{"id":1527,"date":"2021-10-28T15:39:37","date_gmt":"2021-10-28T15:39:37","guid":{"rendered":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/?p=1527"},"modified":"2021-10-28T15:39:40","modified_gmt":"2021-10-28T15:39:40","slug":"come-astronauti-nello-spazio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2021\/10\/28\/come-astronauti-nello-spazio\/","title":{"rendered":"Come astronauti nello spazio"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>\u201cIgnition sequence start&#8221;<\/em><br><em>\u201cTen, nine, eight, seven, six, five, four, three, two, one \u201c<br>\u201cWe have a lift off&#8221;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come astronauti nello spazio, noi educatori domiciliari, partiamo per esplorare e approdare su diversi pianeti. Per entrarvi realmente bisogna attraversare una porta, la quale si apre talvolta volentieri, talvolta per dovere e talvolta resta chiusa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne abbiamo parlato fino alla nausea del significato concreto e simbolico dell\u2019entrare nella casa delle persone, ci siamo arrovellati su come farlo rispettando, e l\u2019intimit\u00e0 dei suoi abitanti, e il mandato di cui siamo investiti, abbiamo discusso di soglie, confini, ingressi in punta di piedi e tatto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019azione educativa non pu\u00f2 essere affidata n\u00e9 a valori ideali o moti affettivi, n\u00e9 all\u2019improvvisazione o all\u2019ispirazione di chi la elargisce. E\u2019 necessaria una pianificazione sistematica, la costruzione di un mondo fatto di spazi, tempi, riti, disposizione dei corpi, comunicazione, strutturato e chiaro, in cui tutti possano sperimentare possibilit\u00e0 di crescita, opportunit\u00e0 e formazione da riversare poi nel mondo. Non c\u2019\u00e8 improvvisazione in questo, \u00e8 una progettazione costante sia degli aspetti materiali che di quelli pi\u00f9 intimi e psichici che ci muovono e che sono mossi. Cos\u00ec, in assenza di certezze incondizionate e rassicuranti ma con dei punti pi\u00f9 o meno fissi, ci muoviamo solitamente nella quotidianit\u00e0 del nostro avventuroso e inconsueto lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019ADM \u00e8 la \u201c<em>casa dell\u2019emergenza<\/em>\u201d, mi disse un collega. La frase mi colp\u00ec particolarmente e pensai che in realt\u00e0 poteva estendersi a tutta la disciplina educativa, dalle Comunit\u00e0 residenziali, agli Spazi- compiti, alla Scolastica passando per molteplici setting e progetti educativi territoriali. L\u2019emergenza \u00e8 parte costante del nostro lavoro<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019 improvviso ci piomba addosso l\u2019emergenza delle emergenze. L\u2019imprevedibile ci priva della nostra materialit\u00e0, dei riti, dei luoghi, dell\u2019osservazione costante e ci ricorda che non possiamo mai smettere di pensare n\u00e9 credere di aver gi\u00e0 pensato tutto, a volte convinti di averlo fatto. Ci siamo fermati un attimo, una settimana forse, affinch\u00e9 il rispetto per le persone circolasse anche attraverso la scelta di non varcare le soglie, incerti rispetto a ci\u00f2 che potevamo inconsapevolmente introdurre oltre a noi stessi. Poi siamo ripartiti, come astronauti nello spazio ci ritroviamo a galleggiare in assenza di gravit\u00e0, con un casco che appesantisce parecchio e fa barcollare, ed atterriamo per una nuova esperienza spazio-temporale e relazionale, difficilmente immaginabile prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Come? Come si entra a casa delle famiglie da lontano? Se discutiamo di mezzi la risposta \u00e8 semplice, ma il lavoro che facciamo ci mette da sempre di fronte al fatto che non esistono risposte semplici, o meglio possono essere semplici solo dopo essere state interrogate a sufficienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ecco che comincia un carosello di chiamate, videochiamate, incontri virtuali. Skype, Zoom, Jitsi Meet diventano piattaforme e nomi familiari. Le informazioni viaggiano nelle chat di lavoro ed in quelle personali. \u201cMa tu che fai con Matteo?\u201d e \u201cE tu con Sara?\u201d. Condividiamo le attivit\u00e0 e le idee. C\u2019\u00e8 chi guarda i film, chi fa i compiti, chi fa ginnastica, chi legge favole, chi semplicemente cerca di parlare un po\u2019, cos\u00ec in un turbinio incessante e frenetico.