano in comunit\u00e0 \u00e8 difficilissimo entrare in relazione con Z., per le educatrici e per le altre mamme; il suo sguardo sembra vuoto, passa il tempo sdraiata in camera senza esprimere desideri e necessit\u00e0, chiusa in un dolore che non riusciamo a scalfire. Si adegua passivamente alle regole della comunit\u00e0 e quindi, come tutte, una volta alla settimana cucina la cena per il gruppo. E quando Z. cucina\u2026la casa si riempie di profumi meravigliosi che ti trasportano in un paese lontano ma di una bont\u00e0 esagerata. Tutti mangiano con gusto, grandi e piccoli, tutti ne vogliono ancora!<\/p>\n\n\n\n<p>Non sappiamo che ne \u00e8 stato di Z. dove l\u2019abbia portato il suo viaggio faticoso, ma sappiamo cosa ci siamo portati via con noi di lei; la cura e la sapienza con cui affrontava un dovere che, in quel momento della sua vita, le pesava come un macigno. Ci piace pensare che i complimenti, l\u2019entusiasmo e l\u2019apprezzamento di tutti dimostratele durante quelle cene siano allo stesso modo stati una piccola cura per le sue profonde ferite.<\/p>\n\n\n\n<p>G. \u00e8 diventata mamma quando era minorenne; ha sempre vissuto con i suoi genitori in un paesino dell\u2019entroterra siciliano, che ha lasciato quando il padre del suo bambino \u00e8 morto, ucciso in un regolamento di conti. Non ha studiato, non ha lavorato, non ha neanche cresciuto il figlio che tratta come un fratellino. Ha dei limiti cognitivi, forse dovuti al contesto in cui \u00e8 vissuta, ma forse no. Subisce malvolentieri l\u2019inserimento in comunit\u00e0 (ed altrettanto i suoi genitori, che hanno cresciuto il nipote come un figlio): non riesce a farsi carico del figlio ed improvvisare una relazione genitoriale che non ha mai avuto, ora che lui ha gi\u00e0 9 anni. Ma resiste con tutte le forze, con la violenza di una mamma animale che \u00e8 pronta ad uccidere e morire per i figli, all\u2019idea di separarsene. Sembra non esserci via d\u2019uscita; il tempo passa, G. non \u00e8 in grado di emanciparsi, di lavorare, di capire&#8230; non ci sono educatori ed assistenti sociali che tengano. Resta per un lungo periodo; vede passare bambini, mamme, destini diversi\u2026alcuni pi\u00f9 sereni, altri meno. E poi qualcosa si muove: non si riconosce nelle altre mamme? si confronta? o \u00e8 solo tanto stanca di provare a stare in un ruolo che non conosce? Arriva il momento in cui G. cede e accetta di lasciare che il suo bambino venga seguito in una comunit\u00e0 educativa e torna ad essere la figlia dei suoi genitori. Nonostante tutti i limiti, permette al figlio di fare un percorso positivo e di avere una relazione di fiducia con altri adulti competenti, nella comunit\u00e0 dove viene accolto.<\/p>\n\n\n\n<p>L. ha appena 18 anni ed una figlia di quasi 2. \u00c8 stata seguita in gravidanza e fino al compimento della maggiore et\u00e0 in un servizio diurno di Comin ma ora pu\u00f2 essere inserita da noi (non essendoci presenza di educatori h24 \u00e8 necessario che le mamme siano maggiorenni). \u00c8 una ragazza estroversa, dolce ma che attraversa tutte le tempeste dell\u2019adolescenza con la sua piccola bimba in braccio. Fatica su fatica, emozioni su emozioni, confusione massima. Anche se \u00e8 la \u201cpiccola\u201d del gruppo, poco alla volta trova il suo posto; nel confronto, nella pari dignit\u00e0 che la condivisione di diritti e doveri favorisce, nei momenti di discussione in gruppo, nel rapporto con donne di altre et\u00e0 ed esperienze, L. cresce. Inizia a sentirsi riconosciuta nelle sue giovani ma chiare competenze e portatrice di valori e capacit\u00e0: quello che le serviva per rientrare nella famiglia di origine con la sua bimba, con un ruolo diverso agli occhi della madre e dei fratelli e capace di esprimere il suo personale modo di essere mamma.<\/p>\n\n\n\n<p>Potremmo continuare cos\u00ec per pagine e pagine\u2026ma ci fermiamo qua. Ogni storia, raccontata o impressa nella memoria di chi ci \u00e8 stato, incarna ci\u00f2 che la comunit\u00e0 mamma-bambino di via Scialoja \u00e8 stata per ognuno: quel nido dove fermarsi a nutrirsi, scaldarsi, riprendere forze, pensare a s\u00e9 -forse in un modo diverso- e spiccare il volo nuovamente.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era da tempo che tra i desideri della cooperativa vi era l\u2019avvio di una comunit\u00e0 di accoglienza per mamme con bambino. 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