{"id":2130,"date":"2022-06-23T23:16:52","date_gmt":"2022-06-23T23:16:52","guid":{"rendered":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/?p=2130"},"modified":"2022-12-23T16:57:26","modified_gmt":"2022-12-23T16:57:26","slug":"mariuccia-ed-i-pronomi-possessivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2022\/06\/23\/mariuccia-ed-i-pronomi-possessivi\/","title":{"rendered":"Mariuccia ed i pronomi possessivi"},"content":{"rendered":"\n<p>La Mariuccia aveva un modo particolare di dividere le persone.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una categoria era contraddistinta dall\u2019anteporre al nome della persona la dicitura el me&nbsp; (il mio),&nbsp; il secondo genere&nbsp; invece un po\u2019 indeterminato ,&nbsp; dove &nbsp; si&nbsp; facevano fatica&nbsp; a ricordare&nbsp; i nomi&nbsp; con esattezza e quindi&nbsp; venivano apostrofati&nbsp; con quei l\u00e0&nbsp; ( quelli l\u00e0 ) .<\/p>\n\n\n\n<p>Diventare una persona che si poteva fregiare di essere el so ( il suo) voleva dire entrare nel cerchio delle sue attenzioni, delle sue cure, delle sue preghiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Avere il fregio dell\u2019essere el me, equivaleva a guadagnarsi un titolo nobiliare.<\/p>\n\n\n\n<p>A me, suo insegnante di ginnastica dolce, venne dato questo onore dopo una intrepida partita di bocce.<\/p>\n\n\n\n<p>Quarti di finale a Pinarella di Cervia alla quale assistetti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La sfida avvenne durante una vacanza con il gruppo della palestra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In campo si sfidarono el so Diego, nipote adorato, amatissimo di Mariuccia che faceva squadra con il suo marito Rino, detto el negher, nonno di Diego<\/p>\n\n\n\n<p>La coppia avversaria era formata da quei due l\u00e0, il Tramonto, un uomo piuttosto cupo che portava nel nome il suo destino senza albe, e dalla sua moglie Rita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Arbitr\u00f2 la partita il&nbsp; Marino, uomo rispettato per la sua competenza nel gioco delle bocce ed un suo leggendario passato di grande puntista, che nessuno di noi ebbe mai modo di appurare, perch\u00e9 il Marino non giocava pi\u00f9. Solo arbitraggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sedetti tra gli spalti e da l\u00ec gustai il travaglio della Mariuccia. Trasaliva ad ogni lancio della boccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il nipote Diego era prodiga di elogi anche quando la boccia del ragazzo andava&nbsp; ad ispezionare le periferie deserte del campo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con il Negher invece era esigente oltremisura. Lui ad un certo punto le disse: vieni dentro te a giocare, seca glori de donna.<\/p>\n\n\n\n<p>La partita si snodava &nbsp; equilibrata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Marino l\u2019arbitro, quando non era sicuro della sua vista sentenziava: \u201cmisuro\u201d. E l\u00ec calava il silenzio dell\u2019attesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nonno era delizioso verso il nipote, lo correggeva, lo sosteneva, con la testa sempre un po\u2019 reclinata, con uno sguardo simile a quello che un agricoltore destina al suo grano ancora acerbo in primavera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vidi&nbsp; Mariuccia parlottare tenendo in mano la catenina con la croce di Ges\u00f9, con un tono che mi ricordava il Don Camillo con il suo crocefisso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli diceva, Signore &#8211;&nbsp; in dialetto milanese \u2013 non ti domando mai niente.&nbsp; Fai andare la boccia del mio Diego vicina&nbsp; al pallino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi proseguiva \u201c bravo Ges\u00f9 mio, bravo, adesso per\u00f2 fa tiare&nbsp; storto&nbsp; al Tramonto \u2026&nbsp; cos\u00ec bravissimo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con l&#8217;aiuto di Dio , ovviamente vinsero&nbsp; la partita.<\/p>\n\n\n\n<p>In albergo alla sera scrissi in bella copia la cronaca di quella partita, la consegnai alla Mariuccia e da allora divenni el so Gianni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel resoconto&nbsp; di quel pomeriggio avevo messo in evidenza quel gioco di sguardi tra i tre, quel bene verso il nipote che guidava&nbsp; le bocce al pallino. Quelle poche righe che riconoscevano un legame profondo erano bastate.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Seppi pi\u00f9 avanti che incorniciate erano state affisse al muro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero entrato nella cerchia dei suoi. Ero diventato el so Gianni.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa appartenenza non la capii subito, ma dal settembre successivo ogni marted\u00ec e gioved\u00ec, sul mio tavolo in palestra arriv\u00f2 un thermos con un caff\u00e8 che Mariuccia preparava. Questo successe per i successivi venticinque anni.&nbsp; La Mariuccia dot\u00f2 due sue compagne di ginnastica&nbsp; di thermos di riserva qualora lei fosse stata ammalata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In seguito sentii che il pronome possessivo poteva venire esteso anche a dei luoghi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La mia palestra, la mia chiesa , el me Milan.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mariuccia combatteva cos\u00ec la societ\u00e0 liquida, segnando con un pronome possessivo delle persone oppure un territorio, di cui lei sentiva di far parte prendendosi delle responsabilit\u00e0 di cura e di presenza.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Importante \u00e8 raccontare il suo rapporto con la chiesa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La sua era una fede dentro una relazione con una persona fisica innanzi tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quando qualcosa andava storto, amava dire :&nbsp; Signore&nbsp; sono qui, come stai ?