<\/p>\n\n\n\n<p>Condividiamo le difficolt\u00e0 e la fatica, c\u2019\u00e8 chi risponde, chi sta alla novit\u00e0 nonostante la fragilit\u00e0, chi si fa inseguire, chi non risponde affatto, chi si entusiasma. Noi con una cocciutaggine che rasenta l\u2019ottusit\u00e0 chiamiamo e richiamiamo, mandiamo messaggi, rimaniamo in attesa. Abbiamo il vantaggio della tecnica in questo momento storico, la quale ci suggestiona a non demordere, provando e riprovando in assenza di risposte. L\u2019ordinario orizzonte di lavoro, difficilmente accompagnerebbe il medesimo zelo o cocciutaggine, suonando il campanello di casa reiteratamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno vorrebbe forse respirare un po\u2019, qualcuno scopre che il filtro dello schermo aiuta a raccontarsi pi\u00f9 apertamente, qualcuno ha capito bene che siamo tutti sulla stessa barca, ed allora tu educatore diventi pi\u00f9 umanamente vicino a me genitore di quanto pensassi prima. Qualcuno sperimenta come mai in questo momento, che l\u2019educatore \u00e8 per professione un inguaribile accanito, per cui non smette di provare, tentare, mutare strategie ed approcci, ma \u00e8 (quasi) sempre l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Il valore della privacy si assottiglia, non stiamo solo videochiamando le persone, stiamo sperimentando un modo nuovo di entrare per lavorare insieme, entriamo noi e anche un pezzetto delle nostre case (s\u00ec, anche quando decidiamo di avere un muro bianco come sfondo). Come educatrice della domiciliarit\u00e0, capisco fino in fondo quello che possono provare loro ogni volta che ci presentiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Li guardo in questi giorni attraverso la distanza dello schermo, guardo le loro facce, le loro espressioni, quello che mi dicono e quello che non dicono, li guardo anche quando si sottraggono e provo un sentimento di vicinanza diverso da prima, pi\u00f9 epidermico. Loro, penso, vivono perennemente in emergenza, in precariet\u00e0, in un\u2019altalena sul vuoto e sulla paura.<\/p>\n\n\n\n<p>E ora che l\u2019incertezza s\u2019\u00e8 fatta pi\u00f9 forte anche nella mia vita? Ora che sento lo spaesamento in maniera pi\u00f9 marcata? Li vedo con occhi diversi. Paradossalmente ora che siamo pi\u00f9 lontani, proiettati in una realt\u00e0 senza corpo, siamo allo specchio e mi sembra di assomigliargli di pi\u00f9 rispetto a prima. Il confine \u00e8 labile, l\u2019ho sempre saputo, la differenza tra noi e loro sta nel fatto che siamo riusciti a non superare i limiti, o ad oltrepassarli ed avere abbastanza struttura da riuscire tuttavia a tornare indietro. Sta nell\u2019equilibrio che per privilegio e per storia personale noi siamo riusciti a costruire ed a loro sottratto. E cos\u00ec anche in questo momento, anche nello smarrimento, riusciamo a costruirci un equilibrio, certo pi\u00f9 precario del solito, ma abbastanza saldo da potergli tendere la mano, noi siamo qua, siamo vicini. Non sappiamo esattamente dove andremo ma ci andremo insieme e sar\u00e0 meno faticoso e anche meno pauroso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante tutto, seppur privati della materialit\u00e0 educativa e della corporeit\u00e0, siamo impegnati nello sforzo di ricostruirne una diversa, di creare un percorso per attraversare questa emergenza. Costruiamo cammini, seppur aleatori, per loro e con loro. Ancora una volta cerchiamo di radicarli alla vita e alla realt\u00e0, aiutandoli a strutturare strumenti che ne migliorino la qualit\u00e0 della vita, le relazioni, gli adattamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Il nostro lavoro ha a che fare con la morte\u201d,<\/em> ci disse una volta una psicologa in supervisione, \u201c<em>in qualche modo noi combattiamo tutto il tempo contro la morte per affermare esperienze di vita<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo virus, questa pandemia specularmente alla societ\u00e0 che viviamo anche in tempi \u201cnormali\u201d impone distanza, solitudine, silenzio, emarginazione. Il nostro lavoro, seppur con molteplici difficolt\u00e0, complessit\u00e0 e talora contraddizioni ed ambivalenze, si muove su canali contrari, nella costruzione di percorsi di solidariet\u00e0 e vicinanza, di possibilit\u00e0 di vita. Questo \u00e8 il valore profondo del nostro lavoro, un valore che dovremo difendere ad alta voce, sia oggi che in futuro, per il benessere dei nostri utenti e anche per il nostro.<\/p>\n\n\n\n<p>Avalli Silvia &amp; Naomi Leone<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIgnition sequence start&#8221;\u201cTen, nine, eight, seven, six, five, four, three, two, one \u201c\u201cWe have a lift off&#8221; Come astronauti nello spazio, noi educatori domiciliari, partiamo per esplorare e approdare su diversi pianeti. Per entrarvi realmente bisogna attraversare una porta, la quale si apre talvolta volentieri, talvolta per dovere e talvolta resta chiusa. 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