&nbsp; stai un pochino qui con me. Guarda gi\u00f9 &#8211; e lei alzava lo sguardo verso il cielo &#8211; parla un poco con me.<\/p>\n\n\n\n<p>Ges\u00f9 come un capo famiglia, lei sua figlia. Si poteva permettere questa familiarit\u00e0, andando ogni giorno alla sua casa, tenendo in ordine l\u2019altare, i libretti delle letture. Lei c\u2019era, sempre presente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si attirava anche qualche critica dalle amiche. Dicevano di lei che si lamentasse&nbsp; sempre di non stare bene, ma guai a mancare una volta .&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quante storie diceva la Mariuccia, ha portato la croce&nbsp; per noi, figuriamoci se non vado a trovarlo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Certo con quel suo pronome possessivo quando&nbsp; entrava in campo era capace di determinare su di s\u00e9 un grado di vitalit\u00e0 superiore alla funzionalit\u00e0 corporea.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mariuccia aveva una discreta periartrite scapolo omerale, che le procurava non pochi fastidi e dolori nell\u2019utilizzo della braccia. Ogni volta che in palestra le veniva chiesto di muovere le braccia il suo volto si trasfigurava con un&#8217;espressione di sofferenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tranne una volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel tentativo di dare voce alle storie che le persone inscrivono sul loro corpo, proposi al gruppo di ginnasti, di ricercare un gesto che avevano compiuto innumerevoli volte nella loro vita, un gesto importante, che poteva ricordare il lavoro oppure la casa, gli affetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Un gesto da mettere sulla carta di identit\u00e0. Lascia alcuni minuti di tempo per riflettere e poi via.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a me si compose un quadro in movimento di una ventina di persone, ognuna intenta a riprodurre attraverso il gesto, una parte&nbsp; importante della propria biografia.<\/p>\n\n\n\n<p>Invitai le persone ad amplificare il gesto, farlo diventare sempre pi\u00f9 grande, che occupasse lo spazio con espansione crescente.<\/p>\n\n\n\n<p>Mariuccia aveva deciso di rappresentare il cullare di un bambino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Scelse el so Diego il nipote che era pi\u00f9 vicino nel tempo al cullare che aveva sicuramente riservato anche al suo Mario, il figlio ormai uomo maturo. Diego era stato curato da lei&nbsp; sin da piccolissimo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Teneva gli occhi chiusi, muoveva le braccia a destra e a sinistra, simulando un gigantesco rollio, il viso era trasognato, il ricordo la trascinava al di l\u00e0 dell\u2019esperienza sensoriale del dolore alla spalla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 proprio vero che il corpo \u00e8&nbsp; intimamente connesso alla vita e ridurlo a mera meccanica vuol dire togliere&nbsp; una&nbsp; parte imprescindibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno camminando con lei per strada, la vidi&nbsp; abbassarsi e raccogliere da terra una cartaccia e buttarla nel cestino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi disse&nbsp; alternando italiano e dialetto meneghino: \u201c me lo ha insegnato l\u2019Antonietta, sai quella l\u00ec un po\u2019 balenga.&nbsp; Tutti i giorni lei quando va in strada raccoglie una borsa intera di cartacce da terra.&nbsp; Dice che Milano \u00e8 casa sua ed allora la pulisce un po\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c Allora&nbsp; lo faccio anch\u2019io\u201d concluse la Mariuccia aggiungendo poi&nbsp; a bassa voce \u2026&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; \u201c BARBUNI \u201c<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Mariuccia aveva un modo particolare di dividere le persone.&nbsp; Una categoria era contraddistinta dall\u2019anteporre al nome della persona la dicitura el me&nbsp; (il mio),&nbsp; il secondo genere&nbsp; invece un po\u2019 indeterminato ,&nbsp; dove &nbsp; si&nbsp; facevano fatica&nbsp; a ricordare&nbsp; i nomi&nbsp; con esattezza e quindi&nbsp; venivano apostrofati&nbsp; con quei l\u00e0&nbsp; ( quelli l\u00e0 )&hellip;&nbsp;<\/p>\n<div class=\"read-more-wrapper\"><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2022\/06\/23\/mariuccia-ed-i-pronomi-possessivi\/\" class=\"button button-secondary\" rel=\"bookmark\">Leggi tutto \u00bb<span class=\"screen-reader-text\">Mariuccia ed i pronomi possessivi<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":2263,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"off","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","rop_custom_images_group":[],"rop_custom_messages_group":[],"rop_publish_now":"initial","rop_publish_now_accounts":[],"rop_publish_now_history":[],"rop_publish_now_status":"pending","neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","neve_meta_reading_time":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[20],"tags":[],"class_list":["post-2130","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diario-di-volo"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/IMG_3495-scaled.jpg?fit=1707%2C2560&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2130","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2130"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2130\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2267,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2130\/revisions\/2267"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2263"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2130"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2130"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2130"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}